Domenica 18 Novembre 2018
   
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INSOLITO, TENERO INCONTRO NEL VIALE DEI CIPRESSI

cimitero_cartello_ingresso

cimitero vialeNel viale dei cipressi, come domenica di ogni settimana comanda, calpesto da tempo la strada dal biglietto di andata: quasi al termine, prima della scala, quella grande che porta all'ingresso con su inciso un (...ri...) sorger (...anno...) (almeno così c'è scritto sopra la porta di vetro), mi affretto a salire con in braccio gladioli rossi o rose striate, a seconda dell'animo che avverto in quel giorno, e del come vorrò agghindare il marmo con nome e ritratto a ricordo di chi spesso ho abbracciato col mio solito fare burlone.

All'incirca a metà del cammino, proprio prima di salire la scala di pietra da cui già si scruta la croce del bivio di infondo, mi imbatto in un volto di povera donna con in braccio una lana a coprire un neonato. Sono lì di consueto, la domenica almeno, seduti per terra sul gradino che segna asfalto e cipressi dell'estremo rifugio dell'uomo cui la vita, sfiancata, gli ha dato riposo.

Già da quando mi avvio, molto prima di sfiorarli così da vicino, li immagino lì mendicacimitero comunalenti ad aspettare monete e pietà da speranza ed amore.

Girata la strada, superata quella ferrata che separa la vita dal tombino d'abisso, già li vedo: lei è pallida, poco più che quindicenne: già madre da poco di un respiro a metà tra mani gelate, braccia tremanti e gomiti stanchi da un peso che preme e non conosce riposo.

Oggi le ho chiesto di scostare la lana per scrutarne occhi e guance, ricacciate di solito da sguardi indiscreti di gente tiranna che non perde tempo a pontificare stereotipate ovvietà ed elargire una bieca morale per quei quattro soldi buttati ch'era meglio tenere per sé.

Scostata la coperta di lana, sono apparse le gote, e con esse due occhi semichiusi a ciglia lunghissime: serbavano un riposo di gran lunga vicino a quello per cui ero intento ad andare a pregare: era bianco ed immobile, era freddo ed imbronciato, era vivo per forza perché così prevede il destino”.

Lucio Romano

 

Commenti  

 
#3 Giulia 2016-10-27 13:10
Un bel racconto
 
 
#2 Realista 2016-10-27 07:09
Agli italiani avrebbero tolto il bambino per molto molto molto meno.
Il bambino viene usato, suo malgrado.
molti di quei bambini che noi vediamo in braccio a persone che fanno la questua,andrebbero affidati a famiglie che gli darebbero affetto e cure. Penso sia impossibile che non possa la madre riparare il bambino dal freddo, le mamme si sposerebbero pur di non lasciare un solo centimetro quadrato del bambino
al freddo. Ma questo non pagherebbe
 
 
#1 Angela 2016-10-26 23:02
Quella ragazza è lì la domenica ,mentre il sabato pomeriggio al cancello del cimitero nuovo...é dolcissima come il suo bimbo...in tanti li amiamo e cerchiamo di aiutarli! La ragazzs non aveva neanche una coperta di lana che potesse scaldare il suo bimbo sino al sabato pomeriggio e parimenti non aveva qualcosa di caldo che scaldasse lei..ma ora li ha ;tanto potremmo donarle ancora
 

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