Sabato 24 Ottobre 2020
   
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Il ritorno di Francesco Bia a Gioia con Akundan/foto

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117238174-2732931846986433-4481036782871905370-oSi è tenuta venerdì 7 agosto in Piazza Rossini la presentazione di «Akundan. Il treno dell'orizzonte» (Pluriversum), una raccolta di poesie di Francesco Bia, giornalista e poeta gioiese, attualmente docente di lettere a Castelfranco Veneto che ha dialogato con la scrittrice Antonella Caprio. Come di consueto Raffaella Rizzi ha presentato brevemente gli ospiti di questo quinto appuntamento della sesta rassegna «Storie di Piazza».

Francesco Bia è nato a Putignano, si è laureato in lettere con una tesi su Goffredo Parise e ha poi frequentato vari corsi di scrittura creativa. Seguendo le orme di suo zio, padre Antonio Turra, prematuramente scomparso nel 2015, a cui era molto legato, è stato come missionario del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) in Thailandia e Costa d'Avorio.

Antonella Caprio è nata a Torino, dove vive e lavora come insegnante. Ha scritto il cortometraggio «L'ora di lezione» e per il teatro «Al fondo di un bicchiere», «Questa storia sbagliata» e «Io, Tu, Lui, L'altra». Scrive sulla rivista Monopoli Press e ha partecipato come coautrice all'antologia «Inchiostro di Puglia». Insieme al fratello Franco Caprio ha scritto vari romanzi di successo come «Il segreto del gelso bianco», «Non c'è cuore», «Nel silenzio parlami ancora», etc. È una persona molto attenta ai problemi sociali; si è occupata spesso di bullismo e femminicidio.

L'assessore alla cultura Lucio Romano, dopo aver ringraziato gli ospiti per la loro presenza e le ragazze e i ragazzi della Comunità Terapeutica «Fratello Sole» per la consueta collaborazione nella lettura dei testi, ha ribadito che «Storie di Piazza» non è solo una rassegna culturale, ma anche un percorso di amicizia profonda che va al di là della frequentazione. Ha ricordato che Antonella è stata più volte ospite di «Storie di Piazza e «Inchiostro di Puglia». Proprio in occasione di queste manifestazioni, che seguiva per «La Voce del paese», Francesco ha avuto modo di conoscere Antonella, che ha incoraggiato il suo percorso letterario, spingendolo alla ricerca di una casa editrice seria, che credesse nel suo progetto, senza farsi scoraggiare dai primi rifiuti o dalle assurde richieste di esosi contributi economici.

Vista l'alta affluenza di pubblico, Lucio Romano ha evidenziato quanto Francesco sia molto amato dai suoi sostenitori, un biglietto da visita privilegiato per il suo percorso letterario.

Antonella ha rievocato come ha conosciuto il poeta nel corso di «Storie di Piazza», felice di essere tornata a Gioia per presentare la sua silloge poetica. 117214082-2732932706986347-3083642375402384949-oHa sottolineato che Francesco è una persona molto sensibile e empatica che usa la sua arte come un dono per migliorare se stesso e gli altri. Una dote purtroppo non comune che emerge da ogni suo verso. Molti artisti sono invece narcisisti e sempre concentrati solo su se stessi, sul loro desiderio di prevalere sugli altri.

SCRIVERE IN EMPATIA

Antonella ha spiegato che esistono tre tipi di empatia: l’empatia cognitiva che consiste nel capire quello che l'altro pensa. Viene spesso usata dai venditori per affibbiare al cliente quello che loro vogliono. Non include il senso della compassione;

L’empatia emotiva che legge i pensieri dell'altro e sente quello che prova. Veniamo investiti emotivamente dai suoi pensieri e problemi, ma non sappiamo come aiutarlo e l’empatia compassionevole che sente quello che prova l'altro e capisce come aiutarlo.

Secondo lei Francesco Bia è un artista empatico, un insegnante impegnato culturalmente e socialmente come missionario. Una persona che non si ferma alle parole, cerca di aiutare l'altro in maniera concreta. Il suo libro «Akundan. Il treno dell'ori117243872-2732932893652995-3312359042396758336-ozzonte» mostra in copertina un binario al tramonto che esprime l'idea del viaggio. Francesco ha rivelato che la presentazione del suo libro era stata messa in calendario in un'altra data, ma ha preferito rimandarla perché temeva di non ricevere le copie del libro in tempo utile. Per lui è stata un'emozione tornare a «Storie di Piazza» da autore, dopo averla seguita per sei anni per «La Voce del paese», prima come redattore e poi come moderatore. Non lo conoscevo personalmente anche se le nostre strade si sono incrociate proprio a Palazzo Romano, dove ci siamo avvicendati nel raccontare la manifestazione, di cui ho cominciato a scrivere quando Francesco ha cominciato a collaborare come moderatore. Questa manifestazione gli ha permesso di conoscere Lucio Romano che considera un mecenate della cultura gioiese, per il lavoro fatto con «Palazzo Romano» e che oggi continua nel suo ruolo istituzionale di assessore alla cultura.

Considera Antonella Caprio la sua madrina perché è stata tra le prime persone che hanno letto e apprezzato le sue poesie; la prima «Un vicolo luminoso» è stata scritta nel 1998 per un'esercitazione sc117241670-2732933103652974-4141415077243794662-oolastica e posta in coda alla silloge; l'ultima «La bambina di Tonadico» è stata scritta in piena pandemia e inserita in extremis nella raccolta.

Francesco non ha nascosto le insidie del lungo percorso per trovare una casa editrice, i rifiuti, le proposte di pubblicazione a pagamento, fino all'incontro con la «Pluriversum», una giovane ma ben consolidata casa editrice ferrarese che punta sulla poesia di qualità e gli ha garantito un buon risultato senza stravolgere il suo lavoro, come spesso capita.

CI SONO EDITORI ED EDITORI…

Pubblicare un libro, soprattutto una raccolta di poesie, è purtroppo ancora molto complicato nel nostro paese: da un lato ci sono tante case editrici che rifiutano a priori la poesia perché dicono che non ci sia un mercato interessato all'argomento; dall'altro ci sono le offerte in apparenza allettanti delle case editrici a pagamento, che scaricano sull'autore tutte le spese e le responsabilità dell'editing e della promozione. Poi c'è la via di mezzo del self-publishing o autoeditoria in cui l'autore si sobbarca i rischi economici in maniera consapevole, godendo degli eventuali profitti, diventando editore di se stesso e mantenendo la piena libertà creativa.117236927-10223444589606835-4070607816232467967-o

Con la «Pluriversum» Francesco ha potuto collaborare con l'editore Antonio Di Bartolomeo, che lo ha accompagnato nella fase di editing rispettando le sue scelte letterarie. La spettacolare copertina, dai colori molto caldi e «africani», che sintetizza perfettamente lo spirito della raccolta, è opera della brava grafica Marina Vicario.

Francesco ha rivelato che decidere il titolo del libro è stata forse la parte più complessa del suo percorso editoriale. Un titolo che in realtà ne racchiude due: «Akundan», che nel dialetto «baulè», uno dei gruppi linguistici della Costa d’Avorio, significa “poesia” e racchiude la sua esperienza più recente come missionario del PIME in Costa d'Avorio, e poi «Il treno dell'orizzonte», chiaro riferimento ai treni che vedeva dal suo balcone affacciato sulla ferrovia, che gli nascondevano l'orizzonte, allegoria di un futuro colmo di speranze ed incontri. È anche la metafora del viaggio, delle persone che vediamo salire e scendere continuamente dal nostro treno, dalla nostra vita, tutti quelli che ogni giorno viaggiano insieme a noi e condividono parte del nostro percorso.

«Akundan. Il treno dell'orizzonte» racchiude poesie scritte dal 1998 fino al 2020. Francesco ha sottolineato che poesia significa «creazione» sia in senso etimologico che in senso reale, di qualcosa che costruiamo giorno per giorno, raccontando la nostra vita.

In epigrafe compare una bella citazione della poetessa Alda Merini, di cui rubo solo alcune righe per «stuzzicarvi l'appetito»: «Il poeta soffre molto di più, però ha una dignità, che non si difende alle volte…» ma diventa «…fuoco d'amore per gli altri, anche per chi ti ha insultato.»

Segue una presentazione in cui l'autore rievoca come è nato questo libro e spiega il significato del titolo.

LA STRUTTURA DEL’OPERA

La raccolta contiene 58 poesie, scritte nell'arco di più di 20 anni di vita, con uno stile che cambia nel corso del tempo e si trasforma in base alla sua crescita personale. L’opera si suddivide in quattro capitoli tematici: «L'assolo del cuore», «Essenze»117237900-2732934073652877-7694473576435098388-o, «Missione» e «A…». 

Per introdurre il primo capitolo Silvia ha letto «Automa» e Antonella Caprio «La bambina di Tonadico», dedicata da Francesco a sua nonna che amava molto. Sono due poesie molto diverse per stile narrativo, composte in differenti periodi, che riflettono anche la maturazione e la trasformazione nel tempo dell'autore.

La prima è ermetica, complessa, probabilmente di difficile comprensione; solo l'autore forse ne conosce il reale significato. Il poeta si muove per analogia, cogliendo solo alcune parole chiave. La seconda poesia ha un carattere cinematografico, racconta il film della vita della nonna attraverso i fotogrammi della quotidianità, dettagli apparentemente insignificanti.

La scrittura secondo la Caprio appare in questa lirica fresca e giovane, con frequenti anafore che ritornano come dei ritornelli. Forte l'aspetto intimistico presente in tutta la poesia. Difficile fare un paragone tra le due poesie proposte, diverse per stile e composte in periodi differenti della vita di Francesco, specchio della sua crescita umana 117237668-2732933430319608-4607789338441486773-oe artistica.

In molti componimenti si ispira all'ermetismo, al bisogno di tornare all'essenzialità, dando spazio alla parola, spesso ignorando la punteggiatura per offrire dei messaggi celati. Spesso raccontano di una perdita, di un'assenza. Le poesie intimiste nascono da situazioni particolari, emozioni o lutti.

Non è stato facile per il poeta selezionare le poesie, inserendole nelle varie categorie.

Nella seconda poesia siamo nel pieno del sentimento. La lirica è dedicata alla nonna recentemente scomparsa e racconta la sua vita per immagini. Secondo Francesco «i genitori ci danno la vita, i nonni costruiscono la nostra anima».

Molte delle poesie inserite nel secondo capitolo sono dedicate ai sentimenti, ad amici perduti.

Per introdurre il secondo capitolo Silvia ha letto la toccante poesia «Cara mamma», finalista al Concorso Nazionale di poesie d'amore «Un fiore colto e l'altro donato» nel 2019, che comincia con i versi «Ti amo/ ma un po' più di ieri», un modo per ribadire che l'amore non è un sentimento statico, è un concetto in continua evoluzione. Bello anche il verso finale che recita «nessuna colpa ha una Madre / che insegna ad amare!/Ti amo come e più di prima.»117226846-2732933446986273-7209221402058990744-o

Francesco ha raccontato del suo amore per sua madre, la prima a leggere i suoi incerti versi e a spronarlo a continuare a scriverne; un amore a 360°, a volte turbolento. Ha ammesso che a volte ci allontaniamo dai genitori perché non troviamo in loro quello che vorremmo. Nella fase adolescenziale in tutti c'è un senso di ribellione e allontanamento nei confronti di chi ci ha messi al mondo. Poi crescendo c'è di solito un riavvicinamento, si ritrovano le tante cose che ci legano ancora.

Francesco ha confidato di aver riscoperto questo legame solo ora che per lavoro vive lontano e quotidianamente si confronta con i giovani. Come insegnante cerca di trovare la corda giusta per riavvicinare gli studenti ai loro genitori, superando la loro naturale ribellione. Non è scontato che un figlio ami la propria madre, ma è un legame complice. L'amore vero nasce, finisce e poi ritorna. Non è scontato neanche poter confidare a un genitore il proprio amore (e viceversa). Ci sono famiglie in cui questo sentimento rimane sempre presente, ma inespresso.

Il secondo capitolo è intitolato «Essenza», è più breve e racchiude delle poesie ermetiche, in genere componimenti che fanno riferimento a fenomeni naturali, rievocandoli in man117223301-2732932883652996-1523499939497185208-oiera ermetica, dando anima anche agli oggetti, alle cose che ci circondano. Se una persona a cui teniamo particolarmente ci fa un regalo, anche piccolo, insignificante, quell'oggetto avrà sempre per noi un valore particolare. Dobbiamo imparare ad andare l'essenza delle cose, dare un valore positivo anche alle cose che ci fanno stare male.

Nelle relazioni interpersonali il rancore logora noi più che l'altro. Meglio cercare di capire perché ci ha fatto male o cosa abbiamo fatto noi per provocare la sua reazione.

Secondo Alda Merini il rancore è fondamentale; lei trovava il maggior estro nel dolore che diventa poesia. È un sentimento solo apparentemente negativo che da essenza alla nostra vita.

ESSENZA… ERMETICA

Nella parola «Essenza» Francesco ha cercato di concentrare il senso del117196350-2732932766986341-2162578191985091606-ole poesie contenute nel secondo capitolo. Secondo la tradizione il primo ad usare il termine «ermetico» fu nel 1936 il critico Flora, che lo usò in senso negativo, come qualcosa di incomprensibile.

I poeti che si rifacevano a questo modo di scrivere invece si ispiravano al maestro di sapienza Ermete Trismegisto che cercava di ripercorrere la verità per avvicinarsi all'essenza. Lo scrittore Raymond Carver fu molto prolifico in questo senso.

La poesia ermetica appare semplice, realista, ma solitamente nasconde altri sentimenti e metafore, un po' come gli antichi proverbi, che in poche parole racchiudono dei trattati di filosofia popolare.

Il terzo capitolo è intitolato «Missione» e racchiude poesie di carattere sociale dedicate all'omofobia, alla violenza di genere e altre tematiche sociali come la disoccupazione e le morti sul lavoro. Per introdurre l'argomento Alberto ha letto «Missione».

In questo capitolo Francesco racconta anch117153249-2732934190319532-4651787711203481561-oe la sua esperienza di missionario in Thailandia nel 2016 e in Costa d'Avorio nel 2017, un impegno sociale nato 5 anni fa, dopo la morte di padre Antonio Turra, missionario del PIME e fratello di sua nonna.

La sorella non era stata libera di vedere suo fratello per l'ultima volta perché aveva scelto di essere sepolto in Costa d'Avorio, nel luogo dove era morto e in cui era vissuto per tanti anni.

Francesco solitamente leggeva alla nonna le lettere inviate dallo zio; ha imparato così a conoscere il suo percorso spirituale e di vita e ha deciso di contattare il PIME per svolgere il percorso di formazione di un anno necessario per affrontare il viaggio. Non tutti ci riescono. Molti rinunciano all'ultimo momento, non si sentono pronti. La sua prima esperienza è stata in Thailandia, dove si è occupato di assistenza ai bambini e alle persone in carcere.

È un paese accogliente, ma in cui manca il contatto fisico, l'abbraccio117233395-2732932213653063-6505262718439540552-o tanto caro a noi popoli mediterranei. C'era un'ottima accoglienza per gli ospiti, ma era anche necessario adattarsi ad alcune regole come togliere le scarpe prima di entrare in una casa, in segno di rispetto.

Ricorda di aver conosciuto una donna sordomuta, stuprata due volte, che lo accoglieva con gioia, facendogli vedere le foto dei propri figli, riuscendo a comunicare con lui oltre le parole.

L'esperienza africana in Costa d'Avorio gli ha invece insegnato la voglia di far festa insieme al di là del credo. L'Africa è come una mamma che ti accoglie e ti insegna il bello di stare insieme, nonostante le difficoltà. Sono esperienze che non si dimenticano.

Questa sezione contiene anche poesie dedicate a episodi di cronaca. Francesco ha rivelato che tutto è cominciato con una poesia dedicata a Eustachio, morto improvvisamente a Montursi. Una persona che Francesco non conosceva, ma di cui aveva seguito la vicenda per conto della «Voce del Paese», un giornale in cui ha imparato ad essere in empatia con le vicende che raccontava, andando oltre la fredda cronaca. Una storia che gli ha ispirato i versi di «Per un angel117235171-10219787968304141-5747574767647307547-no chiamato Eustachio» che ha deciso di allegare al suo articolo.

In «Mamma Puglia oggi piange» ha voluto invece ricordare la strage ferroviaria avvenuta il 12 luglio 2016 tra le stazioni di Andria e Corato, costato la vita a 23 persone, a cui si aggiungono 57 feriti che ancora aspettano una risposta, chiedono giustizia, cercano di far sentire la loro voce perché questa triste vicenda non cada nel dimenticatoio delle stragi impunite. Con la sua poesia Francesco ha cercato di esprimere un segno di solidarietà, al di là dell'articolo.

SEMPLICEMENTE «A…»

Il quarto capitolo è intitolato semplicemente «A…» e contiene poesie dedicate a delle persone in particolare che Francesco ha conosciuto nel corso della sua vita o le cui storie lo hanno particolarmente emozionato. Poesie dedicate ala sua maestra, Lucia Nico, ad amici, ma anche a tristi vicende di femminicidio e discriminazione.

Ogni scrittore empatico scrive con uno scopo, utilizza le sue parole come uno strumento per mettere in luce vicende dimenticate e cercare di cambiare qualcosa. Scrivere non è facile a volte, soprattutto quando 117112538-10223444589286827-3597521299013243344-osi raccontano vicende tragiche e bisogna trovare il giusto equilibrio tra la fredda cronaca e l'empatia, tra il rispetto per le vittime e il giusto biasimo per i carnefici. La scrittura spesso è sofferenza, anche per chi la vive tutti i giorni per mestiere o passione. Ti porta a rivivere dentro di te le emozioni, le sofferenze, le paure, le gioie, le emozioni dei protagonisti.

Francesco spera di poter cambiare le cose, contribuire a migliorare la società attraverso le sue parole, il modo delicato in cui ha affrontato vicende tragiche che ancora esigono giustizia.

Il suo obiettivo è anche emozionare e divertire, come nella filastrocca «Gioia del Colle è il suo nome» in cui ripercorre la storia del nostro paese, ricorda i grandi registi che l'hanno percorsa (Pier Paolo Pasolini, Liliana Cavani, Matteo Garrone, etc.), le sue leggende, i suoi prodotti tipici e le sue peculiarità.

Francesco con i suoi versi cerca di unire il desiderio di far provare emozioni attraverso i ricordi, le poesie intimiste dedicate alle persone che amiamo in cui il lettore si immedesima, e l'impegno sociale, il ricordo degli oltre 1400 casi di femminicidio. Anche durante la quarantena, incontrando i suoi studenti durante l'insegnamento a distanza, ha cercato di educare, di tirare fuori qualcosa dai suoi alunni di 15 anni che all'inizio l'avevano vissuta come una vacanza.

Per concludere la serata Fabio ha letto «Mamma Puglia oggi piange» e «Per un angelo chiamato Eustachio». All'assessore Lucio Romano il compito di leggere «Gioia del Colle è il suo nome», un ritratto in versi del nostro paese.

Il sindaco Giovanni Mastrangelo, intervenendo brevemente, ha sottolineato che Lucio è stato scelto come assessore per merito, anche per il percorso culturale creato a Gioia negli scorsi anni. Si è detto dispiaciuto per le polemiche strumentali che spesso accompagnano i suoi appuntamenti, che lo vedono al centro di beghe politiche pur continuando a volte a fare quello che faceva prima senza un ruolo politico. Il sindaco ha concluso apprezzando l'amore di un giovane come Francesco per la propria città, un motivo d'orgoglio, nonostante oggi viva e lavori a Castelfranco Veneto in provincia di Treviso, sottolineando che un cittadino lontano forse è in grado di apprezzare maggiormente la propria terra. Francesco ha voluto dedicare la raccolta «a ciascuno di noi» e «a tutti indistintamente».

Ha poi commentato che è bello essere finalmente a Gioia dopo sei mesi solo, lontano dalla sua terra. Ha ricordato l'obiettivo di «Akundan. Il treno dell'orizzonte», un viaggio che continua per dar voce agli ultimi. Ha ringraziato Antonella Caprio, sostenitrice e «madrina» di questa raccolta, ribadendo che le poesie sono luogo di incontro e di sentimento. Ha infine ringraziato i ragazzi la Comunità «Fratello Sole», esternando la forte emozione provata ascoltando i propri versi egregiamente letti dalle loro voci. [foto Mario Di Giuseppe]

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Commenti  

 
#3 Walter 2020-08-21 07:33
I vigili a loro non li multano!
 
 
#2 Tituccio 2020-08-20 23:13
Tutti che indossano la mascherina!!!!!
 
 
#1 pd 2020-08-20 09:05
Ancora co sti libri.......
 

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