Venerdì 24 Settembre 2021
   
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PATRICK ZAKI E LA CITTADINANZA ONORARIA NEGATA

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dichiarazione-sorella-foto IL CONSIGLIO COMUNALE DI GIOIA DEL COLLE NEGA LA CITTADINANZA ONORARIA A PATRICK ZAKI

"Un dibattito di caratura internazionale è approdato in seno all’ultimo Consiglio Comunale.

La materia era quella relativa alla tutela dei diritti umani. Oggetto della discussione è stata la richiesta, al Comune di Gioia del Colle, di prendere parte attiva ad una rete strutturata di iniziative volte a fare pressione sul Governo al fine di agevolare una svolta nel caso dell’attivista Patrik Zaki, sottoposto al regime di carcerazione preventiva in Egitto.

L’idea è nata contestualmente alle celebrazioni, avvenute nei giorni scorsi, sia della ricorrenza del quinto anniversario della morte del ricercatore italiano Giulio Regeni, che del primo anniversario della detenzione preventiva del summenzionato studente egiziano.

Le loro vicende sono entrambe note, tuttavia vale la pena ripercorrere brevemente il caso in oggetto, ossia quello di Patrick Zaki.

IL CASO ZAKI

Quest’ultimo è uno studente egiziano iscritto all’Università di Bologna, dove viveva e frequentava un Master internazionale in “Studi di genere e delle donne”.

Agli studi Patrick affianca, da tempo, l’attività di attivista per i diritti umani, ed è ricercatore per una delle più grandi organizzazioni egiziane impegnate nella difficile attività di monitoraggio e tutela dei diritti della persona nel Paese africano.

Poco più di un anno fa, al suo rientro in patria per fare visita alla famiglia, Patrick trova la polizia egiziana ad attenderlo all’aeroporto del Cairo, che lo arresta con l’accusa, infondata, di fomentare il terrorismo tramite post sui social network.

Secondo quanto riferito dal suo avvocato, lo studente sarebbe stato bendato, interrogato e torturato per ore con scariche elettriche, colpi sulla pancia e sulla schiena, e con la minaccia di stupro.

Da allora, la sua custodia cautelare è stata rinnovata, senza un reale motivo, ad intervalli di tempo più o meno regolari. Il regime della carcerazione a scopo cautelativo potrebbe protrarsi fino a due anni. Inoltre, sulla base delle accuse formulate a suo carico, Patrick potrebbe rischiare fino a 25 anni di carcere.

LE SIMILITUDINI COL CASO REGENI E LA MOBILITAZIONE NAZIONALE

Non v'è dubbio che la vicenda dello studente dell’Università di Bologna abbia raggiunto la popolarità sulla scorta del terribile omicidio del nostro connazionale, Giulio Regeni. Ed è forse proprio grazie a tale notorietà che Patrick, oggi, è ancora vivo.

Organizzazioni, società civile e mondo accademico hanno visto nel caso Zaki un nuovo caso Regeni, e hanno deciso di mobilitarsi immediatamente per far sì che l’attenzione, italiana e internazionale, si trasformi una sorta di strumento di veglia sulla vita del ricercatore.

In tale ottica, diverse iniziative a sostegno della liberazione di Patrick sono andate moltiplicandosi in tutto il Paese.

Manifesti giganti con la sua faccia sono apparsi in moltissime piazze italiane. L’illustratore Gianluca Costantini ha realizzato centinaia di sagome di Patrick che si apprestano a sedere tra le file del Teatro Ariston, in occasione del Festival di Sanremo.

Nell’ambito dell’iniziativa “Le panchine dei diritti”, molti Comuni hanno dedicato a Giulio e a Patrick, una “Panchina Gialla”, per tenere alta l’attenzione su entrambe i casi e comunicare l’importanza di vigilare, costantemente, sulla tutela dei diritti umani.

L’organizzazione no profit “Go Fair” ha lanciato una campagna nazionale denominata “100 città per Patrick”, con lo scopo di invitare Amministrazioni Comunali, grandi e piccole, a riconoscere simbolicamente al giovane egiziano la cittadinanza onoraria. Tale misura intende essere uno strumento di pressione “dal basso” per indurre il Governo ad avviare la procedura di conferimento della cittadinanza italiana. A quest’ultima iniziativa hanno aderito, ad oggi, oltre 40 città italiane, grandi e piccole.

LE INIZIATIVE GIOIESI: UNA “PANCHINA GIALLA” E LA CITTADINANZA ONORARIA

E’ in un tale contesto di mobilitazione nazionale che si sono inserite le due iniziative presentate a Gioia (in modo indipendente l’una dall’altra) a supporto del caso Zaki: l’iniziativa volta alla realizzazione di una “Panchina gialla” dei diritti, che ricordi proprio Giulio e Patrick; e la mozione che mirava a chiedere sia il conferimento della cittadinanza onoraria allo studente egiziano, che la predisposizione contestuale, di un documento, redatto dal Comune di Gioia del Colle, da inoltrare al Governo al fine di esortarlo all’azione.

UN’OCCASIONE IMPORTANTE PER PARLARE DI DIRITTI UMANI NELLA NOSTRA CITTÀ

Il portato politico del caso Zaki è tale che entrambe le iniziative presentate a Gioia a suo sostegno, si fondano, inevitabilmente, sulla promozione di quei valori, altissimi e nobilissimi, che sottendono alla cultura del rispetto dei diritti umani, e costituiva, indirettamente, anche una valida occasione per il nostro Comune per volare alto, elevando l’orizzonte culturale del dibattito politico.

Un’opportunità per abbracciare politicamente e pubblicamente, portandoli all’attenzione dell’opinione pubblica locale, temi quali i diritti delle persone, delle minoranze, la libertà di espressione, di religione, il rispetto dell’identità sessuale degli individui e molto altro ancora. Istanze queste che non appartengono esclusivamente al caso Zaki o ai soli attori della politica internazionale e nazionale; non appartengono ad una famiglia politica, piuttosto che ad un’altra; né da ultimo, al solo mondo accademico.

I diritti umani sono i diritti degli individui, ossia di tutti noi nella nostra natura di donne e uomini; di cittadini del paese, della nazione, d’Europa e del mondo.

Le Istituzioni, a tutti livelli, hanno il dovere culturale, politico e morale di promuovere e stimolare il dibattito su tali argomenti, che racchiudono valori universali e apartitici, e di educare a tali diritti in tutti i modi possibili.

L’IMPORTANZA DELL’“EDUCAZIONE AI DIRITTI UMANI”

Non è un caso, infatti, che l’“Educazione ai Diritti Umani” (EDU) sia diventata, negli ultimi anni, parte integrante delle strategie delle più alte Istituzioni Internazionali volte a gettare le basi per una reale evoluzione delle società umane e per un mondo libero da conflitti.

Promuovendo ben due Dichiarazioni Internazionali ispirate all’EDU (una nel ‘98 e una nel 2011) l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha inteso ribadire che non può esistere la pace senza il rispetto dei diritti, e non può esserci il rispetto dei diritti in un mondo in preda caos, all’arbitrarietà, alla violenza e all’ignoranza.

L’impasse si supera portando il tema dei diritti umani nella quotidianità dei cittadini, a tutti i livelli possibili, e sganciando il dibatto dai soli episodi di violazioni gravi; perché è proprio nella trattazione sporadica dell’argomento e nel silenzio ordinario rispetto a queste questioni, che si crea il terreno fertile per tali aberranti violazioni.

È dunque nel solco di un tale substrato valoriale così politicamente elevato, che sono germogliate “dal basso”, a Gioia, le due proposte di cui sopra.

LE REAZIONI DEI NOSTRI RAPPRESENTANTI

Tuttavia, “ai piani alti” delle istituzioni politiche locali, tale slancio idealistico basato su valori con cui molti, evidentemente, hanno poca confidenza, deve avere allarmato e disorientato i più.

Infatti le reazioni sono andate nella direzione diametralmente opposta, ossia nel tentativo immediato di un “atterraggio d’emergenza” volto riportare il discorso al più basso e confortevole livello politico locale, per il quale la cittadinanza onoraria risultava “eccessiva”.

Non solo. Non contenti di aver toccato “terra”, molti si sono cimentati nel tentativo, goffo e sgraziato, di passare per strenui difensori dei diritti umani, mentre contestualmente cercavano di depotenziare e di far naufragare la mozione sull’elemento della cittadinanza onoraria. E infatti, lo sforzo richiesto da questa “missione intellettualmente impossibile” è stato tale da necessitare di un brainstorming di tutti i membri della maggioranza che, ad un certo punto, hanno chiesto di potersi “ritirare per deliberare”.

Al loro rientro in scena, gli stessi hanno presentato il frutto della loro discussione interna: un emendamento (non approvato) alla proposta del Consigliere Milano volto, più che a salvare la mozione, a salvare la faccia.

L’emendamento infatti, prevedeva la rimozione dell’elemento dell’assegnazione della cittadinanza onoraria e lasciava inalterata la proposta di stilare un documento comunale da inoltrare al Governo.

L’ISTITUTO DELLA CITTADINANZA ONORARIA VALE PIÙ DI UNA VITA?

Le motivazioni di un tale provvedimento erano da attribuire, secondo i promotori, alla maggior efficacia pratica di una lettera indirizzata al Governo, e alla “inutilità” dell’elemento simbolico della cittadinanza onoraria.

Inoltre, secondo il Sindaco, un’eventuale futura riproposizione di iniziative analoghe, a vantaggio di altri soggetti minacciati, avrebbe visto “sminuita la valenza di altre misure simili” in un non meglio specificato futuro, e svuotato di valore l’istituto della cittadinanza onoraria. Una tale presa di posizione denota la mancata comprensione (?) di un fatto piuttosto intuitivo, ossia che agire oggi per Patrick serve proprio a lavorare, culturalmente e collettivamente, affinché, in futuro, non vi siano più casi Zaki, Regeni, Hegazi, Ali, etc. Non solo in Egitto, ma ovunque nel mondo.

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI SOLO A PAROLE

Quindi, in sostanza, da un lato si è sbandierata a parole la disponibilità a “sposare a pieno qualunque forma di contestazione e di denuncia di violazione dei diritti umani”, e dall’altro, nei fatti, ci si è dimostrati più preoccupati di tutelare il futuro dell’istituto della cittadinanza onoraria, piuttosto che la vita di un ragazzo che rischia (ora e non in un futuro indefinito) la propria incolumità e libertà per aver difeso i diritti di tutti.

La “teoria” dell’indebolimento della mozione allo scopo di renderla più solida ed efficace resta un mistero irrisolto della logica.

Un dato è certo, ossia il fatto che quasi tutti i consiglieri comunali, (fatta eccezione per Pavone, Martucci, Liuzzi, oltre a R. Milano), hanno sostenuto l’ipotesi che la lettera isolata del Comune di Gioia del Colle all’appena nato Governo Draghi, potesse davvero avere più chance di sbloccare una delicata questione diplomatica internazionale, piuttosto che l’aggregarsi numericamente ad iniziative strutturate e mediaticamente più di impatto.

Ai cittadini la scelta di giudicare un atteggiamento che si può classificare solo in due modi: teneramente ingenuo o tristemente pretestuoso.

Letteralmente inclassificabile, in quanto ufficialmente “non pervenuta”, resta invece la posizione dei consiglieri di minoranza Colacicco e Paradiso, presenti al momento della discussione e improvvisamente “desaparecidos” (per rimanere in tema) al momento della votazione, salvo poi riapparire poco dopo. Giusto in tempo per esprimersi sulla propria personale mozione di cittadinanza onoraria alla Senatrice a vita, Liliana Segre; mozione, quest’ultima, fortunatamente approvata all’unanimità.

DALLA SENATRICE SEGRE A PATRICK ZAKI

Sarebbe bello poter chiedere al Sindaco e ai consiglieri che hanno negato la cittadinanza onoraria a Patrick, e che invece l’hanno concessa alla Senatrice Segre di spiegare, non ai cittadini avvezzi alle strumentalizzazioni della politica, ma magari ad un gruppo di bambini di nazionalità diverse, la ratio in base alla quale chi ha subito la barbara violazione dei propri diritti umani ottant’anni anni fa, meriti maggiore attenzione o rispetto di chi la subisce ancora oggi, nel 2021, proprio nel tentativo di difendere quei diritti per il bene di tutti, delle presenti e delle future generazioni.

DIRITTI VIOLATI IERI E OGGI: L’IMPORTANZA DEGLI ATTI SIMBOLICI

Difficile infatti non tracciare un parallelismo e riflettere sul fatto che i diritti fondamentali della Senatrice Segre, violati il secolo scorso, sono esattamente gli stessi diritti fondamentali di Patrick, violati oggi. Con una differenza importante però: prima del 1948 ancora non era stata redatta e adottata quella “semplice dichiarazione di intenti” che è la “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”, nata proprio come reazione all’orrore della guerra.

Quel documento, di fatto non vincolante e dal carattere meramente esortativo, ha costituito un faro cui guardare nella redazione di Statuti, di Costituzioni nazionali, ma soprattutto di Patti e Convenzioni sui Diritti Umani, e costituisce la base di partenza di larga parte di quel diritto internazionale consuetudinario che vincola, oggi, anche gli Stati che non hanno sottoscritto accordi.

Eppure era “solo” una “promessa solenne” priva di valore giuridico vincolante. Tecnicamente inutile, esattamente come l’assegnazione simbolica della cittadinanza onoraria a Patrick Zaki.

Questo dimostra inequivocabilmente che, a prescindere dai livelli in cui la si esercita, la politica capace di cambiare le sorti delle donne e degli uomini e una politica visionaria, lungimirante e coraggiosa, e non una politica provinciale, ostaggio di cinismo, personalismi e strumentalizzazioni.

UNA SCONFITTA CHE È UN’UNITÀ DI MISURA CULTURALE E POLITICA

Mentre l’immagine di Patrick campeggia ovunque e tutta Italia si mobilita per lui, il piccolo Comune di Gioia del Colle non lo ritiene degno di occupare, simbolicamente, un posto fra gli scranni dell’Aula del Consiglio Comunale.

Con una tale decisione il Consiglio ha decretato, a più livelli, una sconfitta a danno della città.

Ha perso l’occasione di coinvolgere la cittadinanza in un’iniziativa che può contribuire materialmente a salvare una vita: quella di uno studente che è espressione della meglio gioventù; che è egiziano, ma che potrebbe essere benissimo un figlio della nostra comunità.

Ha cestinato, come se non valesse nulla culturalmente parlando, la possibilità di offrire alla comunità gioiese, e soprattutto alle sue giovani generazioni, uno spunto di riflessione significativo su temi universali e apartitici, spronandole a lasciarsi ispirare dai valori più alti e dagli ideali più nobili.

Ha rigettato, sminuendola, l’espressione di una forma di cittadinanza attiva che mirava a condividere con la città l’idea secondo la quale, agire in difesa dei diritti di Patrick vuol dire agire in difesa dei nostri stessi diritti.

SIAMO TUTTI PATRICK ZAKI

Questo ventottenne egiziano è un simbolo che rappresenta tutti i prigionieri di coscienza del mondo, tutti i torturati, tutti gli attivisti e non solo.

Patrick è un fratello, un amico, un parente, un conoscente. Ma soprattutto, nella difesa di quei valori universali grazie ai quali, anche noi gioiesi, abbiamo il privilegio di viveri liberi, PATRICK É, E RESTA, UN NOSTRO CONCITTADINO!

Patrick siamo noi. Peccato che non tutti l’abbiano capito".

Ivana Guagnano

 

 

 

Commenti  

 
#5 Cittadino Honesto!1! 2021-02-17 14:10
L'utilissima cittadinanza onoraria da parte di un comune diL cui l'interessato ne ignora l'esistenza.

A gioia sappiamo solo "lottare" sulle cose inutili, più che altro perché "E' FIGO ED E' DI SINISTRA"; poi quando si tratta di difenedere i cittadini dai soprusi, dalla mafia, dalla corruzione, dallo spaccio a livello cittadino, allora nessuna lettera prolissa viene scritta, nessun intervento e richieste a livello nazionale; anzi magari andiamo anche a cercare il loro saluto e l'amicizia.......
 
 
#4 Degrado totale 2021-02-17 10:48
Giustamente, che manifestazione di civiltà puoi avere in un comune che poco si interessa delle morti di cancro dei propri compaesani?
 
 
#3 Don Chisciotte 2021-02-16 19:28
Abbiamo finito con la Segree adesso iniziamo con Patrick Zaki, dopodiché chiederemo la cittadinanza onoraria anche per Pinocchio e Topolino.
L'opposizione, quella seria, quella che si studia gli atti e che è capace di argomentarli, esiste oppure dobbiamo aspettare le prossime tornate elettorali?
 
 
#2 Pippo 2021-02-16 18:43
Hanno fatto bene. Non serve a niente, nemmeno la cittadinanza servirebbe. Agli egiziani non gliene può fregare di meno, fanno quello che gli pare. Ci vuole un Governo italiano forte che si faccia rispettare. Il resto sono tutte cose che servono per l’apparenza di qualcuno.
 
 
#1 Giosuè 2021-02-16 14:23
Vorrei andarmene da Gioia vorrei portare via mio figlio da questo paese ingrato e trascurato. Ma da chi questo paese è rappresentato? da personaggi preoccupati soltanto di aumentarsi lo stipendio, di favorire i propri amici, di negare la salute ai propri cittadini visti la concessione a sperimentare rifiuti pericolosi, a non informare i cittadini sulla situazione covid e a non chiedere dati certi alla Regione così come hanno fatto 9 sindaci.
Non interessa neanche al sindaco avere i dati urgenti e reali sul covid. Hanno dato la cittadinanza onoraria a Liliana Segre dopo averla rifiutata e ora negano la cittadinanza onoraria a Zaki! Alcuni degli amministratori li abbiamo scansati nelle precedenti
elezioni,ce li troviamo ora in un acido minestrone. Eppure questi ingredienti si credono narcisi e si sollazzano con selfie!
 

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