Venerdì 20 Settembre 2019
   
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“Hidden” di A. Capurso - Dalle foto alle proposte per la città/foto

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rocco mansueto Sabato 10 agosto 2019, in conclusione della mostra fotografica «Hidden» di Alessandro Capurso, si è svolto un «photo-talk», un incontro a più voci con la proiezione di alcune foto tratte da «Hidden» e altri precedenti lavori di Alessandro.

IL PROGETTO «SCATTI» CON I RAGAZZI DELL’A.SO.TU.DIS.

La prima fase dell'incontro, quella che probabilmente lo ha più emozionato, è stato il racconto del progetto «Scatti», due incontri con i ragazzi e le ragazze dell'A.SO.TU.DIS. (Associazione Solidarietà e Tutela Disabili) per scoprire le loro abilità fotografiche nascoste e il loro diverso modo di guardare la realtà.

Nicoletta Pavone, presidente dell'A.SO.TU.DIS. ha ringraziato Alessandro per aver accettato questa sfida, nonostante i timori iniziali, imparando a cogliere le potenzialità di questi ragazzi/e e a confrontarsi con visioni diverse dalla sua.

Due incontri di un paio d'ore che hanno cambiato il suo modo di percepire la realtà, facendogli scoprire la loro curiosità, la loro capacità di fotografare con occhi semplici, senza filtri.asotudis richiesta sede

La diffidenza, il timore iniziale è stato subito superato incontrando le persone, imparando a lavorare insieme e a cogliere le potenzialità di ciascuno. Con risultati a volte sorprendenti, scatti che spero possano essere mostrati anche al pubblico.

Il sindaco Giovanni Mastrangelo ha ribadito l'importanza di questo progetto che consente di scoprire le diverse sensibilità e metterle insieme. Giusta la strada del coinvolgimento volta a favorire l'arricchimento della descrizione attingendo alle diverse sensibilità. Un modo per creare un lavoro condiviso, quello che oggi si suole chiamare pomposamente «cittadinanza attiva» o più semplicemente collaborazione tra persone con diverse competenze e sensibilità.

Alessandro Capurso ha ringraziato «Muro Bianco» e Clelia Stasi che hanno ospitato la sua mostra qui a Gioia, l'amministrazione comunale e i diversi sponsor che hanno permesso la realizzazione di questo evento. Non è mancata una piccola punta polemica per l'assenza di alcuni interpreti della politica locale, che forse preferiscono la contrapposizione alla collaborazione, e il plauso a chi invece ha voluto appoggiarlo mettendosi in gioco, mettendoci «la faccia», come il sindaco Mastrangelo e l'assessore all'urbanistica Maria Paola Valentini, firmando l'impegmaurizio verdolino 1no a cambiare rotta.

L'incontro è proseguito con la cerimonia della consegna degli attestati ai partecipanti al corso, tutti visibilmente emozionati di ricevere questo premio per il loro impegno e per la loro creatività. I ragazzi e le ragazze sono stati chiamati singolarmente, ricevendo un applauso personale oltre all'attestato.

In ordine di apparizione sono stati chiamati a ritirare l'attestato Chiara Capodiferro, Filippo Scala, Lucrezia Elmi, Roberto Giannico, Katia Procino, Luana Intini, Massimo Cacciapaglia (assente), Sara Scarnera, Celestina Soranna, Carmela Spinelli e Teresa Casamassima.

Premiati anche i volontari/e che li seguono nel loro percorso di vita: Tonia Fagiolino, Carmela Bruno, Antonella Vezzeggiato, Mariella Intini, Rosa Capurso. E per finire sua figlia Alessia Capurso, anche lei coinvolta in questo progetto di creatività e inclusione.

Sul finale Nicoletta Pavone è intervenuta brevemente per chiederelillo al sindaco un aiuto per trovare una nuova sede per l'A.SO.TU.DIS., sotto sfratto da alcuni anni. Speriamo che le sue lacrime di commozione nell'esternare la preoccupazione per il futuro di questa realtà che opera a Gioia da 30 anni possano presto tramutarsi in gioia per una sede accogliente e stabile.

GLI INTERVENTI

TOMMASO LILLO – IERI E OGGI TRA LE IMPRESE

La seconda parte del photo-talk «Hidden» è stata introdotta da Tommaso Lillo, che ha raccontato di aver visto le prime foto di Alessandro nel 2017, scatti che ritraevano luoghi da cui erano stati licenziati operai. Forse un primo segnale della sua sensibilità verso le tematiche sociali e ambientali, anche se con le sue foto Alessandro riesce a restare fuori dalla retorica sentimentale.

Nel progetto denominato «Minus Joha» raccontava una strada e i luoghi abbandonati del nostro paese. La strada è la bretella tra l'autostrada e la zona industriale, considerata all'epoca strategica per il risveglio industriale gioiese. Gli uomini ci hanno messo tempo, idee, denaro, ma poi il progetto è stato abbandonato. Fortunatamente poi il nuovo caseificio Capurso ha riassunto quasi tutti gli operai.

Alessandro con le sue foto racconta una fase storica, consegna un'era, un periodo all'eternità, mostra quello che eravamo, che siamo perché poi si possa capire cosa si vuole co68699762_2417930405154875_1832162391966613504_nstruire.

LEO PALMISANO -     RIFUNZIONALIZZARE LE PERIFERIE

La parola è poi passata a Leo Palmisano -etnografo e scrittore, docente di Sociologia Urbana al Politecnico di Bari, sceneggiatore ed autore del romanzo Trentaquattro (Premio Eboli 2011), di numerose inchieste sulla presenza straniera in Puglia, sulla prostituzione, e sulla Puglia - che ha ricordato che la città non è un insieme di edifici, un luogo vuoto, ma va vista in funzione di chi ci andrà ad abitare.

Il progetto «Minus Joha» è il frutto di una ribellione alla città degradata, l'esempio che i luoghi di abbandono possono tornare a vivere. Esiste una linea di «devastazione», un impedimento burocratico o fisico alla fruizione dei luoghi che genera abbandono, degrado, abbattimento. L'esempio della Coop di Gioia è emblematico in questo senso.

Alessandro documenta queste situazioni con le sue foto, lavoro non sempre facile perché a volte può essere rischioso entrare in certi luoghi e scattare foto anche dove non sempre è consentito.

Altri esempi possono essere il sottopasso pedonale, dove le telecamere sono spesso guaste e l'attraversamento trasmette un senso di insicurezza, di chiusura invece di essere punto di raccordo con la città.

Ci sono poi le occasioni perdute come il Centro polifunzionale disabitato o il sito di archeologia industriale abbandonato.

CARMELA MASTROVITO - LE PERIFERIE VISTE DAGLI SCOLARI

La maestra Carmela Mastrovito ha accolto con gioia la proposta di far vede69259781_2413108748968746_6634042352673488896_ore la mostra agli alunni. Una sfida impegnativa, con ragazzi abituati ai selfie, a fotografare qualunque cosa senza osservare realmente. Osservando le foto di Alessandro hanno scoperto una visione diversa della loro città, hanno imparato a pensare a come i posti possano essere trasformati per tornare utilizzabili. Foto in cui prevale il colore rosso, quasi un simbolo che certi luoghi non possono più essere fruibili.

È importante rendere i ragazzi consapevoli del loro territorio, sia in termini di coinvolgimento che di conoscenza dei luoghi. Piantare un seme per cominciare a prendere coscienza del degrado e ripensare ai luoghi della nostra città. Dai ragazzi nasce tutto.

MAURIZIO VERDOLINO - PROGETTARE LA CITTÀ PARTENDO DAL CARNEVALE

Numerosi gli amici che hanno seguito la serata tra il pubblico, alcuni chiamati poi a sorpresa ad intervenire fuori programma come Maurizio Verdolino, da poco nominato presidente della Fondazione Carnevale di Putignano.

Verdolino ha rivelato di aver appeso alle spalle della sua nuova scrivania sei scatti fotografici realizzati anni fa da Alessandro per il Carnevale; una novità che anche l'interessato ha appreso in diretta. Un segno di stima e conferma della sua innata capacità di tessere relazioni professionali e ricercare novità creative.

Verdolino si è soffermato sul suo tentativo di rilanciare il Carnevale di Putignano puntando sull'innovazione, attraverso la collaborazione con il «Fau Festival», un progetto innovativo nato nel 2017. Un festival dell'innovazione e della conoscenza nato dal basso, attraverso un processo di crowfounding.

L'innovazione non è qualcosa da se68386827_2413108512302103_2303949078960013312_oguire alla cieca oppure da allontanare, di cui aver paura. È sempre l'uomo che decide come utilizzarla. Una stampante 3D può servire per creare un busto con le proprie sembianze oppure per creare protesi personalizzate; tutto dipende da come viene utilizzata una tecnologia.

Nel corso del festival sono state costruite 5 stampanti 3D, poi donate ad aziende del territorio.

Numerosi giovani hanno potuto fare esperienza di innovazione, ma anche riscoprire il lavoro manuale. Giovani universitari, magari a un passo dalla laurea in ingegneria, che per la prima volta sono entrati in un laboratorio di falegnameria, imparando a costruire degli oggetti con le loro mani.

Fino a qualche anno fa le conoscenze tecnico scientifiche venivano indicate con l'acronimo «STEM», tradotto generalmente come Scienza, Tecnica, Ingegneria e Matematica. Oggi si parla invece di «STEAM» aggiungendo e rivalutando l'importanza dell'Arte.

Nel corso del festival è stato costituito un laboratorio con 25 cittadini comuni per progettare la nuova città, raccogliere idee e consegnare progetti al Sindaco. Persone che portano sul tavolo le loro competenze, le loro idee, i loro sogni.

Grazie a questa collaborazione è stata sperimentata la scansione 3D per i capannoni del carnevale. Al momento solo un «costruttore di carri» ha provato a utilizzare questa tecnologia; forse non è un caso che sia lo stesso che ha vinto le ultime edizioni del carnevale con le propri creazioni, segno che si può coniugare tradizione e innovazione.67817663_2413108912302063_2689221582580088832_o

Verdolino, formatore e counselor, ha ribadito l'importanza di educare le persone, aiutare soprattutto i ragazzi a crescere.

Ognuno di noi ha una grande responsabilità rispetto ai giovani perché «il pesce comincia a puzzare dalla testa», se chi ricopre ruoli di responsabilità non è aperto all'innovazione, alla creatività, difficilmente le nuove generazioni lo seguiranno.

LEO PALMISANO – IN POLITICA I TEMPI DEL PENSARE NON SONO I TEMPI DEL FARE

Nel suo secondo intervento Leo Palmisano è partito da una frase del grande architetto Le Corbusier, che diceva che c'è un soggetto che ha più peso di tutti nello sviluppo di una città: i costruttori.

Spesso notiamo edifici incompiuti o sovrapposizioni di stili, a volte veri obbrobri urbanistici, dovuti a previsioni demografiche finte o inesatte.

A Bari il costo delle case era arrivato alle stelle. Per cercare di calmierare i prezzi si era scelto l'indirizzo di costruire nuove case, convinti che la presenza di nuove costruzioni avrebbe favorito una ripresa del mercato e fatto diminuire gli importi di vendite e affitti.

Non si era tenuto conto del mercato sommerso degli affitti in nero e delle seconde case, che invece ha fatto lievitare i prezzi.

Si è provata anche la strada dei Progetti di Rigenerazione Urbana, affidando spesso la gestione a architetti che non avevano le competenze necessarie, come accaduto con la ex c67886234_3163177640374094_4200828085387395072_oaserma Rossani.

I tempi della politica, i tempi del pensare non sono i tempi del fare, della partecipazione per cui spesso i progetti di rilancio nascono già vecchi, obsoleti ancora prima di essere approvati.

Il lavoro fotografico è fondamentale per testimoniare la costruzione delle periferie, comprendere il rapporto dell'essere umano con le periferie, le esigenze che ha e i problemi che incontra.

Grazie a questi lavori si viene proiettati in una dimensione dell'abitare totalmente differente. La fotografia per prima ha raccontato i grattacieli visti dall'alto, ha documentato la torre Eiffel mentre veniva innalzata. La fotografia è più veloce della scrittura, riesce a comunicare in maniera più immediata, dire in uno scatto quello che dovremmo condensare in decine di pagine.

La fotografia è anche uno strumento di libertà. Per questo è temuta dal potere; è purtroppo ancora molto alto il numero dei fotoreporter uccisi o minacciati per il loro lavoro di denuncia. La fotografia riesce a rivelare un'ora di vuoto in uno spazio monofunzionale. Lo stadio San Nicola era stato progettato per ospitare le partite due volte al mese; per il resto gli spazi erano inutilizzati e spesso colonizzati dalla criminalità.

Nel futuro avremo tanti spazi vuoti e dovremo puntare sulla rifunzionalizzazione, sul coworking, su un uso condiviso degli stessi spazi da parte di soggetti diversi, realizzare un prodotto ben mescolato che offra momenti di cultura anche elevati alla popolazione.

Uno spazio utilizzato, abitato, è più protetto dal degrado e dal vandalismo. Lo spazio premiazione gruppodella Fiera del Levante necessita di un presidio militare permanente perché utilizzato solo per poche ore, esposto nel resto della giornata ai vandali che non hanno a cuore il bene comune.

Alessandro ha ricordato il paradosso architetturale dei numerosi spazi abbandonati a Milano, testimoniati dalle sue fotografie, passando la parola al fotografo Pio Meledandri, presidente di Artiemiele, che ha ribadito l'importanza della funzione del fotografo.

PIO MELEDANDRI - IL «FLANEUR», TECNICHE E DINTORNI

È partito dall'immagine dal «flaneur» di fine '800, colui che stava accanto ai cantieri a osservare, a controllare l'andamento dei lavori o semplicemente a guardare quello che succede.

Quello che oggi chiameremmo «il perdigiorno», che osserva senza avere gli strumenti per interpretare quello che vede. Chi guarda la città oggi deve essere l'architetto, l'ingegnere, l'avvocato, figure specializzate per esprimere un preciso punto di vista.

In molti casi il «flaneur» dell'era contemporanea è il fotografo che registra e sa interpretare le mutazioni del paesaggio. Pensiamo alla «xilella», a come è cambiato il paesaggio pugliese nel giro di pochi anni, perdendo uno dei suoi elementi simbolo.

«Hidden» significa nascosto e può diventare un modecarmela mastrovitollo visuale di interpretazione della mutazione del paesaggio. La rappresentazione della visione è nata prima della scrittura, privilegio di pochi, opera del potere. Prima della sua invenzione il popolo si esprimeva diversamente, disegnando magari sulle pareti di una grotta.

La fotografia è un atto di libertà, se ben usato può essere uno strumento di testimonianza e di denuncia molto efficace.

Il lavoro sulle periferie di Bari realizzato da Alessandro è diverso da tutti gli altri che Pio ha visto; anche nel degrado coglie segnali di bellezza, mettendo in risalto le mutazioni cromatiche. Può essere considerato «le terren vague», un terreno vago, un luogo non ben definito dove la città si trasforma.

I primi esempi di trasformazione del paesaggio sono la coltivazione e la sepoltura. Con la coltivazione il paesaggio rurale viene adattato alle esigenze dell'uomo. Con la sepoltura spesso sulla tomba si pianta un albero, simbolo di rinascita, che modifica il paesaggio esistente.

La modernità ha emarginato alcuni luoghi periferici delle nostre città. La costruzione di una strada può spiazzare alcuni luoghi, isolandoli, oppure raccordarli, consentire il passaggio di persone e merci. Con la mostra dedicata a Milano Alessandro ha indicato alcuni luoghi ora abbandonati da riutilizzare, da far rivivere.

Fotografare i luoghi indagati ha una funzione di ricerca preliminare per capire poi come poterli riqualificare. È una visione raffinata che non invade il campo per rappresentare la realtà.

Meledandri si è soffermato anche sulla tecnica fotografica di Capurso, abilità cresciuta nel corso degli anni, che punta su alcuni elementi cardine che attraggono l'occhio e danno tridimensionalità, profondità al luogo in secondo piano. Anche i colori sono ben distribuiti all'interno dell'immagine.

Lo scopo della foto è mettere in evidenza il luogo, spesso inglobato dalla speculazione edilizia che lo ha messo ai margini e soffocato. Un lavoro estetico, ma anche socialmente utile.

La fotografia non è solo testimonianza, è anche lavoro sociale, un grido d'allarme; più si parla di questi luoghi, maggiori sono le possibilità che qualcuno se ne interessi, che si cerchi di riutilizzare i luoghi, anche con la collaborazione di privati disponibili a investire nella riqualificazione di questi luoghi. Il fotografo è chiamato alla militanza, a mettere in luce gli elementi da recuperare.

Meledandri ha evidenziato che Alessandro spesso utilizza dei diaframmi; muri, retingruppo fine serata 5e, vetri attraverso i quali viene effettuato lo scatto fotografico. In parte una scelta artistica, in parte una necessità dovuta alla difficoltà di raggiungere comodamente alcuni luoghi degradati.

Anche le persone eventualmente presenti nella foto non sono mai protagoniste della scena, piuttosto la figura umana sullo sfondo viene utilizzata per dare profondità, dare un'idea delle dimensioni del luogo fotografato. Spesso le persone fotografate involontariamente guardano verso l'obiettivo, forse incuriosite dalla presenza del fotografo.

Nei luoghi degradati la natura tende a riprendersi i suoi spazi, a impossessarsi di questi luoghi ormai abbandonati dall'uomo. Notiamo il prosperare della vegetazione spontanea, tanto che uno stesso edificio, a seconda del livello di dettaglio utilizzato, può apparire come un rigoglioso giardino oppure come una palazzina invasa dalle erbacce.

Meledandri ha ricordato che la foto è mistificazione, tutto dipende da cosa viene inquadrato, da quali particolari il bravo fotografo mette in evidenza.

A Bari negli ultimi anni sono spariti diversi cinema per fare spazio alla speculazione edilizia, alla costruzione di palazzi o centri commerciali. Come ha evidenziato tristemente Alessandro «i luoghi si consumo sono aperti, i luoghi di cultura chiusi».

MARIA PAOLA VALENTIN69021047_3163177287040796_2067451764277248000_nI - RIVIVERE GLI SPAZI URBANI

Il nuovo assessore all'Urbanistica Maria Paola Valentini ha ringraziato per l'invito a questa manifestazione, uno stimolo per fermarsi a riflettere sulle proposte di recupero urbano a Gioia del Colle.

Per prima cosa dobbiamo chiederci cosa sia uno spazio urbano. Case, edifici pubblici, chiese, etc. ne fanno parte; in generale comprende tutto ciò che l'uomo costruisce all'interno della città.

L'evoluzione di un centro urbano in genere nasce dal centro storico fatto di archi, piazze, corti per poi espandersi ai quartieri più nuovi con i loro palazzi storici, fino ad arrivare alle zone residenziali, dislocate solitamente nelle periferie e spesso considerate solo zone di passaggio.

Parlando di città generalmente pensiamo solo al centro, non ai quartieri periferici. Soprattutto nelle zone rurali a volte sono poco chiari i confini della nostra città, le divisioni tra gli spazi gioiesi e quelli degli altri comuni sono solo sulla carta.

La periferia è identificata come margine della città e perciò solitamente poco valorizzata. In realtà le periferie sono come gli anelli di accrescimento di un albero, rispondono alla sua esigenza di espandersi e crescere. Il potenziale di crescita di una città è nella fascia tra la parte consolidata e le zone di espansione.

I progetti di recupero nascono per valorizzare questi spazi indefiniti con progetti di Rigenerazione Urbana per consentire la rinascita economica di queste zone e l'inclusione sociale dei suoi abitanti.

È importante la promozione di un senso civico in un'ottica di integrazione urbana e sociale, sentirsi parte del proprio quartiere, responsabili del suo sviluppo e della necessità di contrastarne il degrado.

Le periferie sono luoghi di pari dignità estetica con le zone consolidate e devono ambire a diventare il luogo dove si manifesta la città, da dove partono i cambiamenti.

ROCCO MANSUETO - DA NOCI OLTRE IL CAMPANILE

Un altro intervento non previsto dal programma, quello di Rocco Mansueto (vicesindaco e assessore all'Urbanistica di Noci) che si è riallacciato al tema della rigenerazione urbana, sottolineando la necessità di ritornare alla piena disponibilità delle periferie, oggi spesso abbandonate. È indispensabile una stretta interazione tra comuni confinanti, un'apertura che deve andare oltre il campanilismo e le appartenenze politiche.premiazione 7

IL SINDACO MASTRANGELO – RESTITUIRE DECORO ANCHE CON L’ARTE FIGURATIVA

Il sindaco di Gioia Giovanni Mastrangelo ha paragonato il lavoro di Alessandro a quello di uno storico, testimone che descrive con esattezza lo stato dei luoghi e gli avvenimenti. Con la sua sensibilità ferma le immagini nel tempo, trasformandole in uno strumento per il recupero di ciò che è stato perso.

A Gioia abbiamo subito un intenso sviluppo urbano, con lo svuotamento del centro storico dovuto alla speculazione edilizia.

A suo parere occorre stabilire delle nuove regole per conciliare l'utilità economica di un bene immobile con le restrizioni imposte dalla Sovrintendenza. Impegnarsi per la ripresa del piano «Colori e materiali», ormai fermo da anni, per avere uniformità delle prescrizioni urbanistiche. Ridare decoro e dignità al paese ripartendo dalla valorizzazione del centro storico.

Negli ultimi anni abbiamo consumato più territorio del necessario e molte nuove costruzioni sono state utilizzate come seconde case.

La periferia non è sempre negativa, ci sono alcune zone ben servite accanto ad altre degradate con numerose case abbandonate e ruderi. Dobbiamo ridare decoro anche attraverso l'arte figurativa e gli artisti locali, capire quali servizi servono al nostro paese.

La Rigenerazione Urbana nasce per recuperare, ridare funzionalità e bellezza a situazioni di abbandono, anche con l'aiuto di privati, per l'interesse pubblico.gatti 9

L'idea è di ricucire il paese, ridare dignità a chi vive in situazioni di degrado. Tutte le parti attive della città devono essere coinvolte, tutte le iniziative devono essere condivise con una grande fetta della città.

Mastrangelo ha ricordato la sua scelta controcorrente di assegnare l'assessorato all'Urbanistica a Maria Paola Valentini, una persona esterna al suo schieramento politico, che conosce il territorio e le esigenze urbanistiche della città ed è priva di condizionamenti politici. Una persona indicata dai professionisti del settore,che ha ammesso di aver conosciuto solo poco prima dell'insediamento della sua giunta.

SERGIO GATTI - IMPEGNI E PROVOCAZIONI… D’ARTE

A fine serata era previsto un intervento di «live painting», disegno dal vivo realizzato dal maestro Sergio Gatti a cui è stato chiesto di rappresentare la città ideale, la sua idea di città.

Sergio ha ammesso di aver avuto un blocco all'invito a rappresentare il suo luogo, la sua appartenza. Ha scelto perciò di non dipingere la sua tela in diretta come previsto dal programma, ma di presentare un'opera già pronta, meditata tantissimo. Di produrre il quadro e poi argomentare la sua idea. Il prodotto deve essere condiviso, un luogo in cui tutti vivano bene, un contenitore che rappresenti il contenuto, un'idea sintetica comprensibile. Ha scelto di utilizzare l'immagine del corpo umano per rappresentare come si espande una città.

Gioia ha il cuore malato, il suo centro storico langue. Il titolo della sua opera, donata al Comune, sarà «Impegno». Come dare forma a un'idea utopica?

Pensare come un unico contenitore, non dividere il paese, concentrandosi solo su alcune zone. Ognuno di noi è responsabile, senza deleghe, per rappresentare i propri interessi.

Sergio ha ricordato che in 43 anni di carriera artistica ha ricevuto molte proposte per andare fuori Gioia a sviluppare le sue opere. Ma non ha voluto, ha deciso di rimanere qui dove sono le sue radici, rifiutando forse occasioni migliori. Ha accettato ogni critica per crescere ancora. L'arte non è apparire, è un modo di essere.

Dopo aver esternato i suoi dubbi, le sue riflessioni in merito all'opera da creare, si è arrivati al momento della scopertura del quadro ed è apparsa... solo una tela nera. Una provocazione, un invito a riempire quello spazio vuoto con le nostre firme, ad assumerci la responsabilità di costruire il futuro della nostra città.

«Siamo noi il degrado, non quello che vediamo intorno» ha commentato per spiegare meglio il suo gesto «È il tessuto sociale che non funziona.»

Adesso tocca a noi fare la nostra parte, promuovendo il bello per contrastare il degrado. [Foto Mario Di Giuseppe]

Per visualizzare la gallery clicca sulla foto qui sotto.

Gioia del Colle: "“Hidden” di Alessandro Capurso

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