Lunedì 27 Giugno 2022
   
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DISAGIO SOCIALE, INTERVISTA ALL’ON. MARIALUCIA LOREFICE

marialucia

indexDi recente l’Istat ha presentato i risultati dell’ottava edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) in Italia. Un documento in chiaro scuro, che fotografa una situazione del Paese assai condizionata dall’epidemia da Covid-19 con un impatto negativo sulle prospettive future. Dopo anni positivi, scende la percentuale di persone che prevedono un miglioramento della propria vita nei prossimi cinque anni.

Il rapporto è ampio e variegato per cui abbiamo voluto approfondire gli aspetti più peculiari, lo facciamo attraverso il contributo dell’On. Marialucia Lorefice in qualità di Presidente della XII Commissione della Camera (Affari Sociali), lo scopo è duplice, da una parte conoscere il pensiero e i programmi, dall’altra si vuole evidenziare l’impegno e la sensibilità che ancora è appannaggio delle nostre Istituzioni.

SCUOLA: ABBANDONO ED EMARGINAZIONE

L’emergenza pandemica, secondo il Rapporto, ha acuito le disuguaglianze nel settore dell’istruzione. Nonostante i miglioramenti conseguiti negli ultimi anni, secondo l’Istat, il livello d’istruzione e di competenze che i giovani riescono a raggiungere dipende ancora in larga misura dall’estrazione sociale, dal contesto socio-economico e dal territorio in cui si vive. On.le Presidente, Lei è molto sensibile a questo tema, cosa si può e si deve fare per contrastare l’abbandono scolastico? Come aiutare le giovani generazioni che vivono in contesti sociali ai margini della società?

“In questi anni in Parlamento abbiamo lavorato in sinergia con i due governi guidati dal presidente Conte per introdurre misure volte a contrastare questo fenomeno, diffuso soprattutto nel Mezzogiorno, stanziando copiose risorse, in parte derivanti dai fondi PON per la scuola.

Abbiamo tenuto conto di molti aspetti nella scelta dei progetti da finanziare, come: il tasso di deprivazione territoriale, il livello di disagio negli apprendimenti, lo status socio-economico delle famiglie di origine, il tasso di abbandono nel corso dell’ultimo anno scolastico, la presenza di alunni ripetenti, nonché i livelli di criminalità minorile.

Nei territori più difficili, ad alto rischio povertà, la scuola resta un presidio fondamentale per la crescita e l’educazione dei giovani. Rafforzare il legame tra le istituzioni scolastiche e i giovani rappresenta uno strumento necessario per evitare che questi ultimi diventino facili prede del mondo dell’illegalità e della criminalità.

Una grande spinta per la soluzione di questo problema credo arriverà dai progetti e dalle risorse collegate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

In particolare, la missione 4 del PNRR ha tra i principali obiettivi: il contrasto dell’abbandono scolastico, la digitalizzazione della didattica, il potenziamento dei percorsi professionalizzanti, con particolare riferimento all’acquisizione delle competenze linguistiche e digitali. In questo modo si cercherà di fornire ai giovani gli strumenti necessari per una partecipazione attiva alla vita sociale, culturale ed economica del Paese, stando al passo con le nuove sfide come quella della transizione ecologica e della digitalizzazione.

Per ridurre l’abbandono scolastico occorre investire anche nella formazione dei docenti, per far sì che siano sempre aggiornati e sviluppino nuove e coinvolgenti metodologie di insegnamento, al contempo è necessario prevedere figure che offrano consulenza, orientamento e tutoraggio agli studenti, scongiurando l’abbandono preventivo della scuola.

Sarà fondamentale superare i divari territoriali, riducendo la povertà educativa e dando a tutti gli studenti le stesse possibilità di accesso all’istruzione, prescindendo dalle condizioni economiche delle famiglie.

Dovremo, inoltre, puntare su una cooperazione tra istituzioni scolastiche e realtà del terzo settore, visto il successo che hanno già avuto questo tipo di iniziative.

Una forte componente motivazionale soprattutto per gli studenti più grandi può derivare da percorsi di studio professionalizzanti e direttamente collegati al mondo del lavoro.

Mi auguro che attraverso questi interventi si possa lavorare per il potenziamento e la valorizzazione delle attitudini degli studenti, disincentivando l’abbandono scolastico.”

SOSTEGNO AL LAVORO FEMMINILE

In quest’ultimo anno è cresciuto anche il numero degli individui in condizione di povertà assoluta. Un fenomeno che colpisce più il Nord, area particolarmente colpita dalla pandemia, rispetto al Centro e Mezzogiorno. Questa situazione è strettamente correlata al mondo del lavoro in particolare quello femminile. Il ruolo della donna nei programmi di ripresa del Paese viene considerato strategico e vitale, cosa ne pensa in merito?

“Credo che sia assolutamente necessario invertire la rotta, dobbiamo sostenere le donne, fornendo loro gli strumenti adeguati per raggiungere la piena parità nella vita sociale, economica e lavorativa.

Non è più tollerabile che nel 2021 il tasso di occupazione femminile, sebbene in rialzo, sia molto inferiore rispetto alla media europea, parliamo del 53% circa contro il 67%.

Tra l’altro è necessario sottolineare come la pandemia da Covid-19 ha aggravato le disparità occupazionali di genere, andando a colpire di più proprio quei settori in cui la presenza delle donne era maggiore.

I progetti del PNRR saranno finalizzati a creare le condizioni socio-culturali che possano favorire l’occupazione femminile, anche attraverso percorsi formativi e di aggiornamento adeguati, incentrati sull’acquisizione di competenze linguistiche e digitali. Inoltre, saranno previste risorse per la creazione e lo sviluppo di attività che vedano le donne protagoniste come imprenditrici.

Tutti questi progetti dovranno essere messi in atto tra la fine del 2021 e il 2026.

Inoltre, con il nostro governo stiamo già potenziando le misure necessarie per permettere alle donne di conciliare la vita lavorativa con quella familiare, prevedendo strumenti adeguati che vanno dall’assegno unico, al potenziamento degli asili nidi, alla riforma complessiva del family act.”

EMERGENZA SANITARIA E DISAGIO SOCIALE

L’emergenza sanitaria di quest’ultimo anno ha evidenziato il cambiamento dei rapporti interpersonali attraverso il frequente ricorso all’uso di un linguaggio aggressivo e violento, ha persino reso difficile la convivenza all’interno del proprio nucleo familiare. Di qui la necessità per la società di poter disporre in vari comparti di adeguate figure professionali di supporto. Pensiamo a psicologi e assistenti sociali presenti nelle Scuole e negli studi dei medici di famiglia in modo continuo e diffuso sul territorio. Qual è il Suo pensiero in merito a questo disagio sociale?

“La figura degli assistenti sociali già di per sé importantissima è diventata essenziale in questa fase pandemica in cui alla crisi sanitaria si è sommata una crisi socio-economica molto preoccupante. La povertà è aumentata, sono cresciute le difficoltà e le tensioni in famiglia, ci sono stati più frequenti casi di violenza domestica e purtroppo anche i femminicidi.

Serve, pertanto, una presa in carico di situazioni molto complesse da parte di figure professionali specializzate, come appunto gli psicologi e gli assistenti sociali.

Consapevoli di questo, nell’ultima legge di Bilancio abbiamo approvato un emendamento a mia prima firma che prevede proprio un potenziamento degli organici degli assistenti sociali nei Comuni.

A tal fine abbiamo introdotto un finanziamento strutturale a decorrere dal 2021, con uno stanziamento di 180 milioni di euro; l’obiettivo della misura è quello di raggiungere lo standard di un assistente sociale ogni 4.000 abitanti.

Sarà una misura tesa ad agevolare tutti i Comuni, compresi quelli in dissesto o predissesto.

Su questo tema, molto sentito dal Movimento 5 stelle, abbiamo lavorato in sinergia con la ex Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, che ringrazio per la grande disponibilità su questa problematica, così come per il grande impegno da lei profuso a favore del reddito di cittadinanza e del reddito di emergenza.”

MEZZOGIORNO IN DIFFICOLTÀ ANCHE NEL VOLONTARIATO?

Secondo il Rapporto lo svantaggio del Mezzogiorno rispetto ad altre aree del Paese si registra anche nell’associazionismo e il volontariato. Le differenze territoriali si confermano anche per la partecipazione sociale, sembra quasi prevalere una sorta di diffidenza. In virtù della Sua esperienza e dalle analisi di settore che avrà avuto modo di conoscere, come lo spiega questo trend negativo?

“Sicuramente in molte realtà del Mezzogiorno si registrano maggiori problematiche sociali ed economiche, questi stessi disagi però dovrebbero portare a un maggiore impegno sociale e ad una maggiore collaborazione tra i cittadini.

Da siciliana ho avuto il piacere di conoscere anche molte valide realtà di associazionismo e volontariato nella mia terra.

In questi mesi tanto difficili, il lavoro svolto dalle realtà del terzo settore e dai volontari è stato fondamentale nell’affiancare lo Stato e le amministrazioni locali nel raggiungere le persone più fragili e le famiglie in difficoltà.

Mi auguro che questo spirito di collaborazione reciproca tra i cittadini permanga anche in futuro, perché l’esperienza pandemica ha mostrato come le nostre vite siano strettamente interconnesse, “è impossibile salvarsi da soli”, come ribadito anche più volte da Papa Francesco.”

FONDI EUROPEI E COESIONE SOCIALE

In conclusione Presidente, Lei ritiene che l’arrivo dei fondi europei rimetteranno in moto l’ascensore sociale del condominio Italia? Ci sono spazi di auspicabile rafforzamento della coesione sociale?

“Certamente l’arrivo dei fondi europei del Recovery Plan e la realizzazione di progetti mirati ci saranno utili per ridurre le disuguaglianze e aumentare la coesione sociale oltre che territoriale del Paese.

La Missione 5 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede una serie di investimenti volti al rafforzamento dei servizi sociali integrati, allo sviluppo di nuovi modelli innovativi per l’edilizia sociale, alla diminuzione del gap sociale ed economico tra le regioni del sud e del nord Italia e a una piena inclusione dei soggetti vulnerabili.

Particolare attenzione dovrà essere posta alle persone con disabilità, favorendo una loro piena partecipazione alla vita sociale, un sistema di istruzione più inclusivo e il potenziamento dei servizi sociali e di assistenza medica.

In questi mesi abbiamo lavorato in Parlamento alla proposta di legge sul Budget di Salute che mira ad una presa in carico globale della persona con disabilità, o con fragilità, affinché possa essere valorizzata nella società e nel lavoro, laddove le condizioni lo rendano possibile.

Un ulteriore strumento di Coesione sociale è rappresentato dallo Sport, nel PNRR troviamo ad esempio il progetto “Sport e periferie”, che si pone come obiettivo quello di essere uno strumento strategico per contrastare le cattive condizioni di vita e aumentare l’integrazione sociale tramite la riqualificazione e la creazione di nuovi impianti sportivi.”

 

Commenti  

 
#2 Evandro 2021-04-13 13:48
Marcello Carucci sei grande!concordo
 
 
#1 M.CARUCCI-Acquaviva 2021-04-12 07:33
Improponibile, illeggibile, lattiginoso e biblico propone, quello che ci propina l'on. L'Orefice. Sono cose che si sostengono, a voce e per iscritto, da quarant'anni e servono, nella mente dei politici, a dimostrare la loro ESISTENZA IN VITA. Sono morti parlanti e, se si tratta di M5S, una cavalleria passata al galoppo e ormai sfumata all'orizzonte.
 

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