Mercoledì 22 Novembre 2017
   
Text Size

“SUBURBIA “ DI A. CAPURSO APPRODA A FIOF R-EVOLUTION 2017

suburbia alessandro capurso

suburbia alessandro capursoDal 12 al 30 luglio la mostra fotografica “Suburbia” di Alessandro Capurso sarà ospitata a Barletta al’interno della prestigiosa FIOF R-evolution 2017.

Riproponiamo la recensione della mostra a firma di Giuseppe Scaglione - critico d’arte ed esperto cultore di… cultura prestato alla dirigenza di istituti bancari – pubblicata sul n. 22 del settimanale “La voce del paese”

__________  

In occasione del finissage di “Suburbia” - mostra fotografica di Alessandro Capurso che si colloca nell’ambito di Fotoarte, di cui abbiamo scritto nei numeri precedenti -, il 9 giugno, il curatore della mostra Pio Meledandri, già Direttore del Museo della Fotografia del Politecnico di Bari, ha voluto e presentato una conversazione sul tema “La fotografia nell’arte globale” con il Critico d’Arte Giuseppe Scaglione, al quale abbiamo rivolto alcune domande.

- Suburbia è stata un successo personale di Capurso. Tu che ne segui il cammino di artista cosa pensi di questa tappa?

Senzsuburbia alessandro capursoa dubbio partecipare a Fotoarte è già di per sé un successo. È una kermesse prestigiosa e l’edizione 2017, curata da Raimondo Musolino e che ha coinvolto personaggi del calibro di Marcello Carrozzo, non ha deluso le aspettative. Eravamo in molti a Taranto nella serata di apertura ad ascoltare il maestro Piergiorgio Branzi, ad ammirare le sue opere e quelle di altri artisti, tutti di rilievo. Emergenti o di provata esperienza e bravura. Come Franco Sortini, per esempio. Insomma, Capurso si è inserito a pieno titolo dentro un perimetro di qualità. Grazie ad innate doti artistiche ma anche grazie alla costante applicazione, ed allo studio dell’arte. Capurso è un artista che legge e che studia, che ascolta, che dibatte, che si confronta, che ascolta. Con attenzione ed umiltà, conscio di non avere alle spalle un percorso accademico, ma di poter comunque contare sulle qualità personali.

Suburbia è un passo avanti in questo senso. Fedele al suo lemma visivo, che attraverso l’indagine sui luoghi punta a cogliere e presentare le condizioni esistenziali dell’uomo. Gli scatti questa volta riguardano la metropolitana di Napoli, un’opera monumentale dall’accento artistico importante, alla cui realizzazione hanno partecipato, tra gli altri, gli architetti Gae Aulenti, Alessandro Mendini e Dominique Perrault. Dentro un efficace progetto artistico curato dal Critico d’Arte Achille Bonito Oliva. Capurso ne ha studiato i contenuti ed i riferimenti alla storia dell’arte, ed ha realizzato scatti in cui la cromia evolve verso la declinazione espressionista della visione. Insomma, dopo gli accenti metafisici di “Metamorphosi”, la concettualizzazione di “Tracce”, ora ha attraversato l’esperienza espressionista, coniugata in molti scatti alla pop-art. Non è poco per un autodidatta dell’arte. Bravo.

- A volte, nel sentire comune, si esprimono perplessità sul fatto che un fotografo sia un artista. Quindi ti faccio una domanda diretta, la fotografia può essere arte?

Certo che sì. Però vediamo di capirci bene. La fotografia è un codice comunicativo, come la scrittura, il suono, la gestione della materia e del colore.

La scrittura può essere per esempio un articolo di cronaca, quindi informazione. Può essere un documento o una sentenza, quindi statuizione. Ma può essere anche romanzo o poesia, quindi arte. Il suono può essere rumore, allarme, oppure musica quindi arte. La materia può essere manipolata nell’industria, nell’edilizia comune, oppure può essere architettura, scultura, installazione, quindi arte. Anche il colore può essere industria, edilizia, oppure pittura, quindi arte. Allo stesso modo la fotografia può essere cronaca, reportage, ricordo di momenti e situazioni, oppure arte. Quando? Cominciamo con il cercare una definizione condivisibile della parola ARTE. È l’attività, qualsiasi attività, che permette di creare ciò che prima non c’era, esprimendo se stessi. Con il proprio lavoro gli artisti raccontano di sé, la propria visione del mondo e della realtà che osservano. Non solo la realtà oggettiva ma anche la realtà soggettiva, i sentimenti, le condizioni esistenziali. Proprie e collettive. Mostrano il proprio punto di vista. In sostanza, creano. Quando la fotografia è creata al fine di condividere la propria visione e il proprio sentire e arriva al cuore o allo stomaco, allora è arte. E perché sia tale, la condizione indispensabile è che l’artista abbia qualcosa da dire, un messaggio, una visione. Altrimenti è solo un esercizio di stile o di tecnica. Ma non basta. L’arte non si sostanzia nell’opera fisicamente intesa. Quadro, scultura, fotografia. Anche un concerto, un balletto, una performance sono opere d’arte, realizzate dal “talento”. Ciò che rimane, ed è l’arte, è l’arricchimento e la crescita del pubblico che lo ha seguito. La cultura. Solo il talento di chi sa raccontare o creare si può definire ARTE. Bisogna tornare a parlare di talento, ovvero di ciò che permette a un artista di “prenderci”. Per chi ama la filosofia, direi il noumeno, non solo il fenomeno. La dimensione contemporanea dell’arte, con le sue declinazioni astratte, informali, gestuali, concettuali, installatorie, performative, non deve trarre in inganno sul tema del talento. Ne occorre sempre e comunque, anzi forse anche in misura maggiore, per questo genere di messaggi e di codici comunicativi. Il resto non conta, senza il talento. Convinciamocene tutti.

- Piuttosto chiaro. Ma potresti dire qualcosa di più sulle modalità della fotografia artistica contemporanea, ovvero come i fotografi veicolano il loro messaggio?

Fermo restando il tema del talento, del valore ontologico dell’opera d’arte, le modalità sono molteplici. Intanto partirei da un assunto, se è davvero chiaro ciò che si diceva prima. Ovvero che non si tratta semplicemente di persone dietro un obiettivo, col ditino pronto a scattare con una determinata esposizione o apertura di diaframma, per cogliere l’attimo fuggente di una inquadratura. Si tratta invece di artisti, dotati cioè di talento artistico, che si servono della fotografia come strumento per trasferire creativamente i propri messaggi e le proprie riflessioni sulla contemporaneità. La fotografia artistica odierna vede il fotografo come un progettista del proprio set, la cui finalità è quella di creare una scena che generi una visione nel fruitore. Che arrivi al cuore, alla mente o all’anima. È ormai superata la dimensione puramente documentaria degli anni Sessanta e Settanta. La traccia di queste immagini è presentata dall’artista come opera d’arte e non più come mera registrazione degli eventi.

- Nella tua conversazione, al finissage, sono emersi e sono stati apprezzati i riferimenti alla produzione contemporanea e le considerazioni che hai svolto in termini critici artistici. Hai descritto i principali orientamenti e le tendenze. Potresti riassumerli per noi?

Sostanzialmente la fotografia artistica contemporanea si rifà a due ampi filoni, la fotografia concettuale e quella che definirei fotografia “narrativa”.

Il termine concettuale, nell’arte, ha un significato largo. Il primo artista ad usare questa definizione fu Joseph Kosuth, circa alla metà degli anni Sessanta. Presentava opere la cui finalità risiedeva nell’attività del pensiero. È del 1965 una delle sue opere più famose, «Una e tre sedie», in cui espone una sedia vera, l’immagine fotografica di una sedia e la definizione di un vocabolario della parola "sedia". L’intento era di avviare nello spettatore la riflessione sulla correlazione, non sempre agevole anzi a volte conflittuale, che esiste tra la realtà oggettiva, la sua rappresentazione iconica (immagine) e la sua rappresentazione logica (parola). È quindi un codice comunicativo che punta a stimolare l'attività intellettuale. La fotografia è “concettuale” quando, tramite oggetti reali e concreti, esprime un concetto che può non avere nulla a che fare con il loro senso quotidiano. È un tipo di arte che inizialmente viene concepita nella mente del fotografo e poi messa in scena per realizzare e comunicare tale visione. Questo tipo di fotografia è l'opposto del fotogiornalismo, in cui lo scatto cattura immagini reali così come avvengono in quel momento, senza alcuna manipolazione. La concettuale è studiata ed intenzionale e mira ad un risultato specifico nella mente di chi guarda, così come avviene con un dipinto. La tecnologia ha permesso alla fotografia concettuale di diventare più surreale, permettendo al fotografo di unire immagini ed oggetti che altrimenti non sarebbe possibile accostare.

Proprio per queste sue caratteristiche di forte impatto comunicativo viene spesso utilizzata dalla pubblicità. Insomma, è l'arte di comunicare un “concetto” alla mente dello spettatore, attraverso il contenuto di una fotografia. Si tratta di un tipo di opere in cui l'artista inserisce varie componenti nella sua inquadratura, in modo che la sua idea o il suo concetto diventino immediatamente leggibili. Spesso viene utilizzato un software di editing per mixare più componenti nella stessa fotografia, oppure al contrario altri fotografi espongono ciò che compare in un unico scatto. Qualunque sia la tecnica utilizzata, la fotografia concettuale è uno dei generi più creativi della fotografia. Perché è più complessa, ma soprattutto perché occorrono tempo e pazienza perché l’immagine concettuale sia perfetta.

Nella fotografia “narrativa” la visione è contenuta all’interno di un’unica immagine, che riproduce realisticamente la scena, esattamente come nella pittura figurativa dei secoli scorsi. È anch’essa progettualità. È una messa in scena, costruita come un vero e proprio set cinematografico dove tutto è predisposto in anticipo rispetto al tempo dello scatto fotografico. Previsto e preparato come l’atto conclusivo di un processo creativo più ampio. Tra i principali protagonisti di questo genere fotografico occorre menzionare Jeff Wall, storico dell’arte e artista egli stesso, celebrato dalla critica già dagli anni Ottanta. Wall ricostruisce scene ed eventi che sembrano “impalpabili” come scrive la Cotton, “come una scena vista per caso” e dove le inquadrature e le angolazioni di ripresa rimandano alla sua ampia cultura storico-artistica, prevalentemente di stampo classico.

A cambiare non è solo l’idea del fotografo come cacciatore di attimi unici e irripetibili, ma anche il concetto stesso di artista come unico e vero interprete della sua stessa opera. L’artista non lavora quasi mai da solo, bensì in equipe. La ricostruzione delle scene e delle ambientazioni avviene grazie alla collaborazione di uno staff di persone coordinate dal fotografo stesso, che concorre al raggiungimento del medesimo obiettivo. Immortalare un paesaggio, un personaggio, un luogo. Farlo in un determinato contesto, con determinate caratteristiche, luci, ombre, angolazioni e inquadrature. Queste fotografie bloccano un momento che è solo apparentemente casuale, riproposto, ripensato e ricreato con estrema perizia tecnica, una perfetta “ri-creazione” della realtà circostante in cui il solo e unico “autore” diventa colui che guarda, colui che ha il compito e il potere di dare un inizio ed una fine alla narrazione. L’artista suggerisce un percorso, ma siamo noi osservatori a determinare, osservando le fotografie, la successione degli eventi, siamo solo noi gli autori della nostra storia, del nostro romanzo personale, a creare la correlazione tra “fantasie collettive e realtà”. Se Jeff Wall rappresenta il punto di avvio di questa tendenza direi neoclassica, molti hanno intrapreso la stessa strada, ciascuno con le sue peculiarità metodologiche, contenutistiche ed espressive.

- Spesso tu parli di correlazioni. Tra le diverse opere d’arte ma anche tra le diverse forme di arte. Al punto che mi sento di affermare che è un po’ il tratto distintivo della tua attività di intellettuale. Quali sono le potenzialità della fotografia artistica, in questo senso?

Sì, credo che la correlazione tra le arti, anzi “le correlazioni” al plurale perché non c’è solo un unico modo per correlare le arti tra loro, siano il paradigma più alto della contemporaneità. Che poi permette allo stesso artista di avvalersi di una pluralità di codici comunicativi, inclusa la fotografia. In parole povere, l’artista contemporaneo può interfacciare il fruitore con un quadro ad olio, figurativo o astratto, con un’opera materica o con la scultura plastica tradizionale, con una performance o con una installazione, a seconda della pulsione del momento. O con la fotografia. Insomma può presentare la sua “visione” esistenziale in molti modi, la cui coerenza è data dal messaggio che vuole trasmettere. O con più modalità, contestualmente in una unica opera, o un’unica mostra, o un’unica kermesse. Ciò che tiene insieme i vari codici comunicativi adottati è il “value” della sua esperienza di artista e la risposta interpretativa dello spettatore. Questo ragionamento, e queste esperienze, hanno consentito per esempio il recupero del mito classico nella contemporaneità. Altrimenti impossibile, o banale. “Altri tempi, altri miti” è stato il titolo della recente Quadriennale di Roma. In cui le opere presentate includevano spesso il linguaggio fotografico. Ovvero installazioni in cui le immagini fotografiche si fondevano con elementi materici, pittorici e plastici, sotto diverse declinazioni estetiche. La Biennale di Venezia in corso, dal titolo “Viva arte viva”, prosegue in questa ricerca, in più di un padiglione.

- Quindi la fotografia artistica, e di questo sarà contento il nostro Alessandro Capurso e tutti gli altri bravi fotografi artistici, ha un futuro importante nel mondo dell’arte?

Certamente sì. Installazioni, performances, scenografie, opere - concettuali o meno - che oltre alla fotografia includano la musica e la parola, sono queste il futuro dell’arte. Più dinamica e viva che mai. Anzi, “viva arte viva”.

Commenti  

 
#1 pulcinella 2017-06-29 20:45
Tra i pochissimi soggetti dell'ambiente culturale gioiese che trova riconoscimenti sul territorio. Ma che, come avviene anche per figure piuttosto alte che vengono consacrate in campo nazionale, a Gioia non è abbastanza riconosciuto.
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI