Martedì 21 Novembre 2017
   
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INTERVISTA A HORACIO DURÀN DEGLI INTI-ILLIMANI

concerto inti-illimani

concerto inti-illimaniIn un italiano quasi perfetto, passati remoti da noi poco usati inclusi, addolcito e smussato dall’accento sudamericano, Horacio Duràn ci regala alcune sue riflessioni.

L’atipica intervista che ha visto simpaticamente interagire i presenti con domande e risposte ai tavolini del B&B Ciacco, si è rivelata infatti una piacevolissima conversazione.

“Ho studiato la grammatica italiana perché ero stanco di essere corretto dalle mie figlie… loro studiavano in Italia ed ogni volta che sbagliavo il tempo dei verbi, mi correggevano: “Papà, non si dice così!”. Qui sono stato bene, mi sono sentito accolto, ma il mio cuore, le mie radici erano in Cile.

Abbiamo vissuto con ossessione l’esilio dal nostro paese per quindici anni. Il golpe del generale Pinochet, l’11 settembre del 1973, ci sorprese mentre eravamo in tournée in Italia. La morte del presidente Salvador Allende ci sconvolse… eravamo in San Pietro, a Roma... L’anno successivo abbiamo portato 151 concerti in 19 Paesi. Ricordo che in Arena sul palco salì anche Joan, la vedova di Victor Jara che ha scritto i nostri testi, ucciso dai militari nello stadio di Santiago. La solidarietà e la commozione degli italiani erano per noi un balsamo… Nel dolore eravamo vivi.

Il 1° settembre del 1988 ebbe fine la dittatura ed il 18 eravamo in Cile. Per quindici anni ero vissuto nell’ossessione di quel momento... In aeroporto ci aspettavano migliaia di persone, mentre ci acclamavano compresi che mi era mancato tutto e che tutto mi apparteneva, anche la povertà, lo stesso dittatore, il mio nemico. Mi riappropriai della mia identità. Siamo esseri biologici… - divaga il musicista - Le piante non crescono uguali ovunque. Il Cile è una terra dai confini protetti dal deserto, dai monti e dal mare… le nostre viti non conoscono la peronospora e qui ci sono specie in natura uniche al mondo…”

“La nostra musica era ed è rivoluzionaria perche mette al centro il popolo, le suconcerto inti-illimanie aspirazioni, le sue lotte, il suo misticismo. I contenuti più importanti non sono cambiati. Abbiamo amalgamato nuovi suoni e ritmi insieme agli stessi strumenti di quegli anni. La nostra longevità artistica non ha un segreto… ci guida il cuore e l’anima. La nostra musica non è una moda che passa, estemporanea. E’ passionalità, emozione profonda. I nostri testi sono scritti da poeti e scrittori perché parlano al mondo, le emozioni che comunicano, così come la musica e la poesia, sono linguaggi universali, arrivano a tutti. La nostra musica nasce dalla tradizione folcloristica per questo scopo.”

“Cosa resterà della nostra musica…? Non so. Non credo nella trascendenza. Quando elabori un lavoro vivi al presente. La trascendenza è l’evoluzione del rapporto artistico. L’arte arriva al cuore delle persone, a prescindere dalle diversità ed ovunque si viva.”

“L’arte, così come la musica, unisce. Ricordo un concerto in Turchia, davanti a 100mila curdi… non comprendevano la nostra lingua eppure vibravano insieme a noi, sentivano, sapevano che il nostro canto era anche il loro canto, che lottavamo per la stessa causa: la libertà. Attraverso la musica, attraverso l’arte si esprime a pieno la propria libertà. Il rapporto tra l’individuo e un’opera d’arte è libertà, trascendenza.”

concerto inti-illimani“L’ispirazione a volte si esprime con una melodia, una danza. Lo stesso tango è una emozione che si danza…” confessa Horacio sorridendo ad Elizabeth Uvirovà che durante che la sera prima aveva danzato in piazza pizzica e balli folcloristici sotto il suo sguardo ammirato.

“Anche cucinare è un’arte. Amo cucinare, la cucina è creatività: la mia specialità sono i ravioli fatti a mano con un ripieno di melanzane, cipolle, zenzero, un goccio di limone ed un pesce cileno che in Italia non c’è, ma si trova qualcosa di simile, il tutto condito con zucchina tagliata sottilissima e saltata in padella. So anche preparare il pane, la ciabatta per l’esattezza. Il cibo è cultura!”

Unica domanda “inevasa” quella posta da Gianni Vasco sul compromesso storico in Italia negli anni della dittatura di Pinochet… Una trascendenza che la politica italiana non ha mutuato dalla storia, ed ancor oggi, per eccesso di materialismo, ne è… esente! [Foto Mario Di Giuseppe]

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