Martedì 21 Novembre 2017
   
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INCHIOSTRO DI PUGLIA INCONTRO LETTERARIO DI SPESSORE-foto

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Monkey_Inchiostro-43 L’edizione gioiese 2017 di “Inchiostro di Puglia” in estrema sintesi potrebbe racchiudersi in quanto scritto da Lucio Romano: “Un incontro di anime. Una stretta di sguardi. Un incrocio di cuori. Una bufera di parole. Un'emozione di immagini. Un passaggio di memorie. Un ricordo di gesta. Un urlo di gioia. Un percorso di amicizia.”

Un poetico ed irruente accumulo di parole ed immagini per raccontare cinque incontri letterari - ognuno caratterizzato da diverse personalità e diversa, personalissima conduzione - che hanno reso le quattro ore trascorse nel chiostro non solo interessanti ma a tratti anche esaltanti e coinvolgenti.

Parte di questa alchimia è dovuta all’indovinato allestimento di Germana Surico, protagonista della serata al pari di scrittori e conduttori. Sua l’idea di portare nel chiostro le scale lavorate a mano da Pinuccio Abbadessa, nate per ancorarsi all'abbraccio di alberi secolari, perfetto ed originale sostegno per i nove “Scritturati” di Pierluca Cetera. Ed ancora rami di ulivo, sacchi di juta, pietre murgiane, pale di fichi d’india donate in piccoli vasi ai presenti, e quel tocco di raffinata eleganza che anche negli allestimenti più bucolici traspare. A Germana Antonio Milano il 24 aprile fa omaggio dell’opera ispirata a Kounellis, riprodotta in locandina.Monkey_Inchiostro-4

CHIARA PELLICORO DE CANDIA

Ad aprire “le danze” in perfetto orario, con quella punta di emozione di chi deve rompere il ghiaccio nel primo pomeriggio, rispettando la scaletta ed i tempi, è Chiara Pellicoro De Candia con “Le Oche del Canada”, pennuti che a differenza degli umani non conoscono l’infedeltà e nel loro apparentemente casuale volo, in realtà pianificano e sfidano il caso e talvolta riescono anche a sopravvivere al caos. Ed è il caos su cui Livio Addabbo si sofferma, dopo aver letto alcune pagine del libro - un luogo in cui chi narra una storia trova primigenia ispirazione ma che talvolta si rivela difficile da gestire, senza incursioni in altri universi ed altre vite. Ed è lì, in quelle storie che il proprio vissuto si stempera, creando nuance di realtà avvolte in aure di sogno.

RAFFAELLA RIZZI

Del “Folle solitarie” di Raffaella Rizzi in realtà ben poco si è colto, travolti dal vissuto emozionale di Lucio Romano che con Raffaella ha condiviso18192309_1951549418410752_4431872155214389492_o una perdita importante ed il dolore che ad essa si accompagna. Lucio confessa di aver necessità di momenti come questi, in cui ritrovarsi ed esprimere quella parte di sé che nella professione e nella vita di tutti i giorni, in tribunale o nello studio, è costretto ad emarginare. Una aridità che per indole e carattere di certo non gli appartiene, fecondata da una passione per la cultura di cui non si sente protagonista o cultore, ma umile operatore.

Con le sue domande porta Raffaella a raccontarsi sfogliando pagine del passato, foto scattate ai pensieri quando Carla era con lei. Ed ancora la sua passione per la lettura ancor prima che per la scrittura, la sua sorpresa nel vedere la tesi di laurea - scritta nel ’96 quando ancora i suoi sogni erano intatti, non mortificati da un lavoro per quanto prezioso poco stimolante - apprezzata dall’editore al punto da pubblicarla tra i suoi saggi. Un’opera in cui si confrontano due autori vissuti a cavallo fra le due guerre mondiali, Corrado Alvaro, poeta scrittore  e giornalista calabrese e John Dos Passos, scrittore, saggista, giornalista americano, che a breve approderà al Salone del Libro di Torino.

PAOLO CASTRONUOVO

Sulla poesia fecondata di Paolo Castronuovo - autore di “Labiali” - Maria Cristina De Carl18209154_1951550278410666_6961510535377354618_oo tesse un dialogo in cui il poeta stempera ogni aggressività, lasciando emergere nella protesta e nel dissacrante sarcasmo un lirismo a tratti anche romantico. Tre le sezioni in cui le sillogi sono raccolte: Mercurio, Monoliti e Mosto. Nella prima parte emerge quanto Castronuovo sia contro il Sud, quanto detesti il mondo, quanto sia pungente la sua protesta. In Mercurio la bestemmia che racchiude il suo urlo soffocato.

“Il mercurio è un metallo pesante, velenoso, da usare per setacciare l’oro che pur nella società, tra tanti veleni, è presente.” In Mosto avviene l’alchimia, la trasformazione ma è in Monoliti che compare la musa, la donna, l’amore che “passa sempre per le scale, scappa dopo aver suonato….”. La copertina di “Labiali” è tratta da Euridice ed Orfeo di Pierluca Cetera. A detta dell'l’artista, Paolo concepisce le poesie per immagini, gioca sulle suggestioni. Il poeta confessa che la penna gli "tira il guinzaglio". Il titolo del suo libro nasce dallo stupore davanti al monolite, ovvero alla stessa poesia. La sua è una scrittura priva di punteggiatura, senza capoversi, con tagli netti, con significati duplici, minimali…

In attesa che Lucia Sallustio raggiunga il chiostro, è Antonio Milano a raccontare del suo omaggio a Jannis Kounellis in locandina, quindi il saluto di Maurizio Vacca, Andrea Bellacicco e Daniele Franci impegnati in TeatroLab nelle stesse ore.

LUCIA SALLUSTIO

L’incontro tra Giovann18156680_1951550411743986_1966348153692246802_oa Magistro e Lucia Sallustio è la storia nella storia di un romanzo d’amore che assurge ad un compito importante: dar consigli per costruire un percorso insieme che duri nel tempo ed anche quando fosse destinato ad interrompersi, educhi a star bene insieme o... sopravvivere, a seconda dei casi. Giovanna e Lucia si somigliano, hanno entrambe un forte carattere e tanta determinazione. La presentazione diviene momento di confronto e spazia su temi e dinamiche molto interessanti.

Giovanna confessa di aver smussato alcune sue posizioni dopo aver letto “Equilibrio imperfetto” e scoperto il ruolo della donna nell’arte dell’amore. Ricorda un pomeriggio passato insieme davanti ad un caffè. E’ in quel momento che Lucia - dirigente scolastica, madre e moglie ed ancor prima impiegata in una industria metalmeccanica come traduttrice - ha addolcito il suo lato estroverso e irruente, aiutandola a ritrovare una pace interiore e parte di quell’equilibrio imperfetto che nasce dall’accettazione di ciò che non può essere cambiato né subito. In una società liquida, mediare, ritrovare equilibrio non è facile, l’imperfezione è in agguato e va accettata.

Il libro diviene quindi pretesto per esplorare la duttilità dell’animo su temi importanti: l’amore, il lavoro, il tradimento, l’egoismo, la scuola, la vita ed il suo viaggio nel tempo.

PIERLUCA CETERA18209044_1951550451743982_1731095375749306589_o

Tra correlazioni e incursioni, nella presentazione di Bianca Sorrentino si innestano alcune riflessioni di Pino Scaglione su Pierluca Cetera e le sue ultime produzioni. Il critico spende parole importanti, non solo di incoraggiamento ma di reale apprezzamento.

“Le opere di Pierluca sono miti della società moderna, contemporanea, della filmografia degli anni ’70 e ’80. Felici sia nella scelta cromatica che nella sintesi di sottrazione, il nero è infatti la somma di tutti i colori ed è inclusivo in Chiaroveggenti, Ospiti e Scritturati con graffiature, pasolinaniamente ai bordi dell’esistenza. Dal punto di vista ontologico ritrovo il minimalismo, ci sono riferimenti, però c’è un approccio diretto, privo di filtri, un atto di coraggio!”

Pierluca confessa di andare al di là della realtà, di soffermarsi sulla visione, di darsi delle risposte non assolute e… di aver sofferto dovendo rimanere per tante ore senza poter disegnare, finendo col trovareì rifugio e conforto nelle visioni ispirate dalla serata!

BIANCA SORRENTINO

Con "Mito ClassMonkey_Inchiostro-39ico e Poeti del '900" di Bianca Sorrentino, presentata da Pino Scaglione, si chiude infine la rassegna lasciando tra il pubblico presente un senso di incompiuta attesa. Affascinano della giovane autrice ancor più che la fluida e profonda scrittura - così ben descritta da Scaglione che ne esalta la bellezza, la compiutezza e lo stile, l'indipendenza, gli accostamenti, i rimandi -, è l’intuitivo ed agile catturare quel fattor comune a tema mitico che collega le diverse presentazioni, compito che Pino Scaglione intelligentemente le delega nella certezza del risultato.

Una scelta per altro dettata dal desiderio di concedersi escursioni nel passato, abbandonandosi al ricordo di incontri che hanno cambiato la sua vita e lo hanno aiutato a coltivare passioni - è il caso della mitica Palma Bucarelli, di Leonardo Sinisgalli, Toti Scialoja, lo stesso Kounellis ed altri grandi - ed esacerbanti critiche.

“Il mito è attuale, senza tempo - afferma Bianca -, è universale. Non abbiamo fatto che parlare del mito. Quando abbiamo toccato con Chiara il Caso ed il Caos, ho pensato ad Edipo, un fantoccio nelle mani del destino. Raffaella e la solitudine nella folla mi hanno portato a Cassandra, condannata ad essere inascoltata. Paolo e le sue muse al mito di Orfeo ed Euridice. Orfeo è una presenza ingombrante, Euridice è invece diafana, leggera come la poesia. Lucia con la sua scrittura decennale mi ha ricordato l’Odissea, il tempo in cui diventa protagonista della sua storia e Calipso che nMonkey_Inchiostro-35on riesce a tener legato a sè l'uomo che ama.”

Di Bianca Scaglione apprezza la profondità di visione e non solo di analisi da letterato esperto, la notevole sensibilità, l’assoluta indipendenza.

“La Sorrentino è una intelligenza indipendente, coglie aspetti del ‘900 non risolti, paradigmi assoluti di contemporaneità. Non potremo risolvere le contrapposizioni fino a quando avremo i piedi nell’800, dove c’è l’immagine, non la visione.”

Definisce la sua scrittura “sorvegliata”, avvolta in un caldo bianco nitore e ne esalta il dono della sintesi, oltre che la capacità di mantenere eleganza e stile, ed essere rispettosa di chi legge. Bianca pur avendo contezza della sua considerazione, con modestia ed umiltà svela il segreto del suo successo: uno sconfinato amore per il mito e la poesia, una vastissima competenza e una rara capacità di rendere attuale il passato, e mitizzare la contemporaneità. Per lei il mito è furore creativo.

“Mi sono spesso chiesta perché Orfeo si volta e condanna Euridice, perché Dafne non si lascia fermare da Apollo, perché Otello crede a Jago ed uccide Desdemona?”

Quindi un cenno sul valore profetico della 18192383_1951550325077328_6338866822927631937_opoesia con richiami al mito e riferimenti a Pilade, alter ego di Pasolini, all’Enea di Maria Luisa Spaziani, migrante anch’egli e quanto mai contemporaneo.

Scaglione sottolinea che Bianca nelle sue letture non ha citato se stessa ma i giganti della poesia e legge alcuni passi che esaltano il nitore della sua scrittura.

Uno per tutti: “Di fronte a qualsiasi reductio ad unum, si staglia la notte incorruttibile della Poesia, che non può essere scalfita neanche dalla volgarità di chi è convinto di poter strangolare la libertà di pensiero.”

In chiusura prima di acquistare i libri in bella mostra nel chiostro grazie alla presenza di Tommaso Lillo e della Libreria Minerva, un passaggio veloce ad autori e presentatori ancora presenti. Chiara ravvisa la solitudine non in un luogo preciso, ma nell’animo dell’intellettuale, Livio cita Leopardi e il tendersi la mano nei momenti di difficoltà, Lucio afferma che il segreto per sconfiggere il dolore è la leggerezza, il sorriso. Paolo definisce la rabbia una declinazione della poesia, per Giovanna l’impegno sociale ed il credo politico sono valori intransitivi che non aspettano risposte, per Lucia l’amore è invece “transitivo” grazie alla sua capacità di replicarsi. Per chi era tra il pubblico, tanti spunti di riflessione e curiosità. [Foto e video Monkey Lab]

 

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