Martedì 20 Ottobre 2020
   
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“E sia” di Grazia Procino recensita da Antonio Sacco

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109567178-1323852404490124-1701216526497347421-n In attesa della presentazione del libro di poesie “E sia” di Grazia Procino ospite di “Chiostri, Inchiostri e Claustri” - rassegna letteraria promossa dal Parco Letterario Formiche di Puglia in collaborazione con il Comune di Noci -, il 1 agosto alle ore 20.15 in via Pietro Gioia, pubblichiamo una bella recensione dell’opera a firma di Antonio Sacco, congratulandoci con Grazia per l'ultimo prestigioso riconoscimento conquistato con "E sia", è infatti tra i nove finalisti della XII Edizione del  Premio "Città di Acqui Terme".

"Tra i numerosi volumi che ci sono giunti quest'anno - leggiamo sul sito del Concorso - la giuria per il libro edito ha selezionato solo nove finalisti, autori di opere notevoli, che si sono distinte nel panorama degli ultimi tre anni. La giuria individuerà all'interno di questa rosa il vincitore e gli eventuali menzionati!"
In corsa con Grazia, Anna Buoninsegna, Quando si compie la danza (Puntoacapo Editrice 2020); Valentina Calista, L'abbraccio che manca al giorno (Ladolfi Editore 2019); Grazia Di Lisio, Quasi sottili lampi (Mondo nuovo, 2018); Mariangela Gualtieri, Quando non morivo (Einaudi editore 2019); Sergio Pasquandrea, Sono un deserto (Lietocolle
2019); Bruno Piccinini, E ancora ti parlo (PassigliEditori Firenze 2019); Alfredo Rienzi, Partenze e promesse. Presagi (Puntoacapo Editrice 2020) e Patrick Williamson, Traversi (Samuele Editore 2018).

“E SIA” DI GRAZIA PROCINO

Sono cinquantadue, esergo compreso, le liriche che compongono la silloge poetica di Grazia Procino intitolata “E sia” (Giuliano Ladolfi Editore, 2019): cinquantadue poesie dalle quali emerge, con forza e suggestivo lirismo, il senso di smarrimento e quella continua tensione, da parte dell’essere umano, verso la ricerca di un senso alla propria condizione. Quel cercare che è già un trovare, per dirla con Sant’Agostino, che rende più sopportabile il pesante fardello di essere Uomo quando si capiscono i motivi della propria sofferenza. Ma non traspare solo questo dai versi dell’Autrice: i continui e costanti richiami al classicismo costituiscono un leitmotiv della raccolta presa in esame, formando una particolare commistione fra suggestioni classiche e contemporaneità. I riferimenti al mondo classico, infatti, sono visti più come un modello a cui ispirarsi al fine di trovare risposta alle molteplici domande del mondo in cui oggi viviamo: quesiti che riguardano non soltanto la tragica condizione umana ma anche la finitezza dell’Uomo, essere finito che tende e aspira all’infinito. Nella poetica della Procino c’è una forza espressiva che spinge, quasi come se fosse stata compressa, anche verso la narrazione di un amore, cioè verso un contenuto più intimistico-sentimentale, il quale trova sfogo in quell’uso artistico del linguaggio che è sostanza ed essenza della vera Poesia:

L’ECO LUNGA

Ho tempi brevi.
Mi mancano le vocali lunghe
un tempo futuro che si inarca
per le colline gonfie e si perde
dondolandosi
nelle discese sgombre di pensieri.
Ho vita limitata ai tuoi abbracci
che lambiscono i miei fianchi
docili non più insolenti.
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Come si può notare dai versi testé riportati, la sostanza lirica della Procino mira chiaramente a essere “Poesia” e non “Poetico”: in altri termini, gli elementi primari del ritmo, e, ricordiamolo, ogni buona poesia deve possedere un suo specifico ritmo, precedono e sono privilegiati rispetto agli elementi secondari, quali possono essere, ad esempio, le assonanze, le allitterazioni e le rime. In ogni lirica, infatti, l’Autrice imprime non soltanto un particolare ritmo sonoro legato al significante (in semantica conosciuto come “piano dell’espressione”) ma anche un peculiare ritmo discorsivo-narrativo inerente al significato (“piano del contenuto”), attingendo a un suo personale repertorio immaginifico-espressivo: quello che ne scaturisce è un percorso poetico-esistenziale unico e irripetibile, indice che la Procino ha maturato un suo già ben strutturato stile compositivo. Basta riportare qui la poesia “Cielo e terra”, la quale, a mio avviso, ben incarna quanto appena detto: da notare il ritmo “spaziale” (i.e. il modo in cui le immagini si spiegano nella poesia) attraverso il quale si snoda il discorso poetico:

 
Per questo minuto spazio di tempo
che ci è dato in sorte
per questo anfratto di vita
che scortichiamo con tenacia
per questo spicchio di cielo
che aneliamo a occupare.
Siamo uomini in preda all’abisso
dell’angoscia, nuovi Odisseo, che
rinunciamo all’immortalità
fieri della propria finitezza effimera.

“Fieri della propria finitezza effimera”: nell’explicit di questa lirica c’è un’intera visione dell’esistenza umana condensata in sole cinque parole. Condizione umana legata all’effimero che è anche fragilità, che è anche bellezza ma che, al tempo stesso, è destinata a 110022252-3323197851239137-105083512771046710-osvanire. Questi sono temi cari e ricorrenti nella poetica della Procino, si percepisce che l’Autrice ha ponderato e molto studiato questi argomenti e queste tematiche: la ricerca del senso della vita, la riflessione sulla condizione umana, le implicazioni filosofiche e poetiche che tutto questo porta con sé, come si evince, ad esempio, dall’incipit di quest’altra lirica:

AFASIA DELLA SIBILLA

Passiamo una vita intera a cercare il senso.
Quando lo sfioriamo
- è viscido, non si afferra - inquieti,
delusi ci dirigiamo altrove. (…)

Da un punto di vista strutturale la silloge inizia con un prologo, dopo di che si sviluppa attraverso sezioni chiamate “stasimi”, che evocano la suggestiva atmosfera della tragedia antica, insieme alle monodie; infine la raccolta si conclude con l’epilogo: “E sia”, quindi, presenta la tipica struttura di un dramma greco.

Il registro linguistico è caratterizzato, come abbiamo accennato, da frequenti richiami mitologici all’antica Grecia; il lessico è austero e, a tratti, solenne anche se, a volte, si focalizza su elementi di vita quotidiana all’apparenza del tutto ordinari ma che si cristallizzano in particolari significativi degni di rilievo, come avviene, ad esempio, nell’esergo:

Non mi ha mai sfiorata

il desiderio di essere come tutti
io papavero ai bordi
di un asfalto al catrame.

A conti fatti, in “E sia” la poetessa Grazia Procino dà prova del raggiungimento di un suo stile poetico ben strutturato e di un profondo sentire. I numerosi rimandi all’antica Grecia conferiscono alla silloge un sapore classico, anche per come è stata architettata la raccolta, come abbiamo testé esposto. Temi profondi e pregnanti sono toccati e affrontati in queste sue pagine, inducendo il lettore a riflettere su questioni sempre attuali: domande profonde che generano altre domande ancora più profonde, questo è quello che la silloge, implicitamente, sembra voler comunicarci, innescando così un percorso circolare di comprensione poetica che tende verso l’infinito:

E SIA

Lo so. Ci si aggrappa a tutto
pur di non sprofondare
anche alla notte.

ANTONIO SACCOantonio-sacco

Antonio Sacco è nato ad Agropoli (Sa) nel 1984, vive e compone versi nel cuore del Parco Nazionale del Cilento (Vallo della Lucania). Compone non solo poesie in versi liberi ma anche poesie in metro prestabilito (sonetti, odicine anacreontiche, strofe saffiche, haiku, tanka, senryu). È uno studioso e ricercatore della poesia estremo-orientale (soprattutto della poesia haiku), ha pubblicato su molte riviste internazionali dedicate al genere poetico dello haiku (Tha Mamba, Chrisantemum, The Mainichi, Ashai Shimbun, Harusame, Haikuniverse, Otata, Failed Haiku, Yoisho), è l’autore di oltre venti articoli tecnici e divulgativi sulla poesia in versi liberi e sulla poesia haiku. Già giudice in due concorsi nazionali di poesia per la sezione haiku, è stato, inoltre, scelto fra i 100 autori di haiku più creativi nel 2018 e nel 2019 (Haiku Euro Top). Ha pubblicato due sillogi poetiche, l’ultima delle quali è intitolata “Eppure ancora i nespoli - Dissertazioni sullo haiku” (Nulla Die Edizioni, 2020).

 

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