Domenica 19 Novembre 2017
   
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“Le maschere e i volti nella grande guerra” di Giuseppe Mastromarino

giuseppe mastromarino

22879353_1697143920297057_66039618_oNell’ascolto di “Echi di guerra e palpiti d’amore” sfogliando le pagine di “Diari e ricordi di un cappellano militare” il professor Giuseppe Mastromarino, ex alunno dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia e studioso delle figure di padre Giovanni Semeria e padre Giovanni Minozzi, scrive “Le maschere e i volti nella grande guerra”.

Un libro che sarà presentato in Sala De Deo il 4 novembre alle ore 17.30, dedicato a coloro che per eventi sismici - così simili ai disastri della guerra - “hanno perso la vita, ai sopravvissuti con le loro maschere di sangue e di dolore e le cicatrici nel cuore, a tutti gli eroi dell’umana solidarietà”.

La presentazione organizzata dalla Sezione gioiese dell’Associazione nazionale Bersaglieri, con il patrocinio del Comune di Gioia del Colle, nel quadro delle iniziative riguardanti il 100° anniversario della Prima guerra mondiale, vedrà intervenire il Prof. Cosmo Donvito - presidente Ass. Bersaglieri di Gioia; il Dott. Donato Lucilla, Sindaco di Gioia del Colle; il Prof. Michele Celiberti, presidente dell’ONPMI; Paolo Covella - giornalista pubblicista ed il Prof. Giuseppe Mastromarino – autore del volume.

L’opera si configura quale terzo volume di una trilogia di cui fanno parte “Padre Giovanni Semeria e padre Minozzi a Gioia del Colle” e “Padre Semeria e padre Minozzi due grandi cappellano nella Grande Guerra”.

“Con paziente metodologia certosina - scrive nella prefazione Don Michele Celiberti presidente dell’ONPMI - Mastromarino ha voluto controllare, ordinare, dominare, rendendoli fruibili, non solo i “Ricordi di guerra” ma anche i “Diari 1915-1918” […]” attingendo non solo agli archivi dell’Opera, ma anche a quelli militari, del Senato, a documenti di Cadorna, Bissolati, a fonti vaticane e pontificie, a libri dell’epoca difficilmente rintracciabili.

“Non un libro di storia in senso stretto, limitato ai due cappellani, ma esteso alla società dell’epoca ed in particolare incentrato sui “volti” trasformati dalla guerra in maschere dei protagonisti, i soldati.”

“Un affresco di questa esperienza di guerra che turbò e modificò spirito, caratteri e modi di vita per far emergere contemporaneamente tutta una storia di bene che trovò la massima espressione nelle “Case del soldato alla Fronte”, case non ritrovi, che furono la risposta terapeutica ai disastri della guerra, al senso di estraniazione sociale e psicologica, alle de-identificazioni e perdite di identità e personalità sopravvenuti nei soldati.”

Un testo che rappresenta “un punto fermo e imprescindibile per chiunque voglia avere una visione completa e complessiva della funzione delle Case del Soldato” nel contesto della Grande guerra e del ruolo rivestito dalla figura di don Minozzi, definito da Mastromarino “un visionario della dignità dell’uomo”.

 

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