Venerdì 20 Maggio 2022
   
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«Costanza di Svevia. Il ritorno da regina» di Chiara Curione/foto

Chiara-Curione

229107755-3007910992821849-1932577262496873658-n Presentato lo scorso 29 luglio in Piazza Rossini, per il quarto appuntamento con «Storie di piazza», manifestazione nata per valorizzare le piazze gioiesi, il libro di Chiara Curione «Costanza di Svevia. Il ritorno da regina» con la partecipazione accanto all'autrice della scrittrice Giulia Poli e dei musicisti Vito Laudadio (contrabbasso) e Antonio Di Carlo (voce e tastiere) che hanno allietato la serata con le loro musiche, a volte anche simpaticamente «sollecitati» da Giulia Poli a condividere la loro arte, alleggerendo il tono della serata.

Nel suo intervento Raffaella Rizzi, portavoce di «Storie di piazza» ha ringraziato i musicisti per la loro partecipazione e la Comunità «Fratello Sole» di Gioia, oggi rappresentata oltre che dalla dott.ss226470400-3007911646155117-2510960660763637259-na Donatella Giordano anche dal direttore Giorgio Catto, che come di consueto ha curato la lettura di alcuni brani del libro. Ha poi introdotto brevemente le ospiti Chiara Curione e Giulia Poli prima di lasciare loro la parola.

Chiara Curione è una scrittrice gioiese, autrice di romanzi storici, racconti e fiabe, letti anche nelle scuole gioiesi, come il recente «Le bulle» che racconta il bullismo dal punto di vista inedito di due bambine.
Ha esordito con «La sartoria di Matilde», la storia dell'amicizia dolceamara tra l'insicura Lisa e l'anziana e operosa Matilde. È affascinata dalla figura di Federico
227814234-3007911466155135-127639076330182824-nII e dei suoi discendenti, a cui ha dedicato varie pubblicazioni, tra cui «Il tramonto delle aquile» e «Costanza di Svevia. Il ritorno da regina», entrambi editi dalla «EEE- Edizioni Tripla E», e il libro di fiabe storiche «Le imprese di Federico II». Maggiori informazioni sul suo sito http://www.chiaracurione.it/biografia/.

La prof.ssa Giulia Poli è nata a Mola di Bari. Scrive poesie, racconti, romanzi e appunti di viaggio. 

Fa parte del Movimento «Donne e Poesia» di Bari e del Gruppo «Poeti della Vallisa», della cui rivista è redattrice e ha partecipato a vari concorsi letterari. 227779149-3007912162821732-1437824998548543372-nHa pubblicato varie raccolte di poesie tra cui «Nel cuore dello scorpione», «L'utero di Dio», «E nei tarocchi», «L'isola delle lacrime» e altre pubblicazioni come «La pelle del lupo», «Cara madre ti faccio sapere...» e «Appunti di viaggio». Conta varie partecipazioni ad antologie e premi letterari. Per maggiori informazioni http://lideamagazine.com/editorial-staff/giulia-poli-disanto/

Giulia Poli ha esordito ricordando l'amicizia che la lega da molti anni a Chiara, un'autrice di valore con cui condivide la passione per la storia. Ha sottolineato che «siamo tutti figli della storia» e che non può esserci un presente o un futuro se non diamo uno sguardo alla storia.

Ha apprezzato molto «Costanza di Svevia.227684180-3007911209488494-2299223282574376370-n Il ritorno da regina», un testo che si legge velocemente, una lettura scorrevole, che procede quasi per inquadrature, come un film. Anche questo libro, seguito ideale de «Il tramonto delle aquile» ha richiesto un lavoro di profonda ricerca storica e preparazione linguistica e stilistica. Contiene una ricostruzione capillare del medioevo e un ritratto verosimile della regina Costanza, che con intelligenza seppe conquistare il popolo siciliano. 

Un'esaltazione del coraggio femminile in una società che dava solo all'uomo il diritto di scegliere la propria strada. Parlare di Costanza, Imelda e Macalda, le tre protagoniste femminili della storia, con ruoli e caratteristiche223283093-3007912752821673-258463344940063376-n molto diversi tra loro, consente di interrogarsi sul ruolo della donna ieri e oggi.

Sono tre figure moderne, che non hanno niente di antico, sebbene ben inserite nel loro contesto storico, nel loro tempo. Tre donne indipendenti, che sfatano alcuni miti sulla situazione subalterna delle donne dell'epoca.

Chiara Curione ha ricordato che la prima presentazione del suo libro d'esordio «La sartoria di Matilde» si svolse anni fa quasi nello stesso luogo, presso il foyer del Teat225096056-3007911429488472-7604404616046714869-nro Rossini, quando Pino Dentico, presente oggi in mezzo al pubblico, era assessore alla cultura.

Ha poi raccontato la sua passione per la storia, nata quando era bambina e le piaceva immedesimarsi nei personaggi storici, renderli umani, entrare nelle loro vite. Una passione che le è stata trasmessa da suo padre, a cui ha voluto dedicare questo libro.

Leggendo pagine di storia, Chiara immagina le emozioni dei protagonisti, cerca di capire il loro carattere e le ragioni delle loro scelte, come se le vedesse in un film.

Le interessa s226223423-3007912409488374-1908070118470155367-noprattutto indagare all'interno dei legami familiari, capire i rapporti tra i componenti di una famiglia e le loro emozioni. Capire, per esempio, i propositi e le paure di Costanza, una donna divisa dalla politica. Un personaggio degno di nota, da riscoprire.

Una storia travagliata, ben riassunta dalla citazione di Tertulliano riportata all'inizio «Vuoi essere felice per un istante? Vendicati! Vuoi essere felice per sempre? Perdona!»

L'autrice ha detto di non avere un periodo storico preferito. Le piace seguire personaggi di ogni epoca; anni fa ha scritto anche una biografia del sergente Romano, noto «brigante» pugliese, in «Un eroe dalla parte sbagliata», cercando di sfatare molti luoghi comuni sui briganti.

Ha ammesso comunque di essere affascinata dalla figura di Federico II, un personaggio storico che ha avuto un ruolo importante anche per la Puglia. In ogni angolo della nostra regione ci sono testimonianze di Federico, di suo figlio Manfredi e degli altri componenti della casa sveva.

IL R225372774-3007911076155174-7855082440265753864-nOMANZO

Il romanzo è ambientato nel 1281, nel periodo d'avvio dei Vespri Siciliani e dell'inizio di una lunga guerra, durata 90 anni, contro gli oppressori francesi guidati da Carlo I d'Angiò. Un periodo in cui il Regno di Sicilia e di Puglia viene distaccato dal resto del regno, in cui i siciliani rivendicavano la loro libertà, ma non riuscivano a opporsi al dominio degli angioini. Per liberarsi chiesero aiuto a Pietro III, re di Aragona e marito di Costanza, ma molti temevano di dover solo cambiare padrone.

Il primo brano, letto da Lucio della Comunità Fratello Sole narra il ritorno di Costanza dalla Spagna, il suo arrivo via mare a Trapani, osannata dal popolo siciliano, che non ha dimenticato suo padre Manfredi. A seguire il primo intermezzo musicale, «All of me» splendidamente interpretato da Vito Laudadio e Antonio Di Carlo.

In un dialogo tra Costanza e suo figlio Giacomo, reggente della Sicilia insieme a sua madre per conto del sovrano Pietro, il figlio mette in luce le due anime di Costanza, il suo essere religiosa e pia, nonostante il disaccordo con il Papa, e allo stesso tempo covare una indole bellicosa, che non dimentica alcun torto subito e medita la vendetta per la crudele fine inflitta a suo padre Manfredi e al resto della sua famiglia. Una strage da cui Costanza si era salvata solo perché già partita per la Spagna, per andare giovanissima in sposa a Pietro III d'Aragona.

Chiara ha raccontato di essere rimasta molto colpita dalla storia di Costanza, che stando in Spagna, pensava a quando sarebbe potuta tornare in Sicilia per vendicarsi. Una donna combattiva, ansiosa di vendicare la triste sorte della sua famiglia e di riprendere l'intero regno, fino all'Abruzzo, ma anche molto religiosa, tanto da essere annoverata dalla Chiesa cattolica tra i beati. Viene ricordata a Barcellona il 17 luglio.

L'autrice ha rivelato da un lato di aver cercato di immedesimarsi nei personaggi, dall'altro di essersi attenuta scrupolosamente alle fonti storiche come le «Cronache Catalane», una lettura abbastanza pesante, difficile da decodificare, ma essenziale per ricostruire al meglio il contesto storico e familiare.

Dai testi emerge lo stato d'animo della regina, combattuta fra la necessità di condurre la guerra contro gli angioini e di mantenere l'appoggio dei siciliani, e la sua religiosità, la sua visione di fede improntata alla magnanimità, al perdono verso chi le aveva fatto del male.

Nel brano letto da Filomena incontriamo Imelda, la donna medico, che soccorre Margherita, moglie di Corrado Lancia, in attesa di un bambino. Nel testo viene introdotta come figlia di Giovanni da Procida, personaggio storico realmente esistito, grande medico fedelissimo degli Svevi e consigliere della regina Costanza, ma in realtà non si sa se sia realmente esistita. Chiara ne ha trovato notizie in un'antica leggenda, ma poi non si trovano altri riferimenti alla sua figura, che racchiude in sé tutte le donne medico dell'epoca.

In quel tempo solo l'Università di Salerno permetteva l'accesso anche alle donne; c'erano chirurghe, ginecologhe molto esperte che hanno lasciato anche rilevanti trattati scientifici. Donne che con coraggio intraprendevano questa difficile professione, lottando giornalmente contro la diffidenza degli uomini riguardo alle loro capacità professionali e il sospetto di stregoneria che poteva cadere su chi si occupava di erbe e sostanza medicinali. Operavano soprattutto nei conventi, dove paradossalmente potevano godere di una maggiore libertà.

La donna allora (e forse a volte ancora oggi) era considerata un soggetto debole, che il padre o il marito dovevano proteggere dal mondo esterno. L'unica alternativa ai matrimoni combinati (e solitamente imposti) era la vita monacale. Imelda invece vorrebbe essere libera di esercitare la propria professione, senza dover sottostare ai comandi di nessuno.

Nel brano si accenna anche all'incontro tra la badessa Adelaide e la regina Costanza, che si erano conosciute in un convento dove entrambe studiavano latino e varie arti (ricamo, canto, etc.), come tutte le ragazze di buona famiglia, per essere un giorno pronte a gestire il loro feudo anche in assenza del marito. Con il tempo entrambe hanno assunto ruoli di comando, seppure in maniera diversa; le badesse avevano un vasto potere decisionale, erano considerate le donne libere per eccellenza. In quel tempo per una donna erano previste solo due possibili strade: sposarsi con un marito scelto dalla propria famiglia oppure dedicarsi alla vita monacale.

Adelaide è un personaggio di fantasia, la cui storia è liberamente ispirata alla contrastata storia d'amore tra Eloisa e Abelardo descritta nel loro celebre epistolario. Entrambi alla fine scelsero la vita monacale.

Imelda vorrebbe dedicarsi alla medicina, curare soprattutto i disturbi femminili che per vergogna le donne non andavano a riferire ai medici uomini. È invece stata promessa in sposa a un uomo che non accetta la sua professione di medico e probabilmente la costringerà a rinunciare alla sua missione.

Tra Imelda e Macalda non corre buon sangue, in modo diverso sono entrambe delle donne libere, molto attuali, convinte della strada che vogliono portare avanti.

Macalda Scaletta è una donna guerriero, che alterna l'armatura a provocanti vesti femminili; pur essendo sposata non nasconde la sua forte attrazione verso Pietro III, considerato un uomo bellissimo dalle cronache dell'epoca, e di conseguenza la sua avversione contro Costanza, che considera una pericolosa antagonista. È una «dama nera» che trama nell'ombra contro gli Aragonesi, un personaggio realmente esistito che ha in ogni modo cercato di contrastare la regina Costanza.

Ha anche cercato di usare Imelda di colpire lei e suo padre Giovanni da Procida, consigliere della regina, per indebolire la sovrana.

Le note di «Amapola» cantata con bravura da Vito Laudadio hanno scandito un'altra breve pausa musicale prima di passare la parola a Ottaviano per la lettura di un altro brano, il racconto dell'incontro tra Pietro e Costanza, in cui lei esterna le sue perplessità sulla presenza e sul ruolo di Macalda a corte.

Un'avversione derivante in parte dalla sua gelosia nei confronti di Pietro, che la donna aveva apertamente corteggiato, in parte dai suoi timori che Macalda e suo marito Alaimo da Lentini potessero complottare con gli angioini.

Pietro viene descritto dalle cronache come un re avventuroso e scaltro, che aveva anche avuto delle avventure extraconiugali; da una era nato Jago, il «figlio bastardo» che Costanza non è mai riuscita ad accettare, di cui non sopportava la presenza a corte e lo stretto rapporto con i suoi figli, soprattutto la sua amicizia con Federico.

Pietro era anche un marito devoto; dalla corrispondenza tra i coniugi emerge un forte legame affettivo. Nel suo testamento Pietro III chiese espressamente ai suoi figli di non lasciare sola Costanza, di considerarla sempre sia come regina, sia come donna.

L'ultimo brano, letto per l'occasione da Giorgio Catto, racconta la notte di veglia di Carlo di Salerno, figlio del principe angioino Carlo d'Angiò, che deve decidere se far partire l'attacco alla flotta spagnola o attendere istruzioni da suo padre. Un uomo combattuto, sempre vissuto all'ombra del padre, il classico figlio da cui il padre si aspetta che possa essere capace di grandi cose come lui, ma non possiede le sue qualità come l'astuzia.

Deve decidere se andare in battaglia, convinto di poter vincere facilmente, per dimostrare a suo padre di essere un grande condottiero. Viene invece fatto prigioniero e la reggenza della Sicilia passa a suo figlio Giacomo.

All'interno del conflitto tra Angioini e Aragonesi (ossia tra francesi e spagnoli) è determinante il ruolo del Papa, che aveva dichiarato una Crociata contro gli Aragonesi, invitando i popoli a schierarsi contro il sovrano spagnolo, Un personaggio che l'autrice inserisce per poter avere uno sguardo anche dall'altra parte, sul fronte angioino.

Giula Poli ha ribadito il suo apprezzamento per questo romanzo storico, che comunque si legge con leggerezza e induce a proseguire nella lettura per capire come va a finire. Nel libro Chiara ha sapientemente mescolato e calibrato personaggi reali e di fantasia unendo alle sue conoscenze storiche una capacità di invenzione sempre coerente con il contesto. Ha ammesso che le piace leggere cose che sembrano reali, non semplici invenzioni, ma vicende correttamente calate nella realtà storica dell'epoca.

L'autrice non ha voluto sbilanciarsi sulla scrittura di un possibile seguito, lasciando intendere di lasciare al lettore la facoltà di immaginare il percorso da far vivere a Costanza. Ha aggiunto però che le vicende narrate coprono solo i primi due anni della guerra del vespro, durata quasi novant'anni, e di essere particolarmente affezionata al personaggio di Imelda, la donna medico. Due precisazioni casuali o indizi precisi dei suoi programmi futuri? Vedremo.

Completa l'opera un utile glossario per conoscere meglio i personaggi principali.

Sul finale è intervenuto brevemente l'assessore alla cultura Lucio Romano ringraziando le ospiti Chiara Curione e Giulia Poli, i lettori della Comunità «Fratello Sole» e i musicisti Vito Laudadio e Antonio Di Carlo che hanno concluso la serata sulle note di «In other words». [Foto Mario Di Giuseppe]

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