Mercoledì 22 Novembre 2017
   
Text Size

DIALETTO. LINGUA MADRE DA TRAMANDARE E INSEGNARE-foto

pro loco e dialetto

pro loco e dialetto Venerdì 3 febbraio il Chiostro Comunale ha ospitato la IIIª edizione della Giornata Nazionale del Dialetto. Quest'anno per la prima volta a Gioia dopo essersi svolta nel 2015 a Casamassima e lo scorso anno ad Acquaviva, ed è proprio grazie all'impegno delle Pro Loco di questi comuni insieme a quella locale e di Sammichele che si svolge questa manifestazione itinerante volta alla tutela e valorizzazione della nostra lingua originaria, che purtroppo oggi si va perdendo.

A presentare la serata Giacomo Loconsole da tanti anni impegnato in attività culturali volte alla salvaguardia del dialetto: “è la lingua del cuore”, afferma. Si dice poi felice di presentare in un posto così bello come il nostro Chiostro: “è nu bell post adaver!”, esclama suscitando il sorriso della platea presente.

Il dialetto ospitepro loco e dialetto di questa edizione è stato quello barese presente con una delegazione dell'Accademia della Lingua Barese “Alfredo Jovine”. All'evento patrocinato dal Comune di Gioia, erano presenti proprio il Sindaco dott. Donato Lucilla e l'Ass. Alle Culture dott.ssa Anna Maria Longo.

Il Sindaco si dice felice per questa manifestazione volta a mantenere dei legami con la tradizione e le origini: “è bello – afferma Lucilla - quando incontro persone che utilizzano termini che ascoltavo dai miei nonni e che oggi stiamo perdendo”, prosegue affermando: “a Gioia abbiamo tanti esperti e cultori del dialetto, ben vengano queste iniziative volte a farci vivere esperienze indissolubilmente legate alla nostra cultura”. Una parola del nostro dialetto di cui il Sindaco si dice innamorato è “n'sterz”(l'altro ieri).

L'Assessora Longo ricorda i soprannomi di alcuni personaggi gioiesi come “Peppin' U Fiammus”, “Mariett la Cialon” e “Mariett la Marlttan” e confida di aver avuto la possibilità a spro loco e dialettocuola di studiare poesie natalizie in dialetto, che definisce “prezioso e da tramandare”.

Gianfranco Amatulli presidente della Pro Loco di Gioia, dopo aver salutato e ringraziato la platea, l'amministrazione comunale, i presidenti delle altre Pro Loco presenti e il presentatore Giacomo Loconsole, ha ricordato che a chiusura della festa come da tradizione ci sarà un momento enogastronomico,“uascezze” per dirlo in dialetto, gentilmente offerto tra gli altri da Caseificio Nettis, Panificio “Il Pane” di Giuseppe Cuscito, Panificio Lorusso”, Filippo Pugliese con il suo primitivo DOC.

Per il presidente della Pro Loco di Acquaviva Domenico Ieva questo evento lo rende orgoglioso di far parte dell'associazione e auspica che il dialetto sia tutelato come i nostri prodotti tipici: “è necessario far risvegliare nella gente la voglia di ritornare a ricordare i proverbi”. Loconsole chiede a Ieva di riferire il suo soprannome, che è stato il leit motiv della manifestazione: pro loco e dialetto“mia madre era soprannominata 'la ber'fatt' (la bella) e mio padre 'Sparafuech' (fuochista) o 'Fuech R'zzir' (Fochista Ruggero).

Silvio Tateo, presidente Pro Loco di Sammichele ringrazia il sindaco Lucilla per l'ospitalità e definisce il dialetto “una grande ricchezza da portare avanti come segno di identità” e coglie l'occasione per dare l'appuntamento alla prossima edizione della manifestazione proprio nella sua Sammichele.

Domenica Cito vicepresidente Pro Loco Casamassima, esordisce ringraziando per la bella serata culturale: “il dialetto è cultura, rappresenta l'identità di una comunità, sarebbe bello - continua - si studiasse a scuola”.

Altre parole di elogio verso la lingua dei nostri nonni, le rivolge nuovamente Loconsole che definisce il dialetto “bene culturale ed antropologico da tramandare alle nuove generazioni. E proprio dei giovanissimi gioiesi hanno dato dimostrazione di essere degli ottimi ipro loco e dialettonterpreti e messaggeri della tutela della lingua dialettale, così Alessia, Alessandro, Andrea, Donato, Jury, Mirko e Ines con naturalezza e spontaneità hanno divertito e sbalordito i presenti recitando perfettamente alcuni proverbi e filastrocche della tradizione gioiese. Al termine, i giovani interpreti, hanno ricevuto dal presidente Amatulli un gustoso omaggio, una piccola scamorza gentilmente offerta dal Caseificio Nettis.

    Ad intervallare gli interventi il gruppo musicale dei “Dialet Story” di Bitonto che hanno proposto loro brani scritti e cantati in dialetto bitontino, si comincia con“Le donne, le donne”, prima di loro Donato Campione ha recitato una sua poesia intitolata “Fu amore a prima vista”. Mentre il presidente dell'Accademia “A.Jovine” di Bari Gigi De Santis, che si propone tra l'altro di mettere un pò di ordine nella scrittura del dialetto redigendo un vero e proprio vpro loco e dialettoademecum, ha omaggiato il linguista e studioso barese recitando due suoi scritti che esaltano il dialetto anche nella gastronomia, scrivendo alcune delle ricette della tradizione locale “L'Strashnat” e “La Braciol a la Bares”.

Spazio agli omaggi ai dialetti delle altre città partecipanti: da Casamassima arriva “L lamind d' na mamm” un componimento sulle pene di una mamma vedova che ha visto il suo unico figlio partire al fronte per la Grande Guerra, dove a pagare il prezzo più alto sono stati proprio i giovani del sud sacrificati più di tutti in nome di una per quella patria che non ha rispettato tante madri e figli. Per sdrammatizzare, la seconda poesia recitata è: “Iann s' v'lev sp'sà” che racconta la storia di una giovane ragazza che non riusciva ad accasarsi. I Dialet Story intervengono suonando un brano che esalta l'eccellente qualità dell'olio della provincia di Bari e un altro dedicato a vecchi ricordi di unpro loco e dialetto nonno: “Nununn abbrazzat a Nononn”.

Da Sammichele poi arrivano due brani scritti da Candido Daresta, attore e autore dialettale, pensando agli ultimi eventi tragici che hanno coinvolto il nostro paese intitolati: “Alla V'cchiezz” e “La Nev cu Quett” e sempre da Sammichele, Stefano Mallardi ha recitato tre suoi componimenti “U Paravis”, “Parol fachl” e “Cud Vas”.

Tocca ad Acquaviva con Vincenzo Martelli, artista diversamenteabile che definisce il dialetto poesia: “qualcosa di speciale, da salvaguardare e scoprire ogni giorno”. Si dice poi piacevolmente colpito dai giovani gioiesi che hanno recitato alla perfezione quei proverbi e infine interpreta alcune sue composizioni la prima musicale, “S'è m'briacat Colin” dedicata alle vecchie cantinepro loco e dialetto ed osterie dei nostri paesi, e le altre in versi, “La Sust” (parola che deriva dallo spagnolo e significa “noia”) ed infine “C'mma S'rafin” in riferimento ai tradimenti coniugali. Il soprannome che viene in mente a Martelli è “Baccalà iars”.

Si torna a Gioia con il presidente Amatulli che ricorda un grande cantastorie gioiese Pippuccio Montenegro recitando due poesie tratte dalla raccolta “Nella parola in grembo” pubblicata nel 2000 con la prefazione di Pino Dentico, Amatulli si dice rammaricato in quanto Montenegro sembra essere stato messo da parte nei ricordi e nella considerazione dei gioiesi. La silloge era dedicata ad un altro grande artista dimenticato Nicolangelo Mola, pittore autodidatta, capotreno delle Ferrovie dello Stato tragicamente scomparso, che nel dopolavoro ferroviario che frequentava assiduamente, ma restando in disparte osservando i colleghi pro loco e dialettogiocare a carte, lasciava caramelle nelle tasche delle giacche dei soci in segno di simpatia, questo è “L'Artist”, l'altra poesia recitata da Amatulli è “U' Bambnidd” ispirata a due eventi delittuosi avvenuti il 30 dicembre 1977: l'accoltellamento a Bari di un giovane militante della Sinistra e l'assalto a delle masserie altamurane da parte di due rapinatori di bestiame.

Si torna di nuovo alla musica con i Dialet Story e le loro “L'amore che viene, l'amore che va” e “La schius”(la scusa), la prima dedicata agli innamorati, la seconda racconta una storia d'amore a tre. Da Sammichele il gruppo teatrale della Pro Loco mette in scena una simpatica scenetta del periodo carnevalesco sammichelino. Da Casamassima, Giuseppe Carelli, scrittore e ricercatore dialettologo, recita due poesie dedicate alle figure dei nonni, ai suoi in modo papro loco e dialettorticolare: “Anglin la F'rnal”e “Frangisch l'Rtlan”, conclude salutando la preside Dina Montebello insieme alla quale realizzarono un gemellaggio tra i due dialetti. I soprannomi citati da Carelli sono stati: “Scorciacan” “SeppDminich” e “Lo Sceriff”(un maestro vecchio stampo).

È il turno di Bari con due giovani autori ed attori dialettali Emanuele Zambetta e Sante Diomede che hanno interpretato un dialogo tratto dal libro “Fantasie”. Giuseppe Capozzo giovane acquavivese che con la sua tastiera e un musicista di cazoo interpreta un brano intitolato “La leng di Mashcarun” (la lingua delle grandi maschere presenti a Palazzo De Mari), la leggenda narra che siano state fatte apporre proprio dal Principe in segno di scherno verso i suoi sudditi, questo brano vuole essere una risposta dei sudditi. La chiusura dell'interessante e divertente serata, è affidata ai Dialet Story che con “La dieta mediterranea”pro loco e dialetto salutano i presenti e danno il via al gustoso buffet composto dalle tipicità preparate dalle Pro Loco partecipanti.

Tra le curiosità emerse durante la serata circa il nostro dialetto che è il risultato delle contaminazioni linguistiche arabe, latine, francesi ad esempio le parole “Tavute” (bara) e “Z'nefr” (stipite della finestra) hanno origine araba, continuando con “Feldùre”(tappo) e “Marange” (arancia) che invece deriva dalla lingua spagnola. Tante le contaminazioni in gastronomia, ad esempio il piatto tipico barese: “Riso, patate e cozze” ha origine dalla “paella” spagnola, e ancora il piatto “fave e cicorie” è stato importato da Federico II°.

Loconsole definisce queste feste “eventi antidepressivi” e a giudicare dai sorrisi e dall'allegria sui volti dei presenti confermiamo alla grande. [foto Mario Di Giuseppe]

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI