Martedì 25 Settembre 2018
   
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“PEPPINO NON È MORTO, È VIVO E LOTTA INSIEME A NOI”

giovanni impastato a gioia al classico

giovanni impastato a gioia al classico Giovanni Impastato è stato ospite del Liceo Classico di Gioia del Colle, lunedì 22 gennaio per presentare il suo libro “Oltre i cento passi”, il cui ricavato va a Casa Memoria per finanziare le molteplici attività dell’associazione e di altre collaterali.

Giuseppe Impastato è sempre vivo, e parla a noi, uomini contemporanei, dal giorno in cui morì, il 9 maggio 1978, ammazzato per ordine di Gaetano Badalamenti, il capomafia deriso e sbeffeggiato come Tano seduto da Peppino nelle sue trasmissioni radiofoniche di Radio Aut, e condannato come mandante dell’assassinio di Impastato solo nel 2002.

Peppino è un esempio unico di ragazzo nato e cresciuto in una famiglia mafiosa, era figlio di un affiliato e nipote di Cesare Manzella, capomafia di Cinisi, il suo paese natale, che fu capace di ribellarsi alla mafia e di costruire un percorso di rieducazione alla legalità, coinvolgendo i giovani e mostrando una strada alternativa alla criminalità mafiosa.

Gli strumenti di cui si servì sono modernissimi, l’ironia e lo sberleffo, la comunicazione, l’impegno civile e politico, la cultura. Un grande educatore, quindi, Peppino Impastato, convinto sostenitore che la parola sia una arma vincente quando ad adoperarla sia una mente libera e un cuore puro. Che il suo messaggio giovanni impastato a gioia al classicorivoluzionario di cultura antimafiosa riecheggi nelle aule e si diffonda dalla scuola è giusto e sacro perché Peppino, morto giovane e sempre giovane nel sentimento comune, riesce facilmente a comunicare le sue idee robuste e sempre attuali ad altri giovani, che sono in formazione e cercano un senso alla propria vita. Dalla sua storia altri giovani si ispirano per determinare il corso della propria esistenza, come è successo al magistrato Fabio Regolo o alla giornalista calabrese e a tanti altri giovani. “Oltre i cento passi” di Giovanni Impastato racconta ciò che il film “I cento passi” del 2000 non ha raccontato, attratto, perché intento a far conoscere a tutto il mondo la storia del giovane siciliano che si oppone alla famiglia mafiosa e viene ammazzato dai mafiosi,  dagli effetti plateali e magniloquenti della vicenda di Peppino. 

L’autore rivolge lo sguardo attento e lucido sia al passato sia al presente, ricostruendo i fatti che si sono svolti dopo il giorno dell’assassinio, l’impegno che la cultura antimafiosa in Italia ha compiuto, l’azione determinata e ostinata che il Centro Impastato e la Casa Memoria di Felicia Bartolotta e di Peppino Impastato hanno giovanni impastato a gioia al classicoprofuso nella direzione della verità  e della lotta per i diritti umani negati. Giovanni nel corso del racconto si chiede cosa avrebbe fatto e come avrebbe agito suo fratello di fronte alle problematiche che gli uomini contemporanei sono chiamati ad affrontare o alle forme modificate della mafia, divenuta dei “colletti bianchi”. Giovanni ci ricorda che Peppino non fu solo il giovane comunista e il giornalista che lottava contro il sistema capitalistico e mafioso, ma la persona che con tenacia e coraggio costruiva un modo di pensare e di vivere la vita antitetico alla corruzione, alla violenza, all’ingiustizia e al perbenismo borghese.

Un esempio è il circolo Musica e cultura: per due anni produce divertimento e impegno insieme, lì si ideavano le performance per strada contro il nucleare e le denunce contro il sistema mafioso, da un paese di 8000 abitanti, Cinisi, si irradia un’attrazione potente che riesce a condurre a sé i giovani di tutta la Sicilia, che vengono calamitati dal carisma di Impastato. La mafia minacciava i giovani che si incontravano al circolo, i benpensanti del paese li additavano come comunisti e drogati, ma, a ben guardare, sono le idee che circolavano in quel luogo che hanno vinto, muovendo le cgiovanni impastato a gioia al classicooscienze e sostenendo l’impegno di Casa Memoria, ancora oggi.

L’altra creazione di Peppino è Radio Aut, nell’anno e mezzo di programmazione viene espressa la duplice intenzione, il credo ambientalista e quello antimafioso. È da quei microfoni che Impastato fa paura ai mafiosi del territorio che richiedono la sua morte. Dopo l’assassinio di Peppino continua l’attività di Radio Aut fino al 1980, che lotta per ristabilire la verità e contro il depistaggio dei primi magistrati inquirenti e dei carabinieri, che liquidano l’omicidio di Peppino come suicidio in un attentato kamikaze. In un Paese come l’Italia in cui conoscere la verità sui delitti o le stragi è un fatto straordinario, occorre che sia nel 2000 la Commissione parlamentare antimafia, presieduta dal senatore Giovanni Russo Spena, ad affermare, dopo ricerche e investigazioni, che forze dell’ordine e della magistratura hanno depistato le indagini e coperto i mafiosi. È un fatto storico che compensa in parte il dolore e la lotta della madre Felicia e del fratello Giovanni per onorare degnamente la figugiovanni impastato a gioia al classicora di Peppino, finalmente considerato vittima innocente della mafia.

Dal libro si scoprono passioni messe in secondo piano fino alla pubblicazione di “Oltre i cento passi” come la poesia, lo sport; l’attenzione di molte personalità sportive che si recano a visitare Casa Memoria, che Impastato definisce “un santuario laico”, un luogo per conoscere la storia di Peppino e la lotta dei suoi familiari per ristabilire la verità che tanti volevano seppellire insieme al corpo martoriato di Peppino. Oggi visitano Casa Memoria tra le 15.000 e le 20.000 persone all’anno, escluse le presenze in occasione del 9 maggio, che comprendono almeno due/tremila persone. Casa Memoria è inserita in un percorso di turismo etico e solidale sul tema della legalità. L’azione di Casa Memoria è decisamente più apprezzata all’esterno che dai concittadini di Peppino, la maggioranza dei giovani di Cinisi non hanno mai letto la storia della famiglia Impastato o visitato Casa Memoria. La cultura mafiosa è difficile, ma non impossibile, da sradicare, occorrgiovanni impastato a gioia al classicoe una rete di forze che congiuntamente operino per la legalità e la democrazia partecipata; oggi al corteo del 9 maggio più cittadini sentono il dovere morale di partecipare e le scuole di Cinisi sostengono l’azione di Casa Memoria con una serie di attività.

Riporto il pensiero di Giovanni sulla figura di suo fratello, che è incitamento rivolto a tutti per intraprendere il cammino della battaglia per i diritti negati e il rispetto della dignità umana:

“Peppino non è imitabile o emulabile. Non si tratta di mito o eroismo. Peppino e Felicia devono essere ricordati perché sono un esempio di non rassegnazione, di attivismo, di forza, di determinazione. Sono state persone vere e autentiche che non accettavano soprusi, che credevano in un mondo migliore e che hanno lottato, fino alla morte, per la verità e la giustizia”.

Se è vero che la mafia uccide e il silenzio pure Peppino Impastato continua a darci una lezione altissima di libertà, di lotta per la giustizia, per la bellezza e la creatività. Allora Peppino non è morto, è vivo e lotta insieme a noi”.

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