Domenica 16 Dicembre 2018
   
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“Il vino primitivo tra passato e futuro” - Presentate le botti del Palio

palio- presentazione botti

palio- presentazione botti Sono nove le botti appartenenti alle cantine che hanno aderito alla terza edizione del Palio delle botti, cui si aggiungono le due dell’I.C. S. Filippo Neri-Losapio e le due dell’I.C. Mazzini-Carano, presentate nel Chiostro di Palazzo San Domenico tra gli svettanti cenci di Gino Donvito e Mario Pugliese il 29 luglio scorso.

Ad introdurre la presentazione un interessante convegno: “Il vino primitivo tra passato e futuro”.

Dopo i saluti ed una breve introduzione di Claudio Santorelli, presidente dell’associazione, l’agronomo Walter Ivone ha relazionato sulla storia del vitigno, con un’ampia disamina sul passato. Ci si è poi soffermati sulle ricerche genetiche, sui marcatori molecolari e sulle selezioni clonali con il ricercatore della CREA.VE Gianvito Masi e sul futuro del Primitivo, in particolare su crescita e attività del Consorzio, con Vincenzo Verrastro, direttore del Consorzio di tutela vini DOC Gioia del Colle. Tre agronomi per la prima volta insieme per presentare tre diverse stagioni e insoliti “volti” del Primitivo.

Tematiche molto interessanti che avrebbero meritato maggior tempo ed attenzione, in particolare quelle legate al paesaggio culturale, ovvero all’azione combinata tra le opere dell’uomo e gli elementi del territorio che nelle nostre Murge trova massima espressione.

IL PRIMITIVO NEL PASSATO

Non c’è un grande vino se alle spalle non c’è un altrettanto importante paesaggio culturale - dichiara con convinzione Walter Ivone -. Il nostro territorio oggi esprime due vocazioni: quella zootecnica e quella viticola. I fattori naturali che determinano quest’ultima, necessitano a loro volta di fattori ambientali ottimali: la vite si coltiva tra il 40° e il 60° parallelo alla latitudine nord. Importanti sono la altitudine, il terreno, le piogge, i venti, l’esposizione e il microclima, in particolar modo le correnti.… Determinanti anpalio- presentazione bottiche le matrici rocciose. Il calcare di Altamura, che risale a 60 milioni di anni fa, produce terra rossa, ricca di minerali tra cui gli ossidi di ferro e alluminio, mentre la calcarenite di Gravina che dà al terreno il caratteristico colore giallo del tufo murgiano, si è formata durante l’ultima glaciazione. Entrambe sono rocce sedimentarie, un tempo fondali marini, che nutrono i vitigni e conferiscono loro unicità. Ed è proprio la calcarenite nel neolitico ad aver favorito gli insediamenti umani. Questi fattori insieme alle falde freatiche e alle caratteristiche indicate, rendono unico il vino prodotto.”

Quindi Ivone con riferimenti tratti dall’Odissea ha ricordato che le viti portate dai Greci nella nostra regione producevano vini molto corposi, tanto da doverli abbondantemente “tagliare”. Ad ogni tazza di vino ne venivano aggiunte venti di acqua insieme a resine ed aromi, ed addirittura in alcuni casi a formaggio grattugiato. I Peuceti impiantavano vigneti nel canale che raggiunge l’Adriatico ai piedi di Monte Sannace, lo testimoniano diversi oggetti rinvenuti: anfore, vasi, crateri, pittura vascolare, basi di torchi …

Con il processo di cristianizzazione il vino divenne importante elemento eucaristico. Ivone quindi ha ripercorso i vari momenti storici che hanno visto sorgere Gioia, spopolarsi e tornare a rivivere con l’arrivo degli Schiavoni, popolazione serbo-montenegrina. Legati alla coltivazione delle viti anche i muretti a secco caratteristici dei nostri paesaggi, imposti dalla famiglia D’Andrano nel momento in cui concesse terreni incolti affinché fossero delimitati

Tra i tanti episodi narrati, l’accoglienza che gli Schiavoni riservarono organizzando una festa nel Castepalio- presentazione bottillo con spettacolo e tavoli imbanditi con vino gioiese in onore di Isabella del Balzo, di passaggio dalla cittadina per raggiungere il suo sposo Federico Re di Napoli. Se ne accenna ne “Lo Balzino”, poema in ottave a lei dedicato da Ruggero de Pacienza di Nardò.

Ben poco mutò dal 1500 al 1640, quando a seguito delle lottizzazioni vennero piantati numerosi uliveti, mandorleti e vigneti ed il primicerio Filippo Francesco Indellicati diede a questo vitigno così tardivo nella germogliazione e precoce nella maturazione, il nome di Primativo.

IL PRIMITIVO NEL PRESENTE E NEL FUTURO

Gianvito Masi con il ricorso a diverse slide su cui sono riportati dati tecnici e tabelle, si è soffermato sugli studi che di recente hanno svelato le origini comuni dello Zinfandel californiano, del Primitivo gioiese e di alcune varietà presenti sulle coste balcaniche. Sono ben 513 i vitigni iscritti. Ampio spazio è stato dedicato alle differenze genetiche tra cloni e biotipi, ai marcatori molecolari utilizzati per differenziare i cloni viticoli e le interessanti prospettive offerte dagli studi genetici sui ceppi resistenti alle malattie della vite.

Vincenzo Verrastro ha a sua volta velocemente accennato alla stele celebrativa in ricordo del primicerio Indellicati, al fallimento della Cantina sociale ed alla crisi produttiva che ne seguì. L’idea del Consorzio nacque dall’incontro con Filippo Petrera, produttore del Primitivo Fatalone. L’istituzione del Consorzio risale al 2000, nel 2003 aderirono 34 produttori ed opalio- presentazione bottiggi sono in tutto in 76 provenienti da 16 comuni. Le cantine gioiesi consorziate sono 15.

“Il nostro vino è apprezzato in tutto il mondo - ha affermato Verrastro -, i successi conseguiti dai produttori che esportano all’estero i loro vini sono sotto gli occhi di tutti… Con l’Amministrazione Lucilla avevamo progettato di gestire la Distilleria Cassano che sarebbe diventata sede del Consorzio e del Palio… un progetto che speriamo di portare a compimento con i prossimi amministratori. In futuro si continuerà a puntare sempre più sulla qualità, con promozioni di eccellenza ed eventi dello spessore del Palio delle Botti.”

E’ seguito un breve passaggio della vice presidente dell’associazione Marilena Limitone sugli incontri organizzati con le scuole primarie gioiesi e con le cantine per far conoscere ai più piccoli il vino e le varie fasi di produzione, dalla cura della vite fino all’imbottigliamento, sfatando l’idea che l’uva crescesse sugli alberi. Un momento di educazione al territorio ed alle tradizioni importante, che ha dato frutti: saranno infatti gli scolari e alcune insegnanti a dar vita al corteo storico del Palio. Santorelli ha quindi ringraziato le docenti Valeria Di Gravina, Susanna De Mattia, Linda Gemmati e Giovanna Addabbo  per la collaborazione, insieme al professor Pierluca Cetera e Lea Gallizzi che hanno seguito i piccoli nella decorazione della loro botte. Poi ha presentato la Giuria che valuterà le botti, composta dall’Architetto Sandro Cortese, presidente della Pro Loco, Filippo Cazzolla, artista e scenografo e Giuseppe Baldassarre.

PIZZA GIOIA A BRACCETTO CON IL PALIO

Il suo grazie va anche a Filippo Speranza per aver proposto ai pizzaioli nelle due giornate del Palio, di “testare” il gradimento di “Pizza Gioia”. (http://www.gioianet.it/attualita/15954-qpizza-gioiaq-regina-del-palio-delle-botti.html).palio- presentazione botti

Nelle due serate, infatti, le pizzerie che esporranno il bollino proporranno ai loro clienti “Pizza Gioia”. Una prossimità al palio ed alla promozione turistica del territorio che si concretizza nell’appello che Filippo Speranza lancia su fb. Ai simpatizzanti che già hanno collaborato nel ripulire i due campetti in via Einaudi e sistemare alcuni arredi di Montursi, giunge in queste ore l’invito a dare una mano all’organizzazione per preparare il tutto al meglio, contattando il 3389582599.palio- presentazione botti

Al cospetto di un pubblico davvero numeroso, dopo i saluti di Serenella Penza, storica presentatrice e Giuseppe Baldassare, “magistrato” del Palio che ha ricordato il dottor Erasmo Pastore che tanto ha contribuito con i suoi saperi storici alla promozione del Primitivo gioiese, sono infine state presentate le botti disposte in primo piano, per poter essere ammirate da tutti.

LA PRESENTAZIONE DELLE BOTTI

I primi a presentare con orgoglio la loro coloratissima botte, cui va il merito di aver aderito alla perfezione al tema proposto quest’anno, sono quattro giovanissimi ragazzi: Carlo Galasso, Francesco Pio Capurso, Domenico Montenegro e Francesco Angelillo che hanno decorato la botte delle Cantine Coppi. La loro botte colorata di azzurro, giallo, rosso e verde con grappoli e tralci viola, riporta in forma stilizzata con effetto disegno di china i simboli federiciani suggerendo ebbrezza, gioia ed allegria. Il titolo è "Le passioni di Federico", raffigura infatti astrologia, geometri, libri, caccia ed impero. Per realizzare i disegni sono stati utilizzati vernici acriliche in spray e stencil.

Seconda botte in corsa per le tenute Nettis quella di Antonio Milano, originalissima nella sua essenzialità: fondo bianco, decori floreali tipici dei piatti di ceramica azzurri, galletto ruspante con una nota di rosso acceso e tralci di pampini verdi.

“La mia idea, per la botte di quest'anno, nasce dall'incontro con Marzio Nettis, giovane proprietario delle Tenute Nettis. La botte riprende il disegno decorativo delle ceramiche di Grottaglie nell'aspetto tradizionale, ispirato alla spiegazione delle fasi della vendemmia e dell'antichità sottolineata da Nettis. La botte però non riprende il colore della ceramica, ma è di un bianco elegante che tende ad evidenziare la purezza, la virtù e la passione dell'innovazione che il giovane sta cercando di apportare ad un lavoro dato per scontato ed etichettato "vecpalio- presentazione bottichio" molto ingiustamente".

A rappresentare con luci caravaggesche la storia dei genitori cantinieri dei titolari delle Cantine Viglione è Mario Pugliese. Il suo è un affresco storico, da museo che ha stupito i presenti per la versatilità dell’artista, in grado di esprimersi attraverso plurali linguaggi artistici e cromatici, anche distanti dal suo stile.

“Il mio intento artistico - confessa Mario Pugliese - era fermare per un attimo il tempo e pensare alla semplicità ed alle atmosfere del passato e quindi delle origini delle Cantine Viglione. Per fare questo ho dovuto anche io fermare il tempo e ritornare un attimo alle regole fondamentali della pittura e del colore, quindi ai miei primi dipinti. Un percorso evolutivo nella arte come nella vita…”

Per le cantine Polvanera Vittorio Racano ha proposto spiriti evanescenti fuoriusciti dalle bottiglie disposte in basso, in modo tale da costruire una città abitata da tanto volti smarriti nei “fumi” colorati dell’alcool… una ebbrezza a tratti allucinogena.

Mario Lozito ha ideato per le Cantine Tre Pini una spirale di… piccoli pini che avvolge la botte. Tra loro troneggia una vite dai grappoli enormi all’ombra di tre giganteschi pini, il tutto rigorosamente in bianco e nero. Uniche concessioni al colore l’insegna della cantina ed il falco immerso nel verde che osserva il grappolo dell’uva sul coperchio, eseguito con una tecnica diversa, quasi in rilievo.

Tema delle Tenute Patruno Perniola a firma di Daniele Geniale la favola della volpe e dell’uva, volpe che dipinta da Pompeo Colacicco torna nella botte della Cantina Mezzpalio- presentazione bottiaventre.

“L'idea che avevo quest’anno era di forare la botte, aprirla come fosse il tronco di un grande albero per nasconderci dentro una creatura che rappresentasse l'uva. Un po'come gli animali che trovano riparo nelle cavità dei tronchi. Allo stesso tempo - precisa Colacicco - una botte é come un ventre all'interno del quale cresce il buon vino. Coincidenza ha voluto che la cantina che mi ha ingaggiato avesse come nome proprio Mezzaventre. Così l'idea é piaciuta anche alla cantina. In definitiva é un trompe l'oeil a tutti gli effetti sul lato frontale con le cerchiature in metallo che si aprono in corrispondenza del foro. Sul lato posteriore una volpe annusa dal foro sentendone l’odore ma non trovando l'uva. Questa volta non arriva all'uva perché acerba bensì perché l'uva é ormai vino. Da qui il titolo quindi la volpe e l'uva.”

Dopo la full immersione nei trulli dipinti da Francesco Ferrulli che caratterizzano le Cantine Chiaromonte, i decori ellenici di Agata Di Fino della Bottega d'Arte di Sergio Gatti per le Cantine Giuliani.

“Nella consapevolezza che il Primitivo ha origini risalenti alla Magna Grecia, l'artista Agata Difino ha condotto accurata ricerca storiografica ed ha trovato ispirazione in antichi crateri di provenienza ellenica. Ne è scaturita una scrittura pittorica finemente cesellata, nei toni del nero e della terracotta, accompagnata dal fregio della "spira" greca, beneaugurante filo della vita che si svolge all'infinito.”

Molto ad effetto l’uso su fondo nero del giallo oro e dell’ocra… una botte che meriterebbe di essere esposta nel museo del Castello per competere con anfore e crateri.

Molto colorate e piene di vita le botti scolastiche, tra arabeschi, cavalieri, re e regine e paesaggi fa fiaba.

Di seguito riproponiamo il programma integrale del Palio.

http://www.gioianet.it/attualita/15929-ritorna-il-palio-delle-botti-con-un-ricco-programma.html [foto Mario Di Giuseppe]

Commenti  

 
#1 Antonio55 2018-08-05 08:04
Bellissimo articolo

Unica nota stonata nominare Lucilla

La Redazione
Perchè se il riferimento corrisponde al vero?
Buona festa a tutti.
 

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