Martedì 14 Agosto 2018
   
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“I PRIGIONIERI DEL SIRI” DEL GIOIESE ANTONIO CASORIA

i prigionieri del siri

antonio casoria “Il libro di narrativa “I prigionieri del Siri”, scritto da Antonio Casoria (la Feltrinelli), si fa leggere con piacere per lo stile discorsivo e accessibile a tutti. Man mano che si prosegue nella lettura, ci si sente sempre più coinvolti ed invogliati a continuare, nonostante che per citazioni in latino, per riferimenti storici e filosofici ed altro, la lettura stessa richieda un impegno maggiore. A mio avviso, sono proprio questi elementi aggiunti a rendere il libro più interessante e culturalmente più valido e completo.

La vicenda si svolge nel borgo di Favale (odierna Valsinni) e nel territorio circostante; il proprietario di questo posto si trova in esilio in Francia e ogni cosa viene gestita dal figlio maggiore della famiglia Morra, coadiuvato dai fratelli e dalle loro “bravate”.

Intorno ai rampolli di questa famiglia, c’è un intreccio di tanti personaggi, che in qualche modo entrano in contatto con la famiglia stessa. E’ un susseguirsi di vicende dai diversi toni di chiaroscuro; essi mettono a nudo i molteplici aspeti-prigionieri-del-siriti dell’animo umano. Ogni cosa è scritta con minuziosità e ricchezza di particolari, che ci permettono di cogliere la fragilità e la corruttibilità delle persone.

C’è come una carrellata varia di gente altolocata e benestante, che vive con gli agii derivanti loro dal proprio rango. Accanto appare la gente comune, che vive nella miseria, lavora con ritmi massacranti, vivendo nel più completo oscurantismo e spesso, nel momento del bisogno o quando ha problematiche, che non sa risolvere fa ricorso a ”fattucchiere” e alla “magia”.

Comunque questa povera gente analfabeta è sovrastata dal padrone e temono la forza prevaricante, esercitata dai signori Morra, padroni incontrastati di tutto ciò che sta nel loro feudo: cose e persone. Da ciò si evince che, in quel particolare periodo storico, la giustizia in quei territori del Meridione era affidata all’arbitrio del più forte o di chi sapeva tessere delle trame con chi stava al potere.…”. Così va spesso il mondo….avrebbe detto Alessandro Manzoni.

I diritti del popolo non esistevano…la legge era solo “ad usum” di chi governava.

In questo libro una figura cerca di uscire dal grigiore che la circonda, grazie alla “forza lirica” del suo scrivere. Solo la poesia la fa librare al di fuori dello spazio e del tempo e lei cerca di custodire segretamente quanto scrive, mettendo a nudo i suoi stati d’animo. Il sentimento che prova, è amore platonico; la poverina ha solo idealizzato l’amore senza viverlo pienamente!

Ogni cosa viene scoperta, mal compresa e di-prigionieri-del-siri2eve essere messa a tacere per il buon nome e per il prestigio della famiglia Morra. I suoi stessi consanguinei decretano, da uomini rozzi, rudi e poco avvezzi alla cultura, che la loro sorella, Isabella Morra, debba morire.

Nel libro di narrativa, si legge qua e là di altri omicidi, che mettono sempre più a nudo la grande miseria morale dell’epoca. Essi, però, non turbano l’animo di chi legge perché l’autore del libro con abile maestria riesce a contrapporre ad episodi tristi e cruenti la descrizione particolareggiata di un territorio ancora idilliaco e bucolico.

Lo scrittore fonde in un felice connubio la storia di un periodo ormai lontano, “XVI sec.”, sul quale si è ampiamente documentato, e una minuziosa descrizione di ambienti a lui cari e che conosce bene. Egli scrive di calanchi, del fiume che scorre, di cinguettio di uccelli diversi nei diversi momenti della giornata e si sofferma su tanti altri elementi della natura. Questi elementi naturali, solo un amante della natura li ode e sa distinguerli.

L’autore del libro conosce bene ciò di cui scrive e, in chi legge, stimola la curiosità di conoscere questo territorio della Basilicata per scoprire ed apprezzare “valori”, che stanno scomparendo ma che esistono ancora in quei luoghi reconditi e un po’ misteriosi.

Ho avuto nel passato, per un breve periodo, il piacere di vivere in quei territori ed ho sentito molto vera e reale ogni cosa scritta dal Casoria. Antonio, mi congratulo con te per l’immane impegno che hai profuso nel libro con questo lavoro di scrittore. Con minuziosità hai fatto conoscere: eventi e personaggi di un passato a noi molto lontano ed una realtà geografica, ancora viva e reale. Continua nel tempo a deliziarmi con altri lavori, avvincenti come questo, che ho letto con tanto piacere.

Invito altre persone a leggere questo libro perché la storia di una triste vicenda del passato, può offrire spunti di riflessione anche sulle dinamiche della vita ai nostri giorni”.

Mimma Magistro

 

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