Mercoledì 08 Aprile 2020
   
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“VITE PARALLELE”: discriminazione di genere sempre attuale/video

giorno della memoria

p-r-i-m-o-l-e-v-i-1-728 I versi di Primo Levi nel celebre componimentoSe questo è un uomo” non possono lasciare indifferenti: “Considerate se questa è una donna, senza più capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo come una rana d’inverno”.

Vittime della persecuzione e dello sterminio nazisti furono sia gli uomini che le donne di etnia ebraica. Tuttavia, le donne - sia ebree che non-ebree - furono spesso soggette ad una persecuzione eccezionalmente brutale da parte del regime. L'ideologia nazista prese di mira anche le donne Rom (Zingare), quelle di nazionalità polacca e quelle che avevano difetti fisici o mentali e che vivevano negli istituti. Interi campi, così come speciali aree all’interno di altri campi di concentramento, furono destinati specificatamente alle donne. Nel maggio del 1939, i Nazisti aprirono il più grande campo di concentramento esclusivamente femminile, quello di Ravensbrück, dove più di 100.000 donne vi furono incarcerate tra la sua apertura e il momento in cui le truppe sovietiche lo liberarono, nel 1945. Molte donne incarcerate nei campi di concentramento crearono gruppi di mutua assistenza che pergiorno della memoriamettevano loro di sopravvivere grazie allo scambio di informazioni, di cibo e di vestiario. Spesso le donne appartenenti a questi gruppi provenivano dalla stessa città o dalla stessa provincia, avevano lo stesso livello di istruzione o condividevano legami familiari. Infine, altre donne furono in grado di salvarsi perché le SS le trasferirono nei reparti destinati al rammendo degli abiti, nelle cucine, nelle lavanderie o nei servizi di pulizia, e molte di loro furono grandi musiciste chiamate ad arrangiare brani musicali, eseguirli e costruire finanche degli strumenti musicali. La donna di ieri e di oggi sperimenta una discriminazione legata al genere. Recuperare attraverso la riflessione storico, filosofica e giuridica questa consapevolezza contribuisce a sviluppare nelle nuove generazione un desiderio di equità e accresce il rispetto e il valore della diversità non come esclusione ma come ricchezza. Il processo di giustizia, inclusione ed eguaglianza passa attraverso il riconoscimento che le differenze sono un arricchimento per un’umanità attenta e solidale. Come giorno della memoriaha ribadito la senatrice Liliana Segre oggi più che mai: "L'indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c'è limite all'orrore. L'indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori".

Il giorno 27 gennaio 2020, la comunità scolastica del Liceo Scientifico, Classico e ITT vivrà la Giornata della Memoria, attraverso una riflessione sulla condizione di discriminazione di genere, perpetuata ai danni delle donne all’interno dei lager. Le immagini del docu-film “Vite parallele” di Sabina Fedeli, narrano la storia di Helen Mirren e ripercorrono attraverso le pagine del diario la vita di Anne e la storia di 5 donne che, da bambine e adolescenti, sono state deportate nei campi di concentramento, ma sono sopravvissute alla Shoah. E’ importante saper avvicinare i coetanei di Anne Frank alle sue emozioni, esperienze, valori; alla sua eccezionale resistenza all'avanzare della violenza. Mettere a frutto la lezione della storia, ricordare i fatti e attualizzare il più grande genocidio del ventesimo secolo, mettendolo a confronto con la montante paura del diverso e fenomeni di discriminazione e odio razziale più recenti.

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RIFLESSIONI…DALLA TESTIMONIANZA DI GOTI BAUER

“Prima delgiorno della memoriale leggi razziali del 1938 tutto procedeva regolarmente, poi da un giorno all’altro le cose cambiarono, alcune divennero proibite, la vita si fece difficile, quando i tedeschi invasero l’Italia estendendo le loro leggi antisemite, tutto precipitò, era l’8 settembre del 1943.

Le faccende militari, che restino agli storici!

Noi, diversamente, cogliamo sfumature che il tempo ci consente di cogliere. 

Il diverso, a volte, può essere interpretato dal tempo.

La testimonianza della sopravvissuta, vista in controluce rispetto al primo ventennio del Duemila, delinea l'incommensurabile abisso che, destinato a rimanere tale, separa i significati di parole uguali ormai solo per sintassi.

Pensiamo a semplici gesti come una carezza o uno sguardo e ora ovviamente ci verrà spontaneo chiederci: cosa c’è di particolare?

Il punto è che ci dobbiamo pensare immedesimandoci in un qualsiasi prigioniero di un campo di concentramento, qui tutto cambia.

Per comprenderne meglio il significato di alcuni “semplici” atti o di alcune parole, dobbiamo cambiare prospettiva, punto di vista.

Partiamo da una carezza, un semplice gesto di conforto, che può essere alla base di un’amicizia o dell’amore fra un genitore e un figlio, oggi sembrerebbe una cosa semplice e normale, talvolta anche banale.

Pensate ad una madre che fa una carezza ad un figlio, un gesto tanto prezioso quanto sottovalutato, ma che esprime tutto l’amore che a parole non si sa esprimere, o che non si può esprimere.

Pensate ad una madre che accarezza suo figlio, sapendo che deve morire, sapendo che non lo rivedrà mai più; sentire che qualcosa di terribile sta per accadere e avere solo la possibilità di una carezza, un gestgiorno della memoriao pieno di tutto: amore, conforto, disperazione e forse di speranza.

Una speranza lontana, che si tramuta, con uno schiocco di dita, in “sopravvivere” ma sopravvivere non è vivere.

Facciamo un passo indietro e riflettiamo sul termine: sperare, era difficile sperare davanti a tanta impotenza, era più facile che si diventasse fragili, provati fisicamente e psicologicamente, la speranza è come se si trasformasse diventando un “disperare”.

Un sentimento era capace di diventare il suo contrario in un contesto così terrificante.

Pensate ancora all’impotenza di una madre che si dispera nel vedere suo figlio piangere e che non sa come fare per tranquillizzarlo e soprattutto per confortarlo, ma come farlo se lei è disperata?

Con un semplicissimo gesto, una carezza, che in incognito indossa il più difficile degli addii, e quando la distanza non permetteva il contatto, tutto questo era affidato ad uno sguardo.

L’importanza che uno sguardo assume in momenti di estrema disperazione, non ha pari oggi e pari non avrà, mai più. Nella testimonianza della Bauer lo sguardo oscilla, assume il significato di saluto, di conforto, di confronto, di addio; “oscilla” è diventato uno delle SS che ti guarda, che ti sceglie, che decide che sei tu quello che non è perfetto, decide che sei tu quello la cui vita sarebbe finita quel giorno, senza appello, senza ritorno.

"Non ricordo proprio di aver fatto progetti per il futuro, perché non era possibile", in queste parole si comprende tutta la desolazione, la solitudine e il destino che gli altri hanno deciso per te.

Dunque restano i ricordi l'unico modo per combattere la disumanizzazione, l'unico modo per ricordare che la vita è bella, o almeno, lo era stata sino ad allora. 

Ricordare per resistere, per non dimenticare e per non permettere che la storia si ripeta, affinché non arrivi mai più quel momento in cui affidi l'ultimo sguardo alla solitudine e capisci che è l'unica cosa che rimane. Il rimanere da soli, non avere nessuno al tuo fianco con cui condividere le giorno della memoriatue sofferenze, le tue paure. Il voltarsi e non trovare niente, un sostegno, un sorriso, un volto amico che possa ridurre lo sconforto. L'essere allontanati da casa, strappati dalle braccia dei propri affetti, rimanere da soli sapendo di essere condotti verso la morte, non potersi opporre è e sarà sempre terribile. 

Non avere qualcuno che possa capire ciò che stai provando è di per sé una morte interiore, anche peggiore della morte del corpo.

Al giorno d'oggi, invece, la solitudine è una cosa molto più relativa, non necessariamente dovuta ad avvenimenti concreti. Non scorgere la luce alla fine del tunnel, chiudendoci in noi stessi, sentendoci soli perché gli altri, a volte, sono incapaci di capire ciò che sentiamo, ciò che vorremmo dire ci rende vulnerabili e soli, soli anche in mezzo alla gente.

Chissà come si sentirebbero oggi i deportati se sapessero dell'indifferenza del mondo di fronte a ciò che è successo e che potrebbe risuccedere, forse si sentirebbero soli ancora una volta.

La gente che non accetta un no, che può permettersi tutto, che non apprezza ogni singolo momento, che non è in grado di comunicare tramite un semplice sguardo, dovrebbe prendersi un attimo di pausa dal mondo per ricordarsi di chi è stato privato di ogni singola cosa ed ha lottato per poter essere amato un'ultima volta. giorno della memoria

Sono incolmabili le differenze createsi tra le parole a distanza di pochi decenni.

Eppure esiste un filo conduttore. 

Esiste se gli permettiamo di farsi largo nelle nostre vite, questo filo è di un tessuto ricamato con empatia, partecipazione, interesse, fervore, tuttavia è un filo fragile, facile da spezzare se minacciato dal disinteresse stoicismo, dal negazionismo e dalla non curanza.

La differenza la facciamo noi, non perdiamo tempo!”

Addabbo Giovanni - Faggiolino Gaia - Falcone Antonio - Laneve Adriana

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VIOLENZA SULLE DONNE. SOLO NUMERI O INQUIETANTE REALTÀ?

“Secondo i dati forniti dall' ISTAT il 31,5% delle donne tra i 16 e 70 anni giorno della memoria(6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (4 milioni 353 mila) ha subìto violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila). Queste violenze sono perpetrate da partner o ex partner, in particolare il 5,2% (855 mila) dal compagno attuale e il 18,9% (2 milioni 44 mila) dall’ex. Tanto che la violenza sembra essere la causa principale per la rottura della relazione.

La violenza fisica è più frequente fra le straniere (25,7% contro 19,6%), mentre quella sessuale più tra le italiane (21,5% contro 16,2%).

Al fine di comprendere un andamento dello sviluppo della questione l'Istituto di ricerca italiana ha confrontato i dati dei cinque anni precedenti al 2006 con quelli del 2014 cogliendo importanti segnali di miglioramento: diminuiscono la violenza fisica e sessuale da parte dei partner attuali e da parte degli ex partner; non si intacca però lo zoccolo duro della violenza nelle sue forme più gravi (stupri e tentati stupri).

Oltre alla violenza fisica o sessuale le donne con un partner, subiscono anche violenza psicologica ed economica, cioè comportamenti di umiliazione, svalorizzazione, controllo ed intimidazione, nonché di privazione o limitazione nell’accesso alle proprie disponibilità economiche o della famiglia. Nel 2014 sono il 26,4% le donne che hanno subito violenza psicologica o economica dal partner attuale e il 46,1% da parte di un ex partner seppur è risultata in forte calo dal 2006.

Inoltre una percentuale non trascurabile di donne ha subito, oltre a forme di violenza psicologica, anche atti persecutori (stalking). Si stima che il 21,5% delle donne fra i 16 e i 70 anni (pari a 2 milioni 151 mila) abbia subito comportamenti persecutori da parte di un ex partner nell’arco della propria vita. Se si considerano le donne che hanno subito più volte gli atti persecutogiorno della memoriari queste sono il 15,3%. Gli autori di stalking sono maschi nell’85,9% dei casi a fronte di un 14,1% di femmine. Tra queste la grande maggioranza (il 78% delle vittime) non si è rivolta ad alcuna istituzione e non ha cercato aiuto presso servizi specializzati, cosa ancor più grave, tra queste una su due afferma di non averlo fatto perché ha gestito la situazione da sola.

Alla luce di questi dati molto interessante è l'articolo realizzato da Denise Ferrero sul giornale 'La Repubblica' intitolato 'LA VIOLENZA SUL CORPO CAMBIA IL DNA?'

La giornalista, infatti, afferma che il DNA non è dato per sempre. Stress e traumi lo possono modificare nelle donne che hanno subito violenza accelerando l’invecchiamento e aumentando l’insorgenza di malattie. Tutto ciò è dovuto all’accorciamento dei telomeri del DNA come già constatato dagli studi sui veterani di guerra o sopravvissuti ai campi di concentramento. Da più recenti studi svolti sul materiale genetico di donne vittime di violenza a confronto di donne non violentate, sono emerse significative differenze relative ad alcuni processi che regolano l’espressione di geni coinvolti nello stress. Per la prima volta, continua a scrivere la Ferrero, si cerca di comprendere se le differenze osservate potranno indurre a effetti a lungo termine, compromettendo così il loro stato di salute futura. Perciò l’obiettivo fondamentale è la possibilità di identificare dei protocolli terapeutici di prevenzione, costruiti sui marker biologici identificati. Il sogno che si spera di realizzare è una biobanca per donne, destinata a cancellare le ferite della viogiorno della memorialenza anche se scolpite a livello molecolare.

Sconcertante è che ancora molto presenti sono in Italia, gli stereotipi di genere, correlati alla visione non del tutto emancipata che l’uomo ha della donna. Per l’uomo più che per la donna è molto importante avere successo nel lavoro; l’uomo è meno adatto ad occuparsi delle faccende domestiche; è l’uomo a dover provvedere alle necessità economiche della famiglia. Quello meno diffuso, invece, è che spetta all’uomo prendere decisioni più importanti riguardanti la famiglia. Gran parte della popolazione, al crescere dell’età e tra i meno istruiti, si ritrova in questi stereotipi. Gli stereotipi sono anche collegati alla violenza di coppia sulla donna poiché l’uomo ritiene la donna di sua proprietà perciò soggetta a controlli della sua vita sociale. Altri, e molto gravi, riguardano coloro che giudicano false le accuse di violenza sessuale poiché mal interpretano il volere della donna. Per concludere uno stereotipo fortemente diffuso tra la popolazione è quello che riguarda le correlazioni tra le violenze subite e il modo di vestire delle donne oltre che di fare uso di alcolici e stupefacenti. Dato inquietante che trova, purtroppo, disparità di pensiero anche tra i più colti e giovani”.

Simone Maselli e Carlo Quatraro

 Video:

Commenti  

 
#1 Poorlydone 2020-01-28 09:33
Sicuramente ne uccise di più l'indifferenza di chi non si oppose prima alla ghettizzazione e dopo alla deportazione (la Chiesa in primis), che non l'atrocità della ferocia nazista.
Per evitare qualsiasi sopruso, occorre prendere coscienza, informare e lottare contro la cattiveria umana, insita in ognuno di noi. Il "diverso", ė chiunque non sia uguale a noi, perciò anche noi siamo "diversi" dagli altri.
 

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