Lunedì 19 Agosto 2019
   
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“Volevo essere una groupie”: infiniti modi di essere fan

chimena palmieri volevo essere una groupie

chimena palmieri volevo essere una groupie Chi segue con passione e dedizione un cantante o un cantautore, un musicista o una band in fondo al suo cuore sogna di diventare amica, compagna, confidente del suo idolo o idoli. Va bene che gli anni ’70 sono passati da un pezzo, epoca d’oro delle groupies, tante quelle che sono state muse e anche compagne ufficiali di Mick Jagger, Jim Morrison, Frank Zappa, Jimi Hendrix ecc.., ma ancora oggi e anche domani ci saranno fan che per incontrare il proprio idolo farebbero pazzie, anche solo fantasticando, perché la realtà è un’altra e lo sappiamo, ma almeno sognare non costa nulla. Il mondo dei fan è un universo variegato di persone, ne esistono di ogni tipo, Chimena Palmieri ne ha classificati alcuni nel suo ultimo romanzo intitolato proprio “Volevo essere una groupie”, edito da Bookabook Narrativa.

Per essere precisi lei ha studiato un particolare gruppo di fan, che lei conosce bene: “il pubblico più bello del mondo”, come li ha definiti il loro “capo”, sono loro i fan del rocker di Correggio, Luciano Ligabue. Che in quanto ad appeal sul gentil sesso, e non solo, ne sa più di qualcosa.

L’autrice da sempre appassionata di Sociologia, disciplina in cui si è laureata, ha voluto racchiudere in questo suo ultimo libro, uscito dopo “Sette notti con Liga” (Sonzogno Editore, 2010) e “Raval” (Bookabook, 2017), tutte le tipologie di fan, almeno le più caratteristiche, che si ritrovano anche in altri gruppi di fan, non solo i fan di Liga. Troviamo il fan uomo “Leggero” chimena palmieri volevo essere una groupiee il fan donna “Le donne lo sanno”, il fan del Nord, del Centro, del Sud e il fan delle Isole, quello un po’ più svantaggiato negli spostamenti. Il fan nostalgico, quello della prima ora e il fan appena arrivato. Il fan che critica, quello che non critica, il fan che una volta lo amava da morire e che adesso gli vuole solo bene. Il fan che ama gli stadi, quello che ama i teatri. Il fan che ti aspetta sotto casa e il fan timido. Il fan che tutti vorrebbero avere e quello che ti deve la vita. Il fan che viaggia da solo, il fan che fa parte di un gruppo, il fan che preferisce restare oscuro. Il fan invidioso e il fan invidiato. Il fan che ama i social, il fan che scrive ovunque, il fan che si crea uno spazio suo dove scrivere di Liga. Il fan che suona o canta nelle cover band, il fan collezionista, il fan prezzemolino, il fan che cerca di stupirti. Poi c’è il fan che si sente parte attiva della diatriba “Vasco vs Liga”, o quello che se ne frega e ascolta entrambi. “Che io sono nato per te, ma mi frega l’amore. Quello per la musica, anche quella di Vasco”.

Perché in fondo il mondo dei fan, è bello proprio perché è così variegato, lo sa bene Chimena Palmieri, fan sin dalla prima ora, che in dal 1990 ne ha conosciuti di fan, soprattutto dopo l’uscita di “Sette notti con Liga” nel 2010. Grazie a questo romanzo ha conosciuto anche Raffaella Rizzi, collega scrittrice e fan sfegatata del Liga, proprio lei ha invitato l’autrice a Gioia, presso la sede di Palazzo Romano Eventi per la rassegna “Domus Verba” lo scorso 19 gennaio.

Entrambe si rivedono nel fan rispettoso e nostalgico dei tempi in cui si era un po’ meno e c’era un po’ più di spazio, quandochimena palmieri volevo essere una groupie era più facile avvicinare Liga. Il fan della prima ora, come spiega l’autrice, vorrebbe una sorta di premio fedeltà. Bisognerebbe però evitare che il fanatismo sfoci in isteria collettiva, diventando un problema, anche perché eventi come Campovolo si sono potuti realizzare proprio perché il pubblico rispetta il suo idolo e il lavoro dei suoi collaboratori, è possibile questo quando chi sta sul palco è capace di far ragionare chi sta sotto, come accade anche ai mega concerti di Vasco Rossi. Perché una persona può diventare così importante per tantissime altre? Mille milioni di motivi, tra i quali anche il vedere il proprio idolo come un taumaturgo che “ti aiuta e ti tiene la mano e con la sua musica arriva dove altri non arrivano”. Il fan fa di quella passione una ragione di vita e ci organizza la sua vita. Ed è proprio così, anche se non si riuscirà a realizzare quel sogno, continuare a seguire, a supportare, ad ascoltare l’idolo “ci fa sentire vive”.

Naturalmente ognuno coltiva altre passioni come la scrittura che per Chimena Palmieri è “una passione forte che ho sin da bambina, è cresciuta con me, scrivere è un modo di fissare quello che c’è dentro, per non perderlo. Porto sempre con me un taccuino su cui annotare frasi, appunti, dare spazio e voce alle sensazioni. Tutto con ironia, amo molto far sorridere e chi riesce a farmi sorridere”. Negli album di Ligabue, nei suoi testi c’è molta simbologia vedi ad esempio “Lambrusco coltelli rose e pop-corn”, tema che ha ispirato Germana Surico che ha curato nei dettagli l’allestimento della location, come quella relativa al confronto tra i sogni americani e la vichimena palmieri volevo essere una groupiea Emilia, così il whisky si contrappone al Lambrusco, rappresentato dall’uva, le pistole ai coltelli, “perché qui i sogni te li devi guadagnare, che qui nessuno ti dà niente gratis”.

Alla domanda di Lucio Romano, padrone di casa, “perché volevo essere una groupie?” l’autrice risponde così “la maggior parte dei fan sono donne che seguono Luciano per la musica, per l’uomo che è, lo vedono come un tutt’uno sul palco. Groupie, all’epoca, non ce ne sono state in Italia per via della mancanza di libertà femminile”. Diciamo che sono fan disposte a tutto, e il titolo “è solo provocazione”, conclude l’autrice.

Ad accompagnare la gradevolissima serata introdotta dai giornalisti Myriam Saputo e Livio Addabbo, la chitarra di Marco Lozito con le note dei maggiori successi di Ligabue, per chiudere in bellezza poi, pop corn e Lambrusco per tutti.

Lunga vita ai fan, che con rispetto e passione, seguono il proprio idolo.

 

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