Giuseppe Gasparre - Grazie all’Airc in lotta contro le neoplasie ovariche

Giuseppe Gasparre

AZALEAREV_amazon-header-300x120_4f687b1f-5282-4578-957c-67e4fe324338 A sostegno dell’Airc - Associazione Italiana Ricerca sul cancro - quest’anno non le abbiamo comprate le azalee in piazza ma su Amazon per tutto maggio. Un aiuto importante per l’associazione che investe più di 115 milioni di euro per la cura del cancro, sostenendo oltre 5.000 ricercatori, con 533 progetti di ricerca, 114 borse di studio e 22 programmi speciali, per rendere il cancro sempre più curabile.

Uno dei settori in cui la ricerca opera con successo vede protagonista il gioiese Giuseppe Gasparre, biotecnologo, giovane professore associato dell’Alma Mater e direttore del Centro di Ricerca biomedica applicata, già salito agli onori della cronaca per aver scoperto nel 2011 “OncoGiano” un gene mutante che arresta la crescita del cancro. La sua equipe formata da dieci donne e due uomini è impegnata nella promettente ricerca di cure sperimentali sul tumore ovarico grazie a un finanziamento Airc di 120mila euro l’anno per i cinque anni. Una scelta che premia il progetto dei ricercatori su cui l’associazione “investe” nella certezza di risultati brillanti.

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“Il cancro ovarico è una delle neoplasie più letali nella donna - afferma Giuseppe -, fortunatamente non diffusa come il tumore al seno, ma di certo più letale. Solo il 40% delle pazienti sopravvive dopo il quinto anno, le recidive sono alte ed i sintomi - ovvero forti dolori addominali - compaiono quando il tumore è già diffuso, in uno stadio avanzato. Solo i market tumorali possono talvolta allertare per tempo, se effettuati.”

Il Sant’Orsola di Bologna - centro di riferimento all’avanguardia per questa patologia non solo nell’Emilia ma nell’intera nazione e nell’Europa - offre a Gasparre e ai suoi colleghi la possibilità di collaborare con chirurghi molto preparati e di accedere ai dati della bio-banca e dei follow-up delle pazienti curate nel corso degli anni. Si lavora su numeri alti, sono in media 350 - 400 le donne che vengono curate per neoplasie ovariche al Policlinico bolognese. In Europa solo in questa città al momento è possibile effettuare cure elettrochemioterapiche, oltre a poter accedere a quelle molecolari.

“Non c’è una campagna di prevenzione spinta per questo tipo di neoplasia. Il nostro obiettivo è spegnere la centrale energetica delle cellule tumorali, colpire il metabolismo, bloccare la risposta adattativa e comprendere come queste cellule reagiscono. Esse infatti si riadattano in diversi modi, coinvolgendo anche le cellule del sistema immunitario. Questo studio è stato riportato in una pubblicazione su una rivista scientifica. La terapia per fronteggiare questo riadattamento non può che essere combinata per avere successo. Proviamo a bersagliare contemporaneamente anche le specifiche cellule del sistema immunitario, usando farmaci a bassissimo impatto collaterale come ad esempio ipoglicemizzanti e farmaci che trattano l’osteoporosi, per altro anche poco costosi…” conclude il professor Gasparre.

Alcuni dati su cui riflettere… in trentasei anni, attraverso la distribuzione dell’azalea, sono stati raccolti più di 270 milioni di euro distribuiti nella ricerca.

Lo scorso anno, in Italia circa 175 mila donne hanno scoperto di avere un tumore.

Il cancro al seno è il più diffuso con 53.000 nuovi casi all’anno, il che equivale a circa 145 diagnosi al giorno. Una donna su nove nell’arco della vita, può ammalarsi di cancro al seno. il tumore del colon-retto colpisce 22 mila donne, quello al polmone ha registrato lo scorso anno 42.500 casi, di cui 13.000 nelle donne. I tumori di endometrio, cervice uterina e ovaio colpiscono oltre 16 mila pazienti. Aiutare la ricerca attraverso l’Airc è oggi più che mai un investimento sulla salute, un modo per aiutarci ed aiutare coloro che amiamo.