Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo a Gioia grazie a Meters Studi

ilaria cucchi a gioia

ilaria cucchi a gioia Chi entra in una qualsiasi caserma ha il sacrosanto diritto di uscire camminando…”. 

Appuntamento tanto atteso quello di domenica 2 giugno nel Chiostro Comunale con l’Avvocato Fabio Anselmo e Ilaria Cucchi. Nomi e volti che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni tramite tv e giornali, protagonisti loro malgrado di casi giudiziari tutt’altro che degni di un paese civile. Ci riferiamo ai casi degli omicidi di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi, due ragazzi, 18 anni il primo e 30 il secondo che hanno avuto la colpa di incontrare sul loro cammino mostri in divisa..“Federico” (Ed. Fandango, 2018) è un libro che restituisce dignità alla persona. Fabio Anselmo nel 2016 ha ricevuto il Premio Borsellino per la Legalità e nel 2017 premiato come Migliore Avvocato dell’anno. “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini con Alessandro Borghi nel ruolo di Stefano Cucchi, che in questi giorni ha ricevuto il Nastro dell’anno, il premio dei giornalisti cinematografici, oltre al David di Donatello 2019. Film che ha colpito tutti, anche il Sindaco dott. Giovanni Mastrangelo, secondo cui il film ha reso in maniera reale il dolore della famiglia di Stefano: “in qualità di rappresentante delle istituzioni testimonio il dovere di far emergere sempre la verità anche quando lo Stato sbaglia, non coprire, ma dare l’esempio di giustizia, perché se il dolore non può essere superato è dovere dello Stato accompagnare la famiglia in un percorso che non sia di guerra”.ilaria cucchi a gioia

L’avvocato Giovanni Orfino, che ha introdotto gli ospiti, dopo aver raccontato la storia di Federico ritrovato senza vita riverso sull’asfalto con numerosi ematomi e le mani ammanettate dietro la schiena, mostrato immagini raccapriccianti, con una prognosi ben lontana dalla versione dei fatti raccontata dai poliziotti che lo hanno fermato per un controllo. Senza dimenticare i due manganelli rotti. Orfino racconta poi dei particolari del libro di Fabio che lo hanno colpito: il narrare in prima persona la vicenda processuale e il rapporto umano con i suoi assistiti, le angosce, le ansie, le preoccupazioni e le gioie, che vive un avvocato, perché è “il mestiere più altruistico: ci preoccupiamo perennemente dei problemi degli altri, che diventano nostri e li anteponiamo alla nostra vita”. Altra parte toccante del libro è quella in cui Anselmo descrive la persona Federico, un ragazzo che ascoltava musica jazz, appassionato di Karatè, una persona i cui valori emergono in un tema che Federico scrisse pochi giorni prima la morte, un testamento quasi.

LE PAROLE DI FEDERICO

“Quello che ho capito del Karatè è che bisogna sempre andare avanti e affrontare ogni problema con grinta cercare di essere sempre il più positivo possibile. Bisogna essere karateka nella testa, nello spirito prima di tutto. Bisogna cercare sempre di migliorarsi, evolversi, eliminando ciò che non serve, bisogna resistere, tirare su il morale e andare avanti. non avere paura, perché è l’origine dei nostri mali, ci blocca, bisogna ragionare con la propria testa senza farsi influenzare da cose inutili, essere sè stessi e sinceri. Bisogna fregarsene di tutto quello che pensano gli altri. è essenziale riuscire a autocontrollarsi, non bisogna essere collerici, gelosi, invidiosi o possessivi, bisogna non avere più bisogno degli altri, rendersi autonomi, bisogna riuscire a stare bene con sè stessi. No alla mentalità chiusa e ottusa, sì a quella elastica, avendo punti fissi in modo che la mente non sia controllata o influenzata da qualcuno”:questo era Federico.

L’avv. Anselmo esordisce mettendo in chiaro che il rispetto dei diritti umani è un valore insopprimibile e non assoggettabile a nessuna trattativa, compromesso o negazione. “Purtroppo in questo periodo sta passando un concetto per cui il rispetto dei diritti umani non lo si può garantire a tutti, la torturaè necessaria, e cheuna legge che punisca gli abusi dei diritti umani è una legge che pregiudica la sicurezza dei cittadini”. Va da sé che come afferma il legale tutto questo è angosciante e la responsabilità è tutta nostra: “le nostre generazioni hanno sbagliato, ai giovanidico di non cedere mai al cinismo, per nessuna ragione soprattutto quando parliamo di diritti umani”. Federico è un racconto di vita vissuta con tanti retroscena terribili, meccanismi di depistaggi, contro-comunicazione. Non aveva assunto droga, solo bevuto un paio di birre, Federico aveva appena compiuto 18 anni quella notte del 25 settembre 2005, quando venne “pestato di brutto per mezz’ora”, come uno degli agenti confidò in una telefonatamentre dai documenti si evince che l’intervento durò solo 5 minuti. Il tema della droga è stato strumentalizzato ilaria cucchi a gioiain questi due casi. Ma cosa succede, quando avviene una tragedia del genere? La contro-comunicazione, i pregiudizi e il cinismo fanno presa sulla massa così al cordoglio sincero dei primi momenti subentra il distacco, per paura che succeda ai propri figli, ma a loro non può succedere perché non sono “un tossico di merda”, come hanno definito Stefano Cucchi o una ragazza che va in giro da sola. Questi atteggiamenti portano all’isolamento della famiglia colpita, isolamento dietro il quale cerchiamo di proteggerci. “Tutto questo non è umano, voltarsi dall’altra parte, non essere sensibili a questi temi, non essere attenti, studiare e seguire queste vicende vuol dire creare ulteriori situazioni di pericolo”.

ILARIA CUCCHI RACCONTA DI STEFANO

L’avv. Orfino presenta Ilaria Cucchi: “Una donna che ha speso e continua a spendere i migliori anni della sua vita affinchè venga fatta chiarezza sulle cause del decesso di Stefano. Ilaria chi era Stefano?”

-“Che bella domanda, Stefano era mio fratello, una persona splendida, aveva un sacco di difetti come tutti noi, ha fatto degli errori ma io dopo dieci anni pagherei oro per averlo ancoraqui. Era la persona che più di chiunilaria cucchi a gioiaque altro al mondo mi voleva bene, nonostante le sue fragilità che lo hanno portato a commettere quegli errori eppure nonostante i suoi momenti bui, il suo primo pensiero era per me. È morto come un cane, nella privazione di ogni diritto di essere umano, nel pregiudizio di persone che hanno avuto a che fare con lui negli ultimi giorni che non hanno avuto la capacità, la sensibilità e l’umanità di vedere dietro un detenuto un essere umano. Proprio per questo che da anni porto avanti questa battaglia di civiltà per sensibilizzare le persone al rispetto dei diritti umani anche e soprattutto degli ultimi, che non hanno voce, qualcuno deve farsene carico,se vogliamo far crescere i nostri figli in una società migliore. E siccome occorre trovare un senso a quello che ci capita nella vita io credo che il sacrificio di Stefano e il nostro serva proprio a far svegliare le coscienze a far capire a tutti che mai, per nessun motivo bisogna voltarsi indietro difronte alla privazione dei diritti di qualcun altro, domani quei diritti sacrificati potrebbero essere i nostri”.

IL VISSUTO DEI LICEALI DEL CLASSICO IN UN VIDEO

Tra i presenti anche la prof.ssa Grazia Procino che esprime tutta la sua gratitudine e riconoscenza verso Ilaria Cucchi e l’avvocato Anselmo:“Avete tradotto le parole in azioni, in fatti concreti, e spesso noi alle difficoltà e agli ostacoli ci arrendiamo perché ci rendiamo conto di essere impotenti difronte all’istituzione che protegge le persone che hanno sbagliato. Voi avete dato una speranza a tutti noi che sicuramente come cittadini abbiamo il dovere di credere e avere fiducia nelle istituzioni. Figure come voi, punti di riferimento per la società civile fanno sì che tutto riacquisti un senso, un equilibrio, perché giustizia e verità vengono a galla Per questo noi dobbiamo ringraziarvi.Grazie anche a Giovanna per avermi coinvolto e voi presenti, che ci avete dato la possibilità di prendere ancora più consapevolezza ed è impoilaria cucchi a gioiartante questo per un’agenzia divulgativa come la scuola, abbiamo bisogno di punti di riferimento, di figure che conducono una battaglia civile e culturale, la cultura quando è scissa dai diritti umani e civili diventa un involucro arido, privo di senso”. 

Parole importanti e valori trasmessi ogni giorno ai suoi alunni che hanno realizzato un video dal titolo “Cosa ne sai di Federico e Stefano” con protagonisti duealunni del Liceo “P.V. Marone” e due esterni ai quali viene chiesto il proprio parere sulle tragiche vicende. Un compito non semplice, come la stessa portavoce Camilla ha dichiarato:“è stato abbastanza difficile approcciarci a questa vicenda, perché Federico aveva la nostra età, è difficile pensare che qualcosa di così brutto possa accadere anche a me, a mio fratello. Difficile credere che queste cose possano essere possibili, che non sono lontani da noi, che ci devono toccare”. 

LE TESTIMONIANZE

Emozionante è stata la testimonianza diretta di Rosanna Ventura responsabile dell’Ass. “OMBRE” che ha letto la lettera che Patrizia, la mamma di Federico nel 2013 rivolse all’allora Presidente del Consiglio Mario Monti. “Mi sento abbastanza colpita da questa lettera perché sono madre e per una vicenda simile, ho subito un iter di giustizia sommaria, dove un’informazione errata e faziosa e una sanità applicata male hanno fatto il resto. Come i genitori di Ilaria e Stefano arrivati in ospedale richiedevano il diritto di vedere e curare il proprio figlio, un dritto che la giustizia deve assicurare. Mi sono trovata con mia figlia davanti a un carabiniere che mi ha invitata a farmi giustizia da sola, un pugno nello stomaco che ha trasformato la fiducia in frustrazione e impotenza, per cui dobbiamo ringraziare gli angeli custodi, la professionalità dell’avv. Anselmo, ma soprattutto la tenacia della famiglia Cucchi e l’impavido amore”. ilaria cucchi a gioia

Anche Alessandro Di Gregorio esponente di Link Uniba, si sente profondamente legato a questa storia: “dobbiamo molto a Ilaria, ai suoi genitori, ai genitori di Federico, senza la loro caparbietà e il loro infinito dolore, senza il muro contro muro di Ilaria verso i miserabili aggressori di Stefano, senza la strategia difensiva dell’Avv. Anselmo e degli altri legali, Stefanoe Federico sarebbero stati soltanto alcuni dei senza nome e senza storia che sarebbero morti nelle mani dello Stato. Loro invece, hanno un nome, un volto, un’anima, una storia, grazie a Ilaria e a chi con lei ha lavorato stoicamente per la giustizia e la verità. Credo fermamente che nei luoghi della formazione non possa più mancare l’attenzione su queste tematiche. Scuola e università devono tornare a essere un laboratorio di immaginazione e di pratica di un modello di società diversa, più giusta, più eguale e non escludente, in grado di generare pensiero complesso rispetto a problemi reali dai quali dobbiamo smettere di fuggire adottando soluzioni semplici. Il carcere, la repressione, l’assenza di politiche sociali sia in ingresso che in uscita della detenzione, l’assenza di investimenti e modalità innovative sulla prevenzione e reinserimento dell’individuo oggi rispecchiano il modello di società che va a emarginare l’errore, chi si trova in difficoltà, chi vive in condizioni disagiate”. Lo scorso autunno Link Bari ha organizzato una proiezione in Università aperta a tutti di “Sulla mia pelle” a cui hanno partecipato tantissimi studenti. “Chi ci sta governando in questo momento per anni e anni ha buttato fango su tutti questi casi giudiziari”, Di Gregorio encomia le famiglie che hanno vissuto questo lutto per la loro resistenza alle porte della giustizia più volte chiuse in faccia e per la lungimiranza “perché solo attraverso l’umana solidarietà e solo quando ognuno di noi porterilaria cucchi a gioiaà sulla nostra pelle le ingiustizie di questo mondo possiamo consegnare un orizzonte diverso anche se adesso sembra ancora lontano”.

Dott. Piero Rossi Garante Regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà, e monitora il rispetto dei diritti umani che sottolinea l’importanza di fidarsi delle istituzioni. Le persone che sono lìnon sono eroi, sono persone che svolgono un’attività professionale, e si distinguono per un livello di civismo maggiore.“L’impegno che ognuno di noi deve metterci è quello di essere apostoli laici, dobbiamo avere la capacità di condividere con altri, di coltivare una capacità di indignazione”.

CONCLUSIONI

Quello che è fuor di dubbio è che casi di abuso di potere sono un tema complesso, come lo stesso Anselmo li definisce, coni d’ombra, leggi, ripetersi di episodideterminati da una situazione di impunità dovuta a un sistema giustizia abbastanza insensibile su questa materia. 6 anni di processi sbagliati, fatti a Stefano Cucchi da parte di Pubblici Ministeri che non hanno saputo vedere circostanze a dir poco clamorose, come il fatto che Stefano Cucchi portato in tribunale con la colonna vertebrale rotta, con volto pieno di ematomi ed ecchimosi, sofferente, PM, giudice e l’avvocato non hanno fatto niente, “ci dobbiamo vergognare, si deve vergognare tutto il sistema giustizia, che è lo specchio della società”. Troppo poca capailaria cucchi a gioiacità di indignazione non possiamo meravigliarci se chi ci rappresenta sostiene che in fin dei conti quello che è successo a Stefano è un danno collaterale, se ci scappa qualche schiaffone pazienza. “Se siamo arrivati a questo punto è grazie a un percorso di degenerazione di sensibilità e di cultura rispetto al quale non abbiamo fatto niente. Bisogna responsabilizzare dal punto di vista politico e culturale anche coloro che si ritengono non suscettibili di poterlo essere”. Così l’avv. Anselmo saluta il pubblico che ringrazia per la partecipazione e sensibilità: “senza di voi non saremmo andati da nessuna parte,senza il vostro incoraggiamento e la vostra vicinanza”.

Giovanna Magistro della Meters Studi emozionata e felice di avere a Gioia questi due esempi di impegno civile, in una data importante nella quale si celebra la nascita della Repubblica Italiana fondata su principi e valori di rispetto e uguaglianza che non sempre ahinoi vengono garantiti “credo sia doveroso e tocchi a noiprenderci carico ogni giorno della tutela dei diritti umani, perché non bisogna pensare che possa succedere sempre agli altri. e se qualcosa oggi è successo dopo 10 anni è grazie a voi, ma ciò significa che in dieci anni ci sono state Procure che non hanno cercato la verità o che peggio hanno fatto depistaggio e io ho pensato tante volte al dolore delle famiglie che oltre il danno hanno subito la beffa. Ci rendiamo conto che questi famigliari hanno dovuto elaborare un lutto nelle aule di tribunale, guai a chi tocca Ilaria o altri come lei, non possiamo permetterci di giudicare perché solo chi vive in prima persona può sapere cosa si prova”.

Hanno collaborato alla realizzazione dell’incontro patrocinato dal Comune di Gioia del Colle e del Consiglio Regionale della Puglia, l’Associazione Culturale “Ombre”, il Progetto Terapeutico “Fratello Sole”, l’associazione “Libera”, l’associazione studentesca “Link Bari”e la Libreria Minerva. [Foto Aldo Liuzzi]