Sabato 15 Dicembre 2018
   
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“Minus Joha – Segni di ordite travi”. Alessandro Capurso in mostra

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mostra fotografica capurso alessandroMinus Joha - Segni di ordite travi”, questo il titolo della mostra fotografica che si inaugurerà il 7 gennaio, alle ore 18, nel Chiostro di Palazzo San Domenico a Gioia del Colle e potrà essere visitata fino al 21 gennaio.

Autore dei dodici scatti che Studio Graphica ha racchiuso nel suo calendario 2018 è Alessandro Capurso, sua la provocazione che domenica, 7 gennaio, vedrà Pio Meledandri destreggiarsi nella doppia veste di fotografo d’arte ed esperto in urbanistica, insieme a Tommaso Lillo - affabulante “Caronte” in questo viaggio - e Daniela De Mattia, architetto ed assessore che questa nostra città, tra mille difficoltà, la ama e vorrebbe ripensarla e ridisegnarla a misura d’uomo. A scandire la conversazione Paolo D’Ascanio con la sua fisarmonica. Una operazione non solo culturale ed artistica, ma di respiro sociale e umanistico, che si ricollega ad “Incuria hominis” [“INCURIA HOMINIS”. "INCIUCI" POLITICI LE PEREQUAZIONI?-foto], primo approccio artistico, etico e sociologico di grande impatto emozionale, attraverso cui la denuncia del degrado di una società liquida, in decadenza, assume connotazioni altamente poetiche, a tratti viscerali.

Sono diverse le linee seguite, quella dell’archeologia industriale e delle moderne imprese, con le foto del Mulino Pagano e del Centro sperimentale Itea visto da una diversa prospettiva. Sullo sfondo i danni paesaggistici della speculazione di una edilizia selvaggia, tra un passato illustre ed un presente che torna alle sue radici con in primo piano le coltivazioni sperimentali di vigneti e ulivi. Ed ancora, nell’immagine in copertina, i colori vividi e nitidi di milioni di euro spesi per andare verso… il nulla, oggi già sbiaditi e relegati ad essere l’ennesimo investimento fallimentare per la città, il trucco sbavato di una ferita che ancora sanguina, dopo l’amputazione di un territorio reciso da un muro. Eppur tra tanta desolazione, il sottopasso ferroviario sfavilla ed i murales accendono di colori e surreali sogni il grigio. Sottincuria hominisolineature che non stemperano le polemiche ed esortano a riflettere… Di errori “sotto sentenza” ce ne sono tanti… dal palazzo che mai sarà abitato vicino al Seven, alla Coop ed ai suoi spazi da reinventare.

E’ diverso, viscerale, intriso di un rarefatto senso di appartenenza, l’approccio di Alessandro Capurso in questi scatti, rispetto a quanto fatto in passato. E’ diversa anche la luce, cangiante in “Metamorphosi”, perlacea in “Tracce”, pirotecnica in “SubUrbia”, in chiaroscuro in “Memoria”.

Le foto parlano di un territorio poliedrico e raccontano a chi vive una storia già nota, invitando a riappropriarsi di questi luoghi e degli stessi errori che li hanno abbrumostra fotografica capurso alessandrottiti e feriti per costruire un futuro migliore. Il confronto con il passato dato dalle immagini esposte nel Palazzo che scorreranno alternandosi agli stessi luoghi rivisti nel presente, creerà la giusta alchimia e tutto potrà compiersi.

Di seguito quanto scritto da Tommaso Lillo per presentare “Minus Joha”.

 

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“Quando Alessandro mi ha parlato del suo progetto di calendario e mi ha mostrato le dodici immagini selezionate, ho avvertito un lampo di rievocazione, anzi una sequenza di flashback; ho ripercorso velocemente 35 anni di imprenditoria agricola affiancata dagli ultimi quindici in cui mi sono anche calato in un avamposto letterario quale una antica libreria di paese.

Negli anni Settanta si giocava normalmente a calcetto calpestando diversi tipi di campo: uno spiazzo periferico, un cantiere edile, una piazzetta, e vari tipi d’asfalto. Si giocava con spensieratezza con tutti i ragazzi che avevano le scarpe vecchie, senza conoscerne il ceto (questo sconosciuto), e con altrettanta serenità si cominciava a tracciare una strada in ambito lavorativo, così tanto per saggiare la prima indipendenza economica. Tutto ciò si faceva presentendo una certa economia di scala (di cui nessuno sapeva il significato preciso) che, nel mentre vivevi la tua giovinezza, sorreggeva una moltitudine di officine, piccoli laboratori, opifici, latterie e negozietti che vendevano il pane, il formaggio e le bombole del gas.

Quella generazione di nati negli anni della indipendenza economica del sud e nel periodo in cui rallentava sensibilmente l’emigrazione al nord oggi ha le carte in regola, ed anche i mezzi, per ricominciare a scommettere su una zona artigianale di una città baricentrica come Gioia del Colle.

Non mi aspetto grandi fabbriche ma piccole realtà che coinvolgano 5/6 addetti ciascuna; un’azienda che si occupi di car sharing, o di trasporto sostenibile; un’altra che incoraggi le buone pratiche ambientali (aria e acqua); dove il dipendente ha diritto ad una quota societaria e potrà decidere del suo futuro, anche solo per i prossimi 10 -15 anni, ma dove ci si sente parte in causa.

Ecco questo io ho visto. Ed è quello che continuo a vedere grazie anche ad Alessandro Capurso.
Un coraggioso 2018 a tutti!”

 

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