Venerdì 17 Gennaio 2020
   
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Intervista a Michele Casella autore del Workshop “Music Telling”

indiesposizioni ass. Ombre

Music Telling All’avvio della parte finale della seconda edizione di IndiEsposizioni abbiamo incontrato il giornalista Michele Casella, che a partire da oggi fino a sabato 7 dicembre presso la Sala Javarone del Comune di Gioia, terrà dei workshop di Editoria e Giornalismo Musicale dal titolo “Music Telling”.

Casella oltre ad essere giornalista ed esperto di comunicazione e a scrivere per «La Repubblica XL», «Alias», «Pagina99», «Il Manifesto», «Il Sole 24 Ore», «Il Corriere del Mezzogiorno», «Neural», «Rockerilla», «Sentireascoltare», è direttore responsabile di “Pool” e di “Pool Academy”, Project Manager del festival del giornalismo “L.ink”, direttore artistico del “Loop Festival” e responsabile ufficio stampa del festival “Time Zones”. È inoltre docente di Editoria e Comunicazione Multimediale al Master di Giornalismo dell’Università di Bari e Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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Secondo Michele Casellala sua esperienza di “addetto ai lavori” possiamo affermare che c’è molta attenzione nei confronti della musica nella nostra regione?

“Moltissima attenzione al livello istituzionale. Siamo molto fortunati a vivere in una regione che ha deciso di puntare e investire su un settore che sta attraversando un cambiamento epocale e che è molto complicato da padroneggiare. Certo tutto è migliorabile e correggibile. Probabilmente il pubblico ha necessità di riconnettersi con quello che succede a livello internazionale, dovuto a un’impostazione mediatica italiana che è molto conservativa e questo si riverbera sull’attenzione e i gusti del pubblico. Secondo me il potenziale c’è, chiaramente Bari, la Puglia non sono Milano e la Lombardia, il Piemonte o il Lazio”. Possiamo dire che nel nostro piccolo ci difendiamo bene. “Certo”.

Quale futuro per la musica e le professioni ad essa collegate?

“Da qualche anno a questa parte c’è la possibilità di cimentarsi con la musica non solamente come musicista, ma pensando alla musica come lavoro, impegno d’impresa, e questo ha favorito la nascita di etichette discografiche anche piccole e di professionalità eterogenee: c’è chi si occupa della parte tecnica, chi della parte amministrativa, chi di marketing e comunicazione. In questo senso anche il workshop organizzato con IndiEsposizioni è interessante perché prova a dare un’indicazione sulle necessità che ci sono per la promozione e la comunicazione, in particolare ufficio stampa e e-mail marketing, che possono essere spendibili sul territorio con qualunque tipo di attività. Perché c’è bisogno di comunicazione per organizzare eventi, per portare avanti una band, un’etichetta discografica”.

Com’è nata la collaborazione con INDIEsposizioni e quindi “Music Telling” e “Indiesbook”?

“Una collaborazione davvero molto bella perchè ho trovato persone molto appassionate e questo è fondamentale insieme all'interesse e al desiderio di far bene. Giuseppe Procino che già conoscevo, mi ha presentato il gruppo ed è partita una collaborazione su delle singole attività e poi pian piano, conoscendoci meglio, è nata l'idea di provare a fare dei piccoli seminari, workshop focalizzati sulla musica nella sua evoluzione contemporanea e sui mestieri legati alla comunicazione e promozione dell'industria musicale”.

Dopo la prima edizione dedicata all’analisi e critica musicale, ha pensato di approfondire un’area della comunicazione musicale e non solo come l’Ufficio Stampa, perché?

“Quest'anno, abbiamo proseguito con due linee che avevamo già tracciato lo scorso anno: la prima è quella di continuare con i mestieri e fare un seminario un pò più tecnico, quindi su ufficio stampa ed e-mail marketing applicato al mondo della musica. L'altra è realizzare un percorso, parziale e personale, che racconta un pò alcuni grandi autori del videoclip internazionale che hanno lavorato con alcuni grandissimi artisti e musicisti della musica alternativa, quindi non mainstream o pop, autori che hanno fatto la storia dell'immagine negli ultimi 25 anni.

Per quanto riguarda il percorso sui mestieri della musica se lo scorso anno siamo partiti con un seminario sulla scrittura digitale e sul web writing, quest'anno era opportuno andare un pò più nel dettaglio e vedere come utilizzare le tecniche di scrittura applicate a un lavoro che è molto ricercato che è quello di ufficio stampa e dato che l'ufficio stampa si avvale del supporto della mail in maniera imprescindibile è utile conoscere cos'è l'e-mail marketing e come viene utilizzato oggi a livello internazionale, questo percorso durerà tre ore.

L'altro seminario, della stessa durata, è incentrato sui grandi nomi sia del videoclip, quindi registi che sono partiti dal videoclip per poi arrivare al cinema, ma anche altri che hanno fatto il percorso inverso”.

Può darci qualche dettaglio in più su come verranno strutturati i workshop?

“Ho selezionato una quindicina di video, circa, per realizzare un viaggio incrociato tra musica e immagine, attraverso alcune rappresentazioni uniche sia a livello di tecnica che di narrazione e storytelling, è rendersi conto di come è mutata l'iconografia e l'iconizzazione delle star della musica nel corso del tempo e come l'autorialità dei registi sia subentrata alla "tecnica" di filmare il gruppo che si esibiva dal vivo o che comunque suonava che per decenni è andata per la maggiore.

In pratica partirò da alcune basi "elementari" della comunicazione per spiegare come si fa a lavorare in un ufficio stampa, non è complicatissima, in sei ore si può apprendere. Non ci sono limiti, anche se ci aspettiamo una risposta maggiore dagli studenti delle superiori, tutti possono partecipare. Lo stesso percorso musicale l'ho impostato in modo da far scaturire anche dei piccoli approfondimenti su dei video che fanno un pò da educazione visiva per tutti, ragazzi e non. L'obiettivo è vedere che tipo di narrazione viene creata, di storytelling, di valori e di contenuti ci arrivano attraverso la musica, che non è semplicemente un'unione di suoni e di parole, è un compendio che ci trasmette tantissimo, dalla contaminazione culturale a una serie di valori molto differenti a seconda del genere, del territorio in cui vengono realizzati”.       

Cosa si augura per questi "Effetti collaterali"

“La mia speranza è di far ascoltare cose diverse, nuove magari per i più giovani, o che il pubblico più adulto già conosce, ma con orecchie e occhi diversi. Mi auguro che la gente venga anche solo per curiosità, per capire cos'è il marketing oggi, cos'è la comunicazione, come funzionano queste nuove professioni. E che abbia anche un orecchio "avventuroso" che, invece di ascoltare solo quello che ci viene propinato in continuazione e in maniera omogenea e uniforme da tutti i canali mainstream, radio e tv, provi a vedere che c'è tanto altro e magari scoprire che questo altro è anche molto interessante. Magari aprire altre porte che partono dalla musica e che poi arrivano in tutte le branche della comunicazione.
Mi auguro davvero che questi percorsi di ascolto possano essere piacevoli per tutti soprattutto perchè stiamo parlando veramente di piccole opere d'arte di 4/5 minuti, che a livello visivo hanno una potenza espressiva e narrativa incredibile”.

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