“Una ferita aperta” di Salvo Fuggiano con Fratelli d’Italia

67740586_10217546417405104_6614860633592561664_n

68352693_2295867687179278_7862272853230485504_n68502413_2340312812883265_4984567232160858112_n «Il bimbo si sveglia e ha paura. Sente il cuore rimbombargli nelle orecchie. Non vede niente, ma sa che c’è qualcuno lì con lui. È terrorizzato ma non piange: è grande, ormai. Un sussurro all’orecchio: «Sei pronto a giocare con me? Le regole le conosci. È il solito gioco, il mio preferito. E certi giochi non si dimenticano mai…».

E’ questo l’incipit di “Una ferita aperta” (Les Flaneurs Ed.), romanzo di Salvo Fuggiano presentato nell’Arco Costantinopoli l’8 agosto scorso da Rosanna Tateo che ringrazia Fratelli d’Italia per aver condiviso questo suo progetto ed i valori che esprime l’autore attraverso il suo percorso di vita.

In pochi minuti, con passione Rosanna tratteggia il profilo di Salvo, conosciuto 25 anni prima a Chiatona. Classe ’71, nato a Massafra, Fuggiano è figlio unico, laureato in lingue e letterature straniere all’università D’Annunzio di Pescara. La sua è una famiglia benestante, non gli manca nulla ma essendo una persona “del fare” sin da ragazzo svolge tre lavori: è guida turistica, accompagna i turisti spagnoli in visita a Bari con Costa Crociere, dà lezioni di doposcuola… si inventa letteralmente il lavoro e da 14 anni a queste attività aggiunge quella di libraio indipendente. Oggi è docente di lingua Inglese e Spagnola presso una scuola primaria.

Salvo coltiva da sempre l’amore per la lettura, i libri vanno vissuti, sono la sua passione, ama sfogliarli, toccarne la carta, odorarli e scrivere non è solo un hobby, ma una necessità. Nel 2014 pubblica il romanzo giallo “La favola del silenzio” (Lupo Ed.).

“Salvo è una persona che si mette in gioco, solare, una esplosione di vita, dotato di grande sensibilità - precisa Rosanna -, la scrittura è una passione autentica, come quella del nostro sindaco Johnny Mastrangelo per la politica.”

La malattia e la perdita del padre spengono per alcuni anni la sua gioia di vivere ed il suo sorriso.

“Stavo molto male - confessa Salvo - soffrivo di attacchi di panico, di ansia e mi sono fatto aiutare… Trasferire su carta eventi, emozioni e determinati stati emotivi che possono essere causa o effetto di sofferenze interiori è stato un modo catartico per non accumulare difficoltà e angosce e allentare la tensione.” 

Si rivelerà, quindi, taumaturgico il ritorno alla scrittura che porterà alla stesura di “Una ferita aperta”, romanzo ambientato in Puglia e costruito ad arte, con suggestivi rimandi al doppio, a pochi giorni dall’arrivo nelle librerie già andato in ristampa.

Primo di una trilogia cui l’autore è già al lavoro, il romanzo è stato introdotto da un book trailer molto ben articolato, in cui pathos e colpi di scena anticipano il fascino e la potente seduzione di un noir a tinte forti che a breve diventerà una serie Tv prodotta dalla Apulia Film Commission con il regista Dario Piana.

Vito Giordano, direttore di Radio Altamura, con taglio brioso e informale e domande “alla Marzullo” presenta il romanzo nell’accogliente arco messo a disposizione dai residenti ed in particolare dalla famiglia Addati, più volte ringraziata per la cura riservata a questo angolo del cuore antico di Gioia e per l’affettuosa accoglienza.

Alcuni passi individuati da Giordano e letti dalla bravissima Miriam Romano accompagnata in sottofondo alla chitarra da Lillo Barile, trascinano tutti nella bellezza di una scrittura densa e potente, in grado di evocare suggestive immagini e scatenare emozioni.

Salvo non è un personaggio, è una persona, il cui doppio si intravede in una pozza d’acqua, in copertina. Ha indossato la maschera come un personaggio pirandelliano, ha vissuto il buio.

Lo stress post traumatico - confess67712376_2282768228467227_3417897449027534848_na l’autore - può essere superato solo cambiando la direzione dei pensieri per dare risposte a interrogativi che già conosci. Ho sempre pensato che dietro la storia di Ciccio e Tore ci fosse un pedofilo ed ho immaginato che uno dei due fratelli fosse sopravvissuto, entrando nella mente della vittima e del carnefice, due storie in una…” torna quindi il doppio.

«Le storie sono creature selvagge…» legge Miriam dando voce al protagonista mentre scrive un tema in cui avrebbe potuto parlare dell’abuso subito e «…salvare molti miei amici e forse anche me stesso. Il malessere aumenta, è un grumo di pensieri, insetti molesti, cerco di concentrarmi su un unico pensiero.»

Il doppio torna sempre, la scrittura diviene intima. Ci si conosce solo quando si soffre insieme…

“Chi è l’orco?” chiede Giordano.67702546_447421029440325_2028155858650660864_n

“Quello delle favole - a detta dell'autore - insegna a scappare, ma spesso è una persona vicina alla vittima, anche un genitore. E ci sono più orchi che vittime.”

“Cosa sogna un bambino?”

“Cose belle - risponde Salvo -, ma un bimbo violato ha solo incubi. I bambini i messaggi ce li lanciano, bisogna ascoltarli, fare attenzione a quello che succede… Prima c’era voglia di stare insieme, si condivideva molto col vicinato, i bambini erano custoditi da tanti occhi, si badava ai propri figli ed ai loro amichetti… oggi si è persa l’empatia, a stento ci si riconosce, occorre educare al rispetto.”

“Come uscire dal buco nero?”

“Credendo in se stessi e facendo quel che si ama. Ogni uomo ha il suo inferno, istinti ed emozioni, sete di libertà… si vive di pura follia. La mia infelicità alla fine si è rivela67706798_10217546417685111_6898121968806002688_nta fonte di grande gioia.”

“Come si fa ad uscire dal’infelicità?”

“Ci vuole impegno! Sono circondato da amici. Alcuni mi hanno detto che sono tornato a sorridere, ma non con gli occhi…" ma già in questa prima presentazione a Gioia, circondato da tanto calore, affetto ed amicizia, il sorriso sta tornando nel suo sguardo.

IL ROMANZO

“Una ferita aperta” affronta il tema della pedofilia raccontato dal protagonista e dal suo “biografo” nel quale si rispecchia Salvatore, il suo “doppio di carta” adulto. Il confine tra le due storie è così sottile da sfiorare la follia, il reale e l’immaginario si toccano, sfumano in viraggi di colore che solo il linguaggio riesce ad arginare, caratterizzando gli animi dei diversi personaggi. Ombre e luci si alternano al buio in cui il male e le ferite incancreniscono. Qual è la finzione? Qual è la realtà? Fino alla fine è il dolore a svelare il mistero, eppur non tutti i dubbi si sciolgono.

“Il messaggio che voglio trasmettere è che il male non si presenta mai sotto la stessa forma. Ci inganna, ci gira intorno, ci seduce… Persino l’innocenza dei bambini viene corrotta all’interno della narrazione.
I due prossimi romanzi non saranno più ambientati in Puglia, ma a Pescara. Città che amo come la mia Massafra. Il protagonista sarà sempre il Salvatore di carta che continuerà a scrivere i suoi romanzi ma con una nuova protagonista.”

«…Eppure sa che la persona al suo fianco gli vuole bene; questo riesce a intuirlo. Nella stanza cala un silenzio che sembra eterno. […] Quando la figura ricomincia a parlare, la voce è meno dolce: «Non te l’aspettavi, vero? Ora faremo un bel gioco!» dice, tendendogli la mano complice. Sente le dita che gli stringono i polsi, le unghie che si conficcano nella carne. Qualcosa scintilla, appena percettibile all’occhio. Gioca con le sue emozioni, come il gatto fa col topo. Poi la presa si allenta. Il polso di nuovo libero: è il segnale che dà inizio ai giochi. Prende a correre: parte la caccia… «Corri, corri…».

Un libro assolutamente da leggere! [Foto Teresa Follino]