Martedì 21 Novembre 2017
   
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APPREZZAMENTI PER RAFFAELLA RIZZI AL FESTIVAL LETTERARIO

raffaella rizzi

folle solitarie raffaella rizzi Tra gli autori del festival letterario “Il libro possibile” invitati a Polignano il 7 luglio scorso, incontriamo Raffaella Rizzi, che con la sua la rubrica “Fotografando i pensieri” dà lustro al nostro giornale “La voce del paese”.

Raffaella, studi classici e laurea in Lingue e Letterature straniere, impiegata presso il Policlinico e perfezionatasi in scrittura creativa frequentando corsi con Baricco, Carofiglio e Lattanzi, presenta nell’intima ed accogliente via Mulini “Folle solitarie - Il Romanzo novecentesco in Corrado Alvaro e John Dos Passos” edito “Tra le righe libri”, sua tesi di laurea meditata in estate - in spiaggia - e scritta nel 1997 su un tema attualissimo: la solitudine esistenziale che si amplifica tra la gente. L’editore Andrea Giannasi casualmente l’ha letta e ha deciso di pubblicarla. Un caso assolutamente più unico che raro, quello della Rizzi, che ha pubblicato due libri - il primo “Una foto ai pensieri” nel 2014 - senza aver mai chiesto aiuti “editoriali”.

IL TALENTO LETTERARIO DI RAFFAELLA RIZZI

In “Folle solitarie” emerge il talento della narratrice non condizionato, esaltato o rarefatto dai propri vissuti. Raffaella è creativamente introspettiva nel suo narrare, guarda il mondo, è nel mondo, nel cuore degli uomini, in ascolto. Accoglie, riflette ad alta voce e trascina nella storia.folle solitarie raffaella rizzi

L’architettura letteraria è di assoluto pregio, i concetti sono sedimentati nel contesto storico ma mai farraginosi, le riflessioni sono pertinenti e meditate. I passaggi di Dos Passos in inglese, nel finale proposti in italiano, donano ritmo alla lettura. Nelle stesse traduzioni in inglese non si sente la necessità di sottotitoli.

Il suo è uno studio corposo, una ricerca approfondita che dà vita ad una produzione letteraria autorevole, preziosa e scorrevole, tutt’altro che accademica anche nella necessaria contestualizzazione storica.

Ha del prodigioso la fluidità con cui le riflessioni personali, l’analisi degli autori e della loro produzione e la necessaria disamina critica, si innestano ed amalgamano in una narrazione mai banale.

Si percepisce l’attenzione della scrittrice nel rendere non solo originale e interessante la comparazione letteraria, per altro felice ed indovinata, ma anche piacevole ed accattivante il suo ascolto.

Dona infatti alla sua opera un ritmo che invita all’approfondimento e rende la lettura godibilissima ed intrigante, il tutto con istintiva e al contempo sapiente ed innata abilità narrativa.

La struttura di “Folle solitarie” e la splendida prefazione di Mario Sechi lo confermano: 176 pagine, divise in quattro capitoli, i primi due dedicati a Corrado Alvaro, il terzo a Dos Passos, il quarto al confronto tra i due scrittori con 25 testi presi in esame nella bibliografia ed altri 33 critici. Sono 20 le opere cui si fa riferimento e ben 75 le ampie note inserite a fine libro, per lasciar leggerezza e brio alla lettura ed interessanti tracce di approfondimento.

Un’opera letteraria che arricchisce il lettore a prescindere, toccando per altro un tema oggi più che mai attuale: la solitudine esistenziale.

“LA VITA DI OGNI UOMO È UNA RICERCA SPIETATA E SOLITARIA”

La solitudine che nasce dall’egoismo e dall’incomunicabilità vissuta nella metropoli da Dos Passos e quella interiorizzata nei personaggi di Alvaro potrebbero essere traslate, a distanza di quasi un secolo, nella solitudine generata dai social, affollate piazze virfolle solitarie raffaella rizzituali che - paradossalmente - nel momento in cui aggregano, generano processi di solitudine che a sua volta innescano disgregazione sociale.

Di solito - abbiamo chiesto a Raffaella - nelle tesi di laurea si ravvisa un “quid” accademico, una ricercatezza che le differenzia dalle produzioni letterarie diffuse dall’editoria, dotate di un appeal che seduce il lettore comune al pari del letterato… Cosa ha reso questo suo lavoro speciale, al punto da essere non proposto ma scelto dal suo editore?

“Un ruolo di rilevo nella scelta da parte dell’editore, che ha fortemente voluto pubblicare questo lavoro definendolo ottimo, è stato sicuramente svolto dal paragone quasi assurdo fra due autori che, benché contemporanei (Alvaro è nato nel 1895 ed ha vissuto fino al 1956; Dos Passos è nato nel 1896 ed è morto nel 1970) hanno vissuto in contesti sociali completamente differenti. Alvaro è nato a San Luca, in Calabria dove ha trascorso l’infanzia per poi studiare e vivere tra Amelia, Roma, Catanzaro, Milano, ma anche a Parigi, Berlino e in Russia. Dos Passos invece è americano di Chicago, nato al di fuori del matrimonio di un facoltoso avvocato. Studia in una prestigiosa università nella stessa città, si reca in Europa durante un viaggio di formazione e completa gli studi ad Harvard. Entrambi vivono l’esperienza della guerra - Dos Passos si arruola come volontario in un corpo di ambulanze e presta servizio in Francia, Alvaro è ufficiale di fanteria. La partecipazione di entrambi al conflitto influisce inevitabilmente sulla loro poetica letteraria. Il mio editore pubblica prevalentemente testi legati al ‘900 e, affascinato dal mio testo che abbraccia il periodo della seconda guerra mondiale e di quanto ne consegue sia in Europa che in America attraverso lo sguardo profondo di due letterati, ha insistito per pubblicarlo.”

SOLITUDINI A CONFRONTO

Alvaro è uomo del Sud. Poeta, romanziere di respiro europeo, diarista, autore e critico di teatro nonché finissimo traduttore, intellettuale e saggista di rilevanza assoluta. Nel 1951 strappa il premio Strega con “Quasi una vita” a Levi e Moravia,

Il suo è un lirismo neorealista intriso di speranza, scrive di realtà del Sud ma non immufolle solitarie raffaella rizzitabili. Da studente viene espulso dal collegio dei gesuiti perché legge poesie di D’Annunzio ed altre opere letterarie “proibite”. Sottotenente poco più che ventenne, nel 1916 viene ferito durante la guerra nel Carso e perderà in parte l’uso del braccio destro. Firmerà il manifesto di Croce e per questo sarà vittima dello squadrismo. A Roma è redattore del Resto del Carlino, poi del Corriere della Sera, della Stampa, è corrispondente all’estero e nel 1945 direttore del giornale radio Rai.

Raffaella descrive “ il suo studio espressionistico della deformità dello spirito dell’uomo inchiodato a nuove forme di solitudine.” Un affresco della la società dell’epoca che si collega al realismo americano ed al concetto di uomo nuovo espresso da Whitman e Dos Passos.

Per lei “sono personaggi bidimensionali, simili a fotografie” quelli descritti da Dos Passos, “profondamente passivi, accomunati dalla solitudine...” in Alvaro, protagonisti di “pagine distillate dall’esperienza autentica di due uomini che hanno scontato su di sé le atrocità del conflitto.”

Di John Dos Passos esalta nella scelta dei brani, il linguaggio giornalistico, con frasi brevi e incisive e la capacità di personificare la città attraverso la descrizione di “…uomini travolti dall’anonimato tramite frammentazione narrativa…” uomini falliti, corrotti, vittime del loro stesso cinismo.

”L’unico vero personaggio di “Manhattan” - scrive nel suo libro Raffaella - è la metropoli, i fatti raccontano lo stato d’animo della città più quello di chi la abita.”

D’altronde, quella che Dos Passos ricrea con ineguagliabile nitidezza è una realtà urbana che tutto ingloba e tutto assimila, dove la potenza della scatenata economia statunitense detta i ritmi di una vita accelerata e frenetica, adottando la tecnica multidimensionale delle trame simultanee.

DISPERATAMENTE SOLI ANCHE NEI SOCIAL? 

La solitudine vissuta nella metropoli da Dos Passos e quella interiorizzata nei personaggi di Alvaro potrebbero essere traslate a distanza di quasi un secolo nella solitudine generata dai social, affollate piazze virtuali che - paradossalmente - nel momento in cui aggregano, generano processi di solitudine che a loro volta innescano disgregazione sociale. Cosa è per Raffaella la “solitudine” e volendole dare una accezione positiva, perché talvolta è necessaria se non terapeuticuna foto ai pensieria?

“La solitudine è una parola che mi ha sempre affascinata, sin da piccola. Amavo trascorrere ore in solitudine, immersa nei miei libri e circondata da fogli su cui annotavo continuamente pensieri e riflessioni. Stare da soli è utile per riflettere su se stessi, per imparare ad amarsi, ad accettare i propri limiti e a capire meglio quelli degli altri per poter poi instaurare rapporti umani. Però c’è anche un’accezione negativa della parola ed è proprio quella - che io definisco a doppio taglio - della solitudine nella folla. Sentirsi soli in mezzo a una miriade di persone è quasi terrorizzante: pensare di essere un numero nella massa, un essere che passa inosservato, qualcuno che non conta nulla, che suscita indifferenza è davvero terribile. Ed è quello che succede oggi: nei social apparentemente ognuno di noi ha un ruolo fondamentale, ha voce in capitolo, è in contatto con il mondo… ma in realtà è solo davanti ad un computer, illudendosi di essere al centro del mondo. Passa inosservato proprio come i numeri nella massa di cui parlo nel mio libro, dove la confusione del conflitto, la molteplicità di vite affastellate nella metropoli non fanno altro che ridurre, fino ad azzerare, l’umanità dei rapporti e a renderli semplici contatti fra fantocci e questo mi porta inevitabilmente a comparare le folle solitarie del ‘900 alle folle virtuali del mondo dei social ugualmente composte da individui soli.”

“LA SCRITTURA È FATTA DA BRICIOLE DI ANIMA…”

“Una foto ai pensieri”, racconto biografico pubblicato nel 2014 ispirato dalla più dolorosa delle esperienze che una donna, una madre possa vivere, la perdita di un figlio. “Folle solitarie”, scritto 20 anni prima e la rubrica settimanale “Fotografando i pensieri”, che ad oggi annovera un discreto numero di “racconti” scaturiti da riflessioni molto interessanti, anche quando intimistiche assolutamente condivisibili e che - chissà - potrebbe un giorno tradursi in raccolta antologica, cosa hanno in comune? Qual è il fil rouge che li lega?

“Il fil rouge che li lega sono io. La scrittura, per quanto tutti i grandi autori, i maestri dei corsi di scrittura che ho frequentato - per esempio Baricco, Carofiglio, Lattanzi -, è fatta di emozioni. Che poi si raccontino delle storie che apparentemente nulla hanno a che fare con la vita reale dell’autore - e non parlo certamente del mio primo libro-, non è vero. Ogni autore è presente in ciò che scrive sempre. Anche nel pezzo di cronaca giornalistica più freddo, l’autore c’è. La scrittura è fatta da briciole di anima che si materializzano sulla carta, da pensieri traslati in parole. Per cui nel mio caso specifico, benché le cose che ho scritto, che scrivo e che scriverò siano e saranno completamente differenti, chi le scrive sono sempre io e la mia anima non cambia, per cui saranno sempre legate dal mio modo di vedere e di sentire la realtà.”

Nella cornice della fantastica rassegna, da “scrittrice” e lettrice Raffaella Rizzi lancia un messaggio: “Chi partecipa ad una manifestazione del genere, a parte i curiosi che vengono solo per guardare le personalità famose, è qualcuno che ama i libri, che ne conosce la potenza. Ma ipotizzando di dover fare un invito alla lettura dico: leggere arricchisce, leggere aiuta, leggere allarga i confini, leggere è nutrire l’anima, leggere è una necessità primaria dell’essere umano, che permette di acquisire coscienza di sé e del mondo.”

 

Commenti  

 
#3 Lella Montemurro 2017-07-31 07:57
Grande sensibilità e ricchezza di espressione...bravissima Raffaella..
 
 
#2 mimmo e nella 2017-07-25 22:16
sei grande .......complimenti 8)
 
 
#1 Orgoglio gioiese 2017-07-24 18:16
Finalmente un orgoglio gioiose fa parlare, in positivo, di Gioia.
 

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