Martedì 21 Novembre 2017
   
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“ENEIDE - SOGNO ITALICO DEGLI DÉI” DEI MUDI NELLE CORTI-foto

eneide

eneide Percorrere le vie del centro storico e perdersi nella caleidoscopica drammaturgia di “Eneide - Sogno italico degli Déi” dei MuDi è una esperienza sensoriale ed emozionale assolutamente unica. Quaranta esordienti dal talento innato che Antonio Minelli plasma, aiutandoli ad esprimere con la voce, lo sguardo, il corpo ed ogni gestualità istintiva, quella parte di sé indissolubilmente legata al personaggio che rivive in loro e che loro “vivono” ancor prima che attraverso le parole, nel battito del cuore, nella disperazione che dilaga, nel terrore della morte, nella rabbia che sale come una marea e graffia e brucia come salsedine sulle ferite, mentre la ragione sprofonda negli abissi.

Un naufragio nella follia che Carlo Fusca nella sua opera - non a caso allegoria della rappresentazione - sublima in una tempesta di colori. Vi è l’intera umanità su quella barca con le vele straziate del vento, l’albero mastro spezzato ed indefinite vite in balia del destino, tra onde che lottano e schiumano teneneidetando di raggiungere il sereno imprigionato dalle nuvole.

Per Anchise “una razza confusa” che dopo aver imparato e sbagliato ed imparato ad imparare, continua ad abbandonarsi alla violenza, negandosi la pace.

Sono dodici le scene in cui il racconto si snoda senza soluzione di continuità, pur conservando uno stretto legame, un senso di appartenenza alla storia, in un surreale replicarsi. Ogni dialogo ha una sua compiuta bellezza. Gli attori si rivolgono ad ogni singolo spettatore, vibrano, tremano, piangono, si indignano, entrano in empatia con inconfessabili paure, intercettano drammi vissuti nel quotidiano, le loro parole sono sciabolate che aprono scorci nell’anima, i loro volti uno specchio e nei loro silenzi la sconfitta di una umanità che non sa più percepirsi e costruire pace.

Ad accogliere il pubblico il Fato, neleneidele vesti di fauno, che armato di torcia, crea ombre luciferine sul viso truccato di nero. Simpatia travolgente, interazione, ironia ed a tratti tanta saggezza…

In una delle corti i sacerdoti con saio, braciere e tanto fumo. Poco più avanti due delle Erinni, vendicative Furie a stento imbrigliate da Urano, riversano caustiche parole traboccanti veleno e livore "… Noi siamo gli occhi fissi nelle case, conoscerete i nostri morsi, urlerete sotto le nostre carezze…”, eppur le loro movenze stillano il dramma di una sofferta prigionia, quella generata non dalle catene, ma dall’odio.

Le oratrici di bianco vestite, in coro ripetono il racconto e donano fiori al pubblico, mentre Venere e Giunone duettano e saettano nell’Olimpo, sotto lo sguardo perplesso di un Giove molto glamour in giacca, bastone e papillon.eneide

Complici di questa magia - auree di surreale epicità che enfatizzano la già intensa drammaturgia di ogni “cammeo” teatrale -, la musica e le luci pensate e create per “Eneide”. Dialogano anch’esse con le voci e le ombre. Creano guadi nelle paludi della mente, esortano alla riflessione, trascinano verso nuovi approdi, in viaggio verso la pace, passando per gli inferi della guerra.

Dodici scene, dodici storie, vite in cui si entra e si esce, si torna e ritorna per apprezzare ogni volta un diverso dettaglio: il trucco e gli abiti assolutamente perfetti e indovinati, con gradienti dark e rock per attualizzare quanto ancor oggi si vive nel Mediterraneo, terra di sbarchi e naufragi, accoglienza ed avversione ed in ogni guerra, ovunque si aneli alla pace, ricordando che il tempo è circolare, nulla si ripete anche quando nel passato il seme del futuro geneideermina.

“Pacem me exanimis et Martis sorte peremptis oratis? Equidem vivis concedere vellem!” E’ il messaggio che Enea consegna al futuro: “Chiedete la pace per i morti e per quanti il destino di guerra ha distrutto? Ma io vorrei concederla anche ai vivi!”

Eurialo e Niso incarnano questo dramma, questo olocausto di sangue e dolore. Il luogo scelto - anch’esso “recitante”, - è lo slargo in via Barba. In quella virtuale arena, sul basolato che li accoglie Eurialo e Niso, sono nella loro fisicità perfetti. Suggestiva la loro lotta ma ancor più la loro sofferenza e quel cercarsi nel momento in cui la vita sfugge, ma non il sentimento di amicizia che li lega e vivrà per sempre.

In nessuna delle scene, eppur al contempo in tutte è presente Enea, il megalétor, “dal gran cuore”, obbediente ai comandi degli dei, pronto ad accettare il loro diseneideegno divino, rinunciando anche all’amore.

Il suo travaglio interiore avrebbe trovato efficace collocazione in una tredicesima scena, accanto a Didone, ormai negli inferi. “Per sidera iuro, per superos et si qua fides tellure sub ima est, invitus, regina, tuo de litore cessi!” - avrebbe confessato con dolore - “Lo giuro per le stelle, per gli dei e per la lealtà, se ce n’è qualche forma nel profondo della terra: ho lasciato la tua terra contro la mia volontà!”

Ed Anchise, profeta di sventure e di speranza… nel suo sussurrare la storia del mondo, nelle sue movenze di uomo piegato dal tempo e dal dolore, è il “pater familias” che spande nella dea il suo seme per dar vita a una progenie divina.

Indimenticabile la regina Amata, madre di Lavinia, che invasata dalla furia Aletto riversa il suo odio su Enea e i troiaeneideni e piange e trema al cospetto del pubblico, ricordando che sono degli stranieri. “Cacciateli via. Via! Via! Ruberanno le vostre terre, i vostri raccolti li venderanno a mercanti lontani. Vi porteranno via tutto. Correte alle armi! Date battaglia! Difendete le vostre case. [...] Che i popoli si dividano! Con guerre! Col sangue.”

Mirabile la scelta di Minelli di far interpretare “Italia” a Françoise Preira. Nella sua pelle scura quel miraggio di pace che tanto lontano appare.

Altro incontro che lascia il segno, la Sibilla. Con il suo corsetto, la lunga gonna, un drappo bianco sulle spalle, annodate tra capelli e sulle braccia strisce di stoffa, è oracolo furente di orrendi enigmi e vaticini, mentre Apollo la possiede.

Ed infine negli inferieneide - in un arco che con un gioco di luci suggestivo e recitante, evoca eterno dolore e strazio. Al tocco di un affascinante demone in calze a rete e scarponcini, chi non è più rivive per pochi istanti e si racconta.

A fine percorso un solo desiderio… ripercorrerlo per riascoltare una frase sfuggita, rivedere un volto, riascoltare una melodia, ritrovare un’emozione.

LO SPETTACOLO… UN DONO ALLA CITTÀ DEI LIONS MONTE JOHE

La rappresentazione generosamente offerta dal Lions Club Monte Johe in collaborazione con i ragazzi della comunità “Fratello Sole” è il primo evento con cui il Club sotto l’egida di Giampiero Console si presenta alla città e lo fa decisamente in un modo molto teateneiderale! La proposta di inserire lo spettacolo “Eneide - Sogno italico degli Déi” dei MuDi, di Antonio Minelli nel programma delle “Corti dell’Imperatore” - è stata prontamente accettata da Sic ProgettAzioni culturali e dal Comune di Gioia.

A detta dei più, uno degli eventi più riusciti ed apprezzati, complice la serata calda, appena rinfrescata da una leggera brezza, ed il Centro storico, “teatro” davvero indovinato che ha valorizzato l’opera. Nel suo discorso di saluto Gianpiero Console ha sottolineato il messaggio di pace e di accoglienza degli stranieri racchiuso nell’Eneide e l’attualità del poema epico

Antonio Minelli nel suo intervento ringrazia tutti e ricorda che gli attori provenienti da varie parti della regione sono per lo più esordienti iscritti a “Teatro MuDi” scuola teatrale nata da meno di un anno a Polignano, Capurso, Putignano e eneideLeporano, con l’Associazione Forme di Terre.

I nostri corsisti studiano sceneggiatura, regia, recitazione, service, tutto quello che si deve conoscere quando ci si accosta al teatro. Abbiamo scelto passi dell’Eneide, abbastanza fedeli al testo ed adattati alla recitazione. Solo in pochissimi casi sono stati aggiunti inserti estranei all’opera. La prossima rappresentazione si terrà a Leporano, il 30 settembre.”

E la drammaturgia delle dodici scene non viene minimamente scalfita dal contesto, ma per assurdo esaltata grazie all’attualità del messaggio che giunge diretto, che si sia immersi nella magia dei vicoli di Polignano e Grottaglie o in pieno centro urbano a Taranto.

Una piéce assolutamente da rivedere, possibilmente in teatro, con zone di luce e buio in cui riproporre in sequenza sparsa scene e musiche, lasciando riechegeneidegiare versi in latino a margine dei dialoghi.

Bravissimi, infine, tutti gli attori cui va il plauso ed il merito più grande, aver trasmesso con appassionata professionalità e con il cuore questo bellissimo messaggio di pace: “"Noi vi chiediamo d'accoglierci sulle vostre terre come abitanti di un pianeta in pace con l’universo. La Terra."

NISO E EURIALO: Alessandro Accettura, Erwin Bianco; ITALIA: Françoise Preira; AMATA: Marilena Laera; ANCHISE: Fabio Tuzzi; SIBILLA: Maria Pina Guerra, Francesca Tansella; IL FATO: Vittorio Goffredo; ORATORI: Teresa Calaprice, Lucia Casulli, Adriana L'Abbate, Antonella Falcioni, Francesca Greco, Pasqua Mallardi, Nicoletta Mastrolonardo, Grazia Sportelli; SACERDOTI: Vito Laricchia, Angelo Mosca, Sebastiano Quiete; URANO E LE FURIE: Beppe Stallone, Antoniella Fanelli, Pina Laterza; GLI INFERI: Cesira Cellamaro, Simona Cipollaro, Alfonso Forte, Raffaela Franco, Francesca Paola Simon; GLI DEI: Fabrizia Nastasi, Giovanna Spinelli, Gianni Sportelli ed i DIRETTORI DI SCENA: Mario Carella e Alessia Carrieri. [Foto MuDi e Mario Di Giuseppe]

Commenti  

 
#2 pulcinella 2017-09-27 17:12
Sono d'accordo con Uffa. La nuova presidenza Lions può diventare un soggetto culturale in grado di sparigliare le carte ai soliti noti. Costringendoli così a darsi una regolata e offrire vere occasioni di cultura e non passerelle.
 
 
#1 Uffa 2017-09-27 08:46
Bisogna riconoscere al club Lions di aver realizzato a Gioia finalmente un bell'evento. Si è un po' stufi delle solite cose, e perché no delle solite persone smaniose di visibilità. Gioia deve rinnovarsi in campo culturale, non può andare avanti con le solite liturgie dei libri da presentare e vendere, con i soliti personaggi che corrono melliflue a mettere il proprio bollino sulle cose fatte da altri, con le solite persone che si alternano nel ruolo di protagonista o di pubblico come una compagnia di giro. Bisogna davvero riconoscere al nuovo corso del Lions club di aver portato aria nuova. Complimenti.
 

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