Martedì 21 Novembre 2017
   
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LA SANITÀ PUBBLICA E IL RISCHIO DI UN COLLASSO

ospedale putignano

ospedale paradiso Questo esame non s’ha da fare! Lo hanno deciso i Bravi! Un eufemismo che all'inizio del 2016 andava di moda nel nostro sistema sanitario. Esprimeva il disappunto a una serie di ristrettezze contenute nel noto decreto sulle "Appropriatezze" poi naufragato a seguito di una forte contestazione da parte degli operatori sanitari.

A distanza di un anno la situazione non solo non è cambiata, ma il Servizio Sanitario nazionale rischia il collasso. In Italia i luoghi comuni piacciono e sparare sul mucchio o gettare fango su questo o su quello è l'hobby preferito.

DATI ALLARMANTI

Proprio per evitare i luoghi comuni abbiamo effettuato un monitoraggio dei mali del nostro sistema sanitario. Iniziamo dal 07 giugno 2017, quando a Roma, in occasione della presentazione del 7° Rapporto di Censis e Rbm Assicurazione Salute sono stati diffusi questi dati: «L’anno scorso 13 milioni di italiani hanno avuto difficoltà a pagare di tasca propria prestazioni sanitarie che non sono riusciti ad avere nel servizio pubblico soprattutto a causa di lunghe liste di attesa, quasi otto milioni hanno dovuto utilizzare tutti i propri risparmi o indebitarsi per curarsi, quasi due milioni di italiani sono entrati nell’area della povertà a causa di spese sanitarie private. Ma ci sono anche quelli che non riescono a curarsi perché non possono permetterselo: sono più di 12 milioni. Un milione e 200 mila in più rispetto all’anno precedente».

Questa la fotografia dell'Italia quando si parla di assistenza sanitaria pubblica. Dati disarmanti che destano sconcerto. Eppure il nostro sistema viene considerato di buon livello, tanto da occupare la 12^ posizione a livello mondospedale paradisoiale. E pure basta entrare in uno studio medico di base per avere subito la sensazione che qualcosa non funziona. Da una parte l'impazienza dei pazienti, dall'altra l'evidente difficoltà dei medici che sono combattuti da una accresciuta domanda di assistenza e dall'obbligo sottinteso di doversi sempre ispirare al principio dell'appropriata necessità. Una situazione molto difficile.

L'attuale sistema sanitario nasce nel 1978 e entra in vigore il 1° luglio 1980. Epoca in cui il bacino di utenza aveva caratteristiche diverse rispetto a oggi, tanto da prevedere per il medico di famiglia un tetto massimo di 1.500 assistiti. Quel rapporto oggi non è più gestibile e anche se per le nuove leve è stato abbassato a 1.000 unità, rimane pur sempre un valore alto. In Danimarca, per fare un esempio, ogni medico di famiglia gestisce non più di 250 pazienti per cui si comprende bene la reale difficoltà del nostro.

Se poi si tiene conto che in Italia, su una popolazione di 60 milioni, gli over 65 sono il 22,3 per cento, cioè oltre 13 milioni, si comprende anche la natura del malessere. Si tratta di un ribaltamento rispetto a quando fu concepito il sistema sanitario. E' evidente che su 1.000-1.500 pazienti una grossa fetta oggi è costituita da persone in età avanzata con maggiore necessità di cure.

Un concetto, questo, confermato il 26 settembre anche dall'Istat che ha ribadito che in Italia, la speranza di vita a 65 anni è più elevata di un anno per entrambi i generi rispetto alla media Ue, ma dopo i 75 anni gli anziani in Italia vivoospedale paradisono in condizioni di salute peggiori.

TAGLI NEL PUBBLICO, IN CRESCITA IL PRIVATO

La spesa sanitaria assorbe una grossa parte del bilancio sia a livello nazionale che regionale e accade anche che per rientrare dal disavanzo si è costretti a ricorrere a soluzioni importanti, come ha fatto la Regione Puglia attraverso il riordino delle strutture ospedaliere con accorpamenti e chiusure.

E questa scure ha colpito anche l'Ospedale di Gioia, una decisione che ha scatenato non poche polemiche mai sopite, una decisione che ha finito proprio per colpire quella fascia di popolazione in età avanzata, ma anche afflitta dal disagio della solitudine.

«Mi duole il cuore vedere persone che non accettano di ricoverarsi all'Ospedale Miulli di Acquaviva perché sole o non in grado di poter raggiungere la struttura» è la testimonianza del Dott. Vito Marino Posa, Dirigente medico del Servizio 118 di Gioia del Colle nonché responsabile della locale Clinica Polimedica Peucezia.

A lui abbiamo chiesto come vede l'attuale situazione sanitaria nel nostro territorio.ospedale paradiso

«La necessità di far quadrare i conti anche attraverso l'eliminazione di sprechi, ha indotto a ridurre drasticamente il numero dei presidi ospedalieri come quello di Gioia. Questo ha comportato che un numero elevato di utenti si è riversato sulle strutture primarie come il Policlinico o il Miulli che vivono un momento di forte sofferenza che si tramuta in allungamento delle liste di attesa. Un tempo, piccole strutture di secondo livello come l'Ospedale di Gioia, riuscivano a soddisfare in pieno situazioni meno gravi attraverso un servizio adeguato alle esigenze e questo consentiva a quelle di primo livello di dedicarsi a quei casi di particolare gravità».

«Per questo oggi, la presenza di strutture private sul territorio - ha proseguito il Dott. Posa -, consente di offrire un contributo alla tutela della salute, in particolare sotto il profilo della tempistica e anche di una disponibilità maggiore di strumentazione adeguata».

SISTEMA DA REINGEGNERIZZARE

Per il Dott. Gaetano Bufano, segretario provinciale della Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale) di Bari «… il sistema sanitario occorrerebbe reingegnerizzarlo, ristrutturarlo anche attraverso la presenza negli studi di un collaboratore in staff con il medico di famiglia, un infermiere professionale da utilizzare per varie esigenze».

In merito ha precisato Gaetano Bufanoche nella nostra regione, su 3 mila medici di base solo un terzo ha potuto beneficiare di tale collaboratore. Il criterio seguito è stato quello di soddisfare le richieste in modo cronologico rispetto alla richiesta e sino a esaurimento delle risorse. E gli altri? Esclusi.

Una guerra tra poveri! Una ulteriore testimonianza che quando si scava nell'ambito di alcuni comparti, coma la Sanità, l'Istruzione, l'Amministrazione della giustizia o delle infrastrutture, l'immagine che ci appare è quella di un Paese a macchie di leopardo. Sparse qua e là ci sono pure eccellenze che però non rappresentano la regola, ma l'eccezione.

RAPPORTO TRA MEDICO ED ASSISTITI

Infine abbiamo incontrato anche il Dott. Marzio Pastore, noto medico di famiglia di Gioia con una solida esperienza alle spalle, e con lui abbiamo affrontato il tema del rapporto tra medico di base e assistiti.

«Nei tempi passati il nostro budget di pazienti era di 1.500, però anche in quel periodo in cui la sanità non era così restrittiva, era difficile gestire tanti pazienti, anche perché non tutti erano dotati di un supporto infermieristico. Io, appena iniziai l'attività, ho avuto il grande pregio di avere un assistente di studio che pur non essendo un infermiere, aveva una grande capacità a gestire l'anticamera e nel mio studio si riusciva a praticare la semeiotica. Così come faceva mio padre, quando lavoincontro asl - comuneravano un cervello e le mani».

I tempi sono cambiati, il paziente è diventato impaziente, non è più quello di una volta. Oggi negli studi prevale la fretta e devi essere velocissimo nella diagnosi e nella terapia, con una ricettazione vasta e rapida. La vastità delle prescrizioni farmaceutiche e anche di monitoraggio oggi, con i chiari di luna che stiamo attraversando, non sono più possibili. Perché tutti i sistemi sono intasati. Ecco perché ben vengano politiche, come accade in Danimarca, in modo da avere più serenità nel colloquio con il paziente e perché proprio attraverso il colloquio emergono tante situazioni che ti aiutano a smentire tante richieste di esami. Si tratta di un sistema sanitario del tutto cambiato».

Chiediamo al Dott. Pastore se il sistema corra il rischio di un collasso.

«La nostra sanità a livello europeo permane di eccellenza. Il sistema, purtroppo, molto spesso si inceppa, in un Paese che tende a stringere sempre di più la cinghia e le Asl si accorpano a vantaggio di una centralità che da una parte consente di ridurre gli spazi morti, ma di fatto si rivela di difficile gestione.

Prendete il caso della nostra regione. Se da sei aziende sanitarie le si riduce a tre, tanti problemi come quelli delle infrastrutture restano di difficile soluzione anche perché in capo a questa gestione non vi è un medico».

A fine intervista abbiamo posto un quesito: le politiche di contenimento della spesa poi non finiscono per Marco-Vecchiettiinficiare l'attività preventiva.

«Decisamente sì, però in queste situazioni probabilmente si ricade negli errori del passato, quando vi è stato un eccesivo numero di prescrizioni. Oggi le aziende sanitarie ti dicono di agire secondo scienza e coscienza però poi ti inducono a una attenta riflessione su come devi svolgere il tuo ruolo».

In conclusione il quadro d'assieme è complesso e una soluzione occorre trovarla.

Per Marco Vecchietti, Consigliere Delegato di Rbm Assicurazione Salute «… occorre puntare su un modello di Assicurazione sociale integrativa alla francese, istituzionalizzato ed esteso a tutti i cittadini, che garantirebbe finanziamenti aggiuntivi per oltre 21 miliardi di euro all'anno, attraverso i quali integrare il Fondo sanitario nazionale. Dobbiamo prendere atto che oggi abbiamo un universalismo sanitario di facciata, fonte di diseguaglianze sociali, a cui va affiancato un secondo pilastro sanitario integrativo per rendere il nostro sistema più sostenibile, più equo e veramente inclusivo».

Di certo, anche alla luce delle testimonianze raccolte, la rimodulazione del Servizio sanitario nazionale non è più procrastinabile.

 

Commenti  

 
#1 FABIO 2017-10-26 09:31
... ma di che stiamo parlando? Non ci sono medici e strutture per soddisfare le richieste e quindi Marco vecchietti propone un ulteriore "tassa" a carico dei cittadini. Il tema base è l'inacapacità dei dirigenti, normalmente nominati dalla politica (porterei ad esempio il caso del S. Luca di Gioia che tutti usano in quanto più economico e veloce, invece che il laboratorio dell'Ospedale); il cancro dell'intramoenia e dell'extramoenia: medici non ce ne sono, ma gli stessi che lavorano nel pubblico hanno il tempo per svolgere visite a pagamento utilizzando la struttura pubblica (quando va bene). I ginecologi sono ormai un caso a parte: non svolgono nessuna attività in Ospedale, ma sono organizzatissimi con le visite delle gestanti nei propri stidi privati. Tutto questo è inaccettabile ed è stato creato da quel "santo" di Umberto Veronesi: 40 anni di ricerca per poi dichiarare in punto di morte che il metodo Di Bella funziona.
 

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