Martedì 20 Novembre 2018
   
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LE “VITE COLME DI VERSI” RACCONTATE DA NICOLA VACCA-foto

Vite colme di versi di Nicola Vacca

Vite colme di versi di Nicola VaccaIo credo che non vi possa essere sincerità in un’opera d’arte se in primo luogo tale opera d’arte non sia una confessione”. [Giuseppe Ungaretti]

Ed è questo uno dei pensieri sviscerati, durante l’interessante incontro letterario, avutosi nella serata di giovedì 3 novembre, presso la suggestiva location di Spazio Unotre, messa gentilmente a disposizione dalla generosità di Mario Pugliese. Un incontro nel quale si è presentato il saggio Vite colme di versi, edito da Galaad edizioni nell’anno corrente, dato dalla tagliente penna del poeta, critico letterario, creatore del blog letterario Zona di Disagio, vincitore dell’illustre premio Camaiore 2016: Nicola Vacca.

Ed in merito al bisogno della verità del processo creativo, lo stesso scrittore gioiese sostiene: “Tutti i 22 poeti antologizzati hanno in comune la solitudine eVite colme di versi di Nicola Vaccasistenziale. Sono poeti che scrivono, in maniera desta, sempre quello che pensano: oggi più che mai, perché il poeta sia utile all’abisso che ci sta attraversando, è necessario che gli scrittori e la poesia che ne deriva siano guardiani della verità […]”.

Ricorda, così, la Szymborska, esempio di chi è riuscito ad esserci pienamente nel mezzo dell’abisso, e che per farlo ha avuto il bisogno di porsi nella sfera del non sapere. D’altronde il testo di Nicola Vacca è un excursus poetico nel quale non vi sono solo i nomi dei poeti conosciuti ai più, ma anche, come egli stesso afferma, “di quelli ‘sommersi’ nel mare sempre più vasto ed inquinato di chi si auto elegge poeta […]”.

Al critico letterario gioiese, infatti, interessa un Novecento altro rispetto a quello che si studia nei programmi istituzionali a scuola. Volge lo sguardo a quel Novecento che continua a persistere nella contemporaneità, ad un Novecento proteso verso l’altrove, che tende ad affermare l’estraneità alla società costituita, sconvolgendo l’equilibrio della scrittura e della comunicazione con aperture improvvise su fantasie oniriche. A Nicola Vacca interessa una poesia che trasfigura, attraverso folgorazioni la superficie della realtà, i luoghi e le persone, per tentare di catturare, al di là delle convenzioni borghesi, l’aspetto più profondo. In effetti, accanto ai ritratti di Caproni, di Ungaretti, di Campana, di Celan o di Prèvert, abbiamo anche quelli di Beppe Salvia, Nika Turbina, Lorenzo Calogero.

Privilegia autori animati dalla “sete di verità” e capaci di interpretare gli avvenimenti circostanti in modo diverso rispetto ai loro contemporanei. Del resto, in proposito al discorso delle avanguaVite colme di versi di Nicola Vaccardie, afferma: “Le avanguardie europee sono state strutturate in maniera diversa da quella italiana; in quanto quelle italiane sono sempre state faziose. […] Il futurismo è stata secondo me un’epoca devastante”.

La poesia, infine, è vista dallo scrittore gioiese come un fatto magico e misterioso, e a tal riguardo dichiara: “La poesia è per me è un luogo estremo in cui la parola deve incontrare lo stupore […]”. La parola assume, quindi, il valore illuminante di una improvvisa folgorazione, identificandosi con il momento privilegiato in cui la poesia va a coincidere con la totalità dell’essere: “Non mi fido – conclude così il critico letterario – dei poeti che sanno cosa sia la poesia. Dei poeti che non interrogano i maestri. In poesia l’emozione è tutto: è mettere il cuore totalmente a nudo”.

Hanno dialogato con lui Alessandro Vergari, Paolo Fiore, Mimma Foliero. [Foto Cataldo Liuzzi]

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