Domenica 18 Novembre 2018
   
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LA TRE GIORNI DEL BENESSERE PSICOLOGICO A GIOIA

benessere psicologico

benessere psicologico Scommetto che se chiedessimo in giro: “Cosa significa per te Stare bene?”, la maggior parte della popolazione risponderebbe “Essere in salute” o “non essere malato”. Ma siamo proprio certi che sia così? Ebbene, a risponderci è la definizione di “Benessere” data dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute). Questo concetto ha subito numerose modifiche e ampliamenti nel corso degli anni, che hanno condotto ad una visione del termine più ampia e completa, non più incentrata sull'idea di assenza di patologie, ma come uno stato complessivo di buona salute in cui rientra non solo l’idea di “fisico”, bensì anche di psicologico e mentale. Questo permette di vedere l’individuo a 360°: dal suo mondo interiore al contesto in cui vive e lavora, socializza. Si sta bene quando si è consci del proprio stato fisico, ma soprattutto della propria salute mentale. Bisognerebbe riflettere maggiormente su questo! Questo diviene uno degli obiettivi maggiori del mese di ottobre: “il mese del benessere psicologico”, oggi alla settima edizione.

benessere psicologicoNata come una campagna di sensibilizzazione, promuove l’informazione sul benessere e sulla figura dello psicologo, per conoscere al meglio il panorama che lo circonda, non solo stigma dello “strizzacervelli”. Anche il nostro paese è stato a diretto contatto con questa iniziativa, grazie alle figure della dottoressa Vittoria Barbara Orfino, psicologa esperta nella psicopatologia dello sviluppo, e della dottoressa Mariagrazia Labarile, psicologa esperta in neuropsicologia clinica, le quali nei pomeriggi del 24, 25 e 26 ottobre hanno discusso di alcune patologie che possono colpire l’individuo.

Sono incontri formativi alla persona, alla conoscenza dell’altra professione. Spesso molti genitori ci chiedono a chi rivolgerci e noi non sappiamo quali figure professionali sono presenti sul nostro territorio, non sappiamo indirizzarli. Questi incontri ci permettono di riconoscere la competenza dell’altro” ha commentato durante uno di questi dibattiti un’insegnante.

In maniera approfondita, hanno intrapreso il viaggio verso le DSA, patologie ad esordio infantile, l’ADHD, deficit dell’attenzione e dell’iperattività che coinvolge l’individuo nell’interezza della sua vita e le demenze, patologie ad esordio tardivo. In breve potrete leggerne di seguito.

24 benessere psicologicoOTTOBRE: LE DSA

 DSA è l'acronimo di disturbi specifici dell'apprendimento, ovvero quella capacità dell'individuo di ricavare un dato percettivo dall'ambiente, elaborarlo in dato mentale e integrarlo nella struttura cognitiva preesistente della persona. A causa di fattori genetici e ambientali, però, non è sempre possibile effettuarlo con facilità. Possono presentarsi, infatti, deficit durante l’elaborazione del dato o nella sua integrazione.

I disturbi possono essere specifici per una singola area e competenza, o più. Riguardano la letto-scrittura (dislessia), il calcolo matematico (discalculia) o la scrittura (disgrafia e disortografia).

  1. La dislessia presenta difficoltà nel leggere singole lettere simili per forma (b-d) o suono (d-t, m-n), intere sillabe, o parole (che possono essere lette addirittura al contrario!)
  2. La discalculia presenta difficoltà nel riconoscimento immediato dei numeri, inteso come quantificazione del dato, che compromette difficoltose anche le procedure esecutive del calcolo.
  3. La disortografia e la disgrafia presentano difficoltà nella scrittura: la prima è un disordine della codifica del testo scritto, la seconda è un disturbo delle abilità grafo motorie.

Solitamente la diagnosi avviene entro i primi tre anni della scuola primaria, dando quindi la possibilità al bambino di avere il tempo necessario di potersi esprimere in tutte le sue competenze e capacità.
Per quanto concerne il trattamento, grazie alla legge 170/10 il bambino con DSA ha dei maggiori diritti inerenti alla didattica. Nello specifico, gli è garantito l’uso di un progetto individualizzato e personalizzato, specifico per le sue competenze e di strumenti compensativi e dispensativi che favoriscano l’apprendimento della lingua italiana e straniera.

25 OTbenessere psicologicoTOBRE: L’ADHD

Meglio conosciuta come “deficit dell’attenzione e dell’iperattività” o come “deficit dell’apprendimento”, con ADHD si intende una patologia neuro-comportamentale ad esordio in età evolutiva con disfunzione delle aree cognitive, motorie e comportamentali/relazionali. L’eziologia è multiassiale: riguarda più fattori (acquisiti, genetici e psicosociali) che interagiscono in maniera disfunzionale tra di loro. Con la nuova edizione del DSM V, la diagnosi viene effettuata ai 12 anni. Questo ha prodotto numerose critiche in ambito internazionale, poiché viene dato sì il tempo necessario al bambino di apprendere maggiormente, ma anche compromessi aiuti indispensabili come l’insegnante di sostegno.

Questi bambini, infatti, vengono etichettati come “vivaci”, “antipatici” e soprattutto isolati, a causa della sintomatologia. Sono bambini con “la testa fra le nuvole”benessere psicologico, distratti, dimenticano appuntamenti, materiale utile. Sono bambini irrequieti, non sanno stare fermi per più di pochi secondi, cambiano gioco in continuazione, non sanno aspettare il turno e, spesso, interrompono il proprio interlocutore.

Il decorso della patologia è subdolo: a seconda dei casi il bambino può presentare un miglioramento o essere presente in comorbidità con patologie psichiatriche. E’ importante ricordare che l’isolamento sociale o le difficoltà mnesiche che l’individuo presenta, possono compromettere la sua salute sociale e lavorativa soprattutto durante l’età adulta.

Per quanto concerne la cura si evidenzia un trattamento specifico sul paziente (psicoeducativo e farmacologico), sulla famiglia e sulla scuola/lavoro, affinché diventino reti di supporto idonee per il proprio caro.

benessere psicologico 26 OTTOBRE: LE DEMENZE

In primis, vorrei fare una premessa: è difficile discutere circa la “demenza” poiché spesso ignorata dai clinici e dal paziente stesso, inquadrata come il semplice invecchiamento. Essa consta della perdita di memoria e capacità cognitive tale da interferire con le attività lavorative e sociali. A seconda dell’eziopatologia vengono distinte in primarie e secondarie. Nello specifico, le due dottoresse hanno discusso circa la demenza di Alzheimer, caratterizzata da una progressiva atrofia cerebrale. Questo comporta, inizialmente, una perdita di memoria, del linguaggio, delle capacità associative logiche e comportamentali fino ad arrivare a rendere l’individuo completamente allettato. Tra i sintomi più chiari si riscontrano disorientamento temporo-spaziale, allucinazioni, deliri, disturbi alimbenessere psicologicoentari, confusione e wandering.

Durante tutto il percorso della patologia, deve essere presente un aiutante all’individuo affetto, che lo prenda in carico: il caregiver, che può essere un familiare o una figura professionale adeguata. Nel caso in cui sia un parente, risulta necessario “avere cura di chi si prende cura”, poiché la malattia consta di un alto carico emotivo, sociale e assistenziale. La malattia comporta il non riconoscere il proprio caro, a provare sensi di colpa verso se stessi e l’altro, il solo dover ammettere

di non farcela crea disagio.

Nonostante la patologia ad oggi non è guaribile, vi è un trattamento (farmacologico e educativo) specifico e altamente individualizzato per ogni paziente: si deve tener conto della capacità persa da poter riabilitare, ma soprattutto da migliorare quelle presenti. Questo fa sì che vi sia un notevole rallentamento della patologia.

In conclusione vorrei affermare che non accettare di avere una patologia, qualsiasi essa sia, compromette la propria salute fisica, ma soprattutto la salute mentale. Il semplice ammettere di provare disagi, difficoltà può aiutarci a stare meglio. “Chiedere una mano” sorregge noi e le nostre relazioni, ci salva. Non bisogna aver paura di cercare aiuto.

 

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