Martedì 21 Maggio 2019
   
Text Size

La Grande Guerra. Toccante ricordo con “L’Albero Verde della Vita”-foto

l'albero della vita e la grande guerra

l'albero della vita e la grande guerra Un ricordo del passato con uno sguardo al futuro. Potremmo sintetizzare così la «Commemorazione del Centenario della Prima Guerra Mondiale: per non dimenticare» organizzato dall'associazione “L’Albero Verde della Vita” in collaborazione con l'IISS «R. Canudo - P.V. Marone- G. Galilei» di Gioia del Colle, l’Istituto Comprensivo «Losapio - San Filippo Neri» di Gioia e l'IISS «C. Colamonico - N. Chiarulli» di Acquaviva delle Fonti il 20 dicembre presso il cine-teatro della parrocchia del Sacro Cuore di Gioia del Colle.

Bravo il Presidente de L’Albero Verde della Vita, d.ssa Mariagrazia Mazzaraco a cucire insieme i vari momenti della serata, che ha ricevuto l’autorizzazione all'uso del logo ufficiale delle Commemorazioni del Centenario della prima guerra mondiale, in data 18 luglio 2013, il Patrocinio della Regione Puglia e del Comune di Gioia del Colle.

L’evento in programma ha ricevuto i compiacimenti del Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, del Vice Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Salvini, del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, del Capo del Cerimoniale del Ministero della Difesa Col. Mario Neri, dell’Ufficiale Coordinatore del Comando Forze Operative Sud, Col. Gian Nicola Luciano, del Governatore della Puglia Dott. Michele Emiliano, del Commissario del Comune gioiese Pref. Umberto Postiglione.

Il prof. Sergio D'Onghia ha introdotto il tema con la proiezione di alcune sequenze del film «Jol'albero della vita e la grande guerrayeux Moel - Una verità dimenticata dalla storia» incentrate sulla tregua di Natale del 24 dicembre 1914. Un episodio storico poco conosciuto, nascosto a lungo all'epoca dalle autorità militari e dai mass media che vide i soldati francesi, tedeschi e inglesi (scozzesi) prima intonare canti natalizi e improvvisare piccole decorazioni, poi concordare un cessate il fuoco per dare sepoltura ai morti e pregare tutti insieme per il Santo Natale.

D'Onghia è voluto ripartire da questo episodio positivo, un residuo di umanità nella barbarie della guerra evidenziando le parole di uno dei soldati che proponeva la tregua «tanto questa guerra non si deciderà stanotte».

Poche ore di tregua non hanno cambiato le sorti della guerra che già dal giorno dopo è tornata a travolgerli con tutta la sua ferocia. Solo per una notte quei soldati hanno ritrovato la loro umanità. Gli uomini che si erano scambiati gli auguri, festeggiando insieme il Natale sono poi tornati a spararsi, ad uccidersi tra loro. Non c'era posto per l'umanità nelle trincee. I comandi militari dell'epoca non gradirono questa iniziativa; i soldati e gli ufficiali protagonisti vennero puniti per il loro gesto di umanità. I tedeschi furono mandati sul fronte russo, che allora significava morte certa, gli inglesi vennero congedati senza onore.

Per tanti anni non si parlò della vicenda, riemersa dai racconti dei sopravvissuti o dalle lettere dal fronte inviate ai familiari. Questo episodio ci ricorda che la guerra non è mai combattuta da una parte sola, che non ha senso dividere le persone in buoni e cattivi.

Il prof. D'Onghia ha poi analizzato la poesia «Fratelli» di Giuseppe Ungaretti che ha combatl'albero della vita e la grande guerratuto e raccontato attraverso i suoi versi la Prima Guerra Mondiale.

Un confitto che ha visto 65 milioni di soldati in trincea e circa 10 milioni di morti, molti rimasti senza nome, oltre ai tanti feriti e invalidi.

Solo dopo questa guerra è stata introdotta la piastrina militare per consentire il riconoscimento dei caduti e la restituzione alle famiglie delle loro spoglie.

Tante le lettere ritrovate che ricostruiscono la vita nelle trincee, le sofferenze dei soldati, il loro stato d'animo. Lettere spesso piene di orgoglio patriottico, a volte edulcorate per non far preoccupare troppo i familiari o incorrere nelle cel'albero della vita e la grande guerransure militari, a volte crude nella realtà dei loro contenuti.

Tra le tante lettere da recapitare e mai spedite è stata ritrovata a Udine anche la corrispondenza di un militare gioiese, il soldato Vito Antonio Favale.

D'Onghia ha ricordato quando durante una gita scolastica a Soncino ha potuto visitare con i suoi studenti una mostra storica dedicata al primo conflitto mondiale, dove insieme a divise, piastrine, lettere e altri cimeli, c'era una sorta di museo dell'orrore dei «ricambi umani», le protesi utilizzate all'epoca per sostituire arti amputati, calotte craniche, occhi di cristallo, etc.

Nel 1917 papa Benedetto XV definì il primo conflitto mondiale una «inutile strage», combattuta tra l'altro tra paesi che professavano la stessa religione cristiana. Negli anni anche altri papi hanno espresso una forte condanna come nel «mai più la guerra» di papa Paolo VI o nella «guerra avventura senza ritorno» di pal'albero della vita e la grande guerrapa Giovanni Paolo II.

Quest'anno celebriamo la vittoria del Primo Conflitto Mondiale, grati a coloro che hanno combattuto per il nostro paese, ma sarebbe opportuno rivolgere un pensiero anche a tutti i soldati che non sono tornati, indipendentemente dalla divisa che hanno indossato.

Gli alunni del liceo Cal'albero della vita e la grande guerranudo-Marone-Galilei hanno letto stralci da alcune lettere dei soldati dal fronte, in cui veniva descritta la vita delle trincee. Documenti vivi e toccanti delle loro sofferenze, delle loro paure, delle loro speranze, sogni spesso infranti in giovane età.

La parola è poi passata al prof. Giuseppe Mastromarino, autore di vari libri su padre Giovanni Semeria e don Giovanni Minozzi, fondatori dell'Opera Nazionale per il Mezzogiorno d'Italia, impegnata per il soccorso degli orfani di guerra soprattutto nelle zone più povere del meridione, anche a Gioia del Colle.

Entrambi furono cappellani militari durante la Prima Guerra Mondiale e lì ebbero modo di vedere, di vivere la miseria dei giovani soldati mandati allo sbando da generali attenti solo ai loro giochi di potere.

Mastromarino si è soffermato in particolare sulla figura di don Minozzi che fondò le «Case del soldato», luoghi di ritrovo dove i soldati potevano dimenticare per qualche ora le atrocità dela guerra, dedicandosi alla lettura, alla scrittura o ad altre attività ricreative. Minozzi volle che in tutte le case ci fosse la possibilità di ascoltare musica e organizzò delle scuole per i soldati analfabeti che poterono così scrivere da soli le lettere per i loro cari.

Un poco di umanità in luoghi dove i giovani soldati spesso perdevano ogni senso morale, diventando rissosi, inaciditi dalla vita di trincea, passando il loro tempo avvinazzati nei casini di guerra.

Le trincee erano dei labirinti infernali, considerati il limbo, l'anticamera della morte; un disfacimento morale che spesso precedeva la morte fisica al fronte, anzi alla fronte, come si diceva allora.

Nelle «Case del soldato» i soldati delle retrovie chel'albero della vita e la grande guerra si alternavano al fronte trovavano un posto caldo, accogliente, dove avevano modo di recuperare la loro umanità. Fino a Caporetto esistevano 250 case, diventate in seguito oltre 500, secondo i dati del Ministero della Difesa.

Indro Montanelli nella sua «Storia d'Italia» scrisse che in quegli anni le «Case del soldato» furono l'unica opera di assistenza efficace alle truppe italiane.

Don Minozzi fu un sacerdote amico dei soldati, un patriota italiano, ma fu anche molto critico nei confronti della disumanità dei generali che consideravano i soldati solo carne da cannone tenuta all'obbedienza cieca, mandandoli al fronte senza vestiti e mezzi adeguati. Spesso li mandavano l'albero della vita e la grande guerraa morire senza una ragione, spingendoli all'assalto per recuperare solo pochi metri, in manovre insensate anche dal punto di vista militare.

La storia della Prima Guerra Mondiale è complessa, è stata una guerra totale subita da tutti i popoli, un'inutile strage senza alcuna moralità, ricostruita analizzando gli 8 miliardi di lettere scambiate dai soldati al fronte con le loro famiglie.

Preziosi i contributi offerti dagli studenti dei locali Istituti Comprensivi “R. Canudo - P.V. Marone-G. Galilei” e "Losapio San Filippo Neri" che hanno letto e decantano scritti dal fronte rinvenuti negli archivi storici.

Encomiabile l’alacre lavoro didattico di ricostruzione storica eseguito dagli alunni dell’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore di Acquaviva delle Fonti (BA) – C. Colamonico-N.Chiarulli: accompagnati da uno struggente sottofondo musicale, hanno letto alcune testimonianze sulla vita di trincea, alternate a versi di Giuseppe Ungaretti, poeta cl'albero della vita e la grande guerrahe ha vissuto la vita al fronte, immortalandola nei suoi versi.

Riferendosi alle teorie allora in voga della guerra necessaria per evitare i conflitti futuri, un'illusione che aveva spinto tanti giovani ad arruolarsi e sacrificare la loro vita, lo sconsolato poeta le apostrofa tristemente come «bubbole», falsità.

Nell'atrio del cine-teatro Sacro Cuore erano presenti alcuni cartelloni che riproducevano alcuni ricordi della guerra, immagini e lettere che facevano da cornice all'evento, ma purtroppo non c'è stato il tempo di esaminare con attenzione.

Per concludere la serata tre studentesse vestite con i colori della nostra bandiera hanno intonato il «Canto degli italiani», più nota come Inno di Mameli, raggiunte poi da altri studenti del «Chiarulli - Colamonico».

L’atrio del teatro della parrocchia del Sacro Cuore è stato addobbato da ben 13 cartelloni che hanno ripercorso i momenti salienti delle vicende belliche dal 1915 al 1918; un tocco di colore in omaggio al Natale è stato offerto dall’Albero delle Caramelle che ha realizzato e donato per l’occasione una scultura di palloncini dai colori del tricolore.

Presenti anche le associazioni combattentistiche e d’arma della Marina Militare, dell’Aeronautica Militare e dei Bersaglieri.

Un toccante momento di preghiera è stato riservato da Don Carlo Verrecchia: una bellissima preghiera di Padre Minozzi in ricordo dei caduti ed una benedizione particolare per tutti gli intervenuti alla manifestazione.

La serata è terminata con un allegro momento di fraternità: panettoni, pandori e spumanti per un brindisi ben augurante offerti dalla pasticceria Ancona di Acquaviva delle Fonti, La Fornarina di Palo del Colle, Antonio Vasco bevande di Gioia del Colle.

Conferito Diploma di Benemerenza de L’Albero Verde della Vita “per la collaborazione fornita nell’organizzazione dell’evento de L’Albero Verdl'albero della vita e la grande guerrae della Vita “Commemorazione del Centenario della Prima Guerra Mondiale: per non dimenticare” agli storici D’Onghia e Mastromarino.

L’Istituto Colamonico è stato insignito di un Diploma d’Onore “per la disponibilità e dedizione dimostrata a favore delle finalità associative, culturali e umanitarie cui la presente Istituzione si Onora di realizzare e promanare” ritirato dalle Proff.sse Milena Pricci e Anna Di Gioia. Benemerenza che gli studenti hanno consegnato durante una cerimonia ufficiale al Preside D.ssa Chiara Losurdo che di contro ha rivolto parole elogiative e di ringraziamento agli alunni, alle docenti per il lavoro svolto ed a L’Albero Verde della Vita per la partecipazione e l’invito alla “Commemorazione del Centenario della Prima Guerra Mondiale: per non dimenticare”.

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI