Mercoledì 22 Novembre 2017
   
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NEL SALOTTO LETTERARIO DI G. LERONNI “L’ORA DI TUTTI”-foto

l'ora di tutti a spazio unotre

l'ora di tutti a spazio unotreChiudo il capolavoro di Maria Corti con un nodo alla gola, misto fra commozione e rabbia e con una personale riflessione: “Quanto misera è la nostra esistenza, se priva della lettura”.

Maria Corti nasce a Milano il 7 settembre del 1915, il 10 settembre 1925 esattamente dieci anni più tardi, la sua infanzia viene segnata dalla perdita della mamma, il papà ingegnere lavora in Puglia, regione che in seguito risulterà molto importante nella biografia della scrittrice. Dopo la laurea in lettere inizia a insegnare a Chiari in provincia di Brescia, proprio come il nostro caro professor Sergio D’Onghia che - in perfetta sintonia con l’ideatore del “Salotto Letterario” ospitato da Mario Pugliese a Spazio UnoTre, Giacomo Leronni - ha avuto la brillante idea di scegliere come prima lettura del nuovo anno e relativa discussione “L’ora di tutti”, libro testimonianza della Corti che ci offre la possibilità di iniziare davvero alla grande questo ciclo di lettura 2017. Ciclo che inizia portandoci a due passi da casa nostra, in un mondo solo all’apparenza sereno, infatti l’assalto a Otranto non fu affatto casuale, ma faceva parte di un piano prestabilito. Forse ll'ora di tutti a spazio unotre’obiettivo iniziale dei musulmani era Taranto, che però appariva molto ben munita.

TRA STORIA E RACCONTO

A Brindisi, invece, infuriava la peste. Ecco dunque la scelta di Hidruntum, l’attacco ad una località protetta da fortificazioni ormai cadenti e obsolete, che sin dall’epoca di Federico II avevano sofferto per l’erosione marina. Gli uomini del pascià Achmet (detto Geduk, “lo sdentato”) sbarcarono il 28 luglio ai Laghi Alimini, con centocinquanta navi turche e diciottomila uomini avanzando per terra e per mare, devastando casali e campagne. Otranto 1480 come Bisanzio 1453. Gli Idruntini, erano gente di mare, abituata a barche e reti, non a spade e cannoni: fu il massacro. Massacro che trasse origine proprio dall’assedio di Costantinopoli e dalla sua caduta. Lo stesso sultano che distrusse Otranto, ovvero Mehmet II, in precedenza da poco salito al trono, giovane e ambiziosissimo, aveva organizzato l’assedio di Costantinopoli con grandiosi preparativi. Ed è proprio in seguito alla conquista dell’ultimo baluardo dell’Impero Romano d’Oriente che Maometto II, inizia ad avere manie di grandezza e voglia di espansione del proprio impero Ottomano.

Il gioco delle parti prevedeva come al solito intrighi e scorrerie e mentre gli otrantini eroicamente resistevano, Francesco l'ora di tutti a spazio unotredella Rovere” in arte Papa Sisto IV, ordinava guerre sante e si dedicava alla ricostruzione della cappella Sistina, cappella che ancora oggi porta il suo nome (non si comprende bene per quali meriti)… Genova e Venezia si barcamenavano fra sultani asiatici e visir africani per il controllo del Mediterraneo, Il Re di Napoli, Ferdinando I d’Aragona era in Toscana e la sua guarnigione presente a Otranto, impaurita si dileguò. E intanto la incolpevole e incredula popolazione otrantina, composta da dodicimila abitanti, veniva trucidata. I tentativi di conquista nei confronti dell’Italia affacciata sul Mediterraneo, continuarono per molto tempo, 1503, 1506, 1515, 1516, 1533, 1537 altra triste data quando Khair ad Din detto “il Barbarossa” assalì in forze la Puglia e vi diffuse lutti e distruzione, nel 1554 il suo degno successore soprannominato “Draghut” porterà un furioso assalto a Vieste, saccheggiando bruciando e ammazzando, quasi una “Otranto bis”.

Le imprese corsl'ora di tutti a spazio unotreare non si placheranno, nemmeno quelle in grande stile, perché Ortona, Vasto, Termoli e Sant’Agata saranno predate nel 1567 da centocinquanta navi turche.

E intanto, esattamente dalla parte opposta, nonostante le rassicurazioni di Cristoforo Colombo che gli indios siano popolazioni miti e prive di qualsivoglia forma bellicosa, inizia da parte dei portoghesi e spagnoli la conquista con la forza dei loro territori, con una cattiveria e una sete di conquista pari se non superiore a quella dei turchi, questa volta verso popoli ancor più innocenti e inermi. Ma questa è un’altra storia, forse… Torniamo a Otranto, per chiudere questa mia recensione che mi ha fornito la grande opportunità, di connotare con più attenzione il momento storico in cui si consumava questa tristissima, ma eroica pagina di storia della nostra bellissima e straordinaria Puglia e le motivazioni più o meno valide, a giustificare una azione di tale violenza e crudeltà.

TRA BEATI, SANTI E MARTIRI…

Nonostante i miei sforzi, non ho trovato giustificazione alcuna, tranne quella della sempre maggiore convinzione dell’origine animale della razza umana. Sembrerà una eresia la mia affermazione, in un “racconto testimonianza” pregno di fede e di religiosità, che si protrae fino all’estremo sacrificio con il martirio, soltanto belve della peggior specie, esseri senza alcun Dio, possono essere artefici di fatti così aberranti che purtroppo continuano a verificarsi ancora oggi, in nome di una fede che ormai non ha più motivo di essere professata.

Ovvio che la maggior parte dei lettori alla fine del racconto si saranno chiesti: come si sarebbero comportati se si fossero trovati tra gli ottocento otrantini? Personalmente ritengo la scelta di farsi decapitare sbagliata, poiché la nostra religione professa la vita, la vita prima di tutto e al di sopra di tutto, essa ci è stata donata da Dio (per chi crede) come fermamente credevano gli eroici Otrantini e spetta soltanto ad Egli privarcene (non certo ad un accidioso turco sdentato).

Le cronache raccontano che il corpo del beato Antonio Pezzella detto “Primaldo” che esortò i compagni a difendere il proprio credo, rimase in piedi fino all’esecuzione dell’ultimo concittadino. Profondamente scosso, il carnefice Bernabei si convertì e fu impalato poco dl'ora di tutti a spazio unotreistante.

Tutto vero, o leggende create ad arte dalla chiesa che prima non ha mosso un dito per salvarli e in seguito, proclamandoli beati e santi, li sfrutta per il proprio vergognoso tornaconto? Dunque secondo voi, che ormai mi conoscete abbastanza e avete la bontà di ascoltarmi, io sarei uscito dalla fila e avrei raggiunto Carmela? Onestamente uscire dalla fila per rinnegare semplicemente il mio credo politico di tranquillo uomo di centro, già sarebbe un gran sacrificio, persino uscire dalla fila per rinnegare la mia Juventus sarebbe un grandissimo sacrificio, viceversa - se fosse stato solo un fatto di religione -, non avrei esitato un attimo ad uscire dalla fila, ma si è trattato di un atto di fede e li tutto cambia, cavolo se cambia e conoscendomi, quasi sicuramente, pur conscio di contraddirmi, di martiri Otranto ne avrebbe contati 801. [foto Aldo Liuzzi]

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