Mercoledì 08 Aprile 2020
   
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NUOVO INCONTRO TRA ALCOL E FILO D’ARIANNA

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filo-darianna-relatriciServizi dal Territorio”, ultimo dei quattro incontri organizzati dall’Associazione Filo d’Arianna nel percorso intrapreso a marzo con “I nostri figli e l’alcol – Uso e abuso: saperne di più”, ha affrontato con le dottoresse Dina Munno, e Silvana Casamassima le problematiche legate all’assistenza sanitaria e sociale. Due donne che scendono quotidianamente in trincea armate di esperienza e tanta buona volontà, date le risicate risorse destinate alle istituzioni che rappresentano, quando ogni prevenzione è fallita ed occorre agire, curare e sostenere famiglie e pazienti.

Dina Munno, assistente sociale e dina-munnosociologa, coordinatrice sociosanitaria dell’UVM del Distretto Socio Sanitario di Gioia nonché assessore alle politiche sociali e all’integrazione presso il Comune di Sammichele di Bari, ha sostituito egregiamente il dottor Michele Lamparelli, e in un rapido excursus ha ripercorso i vari temi trattati nei precedenti incontri con il supporto di diapositive, per poi entrare nel merito e fornire dati sul numero degli assistiti, sulla loro età e sulle patologie da dipendenza da cui sono afflitti.

Al Sert non approdano i giovanissimi, né giungono segnalazioni da parte delle loro famiglie, a conferma che l’alcol in questa fascia d’età non viene percepito come un pericolo o un’avvisaglia di futfilo-darianna-pubblico1ura dipendenza, ma uno scontato incidente “di crescita”, una bravata cui non dare troppa importanza oggi sempre più bipartizan, essendo un fenomeno in crescita tra le ragazze. Interessante il dato relativo alla fascia di scolarizzazione, un tempo particolarmente bassa, oggi medio alta.

Giungono da noi ragazze laureate, anche brillanti, di buona famiglia – dichiara Dina Munno - con problemi di alcol e cocaina, cui ricorrono a seguito di una vera e propria ansia da prestazione”. Essere sempre all’altezza delle situazioni, delle aspettative altrui, in forma e pronte a competere e vincere, genera stress e per combatterlo si scivola nel baratro della dipendenza.filo-darianna-slide

Ai nostri assistiti somministriamo terapie mediche, che richiedono una assunzione puntuale e precisa nelle dosi e un supporto psicologico. La famiglia, quando è presente, offre un aiuto prezioso, ma molti di loro non hanno più nessuno, a causa dell’alcol hanno perso tutto: lavoro, amici e affetti. Su coniugi e figli si riversa ogni frustrazione. Sono l’aggressività e i maltrattamenti a sollecitare il ricorso al Sert. Se ci sono bambini e adolescenti il nostro intervento diventa più delicato, occorre interagire con i Servizi sociali e il Tribunale dei Minori. Le nostre relazioni, anche a seguito di fermi per guida in stato di ebbrezza, unitamente agli esami per stabilire la cronicità di talune situazioni, ci vedono interagire con altre istituzioni.”silvana-casamassima

Silvana Casamassima ha esordito presentando alcuni progetti che il Terzo Settore ha promosso, mirati a proporre stili di vita positivi che combattano l’insorgere di quei malesseri sociali e familiari - humus fertile per ogni dipendenza -  sin dalla prima infanzia. Il progetto Proteo è uno dei più significativi, anche se i tagli ai fondi sociali ne compromettono il futuro. Atteso in estate l’avvio del progetto quinquennale “Bollenti Spiriti” che porterà a Gioia laboratori teatrali, musicali, multimediali, di lettura, educazione ambientale e persino uno sportello immigrati con personale in lingua madre, di cui i giovani saranno protagonisti insieme alle associazioni invitate a proporre attività tramite avviso pubblico.

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In merito al problema “alcol”, le ricadute in termini sociali, sanitari ed economici sulla comunità sono devastanti, soprattutto quando sia le risorse sia “umane” che economiche  scarseggiano. Ben venga, quindi, il contributo del volontariato, prezioso supporto per la collettività.

Il Centro di Ascolto e gli operatori  delle comunità – afferma Silvana – svolgono un compito importante, grazie ai servizi offerti ci aiutano e non poco.”

Tentando una sintesi estrema, l’alcol crea dipendenza, vi si ricorre per dar voce a un disagio, per smarrirsi e non affrontare gli assilli quotidiani, per lasciarsi andare o illudersi di poterlo fare, per semplice alcool_fumettoe mera “convivialità”. Non lo si avverte come un problema, né si ha percezione di esserne dipendenti fino a quando non si sfiora la tragedia, sia essa familiare, professionale o umana. L’attenzione al manifestarsi di un disagio, l’ascolto, il lasciar “vivere” le emozioni negative senza soffocare ed invadere lo spazio in cui ci si relaziona, prendendone atto e “vigilando” con affetto, può “prevenire” la dipendenza da alcol e non solo.

In quattro incontri il “Filo d’Arianna” in analogia con la sua denominazione, ha percorso il labirinto della dipendenza da alcol tra i giovani, lasciando cadere dei semi. Alcuni sono finiti tra le rocce dell’indifferenza, altri nelle paludi dell’ansia, ma qualcuno troverà terreno fertile, darà risposte, punti di riferimento, spunti dfilo-di-arianna_logoi discussione… ed è questo l’obiettivo che l’associazione si è preposta:: dialogare e costruire insieme le soluzioni ai problemi.

La prima, più efficace soluzione ad un problema è condividerlo con amore, è l’amore verso i propri figli, il proprio compagno può rendere reversibile una dipendenza, ed attivare serotonina, endorfine e processi chimici che restituiscono benessere. Se poi non si riesce davvero a non esser dipendenti da qualcosa… meglio esserlo dalla solidarietà.

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