Giovedì 22 Agosto 2019
   
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"Le donne ri-leggono la Costituzione" ricordando Rosa Protino Vinci

rosa protino

locandina le donne ri-leggono la costiruzione Giovedì 4 luglio ore 18.15 a  "Le quattro fontane" Largo Scarpetta a Gioia del Colle, con il patrocinio del Comune di Gioia del Colle, la biblioteca "Liberi di volare Rosa Protino Vinci", Libreria Minerva e l'associazione Libertá e Giustizia Circolo "Vito A. Vinci" di Gioia del Colle,  presentano il 4° appuntamento della rassegna giuridico-informativa Diritti di Libertà "Le donne ri-leggono la Costituzione".

In che modo le donne arrivarono al voto per la prima volta il 2 giugno del ‘46... la donna partigiana, la donna repubblicana, fino ad arrivare alla donna d'oggi.

Un tema caro alla professoressa Rosa Protino Vinci cui è dedicata la biblioteca.

Donne che si sono affermate in politica, cultura, sport e spettacolo, nel sociale, nel giornalismo racconteranno la loro storia professionale, ri-leggendo un articolo della Costituzione. La serata ripercorrerà gli anni della ripresa dalla guerra ai giorni nostri, con musica, poesie e racconti. 

Parteciperanno donne che porteranno le loro testimonianze in diversi ambiti: Maria Stea, presidente Fidas ed Admo, parlerà dell’associazionismo, Giovanna Girardi del mondo del sindacato, Francesca Casoria di Gioia&Ritmica, Tecnico Federale ed Ufficiale di Gara della Federazione di Ginnastica Italiana per lo sport, Deborah Paradiso cantante e musicista, per lo spettacolo, Rita Silvestris - Dirigente dell’Asl responsabile del Servizio Farmaceutico - toccherà i temi della sanità, Maria Paola Valentini quelli della politica, Valentina Palmigiani collegherà costituzione e giurisprudenza, Valeria di Gravina sull’istruzione e Dalila Bellacicco darà “voce” alla libertà di stampa. Un appuntamento da non perdere!

NoidonnelibroLeg vi aspettiamo.

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Di seguito quanto scritto su Rosa Protino Vinci - fine letterata e paladina della legalità e della Costituzione - su “La voce del paese” n. 43 dell’11 novembre 2018.

Rosa Protino Vinci… una donna speciale

“Ci sono donne speciali, così forti che anche nei momenti più difficili, quelli in cui si lotta per vivere o si è perso chi si ama, incoraggiano gli altri, senza preoccuparsi di sé, del proprio futuro. 

Ci sono donne speciali che in situazioni invalidanti, pur non possedendo a pieno il dono drosa protino vinciella vista e della salute, si nutrono di ideali e letture impegnate e sottolineano i loro libri, riempiendo le agende di appunti.

Ci sono donne speciali che valorizzano la loro femminilità con originalità, senza conformismi. Le ricordi per la cura nella scelta degli abiti, per i décolleté audaci, gli anelli e i gioielli, per il rossetto coordinato allo smalto, i capelli sempre in ordine, gli occhiali un po’ estrosi ed alla moda, il profumo ogni giorno diverso.

Ci sono donne speciali che chiudono la porta di un’aula e aprono trenta menti sul mondo, che non hanno paura di impegnare studenti poco più che bambini in letture importanti, trascinandoli con passione in universi letterari complessi, in realtà lontane eppur toccanti, nella certezza che il fertile humus di quelle giovani menti nutrirà la verità.

Ci sono donne speciali che “volano alto” e con sé portano chi ha ali per volare, più facili da amare che da comprendere, “complete, complesse, complicate” eppur al contempo genuine, semplici, vere perché la loro vita è scandita da valori autentici e coordinate precise. 

Ci sono donne speciali che sanno amare incondizionatamente. Per loro la famiglia è tutto, eppur sanno donarsi nel loro lavoro con pari passione ed amore, tanto da divenire modelli di vita. Sono umaniste “pure” dall’intelligenza vivida, che non fanno sfoggio dei loro saperi ma li usano per trasmettere passione ed amore per le discipline insegnate.

Ci sono donne speciali che comprendono e non sempre perdonano, non per collera ma per profonda onestà, per rispetto della verità, perché il compromesso non è contemplato né trova spazio nella loro vita.

Ci sono donne speciali, profonde, che credono in determinati valori e non tradiscono sé stesse né gli altri, che sanno guardare oltre e non fermarsi davanti a nulla, sempre alla ricerca della verità.

Ci sono donne speciali come Rosa Protino Vinci, intercettate per caso in un determinato momento della vita che si scoprono attraverso i ricordi di altre donne, insieme al rimpianto di una preziosa occasione persa: non aver trovato il tempo di coltivare un’amicizia tra anime forse affini per valori condivisi, coraggio nell’affrontare la vita e passioni comuni.

RICOrosa protino  foto gruppoRDI…

Tanti i ricordi disseminati tra chi le vuol bene…

Anna Martoscia la incontra nel 1959, Rosa è ospite esterna del collegio del Sacro Cuore di Bari che Anna frequenta. Sono coetanee, Rosa è nata nel marzo del ’41, è anticipataria e già frequenta l’università. I suoi genitori vivono in Abruzzo. E’ una studentessa brillante, curiosa, appassionata… si laureerà in lettere antiche ed insegnerà nella scuola media Carano alcuni anni più tardi. Suo padre è un militare della Forestale, quando si trasferirà a Cassano sceglierà di metter su casa a Gioia. E qui Rosa incontra l’amore. Vito Vinci le ruberà il cuore e si ameranno perdutamente per sempre. Tanto li accomuna… interessi, valori, passioni, ideali politici… una coppia unita e felice, allietata dalla nascita di due figli, Pietro e Valeria. E con Valeria tornerà a vivere quando Vito non ci sarà più, dilaniata da una perdita dolorosissima che le renderà più difficile tornare ad amare la vita.

Nell’89 ha inizio la sua battaglia contro un male che dopo una breve tregua, tornerà ad insinuarsi nella sua vita e contro cui combatterà con coraggio e determinazione, affrontando cure innovative e spesso dolorose, senza mai lamentarsi. Rosa non si arrende e continua a nutrire la sua mente di letture. Affianca Vito nelle sue battaglie, gli è accanto in ogni momento, sostenendolo ed incoraggiandolo. Sono sue le citazioni cercate e riportate ad inizio delle cinque sezioni del suo libro “Dall’urbanistica “regolativa” all’urbanistica “contrattata”.

A fine ottobre legge “La scopa di don Abbondio. Il moto violento della storia”, sottolinea come sempre ogni pagina, prende appunti e confessa di sentirsi più radicale di Luciano Canfora. Tre settimane dopo, alle sette di mattina del 26 novembre, si addormenta per non risvegliarsi più.

In chiesa Mariluna Barbera le dedica alcune parole tratte da brani che Rosa amava… non si sono mai perse di vista. Mariluna di tanto in tanto le telefonava solo per dirle che era felice di essere stata sua alunna e ringraziarla per quel che le aveva insegnato. L’andava a trovare spesso ed ancor oggi ricorda le sue lezioni, le agende “magiche”, la lettura dei quotidiani e la rassegna stampa anche estiva, i temi “forti” del martedì: adolescenza, droga, omosessualità, persino suicidio…, senza che nulla fosse nascosto o edulcorato, unica concessione poetica alla verità più caustica, la poesia…

“Dopo averci riferito che un ragazzo si era suicidato, ci ha lettoSerepta Mason di EdgarLee Masters… ne ricordo a memoria i versi: «Il fiore della mia vita sarebbe sbocciato d’ogni lato/ se un vento crudele non avesse appassito i miei petali/ dal lato che vedevate voi del villaggio./ Dalla polvere levo la mia protesta:/ il mio lato in fiore voi non lo vedeste!/ Voi, i vivi, siete davvero degli sciocchi/ e non sapete le vie del vento/ e le forze invisibili/chrosa protino gruppo foto Vito Giordanoe governano i processi della vita».

Ritrovo la mia professoressa nell’incipit de “Le piccole virtù” di Natalia Ginzburg, che ci lesse in classe. Ho ritrovato quel libro ed in chiesa ho voluto dedicarle queste parole che a mio avviso la raccontano più di ogni altra cosa…

«Per quanto riguarda l'educazione dei figli, penso che si debbano insegnar loro non le piccole virtù ma le grandi. Non il risparmio, ma la generosità e l'indifferenza al denaro; non la prudenza, ma il coraggio e lo sprezzo del pericolo; non l'astuzia, ma la schiettezza e l'amore alla verità; non la diplomazia, ma l'amore al prossimo e l'abnegazione; non il desiderio del successo, ma il desiderio di essere e di sapere». Era lei!

Non trovavo le parole, non trovavo le parole per lei che mi ha avvicinato alla Parola, quella alta della Letteratura, quella profonda della Poesia, quella coraggiosa della rivolta e dell'anticonformismo, quella dura della ricerca della verità e della lotta per la giustizia, quella sincera e nuda degli affetti, quella della felicità nella ricerca, appassionata. La professoressa Rosa Protino Vinci era tutto questo e altro e altro ancora, era Sibilla Aleramo, Ignazio Silone, Carlo Levi, Primo Levi, Calamandrei e Pertini, Leonardo Sciascia, Pasolini, Natalia Ginzburg, Leopardi, Pirandello, Ungaretti, Edgar Lee Masters e Carlo Cassola... Era, è e sarà tutto ciò che va amato e trasmesso, lasciato in dono ogni mattina a studenti spauriti, per dissetarli e indicare loro la lunga strada da percorrere con dignità, coraggio, generosità, curiosità. Lei sarà sempre Amore alla vita. La risposta l'ho trovata in questo "suo" libro: «Questa è forse l'unica reale possibilità che abbiamo di riuscir loro di qualche aiuto nella ricerca di una vocazione, avere una vocazione noi stessi, conoscerla, amarla e servirla con passione: perché l'amore alla vita genera amore alla vita».

Grazie, professoressa, le ripetevo all'infinito telefonandole solo per ricordarle quanto fosse stata importante per me…, grazie splendida mia professoressa, una della più grandi fortune della mia vita”.

Annabella Milano osservando una foto in bianco e nero del professor Vito Giordano che ritrae insieme a Rosa anche i suoi genitori, vede aprirsi una voragine di ricordi e tenerezza.

“La mia professoressa di Lettere delle medie, Rosa Protino Vinci si è spenta in questi giorni. Mariluna Barbera ha saputo ricordarla con tutta la gratitudine possibile per averci trasmesso l’amore per autori e libri che sono talmente entrati a far parte di me, che avevo quasi dimenticato. Era stata lei a farmeli scoprire: Sibilla Aleramo, Ignazio Silone, Natalia Ginzburg tra i tanti, oltre all’analisi logica e grammaticale, strumento fondamentale e sempre più negletto. In questa foto di Vito Giordano, collega della scuola Carano, ci sono anche i miei genitori. Era il maggio del ‘75. Mia madre aveva 29 anni. Mio padre 32! Rossella aveva poco più di un anno, per cui deduco che quello fu il primo anno scolastico di mia madre, di rientro dalla maternità. Quanto futuro, davanti! Quei collettoni, quelle cotonature, quelle basette. E quelle mezze pelate che per fortuna oggi non si usano più ... La foto è in bianco e nero ma io ricordo perfettamente che l’abito di papà era beige chiaro con il tartan arancio e marrone e la cravatta arancione. Colei che dieci anni dopo, circa, sarebbe diventata la mia professoressa, aveva uno stile e una femminilità molto diversi da quelli di mia madre. E quanto sia stato importante, a quell’età, per me avere un modello femminile ed educativo alternativo a quello di mia madre, l’ho capito solo molti anni dopo. Anzi forse lo sto capendo ora. Ora che lei non c’è più e ci ha lasciato una eredità di passioni e profumi, colori e gesti, che sono parte del nostro DNA. Ho odiato le sue pellicce e le sue sigarette, ho litigato per non mettere il grembiule nero. Ma allo stesso tempo ammiravo la sua sicurezza e la sua femminilità che era rossetto e smalto, che era una penna preziosa, che era orgoglio di essere moglie e madre e non solo professoressa. Era consapevole che con i suoi insegnamenti ci avrebbe indirizzati e influenzati profondamente. Ecco, era e sarà per sempre nel mio ricordo l’incarnazione di una donna risolta e consapevole. L’ho rivista raramente negli anni. Ma quelle poche volte, il suo abbraccio è sempre stato forte e non formale“.

Anche Vanna Vavallo ne ha un ricordo “speciale”.

Lei è stata la mia insegnante di storia e geografia e da lei ho imparato a viaggiare con la mente. Da lei ho imparato a riflettere senza lasciarmi condizionare, la curiosità verso l’altro/a. La ricordo sempre ben curata, il suo affetto e il suo profumo che diffondeva in classe quando arrivava…”.

Tonia Scarnera affida alla bacheca face book di LeG un suo pensiero.

Mai avremmo voluto che arrivasse questo giorno, ma purtroppo stamattina tutti noi di Libertà e Giustizia abbiamo subito una grave perdita. Da oggi non è più tra noi una straordinaria donna, dalla invincibile forza, che solo la malattia è riuscita a piegare. Rosa Protino Vinci è venuta a mancare, lasciando in tutti un profondo dolore, primi fra tutti i suoi figli, nipoti e parenti tutti.

Valeria che ha amorevolmente curato Rosa, da quando era venuto a mancare il suo adorato marito Vito Vinci, il suo 50%. Piero, che pur lontano, era sempre vicino alla mamma.

Donna di grande cultura e saggezza. Una vera leonessa, che ha sempre affrontato tutto e tutti a testa alta.
Per noi, in questi anni, ha rappresentato il porto sicuro dove rifugiarci, quando volevamo fare un pieno di saggezza per ricaricarci e affrontare meglio le difficoltà quotidiane. Andarla a trovare per una chiacchierata rappresentava sempre un momento piacevole, tanto che le ore trascorrevano senza accorgersene... e poi via di corsa ai nostri impegni familiari. Ci mancherai immensamente Rosa! L'unica consolazione che ci resta è saperti nuovamente al fianco del tuo amato Vito. Convinti che resterai sempre al nostro fianco e continuerai a sostenerci, regalandoci la tua inesauribile forza. Un grande abbraccio a voi, Rosa e Vito... ovunque siate!”

Ed un abbraccio ai suoi cari giunge anche dalla nostra Redazione, che ha avuto il piacere, l’onore e l’orgoglio di ospitare le sue riflessioni mai banali, sempre profonde ed attente. Una donna davvero speciale che mancherà a tutti, anche a coloro che non le hanno rivolto l’ultimo saluto”.

Dalila Bellacicco

 

Commenti  

 
#4 anna santoro 2019-07-07 13:47
Ho conosciuto la signora Rosa Prontino Vinci grazie alla figlia Valeria(mia carissima amica).Della signora Rosa ho appezzato subito la sua cultura ma soprattutto  la forza delle sue idee che l'hanno sempre resa orgogliosa e determinata.L'ho apprezzata per come ha affrontato,negli ultimi tempi,situazioni di estemo dolore come la perdita del marito Vito e per la sua stessa sofferenza fisica,lo ha fatto con grande dignita'senza mai lamentarsi.Pertanto, la signora Rosa ha lascito,inevitabilmente,nelle persone che l'hanno conosciuta,un segno indelebile
 
 
#3 m.carucci-acquaviva 2019-07-04 13:03
Ai professori di carattere e di polso sono subentrati quelli zuccherosi e salottieri, esperti in relazioni e progetti....Italia in disarmo!
 
 
#2 Antonio 2019-07-03 20:53
io ricordo il cassino lasciato con una precisione degna del miglior cecchino, che colpiva chi si distraeva durante la lezione.
 
 
#1 Claudio Funetta 2019-07-03 13:52
....io, invece, ricordo le penne che volavano dalla cattedra verso il mio banco con la precisione di un cecchino quando ero distratto.
Non ti dimenticherò mai Professoressa, grazie, anche per quelle penne.
 

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