Sabato 18 Novembre 2017
   
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ALESSANDRO PIVA AL SEVEN CON L’ITIS GALILEI - DA VINCI

alessandro piva

alessandro piva Mercoledì 24 maggio 2017 l’istituto comprensivo Da Vinci-Galilei ha ospitato, in occasione dell’assemblea di istituto di maggio, il regista Alessandro Piva, vincitore del David di Donatello per “La capa gira”.

Assemblea d’istituto, che per l’importanza dell’evento, si è spostata presso il Seven Cineplex dove è stato proiettato il documentario “Camera mia” diretto dal noto regista. “Stamattina è stato compiuto un piccolo miracolo, grazie al vostro (fantastico) rappresentante d’istituto Claudio Cirielli - afferma Maria Castellano in rappresentanza del Seven. - Nonostante le numerose attività didattiche, eccovi qui.”

Ma il vero miracolo, forse, è stata proprio la presenza di Piva in sala. Avere un noto regista davanti ai propri occhi, potergli stringere la mano, potergli parlare e confrontarsi non capita, poi, tutti i giorni! “Noi registi parliamo attraverso i film - spiega Piva agli studenti - e tra un film e l’altro, ho notato che stavo crescendo in età e che iniziavo a riflettere come mio padre… e vedevo voi adolescenti come lui osservava me. Però, dal momento che sono regista, mi sono chiesto se anche io non ascoltassi voi, non riuscissi a capirvi. E così mi sono detto che forse, non siete tutti uguali, che non pensate le stesse cose, che non vi vestite tutti uguali. E così è nato questo progetto. Ho iniziato a Bari (dove sono cresciuto e dove sono nati i miei migliori film) presso il liceo e l’ITS Romanazzi, poi mi sono spostato in tutto il mondo, dal Giappone, in Tunisia, in Montenegro, negli USA. I ragazzi che avete visto sono della vostra età, hanno ricevuto tutti le stesse domande. Quando potevo permettermelo economicamente, creavo una piccola troupe e girovagavo per il mondo. La produzione di questo film è durata circa 10 anni. Tempo che mi ha permesso di capire che ciò che pensava mio padre di me e io di voi, non è sempre giusto. Se ci fermiamo ad ascalessandro pivaoltarvi, scopriamo molto di più di quanto si possa immaginare”.

I ragazzi hanno guardato il film con molta attenzione. Spesso, si sentivano applausi, che, paradossalmente confermavano l’interesse per il documentario. Essere ascoltati o poter discutere delle proprie idee non è facile per i giovani di oggi. I nostri complimenti a Claudio Cirelli, che come sempre, si fa promotore di iniziative mai futili; alla troupe del Seven Cineplex che ha permesso di accogliere l’istituto Da Vinci-Galilei e ad Alessandro Piva, per aver dato la possibilità di essere presente nel nostro umile paese.

L’INTERVISTA

Di seguito, alcune domande, poste al regista.

Cosa le ha dato a livello emotivo questa esperienza con i giovani?

Difficile rispondere. Sicuramente molta empatia nei confronti degli adolescenti, una trasmissione di energia. Io insegno cinema ai ragazzi e mi piace tanto. La presenza della gioventù ci permette di invecchiare più lentamente. Tenere un filo con la giovinezza per me è fondamentale. Mi ricorda che non devo sedermi, devo continuare a persistere tenendo uno scambio generazionale: è notevalessandro pivaolissimo.

Cosa ha provato nel sentire in sala dei commenti, anche se non ci sono stati a livello verbale. Parlo della comunicazione non verbale durante il film (applausi) o anche il semplice richiedere una foto nel post-visione?

Premetto che per me ogni volta è diverso. Lo stesso film l’ho proiettato un mese fa ad un festival e, ovviamente, c’è stato un certo tipo di risposta. Oggi, ve n’era un’altra, completamente diversa, ma comunque molto interessante. Era come essere in un pubblico da stadio, molto caldo e accogliente. Quindi capisco, che non abbia avuto voglia di misurarsi verbalmente. Molto probabilmente avrebbe sanzionato con applausi o fischi. Mi sembrava di avere una Curva di fronte. E quindi sono rimasto molto sorpreso dell’Unicità di questa proiezione. Questo è il bello di accompagnare un film e l’aver seguito rumorosamente in sala, soprattutto nei punti in cui loro sono rimasti colpiti, punti che io non avevo mai considerato come importanti e che mi hanno permesso di riflettere. In altri casi si confrontano verbalmente e poi non richiedono autografi o foto, senza volersi fermare. Il loro invece è stato un segnale di attenzione. Davvero un pubblico singolare!

Farebbe un altro documentario per vedere il cambio generazionale? Sarebbe interessante notare ogni dieci anni, per esempio, come la gioventù si evolve…

Ti dirò, avendo girato in un arco di tempo abbastanza lungo, posso notare delle costanti: la gioventù di quest’epoca ha delle coordinate abbastanza fisse. Ciò che vorrei fare è intervistare i primi, i ragazzi contattati dieci anni fa, per chieder loro cosa pensano adesso: poter confrontare il loro sguardo sulla vita, se è cambiato o meno, se hanno esaudito i loro sogni, cosa facciano oggi. Loro sono i ragazzi di Bari, che avevano davvero una grande energia dentro, non si erano ancora misurati con la crisi degli anni successivi. Magari tornerà qualcun’altro prossimamente all’opera, il mio è un passaggio di testimone. Qualcun’altro potrà realizzare dei censimenti per immagini. Questo è un segno che andrebbe fatto: i ragazzi sono felici se hanno la possibilità di parlare e potersi raccontare.

 

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