Martedì 21 Novembre 2017
   
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DA GUERNICA CON F. D’ACUNTI ALLA MOSTRA DI M. CARAMIA-foto

mostra sculture damare

angelillo mostra damare con caramia E’ la professoressa Franca D’Acunti con una coinvolgente conversazione su Guernica in occasione dell’80° anniversario del bombardamento che distrusse la città celebrata da Picasso con il suo dipinto, ad inaugurare gli incontri nell’accogliente galleria dell’architetto-pittore Michele Angelillo a Gioia del Colle in via Ricciotto Canudo, al civico 114.

Il secondo appuntamento è previsto per oggi mercoledì 10 maggio, alle ore 20:00, nella stessa saletta che accoglierà le sculture di Mariarosaria Caramia fino a fine mese. Ad introdurre l’artista e le sue opere Anna Maria Antonicelli.

Il 26 aprile scorso ad accogliere amici e conoscenti sullo sfondo delle antiche mura di carparo, la riproduzione dell’opera in scala, davvero imponente. A dare il “là” a Franca D’Acunti sono Michele e Vito Cassano, fattor comune la passione per l’arte ed un sincero apprezzamento e rispetto per i grandi del passato e del presente che attraverso essa hanno denunciato soprusi, esaltato bellezza, esorcizzato il dolore e la disperazione, condiviso emozioni.

La professoressa così come in passato, con il suo tono pacato e intuizioni che insieme ad una grande competenza hanno sempre reso uniche ed affascinanti le sue lezioni, racconta di Guernica, paese basco bombardato dai tedeschi per “testare” la potenza delle bombe lanciate dagli aerei. Reale obiettivo: vincere la resistenza basca. Nel passato si disse che erano stati gli stessi baschi a causare tanta distruzione dando fuoco ad un deposito di munizioni, tesi “franchista” smentita da Goering nel processo di Norimberga. Nell’81, quando la D’Acunti visitò la città erano ancora in vita testimoni sfuggiti per miracolo alla morte durante il bombardamento ed uno di essi le raccontò di esservi scampato perché in campagna in quella mattinata.

Picasso era a Parigi,angelillo mostra damare con caramia aveva avuto l’incarico dalla Repubblica spagnola di decorare il padiglione della Spagna nel corso di una esposizione universale.

Il bombardamento ispirò all’artista frenetici schizzi e bozzetti filmati nel suo studio… la scelta del bianco e nero, eliminando quel rosso che tanto ricordava il sangue ed il tormento di un popolo, di cui è allegoria il cavallo ferito al costato dalla lancia. Le immagini scorrono in una composizione in apparenza confusa, in realtà evocativa ed allegorica, grumi di una tensione emotiva che solo l’arte può esprimere.

La professoressa trascina tutti nell’opera, rendendoli partecipi del dramma che a sinistra si svolge in Spagna, identificata nel toro - allegoria di brutalità e regime – il cui corpo si fonde con lo sfondo, con froge frementi di sdegno. Nell’urlo muto della madre che abbraccia il suo bambino con braccia aperte, quasi fosse crocifisso, sguardo e naso riversi ed occhi divenuti “lacrime”, tutto l’orrore senza tempo e confini della guerra. I suoi seni ancora gonfi di latteangelillo mostra damare con caramia.

“L’interno della tragedia è a sinistra, lo spessore del tavolo, la divisione in diagonale fino al vertice… una composizione classica, quasi il timpano di un tempio greco. Il pennacchio del toro ricorda un vulcano che potrebbe esplodere. La morte del bimbo è venuta dall’alto. Le zampe del toro sulla mano dell’uomo - un basco, un patriota dilaniato da tanta sofferenza… - calpestano i suoi ideali.”

Muore con la spada insanguinata in mano, un piccolo fiore sboccia dalla sua ribellione. L’altra mano si allunga insieme al braccio a palmo aperto, su di essa una fitta ragnatela di linee, quelle tracciate dal destino. Tra tanto dolore il volo verso l’alto di una bianca colomba è un messaggio di speranza e di pace nell’oscurità che incombe.

L’occhio - lampada nei primi bozzetti sole - esprime nella sua ambiguità l’indifferenza di una divinità resa artificiale da una pupilla “lampadina”. I raggi neri rimandano il volo dei Caproni.

Altra figura emblematica il cavallo trafitto dalla lancia e con le froge dilatate, il suo silenzioso urlo di dolore è quello di un popolo ferito a morte.

“L’altra metà del dipinto - afferma Franca D’Acunti - è un trattato di psicologia… da una parte vi è il dolore cruento, dall’altro quello spirituale. Si evince la curiosità, il dolore delle nazioni vicine. La luce accesa, il fuoco rappresentano la comunità, la testa la ragione-… si legge come se fosse un manifesto, un atto di purificazione attraverso la pietà e il terrore. L’opera è eseguita a tempera ed ha per dimensioni 7.80 per 3.50 metri.”

“Il nero, il grigio ed il bianco sono i colori più adatti ad esprimere quel disorientamento che segue un’esplosione. A destra del cavallo, il volto di una donna intrappolata in un groviglio in fiamme, le bianche braccia protese verso langelillo mostra damare con caramia’alto e la testa anch’essa bianca gettata all’indietro nella stessa atroce agonia. Tutte le figure sono fortemente distorte: tranne che nel caso del bambino morto. Guernica è uno dei pochi quadri di Picasso con un chiaro contenuto narrativo e simbolico, un’allegoria, con un uso del tutto consapevole di simboli.”

Alcuni in esso trovarono anche un messaggio più esplicito e di condanna, lo stesso che Picasso aveva espresso in “Sogno e menzogna” nei confronti di Franco, ma in Guernica trasferì la protesta su un piano superiore, facendone un grido appassionato contro ogni guerra, ogni oppressione, rendendola universale. L’allegoria assume un significato universale ed il dipinto assurge ae esplicita, appassionata protesta contro la sofferenza dell’umanità tutta.

“A un certo livello la differenza fra verità estetica e menzogna si fonde…” - conclude la D’Acunti.

Accanto al dipinto un suo quadro di Michele Angelillo, una delle sue donne scelta perché monocolore se non per una piccolissima nota di rosso. Un tocco di classe e raffinata poesia che ha reso perfetta la serata. [foto Doriana Capozzi]

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