Martedì 21 Novembre 2017
   
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ADOZIONI CONGO. L’ESPERIENZA DELLA GIOIESE ELIANA

eliama e le adozioni in congo

eliama e le adozioni in congo Sin dal primo momento ho pensato di chiedere loro perdono, perdono per un passato che non potevo cancellare, ma contro i cui effetti potevo lottare, per guardare con speranza a un futuro tutto da costruire.”

In questa frase di Eliana il senso non solo di una missione, ma di un intero progetto di vita. Un grazie di cuore a Gianfranco che con la sensibilità che lo contraddistingue, attraverso questa sua intervista, ci conduce in un universo in cui le adozioni a distanza sono una realtà felice, grazie alla serietà di chi opera ed alla generosità di chi “investe” nel futuro di questi bambini. E condividere esperienze così intense dà senso anche alla nostra scelta di “comunicare” altro ed oltre la cronaca. Grazie, Gianfranco!

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Lo scorso mese di agosto ha visto impegnata in una breve missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo una piccola delegazione italiana, composta dai cittadini nocesi Mario e Marilina, soci dell'Associazione locale "Milioni di Promesse Onlus", e dalla concittadina Eliana, in qualità di sostenitrice di uno dei progetti portati avanti dall'organizzazione, quello di "adozione a distanza".

Obiettivo della missione? Monitorare lo stato di avanzamento dei progetti di cooperazione allo sviluppo avviati a partire dall'anno 2004 in collaborazione con la Ong "APMQ" (Association Pour La Promotion de Minorité Qualitative), operante nella cittadina di Mbanza - Ngungu e nei villaggi limitrofi, nonché programmare le prossime strategie di intervento alla luce dei bisogni emersi dal territorio.

Incuriositi, abbiamo intervistato la nostra concittadina.

- Cosa ti ha spinto ad aderire al progetto di adozione a distanza?eliama e le adozioni in congo

“Ho avuto il piacere di conoscere l'Associazione "L'ombelico del mondo", prima e unica bottega del commercio equo e solidale a Noci, nell'anno 2014, passeggiando casualmente per via Cavour. Ricordo che mi colpirono moltissimo le foto dei bambini congolesi orfani esposte in bottega, i loro sguardi, i loro sorrisi... istintivamente mi chiesi se avessi potuto fare qualcosa per loro, se fosse possibile contribuire alla realizzazione di un percorso di vita dignitoso, nel rispetto della loro cultura e delle loro origini. Grazie alla signora Giovanna, conosciuta in bottega, sono potuta entrare in contatto con "Milioni di Promosse Onlus", nata nel 2011 proprio da "L'Ombelico del mondo", con lo scopo di seguire l'evoluzione del progetto di adozione a distanza avviato a Mbanza - Ngungu, nella R.D. Congo. In collaborazione con APMQ, "Milioni di Promesse" mi ha così affidato un bambino, il piccolo G., orfano di entrambi i genitori.

A distanza di tre anni il bambino, che vive presso la famiglia della nonna, sta proseguendo con impegno il suo percorso scolastico e ha la possibilità di essere seguito periodicamente sotto il profilo sanitario negli ambulatori medici presenti a Mbanza - Ngungu; inoltre la famiglia affidataria riceve ogni mese un contributo per le spese sostenute per il piccolo. Ogni anno l'Associazione ha provveduto a informarmi sulle sue condizioni, inviandomi sue foto e concedendomi la possibilità di mandargli un regalo in occasione del viaggio annuale organizzato in agosto per un monitoraggio delle attività svolte... così questa volta mi sono detta «e se quest'anno glielo portassi io?»”.

- Cosa hai provato a contatto con i bimbi di Mbanza - Ngungu?

“Sicuramente l'impatto emotivo con la cittadina di Mbanza - Ngungu è stato per me molto forte: ricordo che sono rimasta colpita tanto dal rosso delle strade, ricche di ferro e di polvere, quanto dal nero degli occhi delle persone che mi guardavano, dalla profondità dei loro sguardi che sembravano interrogare la mia anima in attesa di risposte.

Quando poi abbiamo superato la recinzione protettiva e siamo entrati nella Casa di accoglienza "Antonio Tinelli", inaugurata nell'anno 2011 e realizzata grazie alla generosa donazione della famiglia del giovane architetto nocese, ci è sembrato di trovare uno spazio aperto alla speranza, alla progettualità, alla possibilità. E' in questo ambiente protetto e confortevole che vivono stabilmente 12 bambini in attesa di adozione e trovano accoglienza i circa 60 bambini adottati, che ogni giorno, dopo la scuola, si riuniscono nella casa per studiare e giocare. E' in questo ambiente sicuro e accogliente che ho abbracciato per la prima volta il mio piccolo G..

All'interno della struttura, oltre alle educatrici che operano stabilmente nella casa, vi sono anche le ragazze più grandi, un tempo bambine adottate a distanza, oggi giovani donne che collaborano con l'Associazione "APMQ" nella gestione delle attività della Casa di accoglienza.

Il contatto con questo piccolo universo parallelo, protetto e accogliente, è stato per me molto emozionante, e quando la prima bambina mi ha preso la mano e mi ha chiesto di seguirla nei suoi giochi, con disarmante naturalezza, ho avuto come l'impressione di conoscere quel posto da sempre, di farne parte già da quando il primo sorriso di un bambino congolese visto in quella bottega aveva fatto breccia nel mio cuore”.

- Ritornerai?

«Ils ont partagé le monde, plus rien ne m'étonne» - «Hanno diviso il mondo, nulla mi sorprende» [Tiken Jah Fakoly]

“Abbiamo conosciuto lo splendido testo di questa canzone grazie al Signor Kambanj, nostro interprete, nonché mediatore culturale durante il nostro breve soggiorno in Congo, figura di profondo spessore culturale e umano. Sin dal primo momento in cui l'aereo è atterrato nell'aeroporto di Kinshasa, ho sentito l'abbraccio caldo di una terra brutalmente divisa, ferita nella sua identità, depauperata delle proprie ricchezze da secoli di dominazione straniera, dove la prima preoccupazione è stata quella di costruire una ferrovia che consentisse il trasporto delle innumerevoli risorse minerarie fuori dal Congo, verso il porto di Matadi, piuttosto che dotare i villaggi e le città di scuole idonee alla formazione e allo sviluppo di una popolazione incredibilmente giovane e dall'altissimo potenziale umano, che abita il Paese più grande dell'Africa Sub-Sahariana. Sin dal primo momento ho pensato a ciò che io rappresentavo per quella popolazione, al retaggio culturale che il colore della mia pelle mi attribuiva, alla ragione per cui molti, guardandoci e additandoci, gridavano «mindele, mindele!», che è un modo spregiativo per indicare l'uomo bianco. Sin dal primo momento ho pensato di chiedere loro perdono, perdono per un passato che non potevo cancellare, ma contro i cui effetti potevo lottare, per guardare con speranza a un futuro tutto da costruire.

Come mi hanno insegnato Mario e Marilina, nessun essere umano può pretendere di farsi carico in toto dei risultati conseguiti da un altro essere umano, né si può pensare di aiutare per sempre queste popolazioni con aiuti a pioggia. Il percorso più arduo e complesso sta nel valorizzare gli sforzi sin qui fatti e nell'accompagnare ciascun essere umano verso la propria autonomia, la propria indipendenza, nel tentativo di tracciare un cammino di crescita umana e sociale. Ecco il vero senso di un processo di cooperazione allo sviluppo. Ecco il senso profondo di ciascun progetto portato avanti dall'Associazione "Milioni di promesse" in stretta collaborazione con "APMQ": dai progetti di autosostentamento agricolo portati avanti in alcuni villaggi, passati da una agricoltura di pura sussistenza a una coltivazione sistematica e progettata dei terreni, ai progetti di captazione di acqua potabile, dal consolidamento del progetto di adozione a distanza alla creazione di percorsi di formazione per i ragazzi che avranno completati gli studi e di sostegno dei più meritevoli negli studi universitari.

Il Congo è una terra che affascina per i suoi colori, i suoi spazi sconfinati, le sue contraddizioni, la sua profonda spiritualità, le sue tradizioni.

Vi farò ritorno perché credo che il percorso intrapreso da "Milioni di promesse" e da "APMQ", attore locale di questo processo, meriti sostegno e fiducia e possa essere una risposta concreta e tangibile per un futuro che i congolesi possano finalmente costruire, insieme”.

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Questa storia è la testimonianza di come la cooperazione diretta allo sviluppo può costituire fonte di cambiamento, può mettere a punto soluzioni innovative che devono accompagnare i processi di sviluppo. Si è compresa la necessità di eliminare i limiti che ne impedivano la piena attuazione: il centralismo, per cui molte decisioni importanti riguardanti intere popolazioni che vivono in aree lontane e diverse tra loro venivano prese altrove senza il loro coinvolgimento; e l’assistenzialismo che, invece di formare capacità, alimentava la dipendenza e la passività dei beneficiari. Da qualche anno si registra una inversione di tendenza, grazie anche agli interventi promossi dalle ONG, per cui si è iniziata ad affermare la strategia del micro-intervento che offre maggiori garanzie di sostenibilità (la capacità del progetto di sostenersi nel tempo) perché poggia sul coinvolgimento dei beneficiari e sulla logica bottom-up (“dal basso verso l’alto”), proprio come ci è stato raccontato dalla nostra concittadina. La strada da percorrere è lunga e non basta lo slogan «aiutiamoli a casa loro», oggi molto di moda, per sentirci meglio, occorre impegno, programmazione, dialogo, diplomazia, partecipazione attiva.

"Perdonate la chiusura e l'indifferenza delle nostre società che temono il cambiamento di vita e di mentalità che la vostra presenza richiede - ha detto di recente Papa Francesco - trattati come un peso, un problema, un costo, siete invece un dono".

Ci conforta sapere che in piccole realtà pugliesi, come Gioia e Noci, invece, entusiasmo, passione, buona volontà e determinazione, non mancano. [Gianfranco Paradiso]

 

Commenti  

 
#1 zorro 2017-09-25 16:23
x la redazione
è improprio e fuorviante usare il termine "adozione"per definire invece un aiuto a distanza.
L'adozione è finalizzata ad diventare genitori adottivi secondo le norme del codice civile sulla famiglia.
Non perseverate nell'errore che può ingenerare confusione in un campo così delicato!!!!!

La Redazione
Nessuna confusione. La nostra concittadina fa parte di una associazione che ha tra le tante attività anche quella di aiutare le adozioni a distanza con lo "scopo di seguire l'evoluzione del progetto di adozione a distanza". Nell'intervista è ben precisato.
Saluti
 

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