Giovedì 21 Febbraio 2019
   
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Cristaldi: “Esistono cicatrici che non possono essere rimarginate”

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giuseppe cristaldi gli scuoiatiEsistono degli angoli nascosti del nostro essere che sono intoccabili, barricati entro certi limiti fatti di paura, vergogna, impotenza.

La scrittura, a dispetto di quanto comunemente si creda, non prevede la necessaria esistenza di una logica, di un tema che abbracci e spieghi tutte le sue sfaccettature. Questo concetto è stato ben assimilato ed esposto da Giuseppe Cristaldi, scrittore salentino ora residente nell’entroterra sardo, autore del libro “Gli scuoiati” (casa editrice Pellicano), presentato dello stesso autore lunedì 21 gennaio presso la Sala Iavarone del comune di Gioia del Colle assieme ad Orietta Limitone (presidio del libro).

Giuseppe Cristaldi ha sempre ritenuto che la scrittura dovesse avere una funzione di denuncia sociale e non a caso, nei suoi precedenti lavori, ha trattato temi quali l’inquinamento, il traffico illecito di organi umani, le vittime dei petrolchimici etc…

“Gli scuoiati” rappresenta un suo esperimento attraverso una peculiare suddivisione in due parti apparentemente scollegate. La prima parte racconta la storia di una donna, bibliotecaria comunale, che cerca di convivere con i demoni che trasporta dentro di sé sin dalla più tenera età: da piccola ha subito abusi da parte degli “uomini neri”, esperienza che non solo ha irreversibilmente segnato il corso della sua vita ma ha anche lacerato la purezza del suo animo, la sua innocenza.giuseppe cristaldi gli scuoiati

La seconda parte che, a differenza della prima, si avvicina più ad un poemetto, è introdotta da “Istruzioni per il disuso” attraverso cui l’autore ribadisce l’assenza della necessità di una logica precisa, invita il lettore a dimenticare cò che si appresta a leggere e di guardare ad esso con gli occhi di un bambino. Il flusso di coscienza che, velocissimo, si tuffa nella memoria dello stesso autore, ripescando personaggi, ricordi e dolori, è l’esempio perfetto del contrasto che Cristaldi è riuscito a creare: i pensieri si susseguono in modo impetuoso, quasi vivace, elemento che contrasta fortemente con i temi trattati al suo interno. La sottomissione della donna alle convenzioni sociali, l’uomo che ha intenzionalmente posto dei paletti, dei limiti all’emancipazione della donna, lasciando che qualsiasi giudizio a lei riferito restasse appeso, così come la sua condizione di falsa libertà, sospesa fra cielo e terra, né viva né morta. La scelta della prime persona femminile, quasi a voler azzerare le distanze fra autore e lettore, aiuta ancora di più ad immergersi nei panni della donna: per l’uomo, la perfezione è quasi un preconcetto. Per la donna, un costante martirio.

Giuseppe Cristaldi ha, nel suo tentativo di evadere e allontanarsi il più possibile dal meccanismo convenzionato attraverso cui si pensa di poter estirpare la violenza, l’articolo di giornale, trattato in modo assolutamente personale due temi che rappresentano un tumore psicologico per coloro che sono costretti ad interiorizzarlo.

Ogni giorno, in Italia, tre bambini subiscono degli abusi. Senza considerare la percentuale di minori costretti ad assistere a scene di violenza o amplessi sessuali. Nel momento in cui questo avviene, l’animo del bambino viene letteralmente scuoiato internamente, strappato al candore e alla purezza ed eliminato.

Esistono cicatrici che non possono essere rimarginate. Ci si può solo convivere, a testa alta.

 

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