Giovedì 19 Maggio 2022
   
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RELAZIONI E CITTADINANZA ATTIVA: I VALORI DEL POTERE/foto

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096-DSC03926 Cittadinanza, dialogare, educazione, filosofia, giustizia, inclusione, responsabilità, verità: sono queste alcune parole fondamentali dell’Abbecedario della Cittadinanza, valori indispensabili per la nostra comunità, rivalutati, grazie alla filosofia, dalla Società Filosofica Italiana (SFI). La sede SFI di Bari, lo scorso 28 maggio, ha invitato tutta la cittadinanza gioiese a riflettere, in particolar modo, sul rapporto tra Cittadinanza e potere. In un vero e proprio laboratorio di pensiero, svoltosi sul piazzale antistante il teatro Rossini, i docenti universitari D’Ambrosio e Dibattista, hanno dato vita ad una collaborazione e ad un dialogo condiviso tra università, scuola e territorio.

Questo progetto attivo per il territorio e con il territorio è stato un messaggio di111-DSC03941 speranza e un importante segnale di ripartenza culturale. Finalmente lontani dagli schermi di un computer e dalle piattaforme virtuali, è stato un ritorno al pensiero in comune e in discussione, un modo per dialogare guardando negli occhi i propri interlocutori, nel rispetto delle dovute distanze di sicurezza.

Così, la moderatrice, prof.ssa Attollino, ha sin da subito evidenziato l’importanza del diritto alla filosofia come bisogno, come consapevolezza e pensiero critico e come opportunità di “pensare il pensiero”. A questo diritto se ne associano altri due: il diritto alla cittadinanza come cura della comunità e fusione di orizzonti, in base alle proprie conoscenze e competenze, e il diritto ad un’azione che considera gli altri dei fini in sé e non dei mezzi per raggiungere un altro fine. In questa cornice di dialogo e dibattito, si sono inseriti gli interventi dei due relatori.

Nel suo contributo filosofico132-DSC03963, il prof. Dibattista ha esordito con una riflessione su un libro di Steven Shapin e Simon Schaffer, intitolato “Il leviatano e la pompa ad aria. Hobbes, Boyle e la cultura dell'esperimento”, per poi evidenziare le due diverse visioni del vuoto e della conoscenza da parte di Hobbes e Boyle. Boyle, che aveva lavorato sull’esperimento di Torricelli, ammette l’esistenza del vuoto come mancanza di materia e presenza del nulla. Hobbes invece, confutando gli esperimenti di Boyle, nega l’esistenza del vuoto. Queste considerazioni di tipo scientifico tuttavia, trovano dei parallelismi in due concezioni epistemologiche altrettanto differenti: per Boyle la conoscenza è sperimentale e, dal momento che avviene in laboratorio, è soggetta a diverse interpretazioni, per Hobbes invece la conoscenza è certa, apodittica. Dal momento che Hobbes intende la conoscenza come un qualcosa di assoluto e non ammette l’esistenza d113-DSC03943el vuoto, anche il vuoto di potere, che consente a ciascuno di esprimere la propria opinione, non esiste. È questa la dimostrazione che il conflitto tra cittadinanza, conoscenza e potere è un conflitto antichissimo, una questione su cui l’uomo si è sempre interrogato. Quanto vuoto possiamo ammettere in un sistema politico in modo tale che non sia assoluto, come quello di Hobbes, ma neanche anarchico? In un periodo storico come il nostro, in cui la conoscenza politica giunge a noi cittadini grazie all’esperienza di attori, cantanti e influencer, quale ruolo effettivo ricoprono i politici, gli intellettuali e i filosofi?

Da questa riflessione iniziale, il prof. D’Ambrosio si è confrontato con il prof. Dibattista e con tutti i presenti. Il sistema politico è sempre legato alla vita dei cittadini che vi partecipano. In questo preciso momento storico, in cui vi è un vuoto di contatto fisico e relazioni, è sempre più difficile fornire una definizione precisa di politica, potere e vuoto. Il nostro ordinamento politico non 134-DSC03965prevede un vuoto di potere né tantomeno di comunicazione, ma questo vuoto di potere si crea quando nasce un conflitto tra l’opinione comune e la verità, tra l’aspirazione degli individui ad essere liberi e nello stesso tempo governati. Ma non capiamo che l’autentica cittadinanza attiva nasce nel momento in cui la libertà dei cittadini si unisce e si coniuga alla politica. Vi è una profonda differenza, che noi spesso trascuriamo, tra il cittadino informato e il cittadino attivo. Il cittadino informato è colui che si informa sui diversi aspetti della vita politica attraverso l’educazione civica. Il cittadino attivo, invece, è quel cittadino che adopera la propria libertà, si forma culturalmente e agisce con gli altri per contribuire a determinare attivamente le politiche pubbliche. È chiaro dunque che la politica e il potere, nella loro intima radice, si basano sulle r129-DSC03960elazioni umane. Il potere sano, a differenza del potere malsano che ama il vuoto nella mente dei cittadini, è il potere che colma i vuoti mentali e relazionali, per perseguire non solo la felicità economica ma anche il bene comune e la felicità collettiva. La sfiducia nella democrazia e nella politica da parte della cittadinanza deriva dall’opinione comune che non ci fa pensare e ci fa invece omologare agli altri, alla massa. In questo scenario così complesso e delicato, i filosofi e gli intellettuali hanno l’importante compito di aiutare la cittadinanza, educando alla conoscenza corretta e consapevole, alla responsabilità e alla partecipazione, sostituendo il vuoto della conoscenza con il pieno della responsabilità.

È dunque un invito, quello della SFI di Bari, rivolto alla cittadinanza e soprattutto ai giovani, a svincolarsi dal “Leviatano” di Hobbes, dal potere assoluto che opprime i cittadini tratta139-DSC03970ndoli come sudditi, per coltivare la politica delle relazioni. Come afferma Aristotele nella Politica, l’uomo è un “animale politico per natura” e, in quanto tale, tende a costruire delle comunità. All’interno dello Stato, l’uomo si sente valorizzato e per questo vive bene, raggiungendo la propria felicità con l’aiuto degli altri. Il miglior augurio che possiamo farci, in un momento così difficile, è dunque quello di poter ritornare, quanto prima possibile, ad essere “animali politici” e a coltivare le nostre relazioni con gli altri. In questo processo di ritorno alla socialità e al dialogo, la cultura riveste un ruolo fondamentale, affinché ciascuno di noi possa essere cittadino attivo, intento ad agire per il bene della società e a migliorare l’intera cittadinanza.[foto Mario Di Giuseppe]

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Commenti  

 
#1 Squattrinato 2021-06-15 12:42
Le chiacchiere se le porta via il vento......
 

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