Sabato 18 Novembre 2017
   
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“PADRE” OPERA TALENTUOSA DELLA REGISTA GIADA COLAGRANDE

Giada_Colagrande-regista

Locandina PADREDomenica 10 agosto presso l’Arco Cimone, c’è stata la proiezione di Padre, della regista Giada Colagrande, all’interno del progetto Le Corti dell’Imperatore, che prevedeva una serie di eventi culturali da svolgersi proprio nel centro storico gioiese.

Padre, diretto e interpretato dalla talentuosa Giada Colagrande, è un’opera introspettiva e fortemente psicologica, un profondo dramma personale a tinte horror: si passa da momenti di angosciosa ma concreta solitudine a scene fin troppo oniriche; non mancano gli attimi degni di un film horror di John Carpenter, durante i quali la protagonista percepisce costantemente la presenza del padre, morto da poco eppure ancora così “vivo”. La ragazza, (interpretata dalla stessa regista), si chiama Giulia, e ancora in giovane età si ritrova a dover fare i conti con un trauma così improvviso e lancinante come quello della morte di suo padre, un grande compositore. Il padre, nei pochi frammenti di immagini in cui compare, è interpretato dal maestro Franco Battiato, mentre Willem Dafoe, mostro sacro hollywoodiano nonché compagno della Colagrande nella vita, incarna un autore teatrale molto vicino alla protagonista. Giulia, se pur circondata da persone sincere che cercano di aiutarla a superare il lutto, si rifugia giustamente nell’isolamento e nel silenzio, magari seduta a coccolare il gatto. Cerca di ritrovare suo padre nei libri e nelle lettere scritte dal genitore, ripercorrendo il suo vissuto; nel frattempo però, si imbatte nel suo spirito, che le fa visita di notte, che le sussurra all’orecchio le note di una sinfonia segreta che Giulia comincia a suonare senza esitazioni. E questa melodia malinconica e trascendentale, riproposta più volte durante il film, irrompe spesso quando tutto tace. Giulia cerca di entrare in contatto con il padre e di ricongiungersi a lui. Sostiene di avvertire la sua presenza che cerca di dirle qualcosa. Non ci è dato sapere se questasia la verità o solo il frutto della sua disperata immaginazione, eppure sembra che questo padre non voglia lasciarlo andare.

E così per tutto il film si fatica a districarsi in una foresta indistricabile zuppa di spiritismo, sogno e dramma. L’opera certamente brilla per la presenza di interpreti sublimi e di una sceneggiatura raffinata e forbita; le lettere del padre di Giulia, così colte e profonde, catturano l’attenzione, così come le citazioni ricercate. Tuttavia, ho trovato questo lungometraggio piuttosto pesante, lento, a tratti persino soffocante. Sono sicura che la regista abbia cercato di toccare tematiche forti e di interrogarsi su quesiti esistenziali, eppure la comprensione risulta faticosa.

Se si fosse lasciato spazio ad una trama più scorrevole e accattivante, magari il film avrebbe avuto maggiore visibilità. Intanto, vado a riguardare Platoon: sarò ottusa, ma io Dafoe continuo a preferirlo mentre alzando le braccia al cielo esala l’ultimo respiro, crivellato dai colpi dei vietcong.

 

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