Domenica 18 Novembre 2018
   
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“PROFESSIONE GIORNALISMO” L'ESPERIENZA DI GRAZIA RONGO

grazia rongo professione giornalista

grazia rongo professione giornalista Quello del giornalista, si sa, è un mestiere difficile, impegnativo: l’informazione è potere e il potere comporta un’assunzione di responsabilità. Diramare comunicati, scrivere articoli, diffondere notizie è il succo di un mestiere nel quale, a volte, non conta soltanto il cosa ma anche e soprattutto il come. È importante vestire la notizia di neutralità, è importante che il fatto narrato non venga romanzato né adornato di fronzoli e ghirigori che possano distrarre il lettore dalla nudità della notizia: il messaggio deve giungere chiaro e cristallino, nulle devono essere le occasioni di fraintendimento.

Ecco, in un mondo utopico il giornalismo funziona così. Nella realtà, invece, le cose stanno in modo diverso. Il giornalismo talvolta diventa strumento di diffusione di ideologie attraverso la distorsione del reale e l’omissione, altre volte è semplicemente vittima delle tecniche di marketing. A farne le spesegrazia rongo professione giornalista sono ovviamente i cittadini, curiose vittime del titolone esagerato alias specchietto per le allodole o della notizia-matassa arzigogolata, intricata a tal punto che trovarne il bandolo è impresa da 007.

Illuminante ai fini del quadro tracciato, l’incontro promosso da Palazzo Romano Eventi nell’insolita cornice dell’ex Banco di Napoli, svoltosi mercoledì 5 ottobre: “Professione giornalismo”.

Ospite della serata, Grazia Rongo, una professionista del mestiere nonché volto noto di TeleNorba, alla quale, per una volta, è toccato stare dall’altro lato del microfono: quello dell’intervistato. A moderare e dirigere il dibattito, Giovanna Magistro, volta a impostare la discussione su un binario ben preciso: il binomio donna-giornalismo.

La Rongo ha confessato di aver desiderato sin dall’adolescenza diventare giornalista e di essersi perciò dedicata anima egrazia rongo professione giornalista corpo alla persecuzione dell’obiettivo: tanta la gavetta, tantissima la forza di volontà e la voglia di riuscire e svettare in un mondo ancora prettamente maschile (e spesso, ahinoi, anche maschilista). Quelle speranze si concretizzano nel 2003, quando viene iscritta all’Albo dei professionisti e poi ancora nel 2006 quando inizia a collaborare con TeleNorba, coronando il sogno di lavorare per un emittente locale. La Rongo a oggi scrive per Il Messaggero ed è impegnata nella conduzione e produzione di notiziari per l’emittente televisiva di cui sopra.

Nel corso della serata sono state passate in rassegna alcune delle notizie -locali e non- che più hanno suscitato interesse da parte dei media per analizzarne le tecniche di scrittura: la Rongo ha evidenziato come, spesso e volentieri, si indugi sulla bellezza delle vittime piuttosto che sull’atrocità dei gesti degli assassini, come si spiattellino in prima pagina le foto delle dgrazia rongo professione giornalistaefunte –magari in costume da bagno-  piuttosto che quelle degli uccisori, come si prestino al fraintendimento i ruoli di vittima e carnefice. Se nelle notizie riguardanti le donne, sia che si tratti di cronaca nera che di qualsiasi altro argomento, si continua dunque a indugiare sull’estetica e sul gossip, nel mondo del lavoro la bellezza può diventare un ostacolo, fonte d’intralcio o di pregiudizio: la stessa giornalista ha confessato di aver ricevuto proposte indecenti da parte di qualche “gran signore” in cambio di favori in campo lavorativo e di non essere stata presa sul serio.

Insomma nel giornalismo c’è tanto da cambiare…ma nelle teste ancor di più! L’incontro, organizzato in collaborazione con l’Arci e l’Accademia delle belle arti di Lecce, ha offerto molteplici opportunità di riflessione, in primis sul ruolo delle parole: la forma è parte integrante della sostanza, mai chi ci lavora dovrebbe dimenticarlo. E Malena?

Per la Rongo è un caso giornalisticamente concluso. [foto Mario Di Giuseppe]

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