Mercoledì 17 Ottobre 2018
   
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All’Antico Leccio il Duo Amatulli / Re David dopo i “Colori che non so”

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eventi antico leccio “Dopo la full immersion nella poesia di De Andrè, nella sua musica, nella sua ironia, un territorio in cui smarrirsi tra versi e primitivo, ebbri di storie e canti, si torna alla “Cultura altrove” ospitata dall’Antico Leccio il 24 novembre, alle 20.30, con un concerto Jazz d’autore con il duo “Giuseppe Amatullli al violino e Salhaddin Roberto Re David al pianoforte.

I due musicisti legati da una esperienza collaborativa più che ventennale in produzioni musicali diverse. Ambientazioni elettroniche e giochi contrappuntisti di ogni genere sono alcune delle voci che si alternano nelle loro esibizioni. Il tutto tessuto da un clima di assoluta libertà interpretativa, elaborando idee di autori vari e originali, nell’oceano delle diverse tradizioni musicali e d’avanguardia.

A condurre il pubblico in occasione del primo concerto “I Colori che non so” in un altrove immerso nel verde, presso l’Antico Leccio, sono Dario Magistro e Livio Addabbo, che presentano il progetto - una rassegna di teatro e musica - con una formula vincente: aperitivo, concerto e buffet curato dalla Cicerchia, il tutto a soli 20 euro.eventi antico leccio

E in una uggiosa serata autunnale, accolti dal calore del sorriso di Marilina Giannico e dall’armonia e dalla simpatia de “I Colori che non so” proposti in luoghi non convenzionali… è una sfida cui non si sottraggono gli organizzatori.

Un viaggio tra le canzoni più o meno note caratterizzate dall’essenzialità di De Andrè: voce e chitarra di Francesco Notarangelo, clarinetto di Andrea Campanelli e chitarra Andrea Manghisi, al flauto con la sua esilarante simpatia, il trasformista Dino Parrotta… un cappello, uno scialle, pochi oggetti per evocare personaggi indimenticati e indimenticabili…. Poi la magia si compie e c’è chi tra il pubblico canta, scrive e danza, lasciandosi trasportare in altri tempi e luoghi.

Di seguito alcuni pensieri sparsi di Chiara Pellicoro De Candia, fan di De Andrè che per tutta la sera ha cantato con i musicisti, ebbra di ricordi e peventi antico leccioarole!

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“Sai Fabrizio? Eravamo pochi. Mi aspettavo una folla adorante. Perché sei tu. E tu sei Fabrizio. Il grande, l’unico. Il Poeta.

Mi immaginavo la sala strapiena all’inverosimile: gente in delirio che sgomita e sgomitando vuole arrivare il più vicino possibile al palco per ascoltare le tue note e le tue parole. Ma non con le orecchie. Con l’anima.

Ma l’anima deve essersi persa un po’ per la cattiva strada. E tu lo sai come funziona, vero? Tanto lo so che li hai perdonati, per aver preferito la partita della Nazionale alle tue parole e alla tua musica. Tu capisci, hai sempre capito le ragioni dei deboli. Non ci crucciamo. I ragazzi: Dino, Freventi antico leccioancesco, Andrea e Andrea sono stai bravissimi. Ti hanno interpretato al meglio delle loro possibilità, perché comunque interpretarti, calare la voce e l'anima per farne uscire la stessa intonazione della tua coscienza, non è impresa da poco. Forse impossibile.

Poi questo bisogna pur dirlo, all'inizio gli applausi erano risicati, ma forse erano distratti dalla riflessione sul parco buffet inatteso rispetto alla scenografia. Ma sì, che vuoi che sia? Ma poi il dubbio mi ha colto: che stessero pensando a tutte le occasioni perdute di sentirti dal vivo, di vederti da vicino.

Ora però devo dirti che il clarinetto, ogni tanto sabotato dal mixer che fischiava, (o eri tu che volevi sottolineare proprio quella nota?) è stato così bravo da far fluttuare le vesti di Boccarosa. La chitarra ha tenuto il tempo del Bombarolo e il flauto ha sorriso sui versi di Ave Maria. Ma un pensiero ci ha attraversati. Tutti. Perché non torni Faber? Eravamo pochi sì. Pochi ma buoni. Ti siamo piaciuti Faber?”

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