NICOLA ANTONICELLI - STORIE DI UN PAESE SEMPRE IN AFFANNO

nico antonicelli

nico antonicelliDa tempo i media segnalano gli allarmi lanciati dalle categorie di settore sulle carenze organiche che affliggono il comparto della Sanità. E non deve stupire se alcune Regioni sono impegnate nella ricerca di medici stranieri per sanare questo gap. In alcuni casi, per assicurare i livelli essenziali di assistenza, si è persino reso necessario richiamare in servizio quelli appena andati in pensione.

Occorre aumentare il numero dei posti per le specializzazioni è il pensiero unanime degli addetti ai lavori. Per altri questo stato di cose ripropone il tema di eliminare il test di accesso alla Facoltà di Medicina e Chirurgia e Odontoiatria. Una prova considerata assai rigida e che spinge molti aspiranti a ripeterla o, come spesso accade, a rinunciarvi. In altri casi poi si è costretti a lasciare l’Italia.

PER UN FUTURO MIGLIORE

E’ il caso di Nicola Antonicelli, gioiese di 27 anni, prossimo a conseguire la laurea in Odontoiatria in Romania. Non è stato facile, tanti i sacrifici affrontati, come la necessità di imparare un’altra lingua per poter sostenere gli esami, tutti in rumeno. Lo abbiamo incontrato per ascoltare la sua testimonianza.

Come nasce l’idea di andare in Romania?

«Sei anni fa sono stato costretto a lasciare il mio Paese per inseguire un sogno, laurearmi in Odontoiatria con la prospettiva di far ritorno in Italia».

In Italia non è stato possibile iscriversi per via del test?

«In verità il test in Italia non l’ho sostenuto affatto. Ho però sostenuto e superato quello per l’ammissione al corso di laurea in Odontoiatria in Romania presso una Università privata. Cento i posti a disposizione a livello nazionale, mi sono classificato centesimo. Ho dovuto studiare il rumeno, ma anche grazie al mio cognome sono stato ammesso. Ho conosciuto molti italiani che dopo aver sostenuto i test in Italia e non averli superati, sono stati costretti a frequentare le Università rumene».

Il tuo cognome?

«Si, perché a parità di punteggio il regolamento accademico dà la precedenza alla lettera iniziale del cognome, il mio precedeva quello dell’altro candidato rumeno».

Sono tanti gli studenti italiani in Romania? Tu dove ti trovi?

«Sì, sono tanti gli italiani presenti nelle università rumene. Mi trovo a Iași, una cittadina al confine con la Moldavia, sono stato anche ad Arad dove ho sostenuto il test d’ingresso».

Molti sacrifici e anche molte spese. E sul tema Nicola non nasconde il suo disappunto e la sua riflessione riporta alla ribalda il concetto di meritocrazia:

«Perché far spendere all’estero soldi per sostenere gli studi, il vitto e l’alloggio? - si chiede Nicola - Non potremmo lasciare queste risorse in Italia? Offrire un accesso aperto a tutti in Medicina non sarebbe sbagliato. La selezione verrà effettuata durante l’iter formativo. Chi merita va avanti».

Nel futuro un corso di implantologia dentale, ma anche il desiderio di ritornare, non pochi ostacoli però lo attendono e ci spiega perché:

«Pur avendo seguito in un Paese comunitario un corso universitario di sei anni come quello italiano, per poter esercitare la professione di dentista in Italia devo prima ottenere l’equipollenza del titolo conseguito in Romania. Devo frequentare per diciotto mesi un corso a Roma o L’Aquila e sostenere altri esami. Questo comporta un ulteriore impegno di altri tre anni. Una situazione che non si registra in altre realtà europee».

Come giudichi l’iniziativa di richiedere specialisti rumeni?

«Da cittadino italiano mi sembra una cosa assurda, ma comprendo l’atteggiamento, anche la Francia avanza le stesse richieste. I corsi di medicina e odontoiatria che ho conosciuto, sono diversi da quelli italiani. In Romania si privilegia molto la pratica, sin dal secondo anno andiamo negli ospedali, curiamo pazienti, non da soli, ma sempre affiancati da docenti e medici».

Non sopporta sentire che i giovani italiani vengano apostrofati come poco inclini al lavoro. «Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio», ci dice con orgoglio e soddisfazione. Lui che si è costruito il futuro grazie all’aiuto della famiglia e alla sua caparbia volontà di mettersi in gioco. Infatti, in Romania, ha avuto anche l’opportunità di realizzare un’agenzia pubblicitaria che gestisce con altri collaboratori.

«Dapprima ho cercato di realizzarla in Italia, ma i costi e l’iter burocratico hanno vanificato ogni sforzo. Per cui sono stato costretto a crearla in Romania. L’Agenzia, nata poco più di un anno fa, ha le caratteristiche di un social manager e gestisce vari profili instagram personali e aziendali. Si tratta di un progetto che si è potuto realizzare anche grazie al regime fiscale rumeno più favorevole».

ARGINARE L’ESODO

Le richieste di riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero sono accresciute e per questo sono oggetto di particolare attenzione e verifiche da parte del MIUR, soprattutto se conseguiti in Istituti privati.

Non va sottaciuto che in un recente passato, proprio in Romania, sono esplosi scandali per le lauree facili anche in Medicina. Per questo si è avvertita l’esigenza di introdurre regole più stringenti. Ma al di là degli aspetti che regolano il riconoscimento e l’equipollenza di un titolo, lungi dal generalizzare il passato, quello che ci preme evidenziare è che negli ultimi anni sono andati via dall’Italia tantissimi cittadini e l’Ocse segnala come il Paese sia tornato ai primi posti nel mondo per emigrati.

Non è solo un fenomeno di cervelli in fuga, ci sono altre motivazioni, difficoltà di accesso a certi percorsi formativi appunto, alla difficoltà di inserirsi nel mondo del lavoro e di reinserirsi dopo averlo perso.

Sul tema del lavoro sinora si sono ascoltati molti proclami ma la realtà ci mostra un quadro desolante con tanti giovani in attesa di tempi migliori. Vederli partire è come uno schiaffo di vento, un impoverimento del nostro futuro che si sta trasformando in spopolamento di alcune zone, in particolare nel Mezzogiorno.

La storia narrata costituisce anche una conferma di quanta strada ci sia ancora da fare per sburocratizzare il sistema Paese. E anche la scelta di studiare all’estero diventa un passaggio obbligato, e forse, nel settore della sanità, è giunto il momento di affrontare la questione anche in occasione dei prossimi incontri per la stesura del Patto sulla Salute tra le Regioni e i tecnici del ministero. L’auspicio è che si possa addivenire a un incremento di borse di studio e di accessi alla Facoltà di Medicina senza ricorrere a soluzioni fantasiose.