Mercoledì 17 Gennaio 2018
   
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“Si dona quel che si è e quel che si ha” con padre Ottavio Raimondo

incontro su fra' serafino

incontro su fra' serafino Mercoledì 3 gennaio 2018 alle ore 19 avrà luogo il secondo incontro presso la sede del Comitato Festa Patronale per promuovere il progetto che vedrà a breve sorgere sull’altare della Chiesa Madre una nuova mensa.

A conversare sul “Dono” con coloro che vorranno essere presenti, il padre comboniano Ottavio Raimondo, carismatica presenza più volte accolta nelle chiese gioiesi.

Nel corso della serata condotta da Anna Luce Melchiorre che vedrà presenti don Tonino Posa e l’architetto Sandro Cortese, la conversazione verrà scandita dal alcune letture sulla natività a cura di Augusto Angelillo e si tornerà a parlare di Fra’ Serafino Melchiorre, autore dei quadri che la famiglia Melchiorre ha posto in vendita a sostegno della costruzione della mensa.incontro su fra' serafino

Il progetto presentato nel corso del primo incontro il 19 dicembre scorso, ha visto relazionare don Tonino Posa, l’architetto Sandro Cortese e Anna Luce Melchiorre. Presenti anche alcuni prestigiosi ospiti: Dino Marazia, presidente del Circolo Unione e Marcello Gisotti in rappresentanza del Rotary, Augusto Angelillo, membro della parrocchia, già presidente della Pro Loco, cui si spera si aggiungano il 3 gennaio membri dei Lions e del Gruppo di volontariato vincenziano e delle confraternite, consessi in cui si confida affinché possano sposare la causa promuovendo l’acquisto di una delle opere della famiglia Melchiorre.

Nel corso della serata si è ricordato Fra’ Serafino ed il suo percorso artistico e religioso, con spaccati familiari che hanno commosso.

In particolare la genesi delle opere, rigorosamente dipinte dal vivo dal frate, senza il ricorso a fotografie, non da ultimo l’acquerello raffigurante la natività realizzato alcune settimane fa e donato per lo scopo. A rendere ancor più suggestive le formelle verdi provenienti da Sante Teresa D’Avila due angioletti in foglia oro, in parte restaurati dopo l’incidente che vide il carro funebre dei Melchiorre distrutto negli anni passati ed oggi in possesso del dottor Vito Santoiemma, che sta operando un impegnativo restauro dell’opera, punto di forza del suo museo di arte contadina.

Don Tonino sottolinea l’importanza di lasincontro su fra' serafinociare un segno nella chiesa, così come fatto in passato da tanti benefattori, accenna al benestare della Curia all’iniziativa e all’importanza di dotare l’opera di un simbolo che esprima al di là del tempo e delle contingenze la cristianità: l’Agnus Dei.

Cortese nel suo intervento riflette sul simbolismo che l’opera esprimerà: le dodici colonne in ricordo dei dodici apostoli su cui poggerà la mensa in legno di ulivo - anch’esso allegoria di pugliesità e del giardino che vide Cristo pregare -, progettata a forma di arco per abbracciare i fedeli e creare continuità con l’altare. Un’opera di grande semplicità che avrà un unico prezioso intaglio, da affidare alle più esperte mani di un artista: il medaglione centrale raffigurante l’Agnus Dei, simbolo del sacrificio ricordato in ogni celebrazione.

Anna Luce Melchiorre intervista amabilmente don Tonino e Cortese, condivide alcuni suoi ricordi, quindi legge un articolo scritto nel ’95 su suo zio, in particolare alcuni suoi interventi, tratteggiando il profilo di una splendida persona dalla grande umanità. Brevi accenni ad opere sparse nel mondo e alle tecniche usate, su cui si ritornerà nei prossimi due incontri, quindi la parola passa ad Antonella Angelillo, nipote acquisita di Fra’ Serafino che ha colto l’urgenza di incontro su fra' serafinodon Tonino e pensato con i suoi cari al progetto “Arte per dare vita a un progetto - Fra Serafino - Si dona quel che si è e quel che si ha”. Confessa con emozione di non aver immaginato di dover dare il via ad una azione così complessa e soprattutto mediaticamente esposta. Nella sua semplicità aveva voluto dare un esempio ai suoi figli: il dono è un gesto prezioso, e staccarsi anche da quel che ci è caro per una giusta causa è un atto necessario per evolversi nella spiritualità, come ben insegna il frate che nulla possiede eppur ancora oggi dipinge su frammenti di muro e intonaco per contribuire alla raccolta fondi per il restauro della sua chiesa, Santa Teresa D’Avila a Roma. Di Fra’ Serafino ricorda la semplicità con cui in vacanza a Gioia prendeva tela e pennelli per dipingere a Monte Sannace o nel centro storico, ed ancora la sua bonomia nel ricordare ai nipoti l’importanza dei valori cristiani.

Un sincero grazie a Claudia De Benedictis che con le sue foto ha testimoniato l’incontro.

 

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