Martedì 14 Agosto 2018
   
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“Farfalle” la storia delle sorelle Mirabal di Ilaria Cangialosi

farfalle teatro rossini

farfalle teatro rossini Oggi, 8 marzo alle 20.30, in occasione della festa della donna, il Rossini ospiterà “Farfalle” che vedrà sul palco con le attrici Sara Bevilacqua, Arianna Gambaccini e Angela Iurilli la regista Ilaria Cangialosi, che ha curato anche la drammaturgia della storia delle sorelle Mirabal, impegnata nel laboratorio teatrale “Una stanza tutta per me” per il secondo anno consecutivo.

«“Farfalle” è uno spettacolo di teatro civile, preceduto da una ricerca storica accurata di ciò che è accaduto a queste quattro donne. Il tutto viene raccontato attraverso lo sguardo e i ricordi di una delle sorelle. Allo stesso tempo è stata fatta una ricerca sul regime, sulla storia di un dittatore sanguinario e del suo rapporto con questa famiglia. Si parla della prima donna avvocato che però non riuscirà a lavorare, di emancipazione femminile e di lotta contra la dittatura, ma anche di libertà e uguaglianza. Queste donne sono l’anima del “Movimento 14 giugno”, la loro parola d’ordine era “Mariposas” (Farfalle), e saranno loro a far cadere nel loro paese il regime». 

«La storia - continua Ilaria Cangialosi - si articola su tre tagli temporali: gli anni ‘30-‘40 l’adolescenza di queste donne, gli anni ‘50 e poi gli anni ‘60. Tre quadri che hanno richiesto una impegnativa ricerca sui costumi realizzati da Michela Colella. Lo spazio scenico è volutamente scarno… ci sono solo oggetti originali dell’epoca. La scena è sgombra e ci dà la possibilità di riempirlafarfalle teatro rossini a dispetto del tempo che cambia. Sono le luci di Vincent Longuemare che disegnano gli ambienti.  Dal cambio luci si percepisce un cambio di luogo. Da Vincent con il quale ho lavorato da attrice,ho imparato tanto...  Ci sono sempre due piani in scena, sia spaziali che temporali, che a volte entrano in contatto. La storia delle sorelle Mirabal non è molto conosciuta. Credo che il problema di oggi che ci porta ad assistere ad una violenza sulle donne che si perpetua, esista anche per la mancanza di cultura e di conoscenza di queste donne che hanno cambiato la storia. Ci sono tante donne straordinarie che però non sono studiate: c’è una grande voragine. E’ importante conoscere queste storie. Queste donne ci portano nello spettacolo continuamente al presente. Ci sono dei momenti in cui il passato e il nostro presente si toccano. In qualche modo le storie ritornano, si collegano. C’è un momento in cui una delle donne, Minerva chiederà alle sorelle di diventare attiviste. Sarà una scelta difficile pensare a se stessi o alla comunità. Tocca tutti. C’è sempre questa scelta tra il privato e il pubblico. Questa fragilità può toccare tutti noi, anche nel quotidiano. Ogni giorno facciamo una scelta di questo tipo. Sarà un momento di crisi molto sofferto che poi si risolverà. Poi c’è la paura, loro vivono nella paura anche se diventa normalità. Per questo spettacolo, ho rincorso molto la Bellezza. Non so se sono riuscita a restituirla. Volevo proprio  che le interpreti si sentissero belle, che potessero avere un personaggio pieno.  Per me la Bellezza è l’unione tra il sentire e l’essere.»   

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