Mercoledì 26 Settembre 2018
   
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“LA FIGLIA” DI GIUSEPPE SCAGLIONE NEL FOYER DEL ROSSINI

scaglione

Il 10 febbraio npino scaglione la figliael foyer del Teatro Rossini alle 18.30 la giornalista di TeleNorba Grazia Rongo presenterà un giallo letterario: "La figlia" [Robin 2017], di Giuseppe Scaglione.

Il romanzo presentato in collaborazione con “Events of arts” con il patrocinio del Comune di Gioia è alla sua terza presentazione “ufficiale”, dopo aver conquistato il liceo “Orazio Flacco” nel corso della “Notte del liceo classico” il 12 gennaio scorso e a Noci, in dialogo con Vittorino Curci, il 18 dicembre del 2017.

Giuseppe Scaglione, approccio giornalistico alla scrittura già da studente, critico d’arte con frequentazioni celebri e pubblicazioni su Art forum, da 25 anni direttore di banca, è oggi scrittore esordiente. E' un “forte lettore”, di quelli esigenti, e lo è stato anche nei confronti della propria scrittura. Ed è un libro davvero ben scritto, gradevole anche nella “forma”.

Ad attrarre l’attenzione, ancor prima che i contenuti, è la raffinata eleganza della copertina, a firma del M° Mario Pugliese: la silhouette di una ragazza in cui domina il nero. Unico tocco di rosso le scarpe e la “R” di Robin.

Appassionato di letteratura americana e di grandi quali Hemingway, Carver, Ginsberg, Kerouac e di altri, con un cuore che batte al ritmo metallico dell’hard rock, non poteva che cercare e trovare nella scrittura quella libertà intuita nel perimetro dell’eventualismo, imbrigliata  nelle critiche, condizionata dalle scelte professionali e nel privato.

In ognuno di questi “spazi”, le amicizie coltivate nel corso degli anni, i volti intercettati nella casualità di un incontro, i vissuti più o meno piacevoli, più o meno dolorosi, gli hanno fornito memoria, metodo e strumenti per scrivere un noir che ben figurerebbe in importanti contesti dell’editoria, meritatamente tra i best seller e, perchè no, in una scrittura cinematografica.

Fertile humus la provincia, fonte di ispirazione per via di quella varia umanità “portatrice di contraddizioni, limiti, lati oscuri…” Ed è attraverso l’analisi delle contraddizioni, delle maschere che quell’umanità indossa che nasce “La figlia”.

La sua sintesi estrema è nell’esergo: la morte non è banale, è solennità, è mistero.

Paolo Saliani - il protagonista del romanzo - è un avvocato di successo nel mondo degli affari che lotta contro la depressione e lascia Milano per tornare a casa, a Bari, città in cui esercita l’attività di penalista. Il suo compito è difendere un notabile di provincia dall’accusa di femminicidio, e lo fa “a testa bassa”, convinto della sua innocenza, in un ambiente avvelenato da rancori, ipocrisia e depravazione dietro la facciata di un falso perbenismo costruito a volte su illiceità e ambigue fortune.

A dargli una mano nel corso delle indagini, un anziano ufficiale dei Servizi a riposo. Contestualmente nasce una storia sentimentale che potrebbe diventare importante e scacciare i fantasmi del passato, ma l’indagine mette in pericolo la sua stessa vita. L’assassino potrebbe colpire ancora.

“LA VERITÀ È DEL MALE, ESSERE STATI È LA CONDIZIONE DELL’ESSERE”

Ho scelto uno stile letterario essenziale, minimalista, istintivamente rivolto ai giovani - afferma Giuseppe Scaglione -[…] oggi la comunicazione è breve ed immediata. Le nuove generazioni sono nate con il cellulare in tasca e la possibilità di connettersi al mondo intero, l'interrogativo è se questo possa spezzare la catena dei pregiudizi. Il delitto matura in una serie di rancori, in una situazione fatta di disvalori, compito della narrativa è dare l’allarme, raccontare, portare alla luce situazioni, fare luce, ricercare le verità, anche quelle del Male.

Dal punto di vista dei contenuti ho descritto le nuove declinazioni esistenziali della società postmoderna al dissolversi del modello solidaristico di comunità contadina. Una crisi profonda di valori umani, sociali ed economici che non tutti siamo disposti ad ammettere. La trama noir, inoltre, permette di trattare più a fondo le storture e le contraddizioni omesse da narrazioni edulcorate e stereotipate. Il nostro territorio può essere assunto come archetipo di tutta la provincia italiana. Perché è questa ad aver attraversato da nord a sud, il declino dei vecchi valori e la difficoltà a ricercarne di nuovi, nel passaggio da un modello di società agricola ad uno basato sulla piccola impresa e sul terziario, per arrivare oggi al liquido aspetto  postmoderno."

Dentro il formale telaio di una trama noir, la narrazione affronta, infatti, aspetti umani e sociali che, compressi nell’ambito ristretto della provincia, fanno esplodere le tante contraddizioni della società postmoderna. La mercificazione della donna, l’intreccio tra affari e malaffare, la corruzione, il pregiudizio, il disagio giovanile, la condizione degli anziani, la precarietà dei nuovi valori collettivi che sostituiscono la decaduta civiltà agricola, sono tutti temi che attraversano il romanzo, incarnati nei personaggi che ruotano attorno all’indagine.

Il modello di società agricola, rurale, patriarcale, a suo modo chiusa e solidale, è stato sostituito da nuovi soggetti economici. La crescita in questo caso è disordinata, non si fa rete e nascono conflitti laceranti. La mentalità solidaristica è sostituita da egoismi, pettegolezzi, invidie, gelosie, sudditanza, raccomandazioni. Una vita di provincia con ombre e luci in cui si annidano grumi di oscurità, descritta con ironia, usando paradigmi di praticità…

L’intreccio si rivela sin dalle prime battute avvincente, senza orpelli. Una scrittura a tratti minimale, che delinea personaggi unici, lasciando che le azioni del presente, condizionate da vissuti del passato, ne scolpiscano il profilo psicologico.

Mnemosine, la memoria madre delle muse, ispira storie nelle storie, lasciando che sia il tono narrativo a caratterizzare ogni singolo personaggio. I dialoghi sono il parlato quotidiano, la voce narrante è nell’intenzione minimalista, cortissima, asciutta. Il confine tra positivo o negativo è indefinito.

Un’opera di fantasia, non autobiogpino scaglione la figliarafica, con personaggi costruiti con moduli poliedrici.

La memoria ha importanza. Ma in questo romanzo l’unica cosa vera, autobiografica è la situazione in cui una persona in età matura cambia vita, la rinascita.”

L‘incipit “Vorrei brillare almeno una volta nella vita” si apre ad una dimensione onirica, tutto inizia e finisce con un sogno. L’imprinting è racchiuso nel concetto di paternità, “… siamo proiezione dei nostri padri. Non si parla dell’affetto della madre perché è scontato che lei sia importante! Il libro è su nodi non risolti, la figura materna è un paradigma assoluto e quindi non viene trattato.

E’ un libro crudele, volendone osservare solo i lati negativi… Il rapporto tra padre e figlio, la prostituzione, la stessa Mirella Mansueto è una eroina in negativo, eppure è proprio accanto a questa figura che ho azzardato tratti lirici legati al ricordo di sua madre. Anche questa è una contraddizione.

Ma c'è anche in altri passaggi una prosa lirica che sorprende e regala al lettore momenti di inaspettata poesia…“Lpino scaglione la figliaa domenica sera, d’estate, Bari è magnifica. Contiene tutto il colore del mondo. Il rosso del tramonto tra i palazzi. Il giallo dei lampioni. Il bianco fumo delle braci, sul lungomare […]. Il granata pallido del Teatro Petruzzelli, Fenice ora rinata dalle ceneri del fuoco, ma non ancora della corruzione. Il blu della notte che arriva lenta da est, regalando le stelle al cielo della città. […] Ma solo la domenica sera. Perché il colore esiste se lo si vuol vedere.

IL PASSATO CONDIZIONA IL PRESENTE

Accanto ad ogni personaggio, una piccola pagina riporta un episodio del passato, il più delle volte irrisolto… condanne, vendette, scontri. Il passato condiziona il presente. Tra le righe si delineano due diverse dimensioni della passionalità… quella malsana, limitante espressa dalla moglie dell’imputato, e il nascere di una storia d’amore in cui domina la semplicità, persino il silenzio, non basata esclusivamente sull'attazione e la sessualità.

Abbiamo chiesto all’autore qualche dettaglio in più sul libro, a partire dal titolo.

Il titolo è la prima cosa che ho scelto. A lettura conclusa si capisce il perchè. Per quanto riguarda la trama ho preso a modello i gialli classici alla Edgar Wallace, per intenderci, dove a tre quarti del libro il lettore ha tutti gli elementi per individuare l’assassino.”

Un romanzo di genere stratificato in più livelli narrativi che rispetta i canoni del giallo, con colpi di scena, capitoli in sospeso ed una particolare attenzione affinché tutto risulti coerente. Le indagini raccontate con fedeltà alle reali modalità di conduzione del sistema inquirente italiano, dettagli tecnici sulle armi ed altri dettagli che impreziosiscono la narrazione. Uno studio approfondito nei quattro mesi dedicati alla stesura del libro.

La narrativa, a differenza della cronacpino scaglione la figliaa, rende una più ampia libertà di espressione fino a diventare paradossalmente più vera della cronaca stessa. L’unico vincolo di fedeltà al verosimile è la follia dell'omicidio - confessa l’autore - per tutto il resto ho respirato un profondo senso di libertà, quella di gestire la comunicazione all’interno. Un critico non va avanti ad opinioni, un buon critico d’arte è un intenditore, esprime verità incontestabili che lo stesso artista non sa di aver espresso. Si è costretti a dire quello che si vede. Nel romanzo questo non accade, la libertà è un paradigma assoluto. Vivi la vita del libro, vivi i personaggi in realtà parallele, ti leghi a loro. Con un occhio attento al lettore, questo è un libro pensato per i giovani. Perchè la risposta agli enigmi del male tocca a loro. Al di là dell’allarme sociale, dei modelli economici, non ci sono certezze. Anche la vittima Mirella, per quanto melensa e banale, è una figura romantica, una giovane che si è arresa.

Ho compreso davanti ad un atto creativo, quale è la scrittura - conclude Giuseppe Scaglione -, che a volte le parole portano in altre direzioni, anche oltre il progetto iniziale, ad anche oltre il progetto iniziale, generano altri messaggi. Ed ho scoperto quanto sia bello e piacevole scrivere. Un atto liberatorio. la parola ti sorride, ti aiuta a mettere giù desideri, fantasie, ti è vicina, ti è amica...”.

Scaglione, dopo aver “assaporato” la scrittura da autore, già pensa ad un prossimo romanzo che offra ampie possibilità di denuncia sociale, le stesse offerte dal genere noir, e tratti questa volta gli aspetti più oscuri del sistema bancario italiano. [Foto in primo piano e locandina di Alessandro Capurso - Studio Graphica]

 

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