Martedì 18 Dicembre 2018
   
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Dopo Lucilla-Cuscito-Mastrangelo: le ragioni di Rosa Addabbo

rosa addabbo ex consigliera a sinistra

dimissioni sindaco lucillaNota Redazionale: Di seguito pubblichiamo il resoconto della conferenza stampa indetta dall’ex consigliere Rosa Addabbo. Una conferenza che doveva essere “aperta solo agli operatori della stampa”, ma così non è stato, stante la presenza anche di alcuni consiglieri di minoranza esponenti politici e del commercio. Inoltre, ci scusiamo con i nostri lettori per la mancanza di foto dell’incontro, ma abbiamo voluto rispettare il volere dell’ex consigliera di non scattarne. Buona lettura a tutti.

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Come preannunciato, la Dottoressa Rosa Addabbo, già consigliere della decaduta maggioranza dell’Amministrazione Lucilla, eletta nella lista “Solidarietà e Partecipazione”, il 4 maggio scorso ha tenuto nell’Hotel Svevo una conferenza stampa per illustrare le ragioni che il 16 maggio scorso l’hanno spinta ad astenersi in occasione della votazione in Consiglio comunale sulla manovra di Bilancio.

Nel corso dell’incontro ha esposto la sua visione sull’intera vicenda che l’ha vista protagonista con il cruccio di non aver utilizzato a pieno tutti gli strumenti a disposizione, tra cui il ricorso agli organi di stampa, per condividere le questioni che hanno portato all’epilogo finale. Non lo ha fatto, ha precisato, per non creare una frattura all’interno del gruppo e questo l’ha portata ad avere sempre un atteggiamento di chiusura. «Non ho saputo fare il vero politico»: il suo sfogo. I suoi interventi, le sue osservazioni sono state sempre di natura tecnica, atteso il suo quotidiano impegno lavorativo nell’Ufficio Ragioneria di altro Ente locale.

Due le criticità da lei sollevate:

- La mancata piena attuazione da parte di Navita della campagna di comunicazione sul servizio porta a porta, da contratto previsto e quindi pagato dai cittadini;

- Il pagamento delle parcelle per le spese legali relative a incarichi conferiti, prima del 2015, senza una preventiva conoscenza della spesa. Le sue segnalazioni, ha precisato, miravano a far sì che oltre all’attività istruttoria dell’Ufficio vi fosse anche il coinvolgimento del Consiglio nell’accertamento dell’attività svolta dal legale e l’utilità per l’Ente anche in considerazione del fatto che non vi era mai stata una relazione sull’andamento delle cause. Il tutto finalizzato a una rideterminazione delle parcelle stesse.

«Ero una voce inascoltata», ha proseguito. «La discussione sull’approvazione del Bilancio, non è il punto di partenza, ma l’epilogo di una serie di rilievi e relative soluzioni proposte per il bene della collettività, di fatto mai accolte».

Una situazione, ha sottolineato, avvilente. E spiega come alle sue segnalazioni, fatte nel corso delle riunioni di maggioranza, siano seguiti solo silenzi.

Un primo momento di riflessione si ha in occasione della fuoruscita dei due consiglieri a novembre 2017. In quella circostanza si era concordato un maggior coinvolgimento dei Consiglieri sulle scelte della Giunta oltre a una rendicontazione periodica dell’operato degli assessori. Impegni del tutto disattesi.

La goccia che fa traboccare un vaso la cui misura era già da tempo colma, si ha a gennaio 2018, quando si decide di unificare l’Ufficio Tributi e quello di Ragioneria. La Addabbo non la manda proprio giù. Eccepisce la decisione e segnala che in un momento molto difficile, in cui la Tribute Service è in scadenza contrattuale e bisogna accelerare la riscossione dei tributi, unificare i due uffici avrebbe creato un sovraccarico di lavoro. E nella speranza di un cambio di rotta da parte del vertice dell’Amministrazione, minaccia l’astensione sul Bilancio. Il risultato è stato che ci si è trovati con un rallentamento delle attività in entrambi i settori.

In sintesi, ha spiegato «… non è stato adottato alcun atto di indirizzo rivolto all’internalizzazione del servizio tributi che costituiva il primo dei nostri obiettivi di mandato, pur avendo proposto delle soluzioni: migrazione dati ed acquisto di un software, avendo ottime professionalità all’interno degli uffici».

E’ poi passata all’esame della parte riguardante la spesa. Anche qui, ha precisato, il modus operandi dell’Amministrazione è stato sempre lo stesso: mancata condivisione, mancato coinvolgimento delle scelte strategiche. Nessuna partecipazione dei consiglieri di maggioranza. E ancora sottolinea, “il confronto è avvenuto solo tra il vertice dell’Amministrazione e il vertice dell’apparato burocratico”.

Un Bilancio, ha precisato «… pesantemente condizionato da posizioni debitorie non correttamente gestite nel precedente esercizio, come le utenze non pagate cedute alla Farmafactoring, la sentenza della curatela fallimentare Perilli/SME/Comune di Gioia e una richiesta di indennità di esproprio di epoca pregressa, nello specifico quella relativa ad un esproprio risalente al 2002 per una proprietà dei Capurso».

Una situazione che è poi sfociata nell’approvazione di un emendamento tecnico che ha comportato sensibili tagli della spesa sociale. In merito si è appreso che una soluzione alternativa si sarebbe potuta percorrere. La Dott.ssa Addabbo la definisce: «…l’occasione mancata. L’immobilismo sui vincoli di bilancio».

E spiega di aver segnalato la possibilità per il Comune di richiedere spazi finanziari per opere pubbliche, rispondendo ad un avviso della Regione Puglia e dell’Anci, avendo la possibilità di utilizzare l’avanzo vincolato pari a 1.722.479 di euro in opere di manutenzione delle strade e del patrimonio immobiliare. Anche questo suggerimento non è stato accolto. «Con questi provvedimenti Gioia sarebbe decollata e la città ne avrebbe tratto enormi benefici».

Infine ha anche ricordato che a seguito della sua prima astensione del 10 maggio, le è stato offerto l’Assessorato al Bilancio, offerta che per varie ragioni ha rifiutato. Ma che ha considerato come un’apertura all’inviolabilità della Giunta e di aver chiesto di far cadere la scelta su un soggetto qualificato.

Il Sindaco non avrebbe condiviso, ritenendo, ha spiegato la Addabbo, che la Giunta non potesse aprirsi a esterni e che avrebbe provveduto a potenziare il suo staff con un tecnico. Di qui l’atteggiamento da lei assunto il 16 maggio e le successive conseguenze.

Queste le ragioni esposte dall’ex Consigliere Addabbo, alla luce delle quali non si può non essere un po' rammaricati. Senza un establishment la politica si riduce alla pura ricerca e gestione del consenso.

Secondo quanto affermato dall’ex sindaco il primo giugno, in Piazza Plebiscito, la linea di condotta della sua Amministrazione non si è affatto ispirata a questo, anzi. Ha anche ipotizzato che una nota di arroganza non sia del tutto mancata, e per questo ha anche detto: «Ma vi sembrano sufficienti motivazioni per mandare a casa un’Amministrazione onesta, trasparente e competente come la nostra?».

Il compito di rispondere a questa domanda, per una corretta linea di pensiero, lo lasciamo ai cittadini.

In questo momento l'Italia è un Paese senza establishment, e ne paghiamo lo scotto, l’augurio è che questo vuoto si possa colmare assai rapidamente sia a livello centrale che periferico e che gli strappi e le incomprensioni possano sempre trovare un momento di sintesi per andare avanti e per non vanificare le aspettative, i sogni e le speranze di tanti cittadini.

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