Sabato 18 Novembre 2017
   
Text Size

LA MAGIA DEL TEATRO PER LE VIE DELLA CITTÀ-foto

incursione urbana

incursione urbana L’incipit di quanto vissuto nel pomeriggio del 26 aprile per le strade di Gioia, una sperimentale, surreale performance, trova sintesi in quanto scritto da Garcia Lorca - “il teatro è poesia che esce da un libro per farsi umana“ -, contaminando la realtà di sogni.

Un mosaico di gestualità, di traboccante fisicità che sceglie di esprimersi nel silenzio per dar vita ad una surreale drammaturgia. E’ la poesia di un gesto, di uno sguardo a dar voce alle emozioni nell’itinerante spettacolo che Leonarda Saffi con Maurizio Vacca, Daniele Franci, Andrea Bellacicco, Anna Maria Stasi e 160 ragazzi donano alla città.

Non un flash mob, ma una vera opera teatrale, un “luogo dove il mondo visibile e invisibile si toccano e si urtano….” [A. Adamov] in scena a piedi nudi tra la polvere di mille passi su asfalto e lastrico.

Vestiti di nero, colore che evoca dolore, lutto e si nutre di luce, gli attori “nascono”incursione urbana nel chiostro, sciolgono le membra anchilosate, che un giorno diverranno ali con cui spiccare il volo, staccandosi dal grembo della terra. Muovono i primi, incerti passi e con stupore scoprono il mondo. L’urgenza di comunicare e condividere un’emozione è nello sguardo, in piccoli gesti ingenui ed ammiccanti, non sempre compresi che pur esplicitano universale amore.

Le auto che fendono gli attori divengono parte di una metropolitana scenografia, così come il Castello, le panche, scorci della città “abitati” da teatrali voli pindarici. L’arrivo in piazza Plebiscito, tra rumori e voci segna l’evoluzione, il riconoscimento di sé, l’inquietudine dell’adolescenza e dei suoi tanti disturbi. All’autonomia cui si aspira si oppone l’immobilità, un fermo immagine legato a stereotipie famigliari, incertezze, tabù, scarsa stima di sé da scardinare per ritrovarsi e ritrovare la strada.

In Piazza D’Andrano, anfiteatro urbano di eccellenza giunge la voce. Il delirio è in agguato, la rabbia, il dolore, le lotte, la violenza dello stupro, l’infanzia ferita. E loro sono lì, in parte inanellati in una cornice di perle nere, in parte al centro, scalzi, impolveraincursione urbanati e segnati dalle tante cadute, feriti dal mondo, dalla guerra, dall’indifferenza… eppur sanno ancora sognare.

Una musica che viene dal passato e sfida il futuro inonda la piazza, scandisce i minuti, così come il tocco delle campane, gli aerei in volo, i claxon. I ragazzi del Canudo, colonne del laboratorio, si alternano al microfono, eucaristico ed amaro calice presso cui dissetarsi. Confessano i loro sogni, estirpano la rabbia, il rancore, i peccati, anche quelli non loro... divengono fiori profumati, canto di pace, candele accese nella notte dei conflitti che Papa Francesco evoca nei suoi dialoghi con il mondo.

“Io, per me, vorrei che il mondo fosse coraggioso e sincero, senza invidia e senza indifferenza. Io, per me, vorrei l'eternità dell'istante. Io, per me, vorrei sapere cosa vorrei. Io, per me, vorrei saper amare. Io, per me, vorrei che tutto questo non finisse mai!”

Il cerchio si chiude, tutto si placa, torna il silenzio, la fissità della morte. Poi il nero si rompe, sbocciano colori e fiori, tutto risorge e la vita dirompe nel dono di sé. Bravissimi tutti!

Commenti  

 
#2 leonardo 2017-05-07 18:39
ma quale realtà.
 
 
#1 gemma 2017-05-04 14:36
Bravi tutti!!! Finalmente anche a Gioia na realtà. Grazie a Maurizio e Annamaria per il lor impegno
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI