Venerdì 16 Novembre 2018
   
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PRO LOCO. “I COLORI DEL VENTO” DI NUNZIO PONTE-foto

mostra nunzio ponte alla pro loco

mostra nunzio ponte alla pro loco E’ l’alba di quei giorni ventosi che maggio e giugno regalano, il momento del giorno scelto da Nunzio Ponte per “catturare” i colori del vento. “Quello in cui i contrasti sono più evidenti” e la luce inonda cielo e nuvole esaltando i profili di muretti, cancelli e costruzioni, balle di fieno… testimonianze di bucolica operosità che nel passato hanno fecondato la terra carsica, la stessa scivolata insieme alla pioggia nell’allusivo capovento di una umanità distratta che a stento riconosce sé stessa e ricorda la sua storia.

Colori che hanno ispirato la presentazione di Pino Dentico in occasione della mostra fotografica organizzata dalla Pro Loco “Antonio Donvito” sotto l’egida di Gianfranco Amatulli, ospitata dal16 al 23 dicembre nella sede dell’associazione, in giorni resi caotici dal susseguirsi di tanti, troppi eventi programmati a ridosso del Natale, un confuso bailamme che ha distratto anche l’Amministrazione, assente pur se da statuto “presente”, in questa istituzione.mostra nunzio ponte alla pro loco

Insieme agli scatti di Nunzio Ponte - sue le foto dei fogli territoriali più belli prodotti negli anni ’90 dall’Assessorato alla Cultura” - il time lapse di Francesco D’Onghia: “Storia di un tramonto”.

Un video della durata di pochi minuti che nell’affastellare istanti di un diverso tempo in uno stesso luogo, compone pura magia di luci, colori e movimento… tutto scorre, in un eraclitiano “panta rei” per poi interrompersi al cospetto di tre dolmeniche colonne, allegoria di umana incompiutezza.

In anteprima in estate, nella masseria Cocevole, in una serata musicale organizzata dalla Pro Loco, il video e parte delle foto d’arte scattate nella contrada di masseriamostra nunzio ponte alla pro loco Morsara. Qui Nunzio Ponte ha colto nuvole in fuga verso i confini dell’orizzonte, in prospettive di ampio respiro, focalizzando l’attenzione sulla poesia in bianco e nero di un rudere abbandonato, assurto per un istante a protagonista del racconto e al contempo pretesto di memorie.

Icona dell’evento, spighe verdi che si inchinano al vento, sussurrando promesse dorate di sole ed imbrigliando nelle ariste brandelli di nuvole. Ed ancora, dorati monoliti di fieno spettinato, al centro di campi deserti, testimonianza di latente umanità, la stessa che mostrerà i suoi volti “intensi, scalfiti e rosi da sole, terra, vento ed acqua […] nell’abbrivio di un’altra storia…”, progetto che Gianfranco Amatulli accoglie con entusiasmo.

Pathos e densa liricità nelle parole di Pino Dentico, catturato dalla ricerca carsica dell’artista, al contempo “spaesamento e ritrovamento”.

“In quest’ultima ricerca che ha visto Nunzio Ponte scrutare cieli e terre delle nostre contrade, gravemente desolati e vitali, superbi, la presenza umana è pressochè bandita […]. Siano essi declinati nelle compiture drammatiche del giallo paglierino, dell’ocra, del rosso acceso, contrapposte a quelle del violetto […] siano essi combusti ad oltranza nel bianconero più ardito, i paesaggi e le opere dell’uomo ci vengono restituiti in tagli inconsueti e sapienti, come esito finale del lavoro insonne dei venti.”

“Nelle immagini dei “Colori del vento” il carsismo si è compiuto, caricandosi quale valore aggiunto di caratteri totemici, magici, ancestrali. Del resto come non includere nel perimetro totemico […] le rotoballe di fieno che campeggiano come divinità pagane, voraci dello sguardo di chi osserva? […] Immagini che ci spaesano e ci spiazzano, quasi scorgessimo per la prima volta, quanto sfila inosservato quotidianamente dai finestrini delle autovetture…”

Di Nunzio Ponte, Dentico afferma anche che “il tratto distintivo è spiazzante, è l’acribia e l’unicità della visione che inducono a vedere il non visto, a fermare nella frazione di secondo dell’otturatore, l’impercettibile che trascorre e dileggia […]. Il suo percorso negli anni si è fatto traccia sicura, la cifra ha preso confini esatti […].”mostra nunzio ponte alla pro loco

Particolarmente interessante la premessa in cui Pino Dentico si pone una domanda: “In quale inghiottitoio abbiamo lasciato che piombassero i brandelli pulsanti della nostra identità remota? Con una accelerazione crescente abbiamo infoibato senza distinzione, esausti quanto impacciati revivals della civiltà contadina ed il suo mondo magico che ancora ci pervade: nostalgici idoleggiamenti di un tempo passato, morso dalla sporcizia e dalla miseria ed il catalogo degli odori, dall’origano alla liquirizia che ancora ci commuovono […].”

Torna sui “colori straordinariamente imperiosi che il vento, sia esso grecale o tramontana, sa infliggere alle nostre terre, scolpite dai millenni nei volti e nelle calcareniti dalle sue seduzioni.”

E nella sua disamina sull’esemostra nunzio ponte alla pro locorcizio carsico affiorano le foto di “d’antan”, le prove filmiche di Francesco Dongiovanni, le foto di Graziano Milano... perle culturali di eccellenza.

In questo excursus che si riallaccia al passato in cui Dentico, da assessore, contribuì non poco a “costruire” memorie e dar lustro a Gioia, “la visione si è arricchita a dismisura di identità antropologica: vi è confluito l’equoreo tributo del carsismo ipogeo, punto dirimente per la fotografia, tecnica e/o arte, tanto subdola e ingannevole da sfuggire difficilmente alle lusinghe del documentario tout court o peggio, del patinato ruffiano.”

L’arte non riproduce ma discorre con la realtà…” un assioma che assurge a dogma quando le immagini dialogano con lo sguardo e la mente, senza cedere alle carsiche lusinghe dei capoventi.

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