Martedì 21 Novembre 2017
   
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WWF ALTA MURGIA ORGANIZZA ESCURSIONI NELLE OASI

escursione notturna wwf alta murgia a mercadante

wwf foresta mercadante pulitaContinuano le escursioni del Wwf Alta Murgia Terre Peucete, questa volta scendiamo giù nel soleggiato salento visitando l'Oasi Wwf riserva statale Le Cesine e il Castello del borgo medioevale di Acaya.

PROGRAMMA

Ritrovo ore 8.00 Parco 2 Giugno di Bari

Partenza ore 8.30  - arrivo Borgo Acaya ore 11.00 e inizio visita guidata - termine visita guidata ore 13.00 circa - trasferimento Oasi Wwf ore 13.10 - pausa pranzo a sacco dalle 13.10 alle 15.00 - inizio visita guidata in oasi ore 15.00 - fine visita guidata ore 17.00 - partenza e rientro ore 17.30 

Limite massimo partecipanti n.35

Caratteristiche del percorso 

1.30 ore per ilgiornate delle oasi wwf castello con visita guidata - 2.00 ore visita guidata all'interno dell'oasi il percorso si presenta di livello di difficoltà molto basso, classificato come E (escursionistico semplice) ed è alla portata di tutti grandi e piccini.

COSTI ESCURSIONE

Soci Wwf 8 Euro - non soci 15 euro - bimbi dai 6 ai 10 anni € 7.00 - bimbi soci Wwf dai 6 ai 10 anni € 6.00.

info: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. "

Modalità di adesione e prenotazione

Cliccando modulo prenotazione   e la compilazione delle liberatorie entro e non oltre il giorno 31 marzo.

Modalità di pagamento e ritiro quote

In loco  oppure tramite bonifico bancario al seguente iban: IT70I0335967684510700194697 Banca Prossima intestato a Wwf Alta Murgia Terre Peucete

Attrezzatura richiesta

Scarpe da Trekking, pantaloni sportivi comodi, e acqua. In caso di condizioni meteorologiche avverse, l'escursione sarà rinviata a data da destinarsi.

L'escursione è organizzata con auto proprie o condivise.

Riserva statale Oasi Wwf Le Cesine 

Un tempo Le Cesine non si presentavano come sono oggi. Una vasta palude, facente parte di una zona umida ben più vasta che partiva a nord da Brindisi e si estendeva a sud sino ad Otranto, cominciava a ridosso del mare e si estendeva sino a lambire i centri abitati del comune di Vernole. Una zona considerata da tutti malsana, la presenza della zanzara anopheles determinava grossi problemi in termini di salute, l'habitat palude pregiudicava la coltivazione e di conseguenza la produttività. Queste caratteristiche secondo alcuni determinarono il nome della zona che deriva dal latino (zona incolta). Secondo altri il nome Cesine deriva probabilmente dal verbo latino caedere (tagliare), da cui "bosco ceduo" e ricorda l'antica pratica di tagliare gli alberi e di bruciare i boschi per ottenere terreni coltivabili e fertili. Alla fine dell'800 si comincia a pensare alla trasformazione di questa vasta area, sconfiggere la malaLE-CESINEria ed ottenere terreni coltivabili sono le ragioni che determinarono l'inizio dei lavori di Bonifica. La bonifica si attuò seguendo due criteri fondamentali; la canalizzazione e l'impianto. La canalizzazione, mediante la realizzazione di una fitta rete di canali collegati ad un principale canale allacciante o alla laguna costiera, permetteva all'acqua dolce di scorrere via verso il mare, diversi pozzi realizzati nell'area permettevano di conservare una adeguata quantità d'acqua in caso di necessità. L'impianto consiste nella scelta e nella messa a dimora di una serie di specie arboree che avevano il compito di assorbire l'acqua rimasta nonostante la canalizzazione e di rendere il terreno adatto alla coltivazione ed allo sviluppo delle piante tipiche della macchia mediterranea di questa zona. Un intenso e faticoso lavoro di numerosi braccianti del territorio coordinati da esperti provenienti dall'Emilia Romagna (Bonifiche Ferraresi) resero il territorio coltivabile e salubre. La riforma Fondiaria dei primi anni cinquanta ridisegnò la proprietà dell'area ed alla Regione Puglia vennero affidati circa 350 ettari di terreni, altri 300 furono frazionati e destinati a coloro che bonificarono Le Cesine. Da questi anni sino ai primi anni 70 l'area di proprietà regionale furono concesse in gestione ad una associazione di cacciatori. Con il crescere della coscienza ambientalista e della consapevolezza dell'importanza della conservazione e della salvaguardia di zone come Le Cesine, dopo una terribile mattanza di circa 5000 animali, si cominciò a lavorare per l'istituzione della riserva naturale. Nel 1971 a Ramsar, in Iran, i 350 ettari di proprietà regionale ed i 300 ettari di privati a Le Cesine vennero riconosciuti Zona Umida di Interesse internazionale; dopo la ratifica di Ramsar in Italia (1977) comincia il lavoro incessante di sensibilizzazione che il WWF Italia ed il Corpo Forestale dello Stato, nella persona del dott. Raffaele Congedo svolsero per far si che si riconoscesse all'area una tutela maggiore. Il grande lavoro di sensibilizzazione alla salvaguardia ed alla conservazione dell'area furono coronati da importanti risultati: nel 1979 Le Cesine divennero Oasi WWF e nel 1980, per decreto ministeriale, furono dichiarate Riserva Naturale dello Stato e venne assegnata al WWF Italia la gestione dell'area. Studi e ricerche svolti o promossi nel corso degli anni dal WWF permisero alle Cesine di essere successivamente riconosciute ZPS (zona a protezione speciale) per via della nidificazione di diverse specie animali, e SIC (sito di interesse comunitario) grazie alle specie animali e vegetali iscritte nelle varie liste presenti nell'area, oltre che palestra straordinaria di educazione alla conoscenza ed al rispetto della natura.

Castello di Acaya 

Il Castello di Acaya, si trova a pochi chilometri dalla costa adriatica del SalentCastello di Acayao, non molto distante da Lecce e Vernole, di cui Acaya è una frazione. Il castello sorge nel luogo dove sorgeva il piccolo insediamento medievale di Segine, di proprietà dei dell'Acaya, centro che nel 1535 mutò nome in Acaya, proprio dal nome della famiglia baronale. Nel 1294 Carlo II D'Angiò donò Segine (antico nome di Acaya) a Gervaso di Acaya, valoroso capitano, la cui famiglia la possedette per tre secoli. Nel 1506 Alfonso di Acaya costruì il nucleo più antico del Castello; suo figlio Giangiacomo nel 1535 la fece cingere di mura, fece fortificare il castello con baluardi, bastioni e fossato e diede al villaggio un piano urbanistico. Morto Giangiacomo nel 1575, il feudo di Acaya passò al Regio Fisco e successivamente, nel 1608, ad Alessandro De Montibus che la fortificò ulteriormente per timore delle incursioni turche.[1] Verso la fine del secolo XVII, estintosi il ramo principale della famiglia De Montibus, il feudo tornò alla Corte Regia che nel 1688 lo vendette ai De Montibus-Sanfelice i quali, nello stesso anno lo vendettero ai Vernazza. I Vernazza fortunatamente non lo modificarono e passò così indenne attraverso il barocco conservando la sua struttura tipica di rocca rinascimentale. A poco a poco il castello fu trascurato e abbandonato. Dai Vernazza fu venduto alla famiglia Onofrio Scarciglia da Lecce e poi alla famiglia Rugge. Per ultimo è stato acquistato dall'Amministrazione Provinciale di Lecce”.

I volontari WWF

ESCURSIONI WWF ALTA MURGIA

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