Sabato 18 Novembre 2017
   
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“LEGAMI”- SPETTACOLO CON ILARIA CANGIALOSI E LE OMBRE

spettacolo legami

spettacolo legami C’è un filo che lega le storie. A volte sottile come seta, a volte spesso come la corda di un’ancora, altre invisibile eppur più forte dell’acciaio. Nasce da intrecci di pensieri affilati come rasoi che si attorcigliano. Avvolgono, sconvolgono, stritolano la gioia di vivere, ogni anelito all’indipendenza ed infine trafiggono come fil di ferro.

Pensieri non detti eppur presenti e pesanti, lì, in attesa di straripare come lacrime a lungo trattenute. Queste le percezioni a pelle di “Legami”, spettacolo di donne ma non solo per donne, molte delle quali per la prima volta in scena, professioniste, mamme, casalinghe, figlie…

Uno spettacolo nato da un progetto laboratoriale con la regista ed attrice Ilaria Cangialosi tenuto di lunedì mattina, avviato con donne che lavorano nei turni o possono scegliere come organizzare la giornata, dopo aver portato i figli a scuola. Un corso che ha creato legami importanti tra donne che non si conoscevano, che si sono raccontate, che hanno percorso insieme un tratto di vita per poi cimentarsi in un classico di Pommerat - “Cet infant” -, portando in scena sul palco del Rossini il 26 giugno, il dramma che ogni giorno vivono genitori e figli: l’incapacità di comunicare lo stesso amore che li lega. In particolare è il rapporto tra madre e figlia quello scandagliato nei “quadri” scenici proposti.spettacolo legami

Tutto ha inizio e si conclude con un canto scelto e condiviso da tutte: “La canzone di Marinella” di De Andrè. Angela Medico la canta senza musica, accarezzando il volto delle sua amiche, stendendo pieghe, sistemando capelli per poi invitarle a dar la schiena al pubblico.

Sul palco una sedia, luci dal basso che creano triplici ombre che affollano il vuoto, e loro, le donne protagoniste di drammi in parte vissuti o forse no, ma di certo compresi come madri e come figlie. E’ Elisabetta Resta a raccontarsi con ancora in grembo suo figlio.

Perché a volte il dramma, il dialogo sofferto e malato, ha inizio prima ancora di venire alla luce. Questo bimbo non ancora nato vivrà in modo totalmente diverso, avrà tutto quello che a lei è mancato, gli mancheranno anche i tormenti da lei vissuti… e mentre si sgranano i pensieri, sale pian piano, simile alle acque di una marea, la paura di essere inadeguata, incapace di vivere davvero con amore la maternità.

Una consapevolezza che si traduce - poco dopo - in abbandono. Antitesi di amore eppur atto d’amore, nel momento in cui il proprio figlio diviene dono per coloro cui la maternità è negata. Un doppio dramma di graffiante attualità, così come gli altri, abbozzato con poche parole, incise a caratteri di fuoco: non sempre e non per tutte la maternità è un dono… talvolta è un vissuto di sofferenza, un triste fardello che zavorra il futuro, intriso di lacrime di odio e amore.spettacolo legami

Si susseguono altre scene, in ognuna la madre è carnefice ed al contempo vittima, soffre e genera sofferenza.

Struggente lo sfogo ed il pianto di Valentina Masi, tornata a recitare dopo quindici anni e… quattro bei figli. Mentre srotola il gomitolo, allegoria di vita “ordita” nella trama della regia materna, ordinatamente annodata e ripetitivamente indotta, scatta in lei qualcosa. La diga crolla ed un fiume di accuse inonda la sua incredula mamma, Angela, perfetta nell’attonita fissità dello sguardo di chi fatica a credere a quel che sente.

Ed è Rossana De Grisantis a toccare nel suo dialogo un altro drammatico tema, quello del confronto tra le aspirazioni di una madre che vorrebbe sua figlia - Rita Petrera - bellissima, curata, brillante, depositaria della sua stessa avvenenza e grazia, una bellezza da preservare ed in cui rispecchiarsi nel futuro, e la sciatta realtà di una ragazza che non si ama, non si piace e con autistica ostinazione, non comprende quel che sua madre vorrebbe da lei.

Marisa Tammaro lega con un abbraccio alla sua volontà Federica Geramo, quella figlia non ancora ribelle eppur pronta ad autodeterminarsi nonostante lei e l’amore malato che le lega, spettacolo legamiavvelenato da sensi di colpa e alibi d’affetto, il più distruttivo dei legami in cui il sottile confine con la follia si dissolve, trascinando nell’abisso entrambe.

Un legame che diviene corda e lega, questa volta in modo concreto, la povera Elisabetta Resta. Ed è con infinita, perversa dolcezza che la sua mamma teatrale - Vincenza Pastore - la imprigiona. Le sue parole accarezzano, promettono lusinghe, ipnotizzano, ma è nel tono che l’odio frammisto a follia trapela, in un distopico, inquietante, insano dialogo che vede soccombere madre e figlia nel vortice della pazzia.

Ogni scena è attraversata dalle attrici che con la complicità delle ombre creano nuovi canovacci, ma è l’ultimo quello che le lega indissolubilmente: il dolore dilaniante, infinito, ingiusto di perdere

il proprio figlio.

In quel corpo da identificare in obitorio, è racchiusa l’ineluttabilità del destino, il presagio più temuto, quel timore che serpeggia ogni qualvolta il cellulare squilla senza risposta a notte fonda, e mentre la mente cerca di darsi risposte rassicuranti, l’orrore tende agguati al cuore.

Fiorella Indellicati e Rosanna Nocco dspettacolo legamiiscutono sull’impossibilità che quel ragazzo drogato e morto per overdose sia il proprio figlio. Una storia a tratti esilarante nei toni, in perfetta dicotomia con la tragedia in atto che raggiunge l’acme nella devastante gioia di scoprire che non è il proprio figlio, quello con il giubbotto celeste che è in campeggio in un luogo dove il cellulare non prende, ad essere sotto quel lenzuolo bianco ma un altro figlio di un’altra madre che morirà di dolore.

Suggestiva la drammaturgia con cui Ilaria Cangialosi ripercorre il testo di Pommerat nato da una indagine svolta in Normandia sulla difficoltà di capirsi, di comunicare, di sentirsi "genitori" quando si è ancora figli ed utilizzato per dar voce ad inconfessabili vissuti.

Un’esperienza a detta di tutte da ripetere, perché è stato bello stare insieme.

Ed un grazie di cuore, grande, grande, grande lo inviano ad Ilaria Cangialosi che le ha spinte a mettersi in gioco, a Roberta Ignazzi, prezioso aiuto regia, alle Ombre che questo corso lo hanno fortemente voluto nel teatro Rossini ed all’Amministrazione che ha sostenuto il progetto. [Foto Mimmo Castellaneta]

 

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