Martedì 21 Novembre 2017
   
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“L’ORDINE DELLE COSE”. CRUDA RECENSIONE DI A. PALMISANO

l'ordine delle cose cinema invisibile

l'ordine delle cose cinema invisibileInserito quest’anno tra le Proiezioni Speciali della 74 edizione della Mostra del Cinema di Venezia, “L’ordine delle cose” è un film tristemente realistico, una finestra a cielo aperto sull’Italia contemporanea, un dramma dal finale amaro.

Corrado, interpretato magistralmente da Paolo Pierobon, è un alto funzionario del Ministero degli Interni, ha una famiglia unita, una bella casa, una comodissima posizione sociale. Viaggia spesso, è sempre in giro per il mondo ad occuparsi di incarichi importanti.

Un bel giorno, gli viene chiesto di andare in Libia per concordare una soluzione definitiva all’immigrazione clandestina, che grava così tanto sull’Italia. Lo scopo, è quello di fermare i migranti prima che arrivino nel nostro continente, e finanziare i libici affinché gestiscano i centri nei quali, (teoricamente), si può fare richiesta di asilo. Ma questi centri, sono delle vere e proprie carceri: versano in condizioni indegne, e i diritti fondamentali dell’uomo non esistono. Il compito di Corrado è tutt’altro che semplice, porta un peso enorme sulle spalle, una grande responsabilità. Comincia a rendersi conto di quanto sia faticoso mediare tra l’Italia e la Libia post - Gheddafi, un territorio difficile e instabile, dove il potere è frammentato e la corruzione regna sovrana. A complicare ulteriormente le cose ci penserà l’incontro con Swada, una ragazza somala molto intelligente e curiosa, che sogna di raggiungere suo marito in Finlandia.

È un personaggio elegante quello di Corrado, un uomo abbastanza risoluto, eppure pur sempre un essere umano. Non parla molto, tuttaviapercepiamo la sua indecisione, i suoi dubbi e le sue incertezze, dopo aver visto e toccato con mano le condizioni dei migranti, dopo aver ascoltato la storia di Swada, desiderosa di andare avanti e così ferocemente attaccata alla vita. Eppure, “L’ordine delle cose” viene prima di tutto. Che sia un ordine strettamente legato alle sue manie di precisione quasi ossessive, o alla sua realtà e al suo lavoro, alla fine viene ristabilito, e tutto torna come prima, Corrado si immerge nuovamente nella sua agiata e comoda vita.

Il film, diretto da Andrea Segre, è molto realistico, sembra quasi di guardare un documentario, forse perché i suoi contenuti sono cosi intimamente legati all’attualità.

Personalmente, ho percepito una sottile critica nei confronti del governo italiano: è vero, la gente è stanca di questo traboccante flusso di persone che “invade” il nostro paese, eppure sembra ci si scordi del fatto che sono persone. Si parla di loro come un problema da risolvere, e che importa se i centri in Libia siano adeguati o no, a questo si penserà dopo forse, per ora l’importante è che non approdino più barconi sulle coste, di modo che anche l’ordine italiano possa essere ristabilito. Un film da vedere. [Alessia Palmisano]

 

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