Mercoledì 22 Novembre 2017
   
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RISCOPRIAMO BIAGIO PAVONE. ARTISTA DIMENTICATO-foto

opere artistiche di biagio pavone

opere artistiche di biagio pavone Il talento artistico di un uomo di modeste origini, non “acculturato” né formato in scuole o accademie, andrebbe sempre riconosciuto e valorizzato, eppur non sempre accade.

La fortuna di essere “scoperti” e divenir famosi non è per tutti… eppur nella loro semplicità, le opere di Biagio Pavone esprimono preziosità, senso di appartenenza, struggente bellezza…

Sono affastellate in un piccolo spazio, a stento visibili, centinaia di quadri, bassorilievi, sculture in gesso, miniature in compensato del duomo di Milano, di Piazza San Marco ed altri luoghi che Biagio Pavone - classe 1901, boscaiolo gioiese appassionato d’arte -, non ha mai visitato ma solo visto in cartolina.

Nel 1938 perde la sua amopere artistiche di biagio pavoneata consorte. Non si risposerà mai, nel rispetto dell’amore che li legava e del suo ricordo e da solo alleverà quattro figli, la più piccola di soli due anni. Ci racconta la sua storia suo figlio, l’87enne Filippo Pavone, per quarant’anni fruttivendolo, che alla morte della sua mamma aveva nove anni.

Il suo papà dopo il lavoro nei boschi e da pensionato si dilettava con un piccolo coltello ad intagliare legno e compensato e a dipingere. La sua produzione è feconda.

I soggetti rappresentati sono religiosi, a tratti solo abbozzati. Osservando le opere si nota l’evolversi del tratto, che diviene più sicuro, l’impegno nel definire la figura, il profilo, la ricerca di simmetrie, ma quel che affascina è l’uso del colore, di smalti ed oli in accostamenti audaci.

Lucentezza e ridondanza impreziosiscono i quadri, un “naif bizantino” che se fosse “d’autore” troverebbe non pochi estimatori e mercato -, sopperendo in alcuni casi alla povertà dei materiali. Spesso la cornice è infatti parte della stessa opera, risultato di un paziente intaglio.

“Mio padre teneva moltissimo alla famiglia, per lui nulla era più importante, si è sacrificato molto per noi! Finito di lavorare era sempre in casa. Non aveva vizi: non fumava, non beveva, non giocaopere artistiche di biagio pavoneva a carte né andava nelle cantine o nei bar… ci era sempre vicino. Ho custodito insieme alle opere tutti i suoi attrezzi di lavoro dell’epoca. Lo amavo molto…”. Ed osservando il suo sguardo velato dall’emozione, impossibile dubitare di tanto affetto filiale, sempre più raro di questi tempi.

Una sacra famiglia e le tante natività dipinte negli anni, valorizzano quel che è stato un esempio di vita ancor prima che un’ispirazione. Nel 1969 le prime e purtroppo ultime attestazioni di stima: alcune sue opere vengono ospitate in una mostra presso la Pro Loco presieduta da Gennaro Losito. Nello stesso anno giungono dall’assessore alla Cultura del Comune di Milano i complimenti per l’impegno artistico ed una medaglia gelosamente conservata da Filippo. Nel 1980 Biagio si ammala e muore.opere artistiche di biagio pavone

Il suo cruccio è che, venendo a mancare, tutto vada a perdersi o finisca da qualche rigattiere. Più volte negli anni ha rivolto alle varie amministrazioni la richiesta di prendersi cura delle opere ed ospitarle in una delle proprietà comunali, ovviamente sotto custodia. Ma nessuna risposta è mai giunta.

Tenendo conto che da 48 anni nessuna manutenzione è stata apportata, ha del miracoloso lo stato delle miniature. Il Duomo di Milano in particolare, davvero mastodontico, presenta dettagli, scanalature, intagli di pregio. Biagio Pavone si preoccupò di curare anche l’illuminazione del monumento con i mezzi in uso all’epoca, un impianto di micro lampadine ad incandescenza lungo tutti gli archi e di “inventare” ponteggi ed incavi per il montaggio delle vaopere artistiche di biagio pavonerie parti, industriandosi pur senza alcuna nozione di architettura o bricolage. Aveva addirittura costruito “santini” ad incastro di riserva, nel caso ne fosse andato perso qualcuno.

Quel che oggi si chiede all’Amministrazione o agli artisti gioiesi che hanno a cuore la storia di Gioia, è di trovare degna collocazione a queste opere ed effettuare i necessari restauri ai guasti del tempo, rimontando le installazioni. Sarebbe molto bello se potessero divenire una delle attrazioni del centro storico, con un allestimento in uno dei locali, non fosse altro che per ricordare un gioiese che ha speso parte della sua vita e trovato conforto nell’arte.

Un sincero grazie a Cataldo Liuzzi che a distanza di 48 anni ha ridato visibilità alle opere di Biagio Pavone fotografandole e rendendole pubbliche, sottraendole all’oblio del tempo e all’indifferenza delle istituzioni.

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